Comunicati

News Letter dell'ordine

di Rossella Gemma

Dalla seconda metà di maggio l'Italia riapre ai turisti: "la pandemia ci ha costretto a chiudere, ma siamo pronti a ridare il benvenuto al mondo" ha spiegato il presidente del Consiglio Mario Draghi annunciando che si potrà tornare a viaggiare in tutto il paese con un 'pass verde nazionale' simile a quello introdotto con l'ultimo decreto legge, che consente lo spostamento anche nelle regioni arancioni o rosse, in attesa che entri in vigore il green pass europeo previsto per la metà di giugno. Dopo aver ripristinato le zone gialle e consentito di tornare al cinema, al teatro, al museo e anche a cena fuori, anche se fino al 1 giugno solo all'aperto, il governo prosegue nella strategia delle riaperture, consapevole che il turismo è una delle chiavi per rilanciare il paese: nel 2020, stando ai dati di Bankitalia elaborati dalla Coldiretti, l'emergenza Covid ha tagliato di circa 26 miliardi le spese dei viaggiatori stranieri in Italia, crollate di quasi il 60% rispetto al 2019. Il pass sarà in vigore dal 15 maggio, in attesa che entri in vigore quello europeo a metà giugno.  Ma come sarà il pass per gli stranieri? La linea è quella già indicata nel decreto attualmente in vigore per le 'certificazioni verdi' che consentono agli italiani di spostarsi tra regioni di colore diverso: l'attestato di avvenuta vaccinazione, con entrambe le dosi e solo con i vaccini autorizzati dall'Ema, il certificato di guarigione o un tampone con esito negativo effettuato nelle 48 ore precedenti. Per uniformare modalità e durata delle certificazioni dei vari paesi ci sarà un incontro dei ministri della Salute a livello Ue ma è già chiaro che il 15 maggio si partirà con i documenti cartacei per poi passare all'utilizzo della piattaforma tecnologica europea sulla quale verrà caricato il green pass. L'apertura al turismo costringerà il governo a rivedere alcune regole attualmente in vigore. La prima è l'ordinanza che definisce l'ingresso in Italia per chi proviene dall'estero e che scade il 15 maggio: ad oggi è previsto un tampone in entrata, quarantena di 5 giorni e un nuovo tampone per chi proviene dall'Unione europea e dalla Gran Bretagna mentre per gli arrivi dal resto del mondo - ad eccezione dei paesi per i quali è vietato l'ingresso nel nostro paese - la durata della quarantena è di 14 giorni. Il nuovo provvedimento escluderà la quarantena per chi proviene dall'Ue ma anche da Stati Uniti e Israele, dove le vaccinazioni sono molto avanti. Resteranno, invece, le limitazioni per i paesi inseriti nella black list. L'altra novità riguarda il coprifuoco ora fissato alle 22, questione che ha diviso la maggioranza e che il governo affronterà a metà maggio. 

E sempre nell'ottica di riaprirsi al mondo va la scelta di vaccinare in massa la popolazione delle isole minori, dalle Eolie alle Egadi, dalle Tremiti alle Pontine, dal Giglio a San Pietro fino a Capri, Ischia  e Procida.

di Rossella Gemma

Dopo le polemiche sulla ‘vigile attesa’ in caso di tampone positivo al Covid-19, il ministero della Salute emana la nuova circolare 'Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SarsCov2’ aggiornando le linee guida ferme alla circolare dello scorso novembre.
Confermato il 'no' ai supplementi vitaminici e all'idrossiclorochina, oltre che agli antibiotici che ‘vanno utilizzati solo in casi particolari’. Inoltre, fondamentale rimane il monitoraggio della saturazione dell'ossigeno: sotto il 92% va valutato il ricovero e/o l’ossigenoterapia a casa. Nelle fasi precoci di malattia, i medici di base possono indicare l'uso di monoclonali ed il paziente va indirizzato rapidamente ai centri regionali abilitati alla prescrizione. La circolare esplicita il concetto di "vigile attesa" nei soggetti a domicilio asintomatici o paucisintomatici, indicando che si tratta di una sorveglianza clinica attiva, con costante monitoraggio dei parametri vitali e delle condizioni cliniche del paziente. Tra le indicazioni si introduce, dunque, la valutazione sui pazienti da indirizzare nelle strutture di riferimento per il trattamento con anticorpi monoclonali. E' raccomandato il trattamento nell'ambito di una struttura ospedaliera o contesto che consenta una pronta ed appropriata gestione di eventuali reazioni avverse gravi. Il trattamento deve essere iniziato entro dieci giorni dall'inizio dei sintomi. L'eventuale utilizzo di antibiotici è da riservare esclusivamente ai casi nei quali l'infezione batterica sia stata dimostrata da un esame microbiologico. Vengono introdotte indicazioni per i bambini: in quelli asintomatici non occorre somministrare alcun farmaco, mentre in quelli che accusano sintomi simil-influenzali è consigliabile, in caso di necessità, somministrare terapia con Paracetamolo o Ibuprofene. E' raro che debbano essere assunti antibiotici, mentre i cortisonici non vanno somministrati. 

