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News Letter dell'ordine

di Rossella Gemma

Il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Mario Draghi e del ministro della Salute Roberto Speranza, ha approvato un decreto legge che introduce ulteriori disposizioni urgenti in materia di contenimento dell'emergenza epidemiologica da COVID-19. In considerazione dell'evolversi della situazione epidemiologica, il decreto dispone la prosecuzione, fino al 27 marzo 2021, su tutto il territorio nazionale, del divieto di spostarsi tra diverse Regioni o Province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessita' o motivi di salute. Resta comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione. Fino al 27 marzo 2021, nelle zone rosse, non sono consentiti gli spostamenti verso abitazioni private abitate diverse dalla propria, salvo che siano dovuti a motivi di lavoro, necessita' o salute. Gli spostamenti verso abitazioni private abitate restano invece consentiti, tra le 5.00 e le 22.00, in zona gialla all'interno della stessa Regione e in zona arancione all'interno dello stesso Comune, fino a un massimo di due persone, che possono portare con se' i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali esercitino la responsabilita' genitoriale) e le persone conviventi disabili o non autosufficienti. Nelle zone arancioni, per i Comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti, sono consentiti gli spostamenti anche verso Comuni diversi, purche' entro i 30 chilometri dai confini.

Intanto, le conclusioni dello studio britannico - cui hanno collaborato anche altri tre atenei scozzesi, quelli di Strathclyde, Aberdeen e St Andrew - attestano "una significativa riduzione" dei rischi di un contagio da Covid tale da comportare il ricovero dopo la somministrazione di una sola dose dei vaccini Pfizer e Astrazeneca. Dopo 4 settimane dall'assunzione, il pericolo di finire in ospedale risulta quasi azzerato nel caso di AstraZeneca (meno 94% appunto) e considerevolmente ridotto (85%) anche con Pfizer. I dati sono stati poi certificati dall'universita' di Edimburgo e da Public Health Scotland, organismo locale scozzese del servizio sanitario nazionale (Nhs). Il campione e' l'intera popolazione di riferimento e' l'intera popolazione della Scozia, 5,4 milioni di persone. "Sono risultati molto incoraggianti, che ci danno grandi motivi per essere ottimisti sul futuro", ha commentato a Sky il coordinatore della ricerca, Aziz Sheikh.

di Rossella Gemma

Sarà la Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, a scoprire, il prossimo 20 febbraio a Roma, presso la sede della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo) la targa commemorativa dei medici e odontoiatri che hanno perso la vita per il Covid. Sarà questo il punto più alto della cerimonia che la Fnomceo ha organizzato in occasione della prima “Giornata nazionale del Personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato”. Proposta dal regista Ferzan Özpetek, e dal paroliere Mogol, che saranno presenti all’evento, e istituita dal Parlamento con una legge approvata in via definitiva e all’unanimità, lo scorso 4 novembre, da parte della Commissione Affari Costituzionali del Senato, riunita in sede deliberante, la Giornata sarà un “momento per onorare il lavoro, l'impegno, la professionalità e il sacrificio del personale medico, sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato nel corso della pandemia da Coronavirus nell'anno 2020". A condurre la cerimonia, che contemplerà la lettura di alcuni brani interpretati dall’attore Enrico Lo Verso e intermezzi musicali del tenore Francesco Zingariello, accompagnato da un quartetto d’archi, sarà  Livia Azzariti, medico e giornalista. Hanno confermato la partecipazione, sino ad ora, anche la Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, Annamaria Parente, e Monsignor Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita.

“Sono ad oggi 313 i medici e gli odontoiatri che hanno perso la vita nel corso della pandemia di Covid – afferma il Presidente della Fnomceo, Filippo Anelli -. Ce li ricordano, ogni giorno, le bandiere a mezz’asta nella nostra sede a Roma. Ne teniamo memoria con l’elenco dei nomi sul nostro Portale, sopra le steli che in ogni parte d’Italia vengono scoperte. Li portiamo, uno per uno, nei nostri cuori, a cominciare dal primo medico a cadere, il nostro collaboratore e amico Roberto Stella. Oltre 110mila gli operatori sanitari che, dall’inizio dell’epidemia, si sono contagiati. Ora, per fortuna, abbiamo un’ottima notizia: i contagi, tra gli operatori, si sono ridotti di oltre il 64% in tre settimane. Lo rileva il Gimbe, ed è segno che la campagna vaccinale funziona. Invitiamo dunque a proseguire e a considerare tutti i medici e gli odontoiatri una priorità, proteggendoli con i vaccini”.

