Comunicati

News Letter dell'ordine

di Rossella Gemma

Creato un nuovo test basato su un prelievo di sangue, potenzialmente in grado di predire (con una accuratezza del 94%) chi si ammalerà di Alzheimer anni e anni prima dell'esordio dei sintomi della malattia. Reso noto sulla rivista Neurology, il traguardo si deve a un team di scienziati della Washington University School of Medicine a St. Louis. Il test si basa sulla misura della concentrazione nel sangue della proteina beta-amiloide (prima indiziata tra i presunti colpevoli della malattia) attraverso uno strumento che si chiama 'spettrometria di massa'. La beta-amiloide plasmatica è indicativa di quella accumulata nel cervello. A questa informazione si aggiunge l'età della persona e la presenza o meno nel suo Dna del 'gene' 'APOE4', noto per moltiplicare il rischio di Alzheimer fino a 5 volte. Un test in grado di predire il rischio Alzheimer - a costo sostenibile, altamente accurato e specifico e facilmente disponibile sul territorio - è considerato il 'Santo Graal' per gli scienziati che in tutto il mondo sono in lotta contro la malattia: infatti questa esordisce con i primi seri deficit di memoria solo molti anni dopo che i processi neurodegenerativi (innescati da vari meccanismi tra cui la sostanza beta-amiloide che si accumula nel cervello). Questo lungo periodo di ''incubazione'', di fatto, renderebbe tardiva e quindi vanificherebbe l'azione di eventuali terapie che venissero sviluppate contro la demenza.

di Rossella Gemma

Da ottobre via il superticket sulle prestazioni specialistiche ambulatoriali per più di 600mila lombardi. Lo annunciano il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e l'assessore al Welfare, Giulio Gallera, al termine riunione della  giunta regionale. A essere esentati dal superticket saranno "almeno"  625mila cittadini lombardi in condizioni di potenziale vulnerabilità,  con reddito medio-basso e minori o persone disabili in famiglia.

Fontana spiega che le nuove agevolazioni valgono complessivamente  10,45 milioni di euro e si inseriscono nel programma di governo  regionale, di cui uno degli obiettivi da realizzare durante la  legislatura è la riduzione delle compartecipazioni alle spese  socio-sanitarie.

"La tappa odierna - aggiunge Gallera - scaturisce al termine di una  serie di verifiche di compatibilità legislativa rispetto alle  normative nazionali che stabiliscono vincoli molto rigidi anche in  presenza di adeguate coperture finanziarie. Questa manovra ha ottenuto inoltre piena condivisione da parte delle organizzazioni sindacali e  dimostra l'attenzione di Regione Lombardia nei confronti della persona e in particolare delle situazioni di fragilità".

Verranno esentate dalla quota fissa di cui alla legge  111/2011 per le prestazioni di specialistica ambulatoriale i nuclei  familiari con reddito compreso fra 18 e 30mila euro con presenza di un minore (315mila nuovi esenti), quelli con reddito tra 30 e 70mila euro con almeno due minori presenti nel nucleo stesso (270mila nuovi  esenti) e quelli con reddito pari o inferiore a 90mila euro con un  disabile che abbia diritto ad alcune specifiche esenzioni per  patologia (50mila nuovi esenti).

 Il provvedimento regionale dovrà ora essere sottoposto al vaglio del Comitato paritetico nazionale per la verifica dell'erogazione dei  Livelli essenziali di assistenza e del Tavolo per gli adempimenti previsti dalla conferenza Stato-Regioni. Dopodiché la misura sarà  operativa.

È sempre l'assessore Gallera ad annunciare che la giunta sta predisponendo anche un provvedimento legislativo che preveda nuove forme di esenzione per gli esponenti delle forze dell'ordine sui  ticket per i codici bianchi al pronto soccorso e per le prestazioni  specialistiche che si rendono necessarie a seguito di patologie  derivanti da motivi di servizio.

Negli anni scorsi, Regione Lombardia ha esentato dal pagamento del  superticket i cittadini (e i familiari a carico) con reddito inferiore a 18mila euro. La manovra aveva coinvolto un milione e 150mila lombardi. Nel 2018, il superticket è stato invece dimezzato: la  portata massima di tale compartecipazione è passata da 30 a 15 euro.