di Rossella Gemma

Verranno distribuite a partire da oggi le 184 mila dosi di vaccino Janssen (Johnson & Johnson) immagazzinate presso l'hub nazionale vaccini della Difesa di Pratica di Mare. L'indicazione e' stata disposta dal Commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo, sentito il Ministro della Salute, Roberto Speranza, a seguito della comunicazione dell'Agenzia Italiana per il Farmaco, che ha dato via libera all'uso del vaccino dopo la sospensione precauzionale.

Il vaccino Johnson & Johnson in Italia è raccomandato per gli over 60. "Il vaccino Janssen, il cui uso è approvato a partire dai 18 anni di età, dovrà essere preferenzialmente somministrato a persone di età superiore ai 60 anni, ovvero a coloro che, avendo un rischio elevato di malattia grave e letale, necessitano di essere protette in via prioritaria", si legge in una nota firmata da Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Nicola Magrini, direttore generale dell'Aifa, e Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute. La decisione è arrivata dopo il "pronunciamento dell’Ema", l'agenzia europea del farmaco, e dopo il "parere della Cts di Aifa, che ribadisce l’estrema rarità degli eventi di trombosi associata a trombocitopenia descritti a seguito della vaccinazione contro Covid-19 effettuata con il vaccino Janssen - Johnson & Johnson". "Considerato che tale vaccino si è dimostrato sicuramente efficace nel ridurre il rischio di malattia grave, ospedalizzazione e morte connesso al COVID-19, si raccomandano le stesse condizioni di utilizzo del vaccino Vaxzevria", vale a dire il vaccino AstraZeneca.

di Rossella Gemma

L'Agenzia italiana del farmaco, Aifa, lancia l’allarme 'fake' per diversi prodotti medicinali comprati su Internet. Dai presunti rimedi anti-Covid, alle creme anticellulite irregolari, passando per false pillole dell'amore. Si registra un incremento di segnalazioni da parte di cittadini, associazioni e aziende relativamente a casi di prodotti acquistati da canali non autorizzati, risultati contraffatti, o illegali in quanto privi di autorizzazioni alla commercializzazione e/o all'importazione.

L'agenzia ricorda "come la regolamentazione vigente in Italia in materia di vendita online di medicinali al pubblico consenta tale attività solo alle farmacie e agli esercizi commerciali parafarmacie o 'corner della salute' della grande distribuzione organizzata limitatamente a farmaci senza obbligo di prescrizione, escludendo al momento la possibilità di vendita online di medicinali attraverso le piattaforme di e-commerce. L'acquisto di tali medicinali da parte dei consumatori italiani può dunque essere effettuato solo attraverso i canali autorizzati che espongano il logo comune".

L'ente regolatorio invita i consumatori a "diffidare di quelle che sul web, spesso e frequentemente, vengano presentante come 'offerte imperdibili', raccomandando massima cautela nell'acquisto di farmaci online. Un atteggiamento prudente si rende quanto mai indispensabile anche alla luce dell'attuale quadro legato all'emergenza Covid-19, che potrebbe determinare, come registrato in alcuni Paesi extra europei - ammonisce l'Aifa - l'offerta online di vaccini anti Covid-19 illegali e privi di qualunque garanzia rispetto a qualità, efficacia e sicurezza e, dunque, potenzialmente molto pericolosi".

