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News Letter dell'ordine

di Rossella Gemma

C'e' il rischio concreto, numeri alla mano, che chi non rientra nel target prioritario per la vaccinazione antinfluenzale (anziani e persone con malattie croniche) non riuscira' a trovare il vaccino in farmacia, malgrado la circolare del ministero del 4 giugno lo raccomandi "per tutti i soggetti a partire dai 6 mesi di eta' che non hanno controindicazioni al vaccino", con offerta attiva e gratuita per alcune categorie di popolazione a rischio. Lo sottolinea la Fondazione Gimbe, che ha condotto un'analisi della situazione regione per regione in base ai dati disponibili. "La vaccinazione antinfluenzale - afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - oltre a ridurre le complicanze dell'influenza stagionale e contenere l'eccesso di mortalita', quest'anno ha un obiettivo strategico di salute pubblica: ridurre il numero di persone sintomatiche che rischiano di sovraccaricare i servizi sanitari territoriali e i pronto soccorso. Questo obiettivo, tuttavia, richiede una copertura vaccinale molto ampia anche nelle fasce non a rischio che, di fatto, includono la maggior parte dei lavoratori ai quali e' affidata la ripresa economica del Paese". A fronte delle preoccupazioni sull'indisponibilita' di vaccino antinfluenzale nelle farmacie, l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha rassicurato che oltre 17 milioni di dosi acquistate dalle Regioni rispondono ampiamente al fabbisogno, visto che nella stagione precedente ne sono state distribuite 12,5 milioni con una copertura del 54,6% negli over 65. "Se questo aumento delle scorte - spiega Cartabellotta - permettera' di estendere le coperture vaccinali nelle categorie a rischio, e' molto difficile stimare l'incremento di domanda della popolazione generale, maggiormente sensibilizzata alla vaccinazione anche dei datori di lavoro, preoccupati che lo sviluppo di sintomi influenzali da parte dei loro dipendenti possa paralizzare le attivita' produttive". Al momento le Regioni hanno ceduto alle farmacie l'1,5% delle dosi acquistate (circa 250.000), prevedendo di ampliare tale dotazione se nel corso della campagna dovessero rendersi disponibili altre dosi. Federfarma ha annunciato che nelle farmacie arriveranno dall'estero oltre un milione di dosi. "La Fondazione GIMBE - spiega Renata Gili, coordinatrice del progetto di monitoraggio dell'influenza stagionale - ha condotto un'analisi indipendente con l'obiettivo di mappare le scorte regionali di vaccino antinfluenzale, valutare la potenziale copertura per le categorie a rischio e stimare la disponibilita' di dosi per la popolazione generale".