Trovata anche nel Lazio l’intesa per eliminare il super ticket per over 60 e categorie svantaggiate. L'assessore alla Sanità e l'Integrazione sociosanitaria della Regione Lazio,  Alessio D'Amato e il vice presidente della Regione Lazio, Daniele  Leodori, hanno firmato l'intesa con i segretari  regionali di Cgil, Cisl e Uil per l'abolizione del super ticket  nazionale, ovvero della quota di 10 euro del ticket delle ricette  sanitarie per la specialistica ambulatoriale, per gli over 60 anni e le categorie svantaggiate. Si tratta di una platea di oltre 400mila soggetti interessati. "Eliminiamo una tassa nazionale iniqua - spiega  l'assessore D'Amato - Un risultato straordinario raggiunto grazie alla collaborazione di tutti e che ci permette di compiere un ulteriore  passo in avanti verso una sanità più giusta ed equa".

 

di Rossella Gemma

Per un sanitario indossare e togliersi camice, mascherina etc fa parte dell'orario di lavoro e come tale va retribuito. Lo dice la sentenza 17635 della Cassazione che fa chiarezza a livello nazionale rispetto ad una serie di sentenze a livello locale. L'ultima di queste nelle Marche: qui, supportati da Cisl-Fp, 300 tra infermieri ed altri sanitari hanno ottenuto dal giudice del lavoro di Macerata una sentenza secondo cui il tempo che impiegano a vestirsi va conteggiato nell'orario di lavoro, 10 minuti in entrata e 10 in uscita per ogni turno svolto. La norma vale per gli infermieri che hanno un tempo di vestizione più lungo e se la ritrovano nel contratto del comparto, ma si pone per tutti i sanitari del comparto in tanto in quanto sono "in divisa". E i medici? Probabilmente non sono esclusi, ma dedurlo non è "spontaneo", perché il tema non è centrale né nel contratto della dirigenza né fin qui lo era nelle sentenze. 

La sentenza di Cassazione - A seguito di un contenzioso tra alcuni infermieri e un'Asl abruzzese, la Corte di Cassazione Sezione Lavoro con la recente sentenza 17635/2019 riconosce che il tempo tuta l'Asl lo deve pagare. Non è una novità: precedenti sentenze (19358/2010, 15492/2009, 15734/2003) dicono che il sanitario non va retribuito solo ove sia lui a decidere come e dove vestirsi, ma se a decidere è il datore di lavoro, il sanitario si presume "eterodiretto" e la sua vestizione rientra nel lavoro effettivo. Ora la Cassazione dice una cosa ulteriore: più gli indumenti sono "specifici" - diversi da quelli utilizzabili secondo un criterio di normalità sociale dell'abbigliamento - meno c'è dubbio che si tratti di tempo-tuta "eterodiretto". Altre sentenze di Cassazione (3901/19, 12935/18, 27799/17) affermano poi che le attività di vestizione e svestizione sono svolte nell'interesse non del datore di lavoro ma dell'igiene pubblica e come tali s'intendono autorizzate dall'Azienda stessa dando diritto alla retribuzione "anche nel silenzio del contratto collettivo integrativo". Una retribuzione che, se non s'intende ricompresa nel contratto di lavoro, va pagata a parte. E -nel caso abruzzese da cui origina la sentenza- visto che l'Asl la considerava a parte come tale sarà retribuita. 

News dalle Marche. «La sentenza 174 del 2 luglio 2019 del Tribunale di Macerata, pur essendo di primo grado, assume una rilevanza notevole nel contesto nazionale perché oltre a riconoscere il diritto dei ricorrenti alla retribuzione del tempo destinato ad indossare e dismettere la divisa aziendale, condanna l'Azienda a retribuire il tempo suddetto con gli arretrati degli ultimi 5 anni», spiega Luca Talevi, segretario generale della Cisl Funzione Pubblica Marche. La Regione dovrà riconoscere un totale di circa 750 mila euro e l'Azienda sanitaria unica ha già messo le mani avanti paventando minori risorse per assunzioni. Riepiloga Talevi: «Il nuovo contratto nazionale del comparto Sanità, del 21 maggio 2018 prevede la possibilità di regolamentare la materia della vestizione, che comprende anche l'importante momento del passaggio di consegne, con accordi regionali. Però la Regione Marche come altre regioni non ha ancora condiviso questi accordi con le organizzazioni sindacali. Ci auguriamo che dopo questa importante sentenza, ed altre in Italia che riconoscono questo importante diritto, la Regione si sieda ad un tavolo per affrontare il tema dato che per la Fp Cisl ricorrere in Tribunale è solo estrema conseguenza della mancata volontà della parte pubblica a confrontarsi costruttivamente. Qualora non si giunga ad un accordo la Fp Cisl Marche chiederà il riconoscimento di quanto dovuto per tutti i circa 8.000 lavoratori (in gran parte infermieri ed operatori socio sanitari) potenzialmente interessati a veder riconosciuto il loro diritto alla vestizione e/o al passaggio di consegne».

di Rossella Gemma

Firmato, la notte scorsa, il contratto dei medici e dei dirigenti del Servizio sanitario nazionale. Secondo quanto comunica una nota diffusa dalla Fp Cgil, è "finita un'attesa lunga oltre 10 anni con un risultato importante per i circa 130 mila professionisti della sanità interessati". Un'ipotesi di rinnovo, quella siglata nella notte, relativa al triennio 2016-2018 e che prevede un aumento medio procapite di 200 euro al mese.