L'Agenzia del farmaco evidenzia infine "quanto sia indispensabile la collaborazione di tutti - privati cittadini, professionisti sanitari, aziende e associazioni - affinché i casi sospetti siano costantemente segnalati ad Aifa e al Comando carabinieri tutela della Salute, allo scopo di porre in atto ogni misura necessaria a tutela della salute pubblica e del singolo".

di Rossella Gemma

In attesa che arrivi l'aggiornamento dell'indirizzo del Ministero della Salute per le cure domiciliari, nella Capitale è in partenza uno studio con Interferone beta per curare nel luogo di residenza 60 pazienti Covid over 65 con sintomi non gravi. Lo studio, che ha ottenuto l'approvazione dell'Aifa, è stato promosso dall'Istituto di farmacologia traslazionale (Ift) del Cnr, disegnato in collaborazione con l'Istituto superiore di Sanità, ed è pronto ad arruolare pazienti sul territorio romano. La sperimentazione sarà svolta dall'Istituto nazionale per le malattie infettive "Lazzaro Spallanzani" che con l'Unità speciale di continuità assistenziale regionale (Uscar) monitorerà gli effetti. "Gli interferoni - spiegano gli esperti - svolgono un ruolo essenziale nelle infezioni virali, agendo come un campanello di allarme. Diversi studi, alcuni dei quali condotti nei laboratori dell'Iss, hanno dimostrato che in aggiunta ad un'attività antivirale diretta, che si esprime al meglio nelle prime fasi dell'infezione, l'interferone beta possiede anche spiccate proprietà immunomodulatorie tra cui l'induzione di anticorpi e la stimolazione di risposte cellulari contro il virus".

Filippo Belardelli,  uno dei promotori dello studio, sottolinea: "E' noto che i soggetti anziani mostrano una fisiologica riduzione dei livelli di interferone, il che li rende più vulnerabili alle infezioni. Ed è oramai chiaro che gli interferoni hanno un ruolo chiave nel controllo delle fasi più precoci di replicazione del Coronavirus e nell'attivazione del sistema immune. Ed è proprio da qui che nasce il razionale dello studio, ovvero ripristinare nei pazienti anziani livelli ottimali di interferone nelle prime fasi dell'infezione". I ricercatori sottolineano inoltre che "la terapia domiciliare del Covid-19 dei pazienti con sintomi lievi costituisce uno degli aspetti più importanti nella gestione clinica, oltre a rappresentare un argine fondamentale per evitare ricoveri inappropriati e con essi il sovraffollamento degli ospedali". Nel mentre si lavora al Ministero della Salute per il nuovo aggiornamento dell'indirizzo per le cure a casa dei pazienti Covid. Stando a quanto si apprende da fonti qualificate le nuove indicazioni  - che dovranno poi passare al vaglio del Consiglio Superiore di Sanità prima del via libera definitivo - comprenderebbero anche i bambini risultati positivi al virus e non ospedalizzati, e le donne in gravidanza. Due categorie che finora non incluse. Per quanto riguarda i farmaci da utilizzare, nell'indirizzo entrerebbero gli anticorpi monoclonali, fermo restando che saranno i medici di famiglia a individuare il target dei pazienti che possono avere accesso a questa terapia.

L'infusione probabilmente verrà comunque eseguita in ospedale e non a casa.  Non dovrebbe esserci alcun cambiamento rispetto all'uso della tachipirina, e del cortisone nei pazienti sottoposti ad ossigenoterapia. Saranno sempre i medici di base a indicare, valutando soggetto per soggetto, se usare gli antinfiammatori. Il documento del ministero dovrebbe includere, è stato spiegato, anche alcune attività di diagnostica domiciliare come l'ecografia polmonare e i prelievi di sangue. Esami di cui si occuperanno anche le Usca regionali. Infine, anche gli infermieri dovrebbero fare ingresso in questa parte delle cure contro il Covid.

 

di Rossella Gemma

Il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Mario Draghi e del ministro della Salute Roberto Speranza, ha approvato un decreto legge che introduce ulteriori disposizioni urgenti in materia di contenimento dell'emergenza epidemiologica da COVID-19. In considerazione dell'evolversi della situazione epidemiologica, il decreto dispone la prosecuzione, fino al 27 marzo 2021, su tutto il territorio nazionale, del divieto di spostarsi tra diverse Regioni o Province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessita' o motivi di salute. Resta comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione. Fino al 27 marzo 2021, nelle zone rosse, non sono consentiti gli spostamenti verso abitazioni private abitate diverse dalla propria, salvo che siano dovuti a motivi di lavoro, necessita' o salute. Gli spostamenti verso abitazioni private abitate restano invece consentiti, tra le 5.00 e le 22.00, in zona gialla all'interno della stessa Regione e in zona arancione all'interno dello stesso Comune, fino a un massimo di due persone, che possono portare con se' i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali esercitino la responsabilita' genitoriale) e le persone conviventi disabili o non autosufficienti. Nelle zone arancioni, per i Comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti, sono consentiti gli spostamenti anche verso Comuni diversi, purche' entro i 30 chilometri dai confini.