“Sono 29 gli odontoiatri caduti per il Covid, molti i colleghi contagiati – precisa il Presidente della Commissione Albo Odontoiatri nazionale, Raffaele Iandolo -. La nostra, anche se attuata in piena sicurezza per i cittadini, è un’attività particolarmente a rischio per gli operatori, in quanto i pazienti non indossano la mascherina e molte sono le procedure che provocano aerosol. Invitiamo quindi tutte le regioni a sbloccare le vaccinazioni per gli odontoiatri”.

In parallelo alla cerimonia di Roma, che sarà possibile seguire in streaming sul Portale www.fnomceo.it, si svolgerà un’analoga celebrazione a Codogno, presso l’Ospedale civico, dove, proprio il 20 febbraio del 2020, fu individuato il “paziente 1”. Sarà scoperta una seconda targa, offerta dalla Fnomceo e dal Comitato Permanente dei Medici Europei (CPME) in memoria di tutti gli operatori sanitari d’Europa. Ci sarà un collegamento da Codogno, e un altro da Berlino, durante il quale il Presidente del CPME, Frank Ulrich Montgomery, farà arrivare il suo messaggio. Infine, dalla sede dell’Enpam, il Presidente della Fondazione, Alberto Oliveti, presenterà la stele elettronica che proietterà, all’ingresso della nuova area museale, i nomi dei medici e odontoiatri scomparsi.

 “Credo che sia importante che i nostri concittadini, almeno una volta l’anno, si fermino a riflettere sull’importanza della professione medica e delle professioni sanitarie – conclude Anelli -.  Le nostre professioni sono custodi dei diritti: il diritto alla salute, all’uguaglianza, alla garanzia stessa dei diritti fondamentali. Le nostre competenze, peculiari e sinergiche, i nostri principi, liberamente e autonomamente condivisi, i nostri valori, comuni e identitari, possono e devono essere per i cittadini lo strumento efficace ed essenziale per realizzare i diritti assegnati dalla Costituzione. È questo il significato vero e profondo della Giornata”.

di Rossella Gemma

Capire esattamente cosa succede dopo il vaccino anti-Covid. E' l'obiettivo dello studio promosso e incentivato direttamente dalla Magnifica Rettrice della Sapienza Universita' di Roma, Antonella Polimeni, e dal direttore generale dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Umberto I, Fabrizio d'Alba. In particolare, lo studio comprendera' circa 10mila soggetti e avra' lo scopo di valutare la risposta anticorpale nei soggetti vaccinati e di analizzare le associazioni del tipo di riposta con variabili importanti come l'eta', il sesso, la presenza di comorbidita' e le condizioni socioeconomiche.

Tutte le unita' assistenziali e i docenti universitari verranno coinvolti con lo scopo di sviluppare una rete di ricerca che includa tutte le strutture del piu' grande Policlinico d'Europa. In tutti i soggetti verranno anche registrati gli eventi avversi dopo la vaccinazione. Ci si propone di valutare in tutti i soggetti la quantita' e qualita' della risposta immunitaria anti-Spike indotta dalla vaccinazione e di seguire contemporaneamente la dinamica dell'eventuale infezione e l'efficacia protettiva del vaccino, tramite la misurazione del titolo di anticorpi contro la nucleoproteina (N), specifici dell'infezione naturale. Tutti i 10.000 soggetti verranno valutati anche a distanza di 6 e 12 mesi dall'inizio della vaccinazione. L'Istituto Superiore di Sanita', che collaborera' allo studio, si occupera', nel caso di infezione dopo vaccinazione, della ricerca delle possibili varianti virali.

Attualmente, sono stati vaccinati 5.000 operatori, da ausiliari a specializzandi, che rappresenteranno la popolazione immediatamente oggetto dello studio. A breve iniziera' il secondo ciclo di vaccinazioni che prevedra' anche una analisi pre vaccinazione. Per la Sapienza e per il Policlinico Umberto I questo studio rappresenta un modello virtuoso di come le eccellenze della sanita' e della ricerca si possano fondere in un progetto comune che ha come scopo quello di essere garante di una azione volta non solo a contrastare la pandemia, come dimostrato in questo lungo periodo, ma anche a sviluppare strategie comuni di ricerca. 