Per il segretario nazionale della Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn, Andrea Filippi sono state "Premiate le carriere gestionali e professionali e valorizzato finalmente il lavoro dei giovani neo assunti che prenderanno una retribuzione di posizione minima di 1.500 euro annue da subito: un fatto storico mai accaduto prima. Così come lo è l'aver previsto la certezza di ottenere un incarico dopo 5 anni di servizio, con una retribuzione che sale di 2.000 euro all'anno".

Inoltre, aggiunge il dirigente sindacale, "fondamentali anche i risultati ottenuti per attenuare il forte disagio che i medici vivono nelle gravi carenze di organico: aumentate le indennità di guardia da 50 a 100 euro, addirittura 120 nei pronto soccorso e, soprattutto, finalmente chi ha più di 62 anni può chiedere di essere esonerato dalle guardie. Risultati economici e normativi che segnano un solco con anni di assenza contrattuale. Con l'istituzione di un organismo paritetico, infine, nuovo strumento di relazioni sindacali, metteremo al centro il benessere dei lavoratori, come sulle questioni di salute e sicurezza, a partire dall'affrontare il tema dell'emergenza aggressioni al personale sanitario", conclude Filippi.

A beneficiarne saranno i 130 medici e dirigenti che lavorano nelle Asl e ospedali. La Fp Cgil Medici ha raccolto in 7 punti il testo dell'intesa. "Nonostante le poche risorse a disposizione - sottolinea il sindacato - abbiamo aumentato le buste paga di tutti i dirigenti del Ssn, valorizzato il lavoro dei giovani, premiato le carriere, aumentato la quota pensionabile e retribuito il disagio di chi lavora la notte". E "con 200 euro lordi di aumento medio mensile, finalmente riprendiamo potere contrattuale dopo oltre 10 anni di attesa".

Ecco i 7 punti dell'intesa, commentati dal sindacato: 1) I medici e dirigenti con più di 5 anni di anzianità avranno la certezza di avere un incarico. Chiarito l'obbligo delle aziende di dare un incarico retribuito a tutti, anche a coloro che hanno lavorato a tempo determinato, con o senza soluzione di continuità. Una svolta storica che finalmente riconosce l'intera anzianità a tutti; 2) La maggior parte dei medici con più di 5 anni di anzianità riceverà un aumento di 2.000 euro sulla retribuzione di posizione. Oltre all'aumento economico previsto per tutti i dipendenti pubblici, circa 30 mila medici passeranno da 3.600 euro a 5.500 euro di posizione; 3) Stop alle aziende che non riconoscono le carriere. Aumenta la parte fissa di tutte le posizioni gestionali e professionali, storicizziamo i fondi e le posizioni e aumentiamo la quota pensionabile. Il riconoscimento professionale non è più una 'variabile' aleatoria.

E ancora, prosegue la Fp Cgil: 4) I giovani medici neoassunti anche sotto i 5 anni avranno una retribuzione fissa di posizione. Come mai successo prima d'ora passeranno subito da 0 a 1.500 euro annui; 5) La carriera professionale ha un grande valore, basta con l'appiattimento. Prima erano tutti fermi a 3.600 euro annui, o per i più fortunati a 4.500 euro, mentre ora si stabiliscono quattro step di posizioni fisse per gli incarichi professionali, che salgono da un minimo di 5.500 euro a 6.500 fino a un massimo 11.000 o 12.500 annui; 6) Una clausola di garanzia assicura a tutti una retribuzione di posizione certa in base all'anzianità e a prescindere dall'incarico: 5.000 euro al passaggio dei 5 anni, 6.000 al passaggio dei 15 anni e 7.000 al passaggio dei 20 anni; 7) L'indennità di guardia notturna sale da 50 a 100 euro per notte, 120 euro per chi lavora in pronto soccorso. Dopo i 62 anni a richiesta si può essere esonerati dalle guardie.

di Rossella Gemma

“Noi siamo i medici del cittadino e non i medici dello Stato. E siamo i professionisti che rendono possibile la piena realizzazione della democrazia in uno stato fondato sui diritti. È pertanto non solo sulle competenze, ma soprattutto sul ruolo di garante dei diritti dell’individuo che dobbiamo rifondare l’autorevolezza del medico, da più parti invocata. È questa la sfida che dobbiamo cogliere con gli Stati Generali, quale luogo dove provare a tracciare nuovi percorsi e condividere nuove soluzioni”.