In base al report, 7 Regioni e 2 Province autonome, con le scorte disponibili, possono raggiungere coperture inferiori al 75% della popolazione target per eta': Provincia autonoma di Trento (70,2%), Piemonte (67,9%), Lombardia (66,3%), Umbria (61,9%), Molise (57,1%), Valle d'Aosta (51,5%), Abruzzo (49%), Provincia autonoma di Bolzano (38,3%), Basilicata (29%). 12 Regioni si sono aggiudicate un quantitativo adeguato di dosi per raggiungere la copertura del 75% della popolazione target per eta'. Ma la disponibilita' di dosi residue per la popolazione non a rischio e' molto variabile: Puglia (1.084.634), Lazio (926.291), Sicilia (256.796), Toscana (225.661), Campania (217.252), Calabria (100.273), Sardegna (96.113), Veneto (49.712), Liguria (38.501), Emilia-Romagna (9.980), Friuli-Venezia Giulia (5.218), Marche (5.022). Considerato  che diverse Regioni si sono attivate per recuperare dosi ulteriori di vaccino non si puo' escludere che le disponibilita' possano aumentare in relazione a: applicazione del quinto d'obbligo con incremento sino al 20% del numero di dosi aggiudicate, procedure negoziate senza pubblicazione di bando o condotte in privativa (concluse o in corso), eventuali dosi approvvigionate e redistribuite dal Ministero della Salute. Inoltre, e' verosimile una sovrastima delle dosi residue perche' la copertura del 75% e' stata calcolata solo sul target anagrafico, vista l'impossibilita' di quantificare le altre categorie a rischio: persone di eta' (60 anni con patologie croniche, donne in gravidanza, operatori sanitari e altri lavoratori a rischio, etc. "L'esigua disponibilita' di vaccino antinfluenzale nelle farmacie - spiega il Presidente - e' riconducibile ad almeno tre determinanti. Innanzitutto, Ministero della Salute e la maggior parte delle Regioni non hanno previsto con largo anticipo la necessita' di aumentare le scorte per la popolazione non a rischio. In secondo luogo, l'aumentata domanda sui mercati internazionali, insieme al ritardo con cui sono stati indetti i bandi di gara, ha impedito ad alcune Regioni di aggiudicarsi il 100% delle dosi richieste. Infine, le farmacie non sono riuscite ad approvvigionarsi per mancata disponibilita' del vaccino sul mercato". "La nostra analisi - conclude Cartabellotta - quantifica le difficolta' di accesso per la popolazione generale al vaccino antinfluenzale. In molte Regioni, infatti, solo la decisione di escludere una o piu' categorie a rischio (es. bambini) dall'offerta attiva e gratuita o quella di accontentarsi di un target inferiore al 75%, permettera' di aumentare la disponibilita' di dosi nelle farmacie".

di Rossella Gemma

Continua il fenomeno delle "culle vuote" con un calo delle nascite costante, aumenta il ricorso alla fecondazione assistita e il numero dei parti cesarei, seppure in lieve calo, resta comunque eccessivo. Questo il quadro delineato da Rapporto annuale sull'evento nascita in Italia, pubblicato dal ministero della Salute, sui dati rilevati per l'anno 2017 dal flusso informativo del Certificato di assistenza al parto (CeDap). Nel corso del 2017 - è il primo dato del Rapporto - prosegue il calo delle nascite, in tutte le aree del Paese. Nel 2017 sono stati 461.284 i bambini nati in Italia rispetto ai 474.925 dell'anno precedente. Il fenomeno è in larga misura- spiegano gli autori del report - l'effetto della modificazione della struttura per età della popolazione femminile e in parte dipende dalla diminuzione della propensione ad avere figli. Le cittadine straniere hanno finora compensato questo squilibrio strutturale, tuttavia negli ultimi anni si nota una diminuzione della fecondità delle donne straniere.

Il tasso di natalità varia da 6,1 nati per mille in Liguria e Sardegna a 10,2 nella Provincia autonoma di Bolzano rispetto a una media nazionale del 7,6 per mille. Le Regioni del Centro presentano tutte, tranne il Lazio, un tasso di natalità con valori inferiori alla media nazionale. Nelle Regioni del Sud, i tassi di natalità più elevati sono quelli di Campania, Calabria e Sicilia che presentano valori superiori alla media nazionale. Anche la fecondità mantiene l'andamento decrescente degli anni precedenti: nel 2017 il numero medio di figli per donna scende a 1,34 (rispetto a 1,46 del 2010). I dati per il 2017 danno livelli più elevati di fecondità al Nord nelle Province Autonome di Trento e Bolzano, in Friuli Venezia Giulia e nel Mezzogiorno in Campania e Sicilia. Le regioni in assoluto meno prolifiche sono invece Sardegna, Basilicata e Molise. Nel dettaglio, emerge che nel 2017, il 21% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana. Tale fenomeno è più diffuso nelle aree del Paese con maggiore presenza straniera, ovvero al Centro-Nord, dove oltre il 25% dei parti avviene da madri non italiane; in particolare, in Emilia Romagna e Lombardia (31%). L'età media della madre è di 32,9 anni per le italiane mentre scende a 30,4 anni per le straniere. L'età media al primo figlio è per le donne italiane, quasi in tutte le Regioni, superiore a 31 anni, con variazioni sensibili tra le regioni del Nord e quelle del Sud. Le donne straniere partoriscono il primo figlio in media a 28,5 anni. E ancora: il 54,7% delle madri lavora, il 29% è casalinga e il 14,3% disoccupata o in cerca di prima occupazione.
Il Report conferma anche il ricorso eccessivo al parto cesareo, con percentuali medie del 32,8% ma con notevoli differenze regionali che comunque evidenziano che in Italia vi è un ricorso eccessivo all'espletamento del parto per via chirurgica. Il cesareo è inoltre più frequente nelle donne con cittadinanza italiana rispetto alle donne straniere: si ricorre al taglio cesareo nel 27,6% dei parti di madri straniere e nel 34,3% dei parti di madri italiane. Infine, si è fatto ricorso a una tecnica di procreazione medicalmente assistita (Pma) in media per 2,12 gravidanze ogni 100, e per un totale complessivo nel 2017 di 9.641 gravidanze. La tecnica più utilizzata è stata la fecondazione in vitro con successivo trasferimento di embrioni nell'utero (Fivet), seguita dal metodo di fecondazione in vitro tramite iniezione di spermatozoo in citoplasma (Icsi).