Intanto, le conclusioni dello studio britannico - cui hanno collaborato anche altri tre atenei scozzesi, quelli di Strathclyde, Aberdeen e St Andrew - attestano "una significativa riduzione" dei rischi di un contagio da Covid tale da comportare il ricovero dopo la somministrazione di una sola dose dei vaccini Pfizer e Astrazeneca. Dopo 4 settimane dall'assunzione, il pericolo di finire in ospedale risulta quasi azzerato nel caso di AstraZeneca (meno 94% appunto) e considerevolmente ridotto (85%) anche con Pfizer. I dati sono stati poi certificati dall'universita' di Edimburgo e da Public Health Scotland, organismo locale scozzese del servizio sanitario nazionale (Nhs). Il campione e' l'intera popolazione di riferimento e' l'intera popolazione della Scozia, 5,4 milioni di persone. "Sono risultati molto incoraggianti, che ci danno grandi motivi per essere ottimisti sul futuro", ha commentato a Sky il coordinatore della ricerca, Aziz Sheikh.

di Rossella Gemma

Sarà la Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, a scoprire, il prossimo 20 febbraio a Roma, presso la sede della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo) la targa commemorativa dei medici e odontoiatri che hanno perso la vita per il Covid. Sarà questo il punto più alto della cerimonia che la Fnomceo ha organizzato in occasione della prima “Giornata nazionale del Personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato”. Proposta dal regista Ferzan Özpetek, e dal paroliere Mogol, che saranno presenti all’evento, e istituita dal Parlamento con una legge approvata in via definitiva e all’unanimità, lo scorso 4 novembre, da parte della Commissione Affari Costituzionali del Senato, riunita in sede deliberante, la Giornata sarà un “momento per onorare il lavoro, l'impegno, la professionalità e il sacrificio del personale medico, sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato nel corso della pandemia da Coronavirus nell'anno 2020". A condurre la cerimonia, che contemplerà la lettura di alcuni brani interpretati dall’attore Enrico Lo Verso e intermezzi musicali del tenore Francesco Zingariello, accompagnato da un quartetto d’archi, sarà  Livia Azzariti, medico e giornalista. Hanno confermato la partecipazione, sino ad ora, anche la Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, Annamaria Parente, e Monsignor Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita.

“Sono ad oggi 313 i medici e gli odontoiatri che hanno perso la vita nel corso della pandemia di Covid – afferma il Presidente della Fnomceo, Filippo Anelli -. Ce li ricordano, ogni giorno, le bandiere a mezz’asta nella nostra sede a Roma. Ne teniamo memoria con l’elenco dei nomi sul nostro Portale, sopra le steli che in ogni parte d’Italia vengono scoperte. Li portiamo, uno per uno, nei nostri cuori, a cominciare dal primo medico a cadere, il nostro collaboratore e amico Roberto Stella. Oltre 110mila gli operatori sanitari che, dall’inizio dell’epidemia, si sono contagiati. Ora, per fortuna, abbiamo un’ottima notizia: i contagi, tra gli operatori, si sono ridotti di oltre il 64% in tre settimane. Lo rileva il Gimbe, ed è segno che la campagna vaccinale funziona. Invitiamo dunque a proseguire e a considerare tutti i medici e gli odontoiatri una priorità, proteggendoli con i vaccini”.

“Sono 29 gli odontoiatri caduti per il Covid, molti i colleghi contagiati – precisa il Presidente della Commissione Albo Odontoiatri nazionale, Raffaele Iandolo -. La nostra, anche se attuata in piena sicurezza per i cittadini, è un’attività particolarmente a rischio per gli operatori, in quanto i pazienti non indossano la mascherina e molte sono le procedure che provocano aerosol. Invitiamo quindi tutte le regioni a sbloccare le vaccinazioni per gli odontoiatri”.