È questo uno dei passaggi cardine del discorso con cui, questo pomeriggio, il presidente della Federazione degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, ha dato ufficialmente il via agli Stati Generali della professione medica, l’ambizioso percorso - lungo un anno e mezzo e trasversale a tutta la società civile – che, nelle intenzioni dei promotori, porterà alla ri-definizione del ruolo del medico, della scienza medica, della medicina e della professione.  Un percorso che parte dalle “Cento tesi” messe a disposizione dal filosofo della Medicina Ivan Cavicchi e che condurrà a scrivere, tutti insieme e in maniera condivisa, la Magna Carta della professione stessa, che avrà il difficile e delicato compito di coniugarne i valori fondanti con i diritti e i bisogni dei cittadini, in un contesto sociale e civile sempre più articolato e complesso.

E proprio il rispetto e la garanzia dei diritti, dei medici e dei cittadini, è stato il filo conduttore della giornata. Una giornata che si è aperta con le parole di Carlo Rosselli, antifascista condannato all’esilio, sul significato e sulle possibilità di espressione della libertà, e che è proseguita, prima della riunione operativa dei cinque tavoli di Lavoro che, domani, partoriranno altrettanti Documenti sui “Cambiamenti e la crisi della Professione”, con la proiezione del corto “Apolide”, del regista Alessandro Zizzo.

Tratto da una storia vera, il film racconta la doppia battaglia di Dabo, un giovane della Guinea, laureato in Scienze politiche, che si trova ad affrontare prima la traversata verso l’Europa e poi la lotta contro il cancro. Una diagnosi a cui sono seguite le terapie del reparto di oncologia clinica polmonare del Giovanni Paolo II di Bari che - in particolare tramite l’amicizia nata con il medico Domenico Galetta - ha in qualche modo “adottato” il ragazzo venuto dal mare. Oggi Dabo, che ha potuto essere curato a carico del nostro Servizio sanitario nazionale, è mediatore culturale in Sicilia e sogna di tornare in Guinea.

“Questa storia- ha spiegato Anelli - rappresenta l’incarnazione dei valori del nostro Codice di Deontologia, che impone al medico di accogliere e curare chiunque chieda il suo aiuto, senza distinzioni di sesso, razza, provenienza, cultura, religione. Esprime anche i fondamenti del nostro Servizio Sanitario Nazionale, che è nato con l’intento di erogare a tutti le stesse cure, secondo i principi di solidarietà, equità e universalità. Questa storia esprime, infine, i diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione, su cui fondare il nostro vivere comune, al di là di ogni individuale differenza”.

 Una giornata, quella di oggi, che non ha risparmiato argomenti ‘scomodi’, che comportano prese di coscienza dolorose e assunzioni forti di responsabilità, insieme all’individuazione, imparziale e a tratti impietosa, delle criticità che affliggono la professione e il Servizio sanitario nazionale.

Si è parlato di razzismo, discriminazione nei confronti degli immigrati, nuovo fronte sul quale i medici non possono voltarsi dall’altra parte, ma devono essere impegnati.

“La salute e il benessere dei migranti devono necessariamente procedere di pari passo con la salute e il benessere della comunità ospitante – ha ammonito Anelli -. La cultura dell’accoglienza non è un fatto ideologico, ma una questione deontologica, oltreché di sanità pubblica. Promuoverla, anche attraverso la formazione, ci permette di garantire a tutti quel diritto alla salute che, ricordiamolo, non è un diritto di cittadinanza, ma diritto di umanità, che ci spetta in quanto persone”.

 Si è parlato di regionalismo differenziato, che, se condotto senza un congruo sistema di contrappesi, può mettere a rischio la tenuta stessa del Servizio Sanitario Nazionale quale sistema che coniuga la sua dimensione universalistica con quella solidaristica, per garantire l’equità nell’accesso alle cure a tutti i cittadini e il diritto alla salute a tutte le persone presenti sul suolo italiano.

“Queste peculiarità del Servizio Sanitario Nazionale e il diritto alla salute ora rischiano di esser compromesse da una proposta che vorrebbe trasformare la legittima esigenza di autonomia in un processo che vede l’attribuzione della potestà legislativa esclusiva in materia di sanità ad ogni singola Regione. Proposta che rischia di creare modelli di assistenza differenti tra regione e regione e di approfondire il solco e le disuguaglianze tra le diverse zone del Paese – ha affermato il presidente Fnomceo – Non è questa la migliore opzione, non si deve innescare una contrapposizione tra nord e sud del paese quanto piuttosto trovare soluzioni, anche con finanziamenti dedicati che abbiano come obiettivo l’omogeneità delle prestazioni e dei servizi assicurati ai cittadini”.