di Rossella Gemma

"Non presenteremo un piano per l'emergenza ma un progetto di riforme per il prossimo decennio. Abbiamo l'opportunità di portare insieme riforme e investimenti, siamo di fronte a un inedito". Lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, in audizione davanti alla Commissione Affari sociali della Camera in merito alle priorità nell'utilizzo del Recovery Fund. "Limiti e difficoltà della sanità italiana non figli solo di questa tempesta ma vengono da lontano. La pandemia ha evidenziato problemi strutturali che nascono da lontano" e figli dei "tagli degli anni passati", ha sottolineato. In primis è "cambiato il contesto epidemiologico, con una società con più anziani ha visto l'esplosione delle cronicità", "abbiamo livelli di assistenza variegati" e "un ritardo nei processi di digitalizzazione". Inoltre "negli anni passati è stata ridotta l'assistenza ospedaliera ma senza aumentare quella sul territorio". Investire sul territorio significa promuovere l'idea di "sanità di prossimità, di una sanità circolare al cui centro c'è il cittadino paziente". Territorio significa anche, ha ricordato il ministro, investire su hospice, strutture di riabilitazioni, strutture psichiatriche, rsa, così come servizi di prevenzione. Tra le priorità evidenziate dal ministro in audizione, "innovare in logica green le strutture sanitarie, lavorare sulla sicurezza strutturale, sul recupero della mobilità passiva tra regioni e sviluppare i servizi di emergenza urgenza". Inoltre, dobbiamo anche trovare strumenti per attirare investimenti da parte di aziende internazionali". Tutti i progetti, ha concluso Speranza, "saranno caratterizzati da elevati livelli tecnologici, teleassistenza e telemedicina".