In parallelo alla cerimonia di Roma, che sarà possibile seguire in streaming sul Portale www.fnomceo.it, si svolgerà un’analoga celebrazione a Codogno, presso l’Ospedale civico, dove, proprio il 20 febbraio del 2020, fu individuato il “paziente 1”. Sarà scoperta una seconda targa, offerta dalla Fnomceo e dal Comitato Permanente dei Medici Europei (CPME) in memoria di tutti gli operatori sanitari d’Europa. Ci sarà un collegamento da Codogno, e un altro da Berlino, durante il quale il Presidente del CPME, Frank Ulrich Montgomery, farà arrivare il suo messaggio. Infine, dalla sede dell’Enpam, il Presidente della Fondazione, Alberto Oliveti, presenterà la stele elettronica che proietterà, all’ingresso della nuova area museale, i nomi dei medici e odontoiatri scomparsi.

 “Credo che sia importante che i nostri concittadini, almeno una volta l’anno, si fermino a riflettere sull’importanza della professione medica e delle professioni sanitarie – conclude Anelli -.  Le nostre professioni sono custodi dei diritti: il diritto alla salute, all’uguaglianza, alla garanzia stessa dei diritti fondamentali. Le nostre competenze, peculiari e sinergiche, i nostri principi, liberamente e autonomamente condivisi, i nostri valori, comuni e identitari, possono e devono essere per i cittadini lo strumento efficace ed essenziale per realizzare i diritti assegnati dalla Costituzione. È questo il significato vero e profondo della Giornata”.

di Rossella Gemma

Capire esattamente cosa succede dopo il vaccino anti-Covid. E' l'obiettivo dello studio promosso e incentivato direttamente dalla Magnifica Rettrice della Sapienza Universita' di Roma, Antonella Polimeni, e dal direttore generale dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Umberto I, Fabrizio d'Alba. In particolare, lo studio comprendera' circa 10mila soggetti e avra' lo scopo di valutare la risposta anticorpale nei soggetti vaccinati e di analizzare le associazioni del tipo di riposta con variabili importanti come l'eta', il sesso, la presenza di comorbidita' e le condizioni socioeconomiche.

Tutte le unita' assistenziali e i docenti universitari verranno coinvolti con lo scopo di sviluppare una rete di ricerca che includa tutte le strutture del piu' grande Policlinico d'Europa. In tutti i soggetti verranno anche registrati gli eventi avversi dopo la vaccinazione. Ci si propone di valutare in tutti i soggetti la quantita' e qualita' della risposta immunitaria anti-Spike indotta dalla vaccinazione e di seguire contemporaneamente la dinamica dell'eventuale infezione e l'efficacia protettiva del vaccino, tramite la misurazione del titolo di anticorpi contro la nucleoproteina (N), specifici dell'infezione naturale. Tutti i 10.000 soggetti verranno valutati anche a distanza di 6 e 12 mesi dall'inizio della vaccinazione. L'Istituto Superiore di Sanita', che collaborera' allo studio, si occupera', nel caso di infezione dopo vaccinazione, della ricerca delle possibili varianti virali.

Attualmente, sono stati vaccinati 5.000 operatori, da ausiliari a specializzandi, che rappresenteranno la popolazione immediatamente oggetto dello studio. A breve iniziera' il secondo ciclo di vaccinazioni che prevedra' anche una analisi pre vaccinazione. Per la Sapienza e per il Policlinico Umberto I questo studio rappresenta un modello virtuoso di come le eccellenze della sanita' e della ricerca si possano fondere in un progetto comune che ha come scopo quello di essere garante di una azione volta non solo a contrastare la pandemia, come dimostrato in questo lungo periodo, ma anche a sviluppare strategie comuni di ricerca. 

Intanto, nel Lazio, si è  raggiunta oggi la quota dei 40 mila over 80 vaccinati con la prima dose. Si tratta del 10% dell’intera popolazione over 80.

di Rossella Gemma

Il ministero della Salute in collaborazione con la struttura del Commissario Straordinario per l’emergenza COVID, AIFA, ISS e AGENAS ha elaborato il documento Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19  che aggiorna le categorie a cui offrire la vaccinazione e l’ordine di priorità per l’attuazione della seconda fase del Piano strategico dell’Italia per la vaccinazione anti SARS-CoV-2/COVID-19, adottato con DM del 2 Gennaio 2021, in base all’evoluzione delle conoscenze e alle informazioni sui vaccini disponibili.