È dunque tornata, nelle parole di Anelli, l’idea di un “Piano Marshall” per il servizio sanitario, che recuperi il gap storico, strutturale e organizzativo del sud attraverso finanziamenti ad hoc, senza quindi penalizzare le regioni virtuose del nord e senza innescare una contrapposizione nord/sud che non giova all’insieme del Paese.

 

Si è parlato, infine, di suicidio assistito.

“Considero il dialogo sul suicidio assistito utile e necessario – ha premesso Anelli - Credo che debba essere scevro da pregiudiziali ideologiche o politiche, e animato solo da sensibilità intellettuale e disponibilità a comprendere sino in fondo le ragioni di determinate scelte. Ma anche dalla volontà di valutare le possibili conseguenze del cambiamento del paradigma - quello che vede la malattia come il male e la morte come il nemico da sconfiggere - che sinora ha caratterizzato l’esercizio della professione medica”.

“Apriamo allora il dibattito, anche sul delicato tema del suicidio assistito – ha proseguito - Salvaguardiamo, tuttavia, sempre la libertà e il principio del primato della coscienza che deve essere garantito a tutti i cittadini, medici compresi, anche attraverso la possibilità di una obiezione di coscienza”.

“Il medico – ha del resto ricordato Anelli - rappresenta nella nostra società colui che, attraverso l’empatia e il rapporto umano e di fiducia che lo lega al paziente, riesce a garantire i diritti previsti dalla nostra Carta Costituzionale: il diritto alla salute e il diritto all’autodeterminazione. Garantire tutto ciò senza sovvertire l’assetto valoriale dell’essere medico è la sfida che coinvolge oggi non solo la professione medica, ma tutte le professioni sanitarie e la società civile”.

di Rossella Gemma

Per combattere l'antibiotico resistenza potrebbe arrivare un nuovo farmaco con il trucco. Infatti, ha un doppio antibiotico: uno, che altro non è che un'esca e l'altro, prima nascosto, che è pronto a distruggere l'agente patogeno che ha dimostrato tutta la sua forza.

E' questo il ritrovato degli studiosi dell'Imperial College of Science di Londra che in un articolo pubblicato sul Journal of Medicinal Chemistry hanno raccontato il successo del loro lavoro fatto in test da laboratorio. Questo farmaco, secondo i ricercatori, consente al secondo antibiotico di agire in modo mirato, visto che viene rilasciato solo lì dove incontra batteri resistenti ai farmaci.

I risultati raggiunti, proseguono, potrebbero aiutare a prolungare la vita degli antibiotici esistenti rallentando la velocità con cui i batteri diventano resistenti. Una vasta gamma di batteri, tra cui gli Escherichia coli, ha sviluppato un enzima speciale che può rendere inutili gli antibiotici di prima linea, le cefalosporine. Per aggirare questo problema, il team ha attaccato una molecola di cefalosporina a un antibiotico secondario, la ciprofloxacina.

Quando i batteri resistenti incontrano il farmaco combinato arrivano a scindere la cefalosporina, liberando la ciprofloxacina per uccidere i batteri. La ciprofloxacina è usata raramente come trattamento primario perché può avere gravi effetti collaterali. Tuttavia, poiché si attiva solo quando la cefalosporina viene scissa, i livelli nel sangue sono molto più bassi e gli studiosi pensano come proprio questo possa portare a un minor numero di effetti avversi.

di Rossella Gemma

Sono circa 13,8 milioni gli over 65enni in Italia e il loro numero raggiungerà i 20 milioni nel 2050. Ma, a fronte di un Paese che invecchia, gli specialisti in grado di curare a 360 gradi gli anziani che hanno più malattie contemporaneamente sono poco più di 2.000, un numero destinato a esser sempre più basso rispetto alle crescenti necessità. A partire dai 70 anni di età circa l'80% degli anziani ha al-meno due o più patologie croniche con cui fare i conti quotidianamente, tra farmaci, visite e prescri-zioni: dalle cardiopatie all'osteoporosi, dalla pressione alta al diabete. "Non di rado i medicinali che fanno bene per una malattia potrebbero peggiorarne un'altra. La valutazione d'insieme della salute de-gli anziani e, soprattutto degli over 80, è quella che spetta al geriatra, vero e proprio coordinatore in grado di tarare le cure sulle necessità e fabbisogni del singolo paziente", spiega Raffaele Antonelli In-calzi, presidente della Società Italiana di Geriatria e Gerontologia (Sigg). Ma c'è una crescente discre-panza tra offerta e necessità, perché, a fronte di questi numeri, "abbiamo oggi appena 2.000 specialisti in Geriatria in tutta Italia e ogni anno ne vengono formati solo 169 perché questo è il numero delle nuove borse di specializzazione finanziate ogni anno". Di fatto, il calcolo del fabbisogno tiene conto, e per difetto, solo delle necessità ospedaliere, ma non tiene conto dell'impiego in strutture territoriali per l'assistenza domiciliare erogata dalle Asl, di quello nelle residenze sanitarie assistenziali sia pubbli-che che private". Per risolvere questa grave carenza, "nell'arco di un quindicennio occorrerebbero cir-ca 450 borse di specializzazione per 'sfornare' altrettanti specializzati ogni anno. Consapevoli che ad oggi questo è impossibile - conclude l'esperto - riteniamo che almeno 300 sarebbero il minimo per at-tutire il problema".