Intanto, nel Lazio, si è  raggiunta oggi la quota dei 40 mila over 80 vaccinati con la prima dose. Si tratta del 10% dell’intera popolazione over 80.

di Rossella Gemma

Il ministero della Salute in collaborazione con la struttura del Commissario Straordinario per l’emergenza COVID, AIFA, ISS e AGENAS ha elaborato il documento Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19  che aggiorna le categorie a cui offrire la vaccinazione e l’ordine di priorità per l’attuazione della seconda fase del Piano strategico dell’Italia per la vaccinazione anti SARS-CoV-2/COVID-19, adottato con DM del 2 Gennaio 2021, in base all’evoluzione delle conoscenze e alle informazioni sui vaccini disponibili.

Il documento ha ricevuto parere positivo da parte del Consiglio Superiore di Sanità ed è stato oggetto di un confronto con il Presidente e alcuni componenti del Comitato Nazionale di Bioetica. Il gruppo di lavoro permanente su SARS-CoV-2 del Consiglio Superiore di Sanità ha ritenuto largamente condivisibile l’impostazione adottata nel documento, che appare ispirata a principi di equità, protezione, promozione della salute e del benessere, concordando che i vaccini a cui, sulla scorta delle informazioni attualmente disponibili, si attribuiscono maggiori capacità protettive da malattia (vaccini che impiegano la tipologia dell’RNA messaggero) vengano riservati alle categorie di soggetti connotate da maggior rischio di letalità correlata al COVID-19. Il gruppo di lavoro ha considerato inoltre altrettanto ragionevole che il vaccino di AstraZeneca sia offerto preferenzialmente a soggetti di età compresa tra i 18 e i 55 anni per i quali sono disponibili evidenze maggiormente solide.

di Rossella Gemma

Su 330.000 bambini a Napoli e provincia, da febbraio a novembre scorsi, 29.600 sono stati analizzati come casi sospetti di Covid-19, mentre 5.900 sono risultati positivi (il 19,9%) al tampone molecolare. E' quanto emerge dal primo studio sull'infezione da Sars-Cov-2 in età pediatrica su Napoli e provincia con una casistica così ampia, condotto dai circa 340 pediatri napoletani della Fimp (Federazione italiana medici pediatri), che hanno effettuato in 10 mesi 6.200 visite nei propri studi (2 al mese) solo per gestire l'ansia e l'angoscia di bambini costretti a casa per le misure anti-Covid. "Su una platea di 330.000 bambini, dunque - afferma Patrizia Gallo, coordinatrice del Centro studi scientifico Fimp Napoli, che ha analizzato i dati provenienti da decine e decine di pediatri di famiglia - la percentuale di casi positivi è stata pari all'1,7%. Ma è chiaro che una quota di casi del tutto asintomatici può essere sfuggita alla rete dei controlli". Dei 5.900 positivi, i piccoli pazienti gravi sono stati 60 (1,1%), indirizzati verso l'Unità Hub dell'Università Federico II e verso l'Unità Spoke dell'ospedale Santobono. I pazienti con sintomi moderati sono stati 940 (16 %) e quelli con sintomi lievi 3.112 (54%). Gli asintomatici sono risultati 1.750 (29,6%). Dallo studio emerge anche che i contatti negativi al test, ma ugualmente isolati e seguiti per 14 giorni, sono stati 23.900 (il 7,3% dell'intera popolazione pediatrica). Un "dato di rilievo perché legato alle sofferenze psicologiche dei piccoli pazienti e alle difficoltà pratiche delle famiglie", sottolinea Luigi Cioffi, componente del Centro studi scientifico Fimp Napoli. 