Il documento ha ricevuto parere positivo da parte del Consiglio Superiore di Sanità ed è stato oggetto di un confronto con il Presidente e alcuni componenti del Comitato Nazionale di Bioetica. Il gruppo di lavoro permanente su SARS-CoV-2 del Consiglio Superiore di Sanità ha ritenuto largamente condivisibile l’impostazione adottata nel documento, che appare ispirata a principi di equità, protezione, promozione della salute e del benessere, concordando che i vaccini a cui, sulla scorta delle informazioni attualmente disponibili, si attribuiscono maggiori capacità protettive da malattia (vaccini che impiegano la tipologia dell’RNA messaggero) vengano riservati alle categorie di soggetti connotate da maggior rischio di letalità correlata al COVID-19. Il gruppo di lavoro ha considerato inoltre altrettanto ragionevole che il vaccino di AstraZeneca sia offerto preferenzialmente a soggetti di età compresa tra i 18 e i 55 anni per i quali sono disponibili evidenze maggiormente solide.

di Rossella Gemma

Su 330.000 bambini a Napoli e provincia, da febbraio a novembre scorsi, 29.600 sono stati analizzati come casi sospetti di Covid-19, mentre 5.900 sono risultati positivi (il 19,9%) al tampone molecolare. E' quanto emerge dal primo studio sull'infezione da Sars-Cov-2 in età pediatrica su Napoli e provincia con una casistica così ampia, condotto dai circa 340 pediatri napoletani della Fimp (Federazione italiana medici pediatri), che hanno effettuato in 10 mesi 6.200 visite nei propri studi (2 al mese) solo per gestire l'ansia e l'angoscia di bambini costretti a casa per le misure anti-Covid. "Su una platea di 330.000 bambini, dunque - afferma Patrizia Gallo, coordinatrice del Centro studi scientifico Fimp Napoli, che ha analizzato i dati provenienti da decine e decine di pediatri di famiglia - la percentuale di casi positivi è stata pari all'1,7%. Ma è chiaro che una quota di casi del tutto asintomatici può essere sfuggita alla rete dei controlli". Dei 5.900 positivi, i piccoli pazienti gravi sono stati 60 (1,1%), indirizzati verso l'Unità Hub dell'Università Federico II e verso l'Unità Spoke dell'ospedale Santobono. I pazienti con sintomi moderati sono stati 940 (16 %) e quelli con sintomi lievi 3.112 (54%). Gli asintomatici sono risultati 1.750 (29,6%). Dallo studio emerge anche che i contatti negativi al test, ma ugualmente isolati e seguiti per 14 giorni, sono stati 23.900 (il 7,3% dell'intera popolazione pediatrica). Un "dato di rilievo perché legato alle sofferenze psicologiche dei piccoli pazienti e alle difficoltà pratiche delle famiglie", sottolinea Luigi Cioffi, componente del Centro studi scientifico Fimp Napoli. 

Durante il lockdown e nei mesi successivi, i bambini hanno vissuto l'ansia e l'angoscia di un periodo difficile, isolati tra le mura domestiche con genitori non abituati a gestirli 24 ore su 24. I pediatri evidenziano "un disagio psicologico spesso anche grave, di solito manifestato attraverso sintomi organici come dolori addominali, cefalea, stipsi; ma anche difficoltà ad addormentarsi e irritabilità e disturbi relazionali". "Noi pediatri di famiglia impegnati sul territorio - spiega il vice presidente nazionale Fimo, Antonio D'Avino - ci siamo confrontati con una realtà di difficile gestione, che da un lato ha previsto la messa in atto di una complessa attività di prevenzione e contenimento della diffusione della pandemia, dall'altro l'attenta osservazione di pazienti contatti familiari e scolastici di positivi e di pazienti positivi". "Non è stato facile aggiungere a tutta la routine il corredo di attività inerenti la pandemia - conclude D'Avino - Nei primi mesi siamo stati costretti a lavorare senza i dispositivi di protezione individuale, sono stati mesi accompagnati dall'ansia per la nostra stessa sopravvivenza e per quella dei nostri familiari. Durante questa fase, l'attività consueta del pediatra di famiglia non si è fermata, ma ciascuno è stato presente nel proprio studio per rispondere alle richieste di un territorio di volta in volta confuso, disorientato e spaventato, per dare normalità ad un periodo che, almeno per ora, di normale non ha ancora nulla".