di Rossella Gemma

Il 30% dei pazienti con diabete tipo 1 presi in carico dai centri diabetologici italiani raggiunge valori corretti di emoglobina glicata, quasi la metà è in regola con il colesterolo e oltre il 70% con la pressione; il 12% èobeso, più di 1 su 4 fuma, il 40% presenta retinopatia, ma nel complesso 1 su 2 ha accesso a buoni livelli di cura. Sono questi alcuni dei dati che emergono dalla nuova Monografia Annali AMD “Profili assistenziali nei pazienti adulti con diabete tipo 1”, realizzata con il contributo non condizionante di Sanofi. L’analisi ha preso in esame 28.538 soggetti con DM1, elaborando i dati raccolti da 222 servizi di diabetologia diffusi sul territorio italiano.

 “Abbiamo analizzato qualità di cura, approcci terapeutici e outcome raggiunti nei pazienti con diabete di tipo 1, fornendo una fotografia accurata delle loro caratteristiche cliniche e dei loro bisogni insoddisfatti”, spiega Domenico Mannino, Presidente Associazione Medici Diabetologi. “Tra le novità introdotte rispetto alle edizioni precedenti degli Annali, focus specifici sulle singole Regioni eapprofondimenti sulla popolazione stratificata per generefasce di etàdurata di malattiatipo di trattamento (microinfusore vs iniezioni multiple di insulina),presenza di complicanze. A questo proposito è emerso, ad esempio, che le donne presentano un peggior controllo metabolico, che la fascia di età 65-74 anni è quella più monitorata, che l’abitudine al fumo è maggiore tra i pazienti con una storia di malattia più breve, che la percentuale di chi raggiunge livelli adeguati di cura complessiva è più elevata nei pazienti che impiegano il microinfusore (59%), rispetto a quelli in terapia multiniettiva (50%)”.

 BEN MONITORATA L’EMOGLOBINA GLICATA, MENO ALTRI IMPORTANTI PARAMETRI DEL RISCHIO CARDIOVASCOLARE

Dalla Monografia emerge come la quasi totalità dei pazienti riceva almeno una misurazione all’anno dell’HbA1c (97%). Buona ma ancora non ottimale la registrazione annua della pressione arteriosa, che avviene nell’89% dei soggetti, così come quella del profilo lipidico (69%, con picchi dell’80% in Liguria, FVG, Trentino-Alto Adige e Piemonte). Abbastanza elevata l’attenzione del diabetologo verso la funzionalità renale: al 74% dei pazienti è stata misurata la creatininemiae il 57% ha ricevuto almeno una valutazione annuale dell’albuminuria (con un’ampia variabilità, da Regioni come il Molise dove non vi è alcuna rilevazione, ad altre quali Lombardia, Marche e Toscana che superano il 65%). Ancora insoddisfacente il controllo del piede diabetico (avviene in media solo nel 22% dei pazienti); in aumento rispetto al passato la percentuale di soggetti monitorati per laretinopatia (46%).

 TROPPI PAZIENTI IN SOVRAPPESO, SOPRATTUTTO AL SUD

Meno di 1 paziente su 3 ha valori di emoglobina glicata a target (≤7%). È in regola con il colesterolo (LDL < 100 mg/dl) poco meno della metà del campione (49%) e con la pressione oltre il 70%. Per quanto riguarda la funzionalità renale, dei pazienti a cui è stata misurata l’albuminuria, il 26% è risultato avere valori indicativi di nefropatia. In linea con un fenomeno diffuso nella popolazione generale (l’aumento di sovrappeso e obesità), anche tra i pazienti con diabete tipo 1, l’Indice di Massa Corporea (BMI) medio è al limite del sovrappeso, con il 12% del campione obeso. Il dato mostra un gradiente Nord-Sud con la maggior percentuale di individui obesi concentrati nelle regioni meridionali. Solo il 9% dei soggetti è a target contemporaneamente per emoglobina glicata, colesterolo, pressione e BMI. Ancora troppi i diabetici di tipo 1 che fumano (26%).