Durante il lockdown e nei mesi successivi, i bambini hanno vissuto l'ansia e l'angoscia di un periodo difficile, isolati tra le mura domestiche con genitori non abituati a gestirli 24 ore su 24. I pediatri evidenziano "un disagio psicologico spesso anche grave, di solito manifestato attraverso sintomi organici come dolori addominali, cefalea, stipsi; ma anche difficoltà ad addormentarsi e irritabilità e disturbi relazionali". "Noi pediatri di famiglia impegnati sul territorio - spiega il vice presidente nazionale Fimo, Antonio D'Avino - ci siamo confrontati con una realtà di difficile gestione, che da un lato ha previsto la messa in atto di una complessa attività di prevenzione e contenimento della diffusione della pandemia, dall'altro l'attenta osservazione di pazienti contatti familiari e scolastici di positivi e di pazienti positivi". "Non è stato facile aggiungere a tutta la routine il corredo di attività inerenti la pandemia - conclude D'Avino - Nei primi mesi siamo stati costretti a lavorare senza i dispositivi di protezione individuale, sono stati mesi accompagnati dall'ansia per la nostra stessa sopravvivenza e per quella dei nostri familiari. Durante questa fase, l'attività consueta del pediatra di famiglia non si è fermata, ma ciascuno è stato presente nel proprio studio per rispondere alle richieste di un territorio di volta in volta confuso, disorientato e spaventato, per dare normalità ad un periodo che, almeno per ora, di normale non ha ancora nulla".

di Rossella Gemma

"Non vogliamo più essere chiamati eroi: pretendiamo fatti concreti per tutelare la nostra salute”. È fermo il Presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, Filippo Anelli, nel chiedere a Governo e Regioni di proteggere i medici, nel giorno in cui sforano quota 300 i camici bianchi vittima del Covid. L’ultimo nome sul memoriale del sito - che comprende, oltre ai medici attivi, anche pensionati, alcuni dei quali tornati in servizio per l’emergenza Covid o che comunque svolgevano attività libero-professionale – è quello di Bartolo Tarsia, 69 anni, medico di medicina generale a Reggio Calabria. La notizia della sua morte è arrivata alla Fnomceo ieri sera, per voce del presidente dell’Ordine di Reggio Calabria, Pasquale Veneziano. Nel tardo pomeriggio era stata comunicata anche la scomparsa di Agostino Consolaro, medico in pensione di Gallarate (Varese), che continuava a visitare gratuitamente i bisognosi.   

Prima di loro, la Fnomceo ricorda Giuseppe Tortorella, pediatra di libera scelta di Grumo Appula (Bari), ora in pensione; di Leonardo Tarallo, medico di medicina generale, di Terrazzo (Verona) e di Federico Marzocchi, medico in pensione, già medico dipendente dell’AUSL di Bologna. 120, quasi la metà, sono scomparsi a partire dal 1° ottobre, travolti dalla seconda ondata.

300 medici deceduti per il Covid, mentre esercitavano la loro professione: un numero veramente spropositato, una vera e propria strage in questa pandemia, un prezzo altissimo che la professione medica e odontoiatrica ha pagato per garantire la salute di tutti – non si capacita Anelli -. Avevamo pensato che, nella prima fase della pandemia, la loro morte fosse legata alla carenza dei dispositivi, alla mancata applicazione o attuazione dei protocolli di sicurezza; ma la strage è continuata anche nella seconda fase, anche in questi ultimi giorni”.

 “E allora credo che sia necessario quanto prima che tutti i medici siano vaccinati: consideriamo il vaccino il miglior dispositivo di sicurezza – esorta il Presidente Fnomceo - Ogni medico iscritto all'Albo professionale ha il diritto e il dovere di vaccinarsi per proteggere se stesso e i suoi assistiti”.

Eppure, sono, ad oggi, solamente 790.251 le dosi di vaccino somministrate agli operatori sanitari, su un totale di 1.312.275. Ben 397.583 sono state invece iniettate a personale non sanitario e non appartenente alle altre aree a rischio, quelle degli ospiti delle Rsa e degli over 80.

È inaccettabile vedere persone che non svolgono un'attività così rischiosa essere sottoposte al vaccino e osservare una larga parte della professione medica non ancora vaccinata” constata Anelli.