 OLTRE IL 12% DEI PAZIENTI USA IL MICROINFUSORE

Registrando un incremento progressivo nel corso degli ultimi anni, oggi i pazienti che praticano la terapia insulinica con il microinfusore sono il 12.6%. A livello regionale si osserva un gradiente nord-sud a favore di quest’ultimo per quanto riguarda l’infusione sottocutanea continua di insulina (CSII), in particolare Lazio con il 26%, Campania 24% e Calabria 24%. Nella maggior parte delle Regioni si osserva un utilizzo variabile tra il 10 e il 15%; mentre Emilia-Romagna, Veneto, Trentino-Alto Adige e Toscana si attestano su percentuali inferiori al 10%; anomalo il dato della Sicilia (2.6%).

Un paziente su 3 (30%) è in terapia con ipolipemizzantistessa percentuale per quelli in trattamento antiipertensivo. Tra i soggetti con livelli elevati di albuminuria, solo il 6% non risulta trattato con ACE-inibitori/Sartani. Di quelli conpregresso evento cardiovascolare, il 78% è in trattamento con antiaggreganti piastrinici, ad eccezione del Molise, che raggiunge il 100% di soggetti trattati, e della Campania, che arriva al 57%.

BUONI LIVELLI DI CURA, MA RETINOPATIA PER IL 40% DEI PAZIENTI

In base allo score Q (un punteggio tra 0 e 40 in grado di predire l’incidenza successiva di eventi cardiovascolari, che misura la qualità di cura complessiva erogata dai servizi diabetologici), il 51% del campione presenta uno score Q > 25, la miglior fascia di punteggio.

La prevalenza delle principali complicanze micro/macrovascolari del diabete nei pazienti tipo 1 è contenuta (infarto 1,1%, ictus 1,2%, ulcera acuta del piede 0,9%, dialisi 0,3), fatta eccezione per quanto riguarda la retinopatia che riguarda, con livelli di severità diversi, il 40% del campione.

 “Da 10 anni l’iniziativa Annali AMD fornisce un quadro sui profili assistenziali delle persone con diabete di tipo 1 e 2 e sull’evoluzione nel tempo della qualità dell’assistenza. Nonostante i progressivi miglioramenti, occorre continuare a monitorare i bisogni insoddisfatti di entrambe le tipologie di pazienti, che permangono non solo per quanto riguarda il raggiungimento del compenso glicemico, ma anche per altri importanti fattori di rischio cardiovascolare”, conclude Mannino.

di Rossella Gemma

È online il Bando Bollini Rosa relativo al biennio 2020-2021. Fino al 31 maggio 2019 tutti gli ospedali interessati possono compilare il questionario di auto-candidatura sul sito dedicato all'iniziativa www.bollinirosa.it.

I Bollini Rosa sono un riconoscimento conferito dal 2007 da Onda agli ospedali italiani che offrono servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali patologie femminili, riservando particolare attenzione alle specifiche esigenze delle donne. Gli obiettivi principali sono incentivare gli ospedali a offrire servizi clinico-assistenziali personalizzati e che considerino le specifiche esigenze femminili e sensibilizzare la popolazione sulle patologie femminili più diffuse, avvicinando alla diagnosi precoce e alle cure. L'iniziativa ha ottenuto il patrocinio di 24 Società Scientifiche e ha consentito la creazione di una rete consolidata di 306 ospedali sul territorio nazionale.

I Bollini Rosa nascono con l’obiettivo di sensibilizzare gli ospedali alla creazione di percorsi diagnostico-terapeutici che tengano in considerazione la specificità di genere”, afferma Francesca Merzagora, Presidente di Onda. “Oggi rappresentano il più importante riconoscimento all’applicazione della medicina genere-specifica alla pratica clinica”.

Le aree specialistiche incluse nel bando sono cardiologia, dermatologia, diabetologia, dietologia e nutrizione clinica, endocrinologia e malattie del metabolismo, ginecologia e ostetricia, geriatria, medicina della riproduzione, neonatologia e patologia neonatale, neurologia, oncologia ginecologica, oncologia medica, pediatria, psichiatria, reumatologia, senologia, urologia e sostegno alle donne vittime di violenza.