Il personale medico non è solo quello del Servizio sanitario nazionale, che pure è duramente colpito: solo tra le denunce all’Inail, il 68,8%, e il 25% dei decessi, è nel comparto sanità. E, per i medici, tali denunce riguardano esclusivamente i dipendenti (di ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili). Ai quali, per avere un quadro della situazione, vanno sommati i medici di medicina generale, che costituiscono oltre la metà dei caduti nella seconda fase della pandemia. Ci sono poi i liberi professionisti, tra i quali gli Odontoiatri, che, per la peculiarità degli interventi che svolgono, sono particolarmente esposti al rischio d’infezione; ci sono i colleghi che operano nelle strutture private accreditate: questi professionisti, in molte Regioni, non sono ancora stati ricompresi nella campagna vaccinale – continua -. Come si fa a escludere una parte così importante della professione dalla possibilità di proteggersi? A tutti i medici va garantita la vaccinazione, senza distinguo inutili e ingiusti”.

L'invito e l'appello al Governo, agli amministratori regionali, è quello di rispettare i medici – conclude Anelli -. Di avere rispetto per tutti coloro che sono deceduti oggi per salvaguardare i cittadini”.

GLI OPERATORI SANITARI CHE INTENDONO SOTTOPORSI ALLA VACCINAZIONE ANTICOVID APPENA SARA' RESA DISPONIBILE, DURANTE LA PRIMA CAMPAGNA VACCINALE CHE SI TERRA' PRESSO I PRESIDI ASL DELLA PROVINCIA, DOVRANNO PRENOTARSI ATTRAVERSO IL MODULO MESSO A DISPOSIZIONE E PRESENTE IN ALLEGATO.

Allegati:
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di Rossella Gemma

Negli ultimi giorni sono stati pubblicati alcuni articoli su quotidiani nazionali in cui si dà adito a resistenze che AIFA avrebbe opposto all’utilizzo in Italia di un farmaco, l’anticorpo monoclonale Bamlanivimab, prodotto dall’azienda farmaceutica Eli Lilly sul territorio nazionale, e che la stessa azienda avrebbe offerto gratuitamente senza ottenere riscontro. Si tratta di affermazioni fuorvianti e prive di fondamento.

Nel merito, si precisa quanto segue:

1.     AIFA non ha mai ricevuto alcuna proposta di cessione gratuita, uso compassionevole né fornitura per studi clinici dell’anticorpo monoclonale Bamlanivimab da parte dell’azienda Eli Lilly.

2.     L’azienda ha avanzato all’inizio di ottobre una generica disponibilità a cooperare con le autorità per individuare modalità d’impiego del farmaco in Italia, senza mai offrire partite gratuite di prodotto. Ciò anche dopo esplicita richiesta avanzata da parte dei rappresentanti dell’AIFA in un incontro tenutosi il 29 ottobre con la partecipazione della Commissione Tecnico-Scientifica dell’Agenzia, convocata appositamente a dimostrazione della piena disponibilità ad approfondire ogni sostenibile possibilità di accesso a nuovi trattamenti.

3.     In data 20 novembre l’azienda Eli Lilly ha presentato all’AIFA una offerta per l’acquisto del farmaco da parte del SSN, consegnando un’ipotesi di contratto alla Struttura Commissariale all’emergenza COVID-19 il giorno 25 novembre.

4.     Gli anticorpi monoclonali necessitano di un’approvazione europea, mentre l’azienda Eli Lilly ha proposto una procedura di approvazione del farmaco in deroga a tali procedure. EMA ha espresso un giudizio assai cauto sulle possibilità di approvare il Bamlanivimab sulla base dello studio di fase 2 che evidenziava benefici moderati e ha richiesto ulteriori dati a supporto.

5.     La richiesta di approvazione del farmaco ai sensi di una disposizione speciale della disciplina farmaceutica (l’art. 5 comma 2 della dir. 83/2001, come recepita in Italia dal D. Lgs. 219/2006) non risulta accettabile a fronte di un’epidemia in cui tutti gli Stati dell’UE condividono il medesimo problema e in cui ci aspetta pertanto uno sforzo comune europeo per superarlo, come ben mostrato dalla recente approvazione EMA dei vaccini anti-COVID-19. Per questo AIFA ha espressamente suggerito all’azienda l’opportunità di presentare una richiesta di autorizzazione all’EMA.

Si specifica che la autorizzazione emergenziale concessa negli USA dalla FDA prevede un livello di evidenze scientifiche inferiore rispetto all’approvazione (completa o condizionata) effettuata da EMA.

AIFA è impegnata a garantire - in modo chiaro e trasparente - l’accesso a tutti i farmaci di provata efficacia e sicurezza, sulla base delle migliori evidenze scientifiche, a tutela dei cittadini e pazienti e della sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale.

di Rossella Gemma

L'Europa parte con il vaccino anti Covid dopo il via libera dell'Agenza europea del farmaco (Ema) per quello Pfizer-BioNTech. In poche ore anche la commissione europea ha sciolto ogni riserva, aprendo potenzialmente i cancelli dello stabilimento di Puurs, in Belgio, l'unico della Pfizer fuori dagli Usa, da dove partiranno i Tir per raggiungere i punti di distribuzione in tutto il continente. "Oggi aggiungiamo un capitolo importante a una storia di successo europea. Abbiamo approvato il primo vaccino sicuro ed efficace contro il Covid-19. Presto arriveranno altri vaccini. Le dosi del vaccino approvato oggi saranno disponibili per tutti i paesi dell'Ue, contemporaneamente, alle stesse condizioni", ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

La vaccinazione iniziera', ha confermato, "il 27, 28 e 29 dicembre", anche se la Germania ha espresso la volonta' di anticipare al 26. "Una splendida notizia. Avevamo auspicato l'arrivo dei vaccini entro la fine dell'anno. Il 27 dicembre si parte", commenta il premier Giuseppe Conte in un tweet. Il vaccino e' stato quindi giudicato efficace e sicuro e non sara' compromesso dalla variante inglese. "Al momento - ha sottolineato l'Ema - non ci sono indicazioni che il vaccino non funzionera' contro la variante del Covid. Per costringerci ad aggiornare il vaccino con i nuovi ceppi il virus deve cambiare in modo sostanziale. Per ora non siamo preoccupati. Possiamo garantire ai cittadini dell'Ue - spiega l'Ente Europeo- la sicurezza e l'efficacia di questo vaccino che soddisfa gli standard di qualita' necessari" Ora "siamo pronti a consegnare le prime dosi di vaccino in Ue" assicura il fondatore di Biontech, Ugur Sahin. "Oggi e' un giorno particolarmente importante ed emozionante per noi di BioNTech - ha aggiunto il dirigente -. Essendo nel cuore dell'Unione europea, siamo entusiasti di essere un passo piu' vicini alla potenziale consegna del primo vaccino in Europa per contribuire a combattere questa devastante pandemia". Dello stesso tenore il commento di Albert Bourla, Presidente e Amministratore Delegato di Pfizer. "Siamo soddisfatti del forte segnale di fiducia del Comitato rispetto ai nostri dati", ha dichiarato.

Ad oggi, il vaccino e' stato autorizzato o approvato per l'uso di emergenza in piu' di 15 paesi. "Avere a disposizione un vaccino efficace e sicuro apre una fase nuova e ci da piu' forza e fiducia", ha detto il Ministro della Salute, Roberto Speranza che pero' ricorda anche che la battaglia e' ancora impegnativa e che non bisogna abbassate la guardia. In GB, intanto, la campagna vaccinale, la prima ad essere partita in Europa, ha gia' raggiunto mezzo milione di persone, ha riferito il premier britannico Boris Johnson. E mentre il vecchio continente aspetta di ricevere nei propri centri e ospedali le scatole con le fiale, negli Stati Uniti e' stata gia' somministrata la prima dose del vaccino Moderna, la cui autorizzazione Ema e' fissata per ora al 6 gennaio. La palla ora passa alla macchina organizzativa degli stati membri per riuscire a distribuire in modo efficace e veloce il siero. Domani tocchera' all'agenzia italiana del farmaco chiudere gli ultimi passaggi autorizzativi. Poi si partira' con la tabella di marcia indicata nel piano vaccini, partendo da personale sanitario e anziani delle Rsa, con l'auspicio di raggiungere il prima possibile una soglia di sicurezza per proteggere la popolazione. Ma sara', spiegano gli esperti, ancora questione di mesi. Intanto arriva un'ultima preoccupazione: quella dei possibili furti. "Il vaccino e' l'oro liquido del 2021, la cosa piu' preziosa da distribuire il prossimo anno e la mafia e le altre organizzazioni criminali sono gia' preparate. Con la diffusione dei vaccini la criminalita' aumentera' drasticamente": ha detto Juergen Stock, alla guida della Criminalpol. "Vedremo furti e furti in magazzini e attacchi alle spedizioni di vaccini; la corruzione sara' dilagante in molti luoghi per ottenere piu' velocemente questo bene prezioso".