L’assegnazione dei Bollini Rosa avviene tramite l’elaborazione matematica dei punteggi attribuiti a ciascuna domanda del questionario e la successiva valutazione dell’Advisory Board, presieduto dal Prof. Walter Ricciardi. La cerimonia di premiazione delle strutture è prevista l’11 dicembre 2019 a Roma in sede istituzionale.

“Il numero delle strutture che sono entrate nel network negli anni è in continuo aumento, segno dell’attenzione crescente verso le esigenze proprie dell’utenza femminile”, prosegue Merzagora. “I risultati di questi anni ci hanno convinto a continuare sulla strada della promozione della salute di genere negli ospedali: il nuovo bando che assegnerà i Bollini Rosa per il biennio 2020-2021 è stato appena divulgato e contiamo di ricevere ampia adesione per poter realizzare sempre più iniziative con gli ospedali premiati a favore della popolazione femminile”.

Per discutere del ruolo e del valore del network Bollini Rosa e del contributo allo sviluppo della medicina di genere in ambito ospedaliero, si terrà il 16 maggio a Milano il convegno “I Bollini Rosa: ruolo e valore del panorama sanitario”, promosso da Onda in collaborazione con Regione Lombardia, con la presenza delle Istituzioni, degli specialisti e dei pazienti.

“Tutte le strutture ospedaliere identificate come ospedali ‘vicini alle donne’ dalla Fondazione Onda e premiati con i Bollini Rosa offrono percorsi diagnostico-terapeutici e servizi dedicati alle principali patologie di interesse femminile, assicurando appropriatezza terapeutica e percorsi di cura in tempi minimi”, spiega Walter Ricciardi, Direttore Dipartimento Scienze della salute della donna, del bambino e di Sanità pubblica, Policlinico Gemelli, Roma. “Il fattore ‘tempo’ assume una rilevanza di assoluta priorità, soprattutto per i portatori di patologie gravi, che vivono il disagio di malattie totalizzanti con elevato impatto sulla propria qualità di vita e con ricadute anche per i familiari che li sostengono. Pertanto, il garantire assistenza e cura in tempi ridotti, non solo alle donne ‘malate’ ma anche nei momenti più gioiosi della vita come quelli del parto, è indice di efficienza organizzativa, umanizzazione delle cure e rispetto per la persona-paziente”.

“I Bollini Rosa, nati per sensibilizzare le strutture sanitarie nei confronti della medicina di genere, sono di fatto diventati una certificazione di qualità delle cure e la cultura organizzativa che hanno determinato è diventata patrimonio di tutti gli operatori delle strutture ospedaliere”, conclude Flori Degrassi, Direttore Generale, ASL Roma 2.

Per maggiori informazioni, visitare il sito www.bollinirosa.it.

di Rossella Gemma

“Apprendiamo con piacere che il Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha espresso l’intenzione di aumentare a 8000 il numero delle borse messe a disposizione dallo Stato per le specializzazioni mediche. Sempre ieri l’assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna, Sergio Venturi, ha ricordato il paradosso dell’imbuto formativo, per cui non c’è carenza di medici - in quanto molti sono in attesa di entrare nel circuito delle specializzazioni ma non ci riescono perché non ci sono borse sufficienti - e c’è invece carenza di specialisti, esprimendo poi l’intenzione di aumentare le borse erogate dalla sua Regione. Finalmente la Politica prende atto che il problema esiste e si prepara, con buona volontà, a risolverlo. Condividiamo inoltre la preoccupazione del Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, in merito ai fondi per la sanità, che non devono, per nessuna ragione, essere dirottati su altri obiettivi”.

Questo il commento del Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, alle dichiarazioni arrivate ieri, in contesti diversi, dai rappresentanti del Miur e della Regione Emilia Romagna, che non esclude, seppur come extrema ratio, la possibilità di richiamare professionisti in pensione, per far fronte alla carenza di specialisti.

 “La storia ci insegna, tuttavia, che le buone intenzioni, pur essendo un punto di partenza, non bastano -   precisa Anelli -. Occorre, ora, una programmazione precisa ed efficace, volta a definire azioni lungo due direttrici: smaltire l’imbuto formativo, aumentando le borse, aggiungendone diecimila per i medici ivi intrappolati, ed evitare, per il futuro, che lo stesso si formi, assicurando ad ogni medico laureato una borsa”.

“È questo il vero cambiamento che ci attendiamo dalla Politica – conclude -: non ripetiamo gli errori del passato, non ‘tappiamo le falle’ con soluzioni tampone, ma, individuate le criticità, ricostruiamo il sistema in modo tale da utilizzare le risorse nella miglior maniera possibile. I giovani medici ci sono, garantiamo loro la possibilità di specializzarsi e garantiremo un futuro al nostro Servizio Sanitario Nazionale e cure ottimali a tutti i cittadini”.