di Rossella Gemma

Bambini e ragazzi lontani, da troppi mesi, da palestre e da piscine, ma anche da cortili e piazze, passando sempre più tempo davanti ad uno schermo, non solo per la didattica a distanza. La pandemia, che ha costretto a modificare il nostro stile di vita, rischia di avere conseguenze indirette molto importanti soprattutto per la salute di bambini e adolescenti, costretti in questi mesi a diminuire significativamente le interazioni sociali, la vita all’aria aperta, e l’attività fisica. È l’allarme lanciato dalla Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia – SIOT, che invita le famiglie a sfruttare le imminenti vacanze natalizie per riportare i ragazzi all’aria aperta, allo sport, ma anche al semplice gioco e divertimento, per contrastare i possibili effetti negativi dovuti all’eccessiva sedentarietà, causata dalla pandemia e dalle restrizioni.

 “Se è vero che, fortunatamente, i bambini sembrano più resistenti al virus degli adulti con un indice di letalità ben inferiore all’1 % ed i sintomi nei più piccoli siano spesso assenti o lievi - spiega il prof. Paolo Tranquilli Leali, presidente della SIOT - non possiamo trascurare gli effetti indiretti che la pandemia ha sulla popolazione più giovane: bambini ed i ragazzi possono essere affetti da  problematiche comportamentali,  più o meno evidenti, in particolare irritabilità, disturbi del sonno e  disturbi d’ansia.

 I ragazzi delle superiori, in particolare, svolgono le loro lezioni in DAD rimanendo spesso collegati ore ed ore, anche per svago, rischiando lo sviluppo della sindrome da dipendenza da schermo, con conseguenze note, come aumento del peso, cefalea, ma anche perdita di peso, insonnia, problemi alla vista, instabilità emotiva, desocializzazione.

Mentre i più piccoli, pur continuando ad andare a scuola, hanno dovuto fare a meno delle preziose ore di educazione fisica e sport, aumentando anche loro la sedentarietà e, molto spesso, a mantenere a scuola posizioni scorrette e scomposte per seguire le lezioni.

 Cambiate poi le abitudini alimentari, che mentre nel caso dei più piccoli si auspica ci sia un attento controllo dei genitori, per i più grandi lo sfogo da ‘merendina’ rischia di divenire un’abitudine che, associata ad una quotidianità senza movimento, porta a malnutrizione, perdita di tono muscolare e di coordinamento motorio.

Non potendo praticare gli sport abituali (basket, nuoto, ecc.), è fondamentale che i bambini sfruttino le imminenti vacanze facendo esercizio quotidiano, anche semplicemente trascorrendo molto più tempo all’aria aperta, non necessariamente per praticare uno sport ma anche per dedicarsi al gioco e al semplice movimento.

“Andare a spasso con i figli, sempre nel rispetto del distanziamento sociale, fare camminate, andare in bicicletta, ballare, giocare, fare giardinaggio e lavori in casa. È così che i genitori possono contribuire a scaricare le tensioni ed aumentare le energie e lo stato di benessere generale dei propri figli - ribadisce il Prof. Paolo Tranquilli Leali, presidente della SIOT – le vacanze di Natale siano un vero ‘Natale con i tuoi’, quindi, un’occasione per recuperare uno stile sano, con giornate all’aria aperta, condite da gioco, movimento e, nella misura in cui è possibile, anche sport”. 

L’isolamento, la noia, la sedentarietà spingono a un maggior consumo di alimenti calorici, favorendo il sovrappeso e l’obesità, a cui contribuisce anche un aumento significativo del tempo trascorso davanti allo schermo, associato ad una drastica riduzione dell’attività fisica. Ecco allora che aumenta l’incidenza di dolori muscolo-scheletrici soprattutto a livello di ginocchia, schiena, gambe, anche e piedi.

Si è infine visto che i bambini obesi o in sovrappeso presentano un rischio 4-5 volte maggiore di andare incontro a fratture ossee. L’aumento della mineralizzazione ossea negli obesi non riesce infatti a compensare l’incremento dei carichi che vengono applicati sugli arti in occasione di una caduta.