di Rossella Gemma

AstraZeneca sospende tutti i test clinici sul vaccino per il coronavirus che sta sviluppando con l'Universita' di Oxford dopo che uno dei partecipanti ha accusato una seria potenziale reazione avversa. Lo stop temporaneo consente al colosso farmaceutico di esaminare il caso e di rivedere i dati sulla sicurezza. "Il nostro processo standard di revisione dei test ha fatto scattare una pausa", afferma un portavoce di AstraZeneca. "Si tratta di un'azione di routine che si verifica ogni volta che c'è una potenziale reazione inspiegata in uno dei test" che consente il tempo di "indagare e assicurare il mantenimento dell'integrità del processo dei test", aggiunge AStraZeneca. "Nei test più ampi, reazioni possono accadere per caso ma devono essere indipendentemente valutate con attenzione", aggiunge il colosso farmaceutico, che con l'annuncio della sospensione cala del 6% a Wall Street nelle contrattazioni after hours. Non è inconsueta per i test clinici una sospensione. Ma lo sviluppo del vaccino del coronavirus è uno di quelli più sotto osservazione della storia e qualsiasi segnale che arriva dai test è passato all'esame con la lente di ingrandimento. Anche se il vaccino di AstraZeneca fosse alla fine approvato, questa battuta d'arresto potrebbe tradursi in timori sull'uso. I dati iniziali sui test sono apparsi molto promettenti, con il vaccino in grado di produrre una robusta risposta immunitaria  e solo deboli effetti collaterali. Lo stop di AstraZeneca arriva nell'acceso dibattito in corso su una possibile politicizzazione del vaccino, soprattutto negli Stati Uniti dove Donald Trump spinge per averlo prima delle elezioni di novembre fra i dubbi degli esperti. Non da ultimo quelli di Anthony Fauci, il super esperto americano in malattie infettive, secondo il quale è improbabile che un vaccino sia pronto entro la fine dell'anno.

di Rossella Gemma

Anticipare le campagne di vaccinazione antinfluenzale a partire dall'inizio di ottobre. A raccomandarlo è l'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) nella determina, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, che autorizza l'aggiornamento della composizione dei vaccini influenzali per la stagione 2020-2021. Intanto mentre gli esperti concordano sull'importanza di vaccinare il più possibile, si accende il dibattito su come fare per cercare di alleggerire i servizi vaccinali e gli studi medici da una campagna che si prevede di ampia portata. Normalmente, "in base alla nostra situazione climatica", in Italia, spiega Aifa sottolineando quanto già indicato da una circolare del Ministero della Salute del 5 giugno, "il periodo destinato alle campagne di vaccinazione antinfluenzale è a partire dalla metà di ottobre fino a fine dicembre. Vista l'attuale situazione epidemiologica relativa alla circolazione di SARS-CoV-2", tuttavia, "si raccomanda di anticipare la conduzione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale a partire dall'inizio di ottobre". La protezione indotta dal vaccino comincia circa 2 settimane dopo la vaccinazione, ricorda Aifa, e perdura per un periodo di 6-8 mesi per poi decrescere. Per tale motivo e poiché i ceppi virali in circolazione possono mutare, è necessario sottoporsi a vaccinazione all'inizio di ogni nuova stagione influenzale: quelli che avremo quest'anno, in accordo con le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), sono costituiti da antigeni virali per due ceppi di tipo A (A/Guangdong-Maonan/SWL1536/2019 e A/Hong Kong/2671/2019) e un ceppo di tipo B (B/Washington/02/2019 lineaggio B/ Victoria). Nel caso dei vaccini quadrivalenti, è previsto l'inserimento anche di quelli per il ceppo B/Phuket/3073/2013 lineaggio B/Yamagata. Sull'importanza di vaccinare contro l'influenza concordano gli esperti, e a farlo non dovrebbero essere solo over 65, malati cronici e operatori sanitari. "Ogni anno - spiega Andrea Crisanti, professore di Microbiologia dell'Università di Padova - abbiamo circa 8 milioni di malati di influenza, soprattutto concentrati tra i 4 e i 15 anni. Sicuramente un ragazzo malato di influenza in questo momento fa scattare tutto il meccanismo di protezione anti-Covid che distoglie tante risorse preziose". Sì dunque a "incoraggiare fortemente la vaccinazione" nei giovani ma la cosa è solo apparentemente semplice, mette in guardia Crisanti, "perché anche i servizi vaccinali sono intasati da tutte le vaccinazioni non fatte l'anno passato".

di Rossella Gemma

Le discoteche, fiere e congressi restano ancora chiuse almeno fino al 31 luglio e lo stato d'emergenza sarà prorogato al 31 ottobre anziché a fine anno. Il governo, come ha già anticipato il premier Giuseppe Conte, è intenzionato a ampliare le misure eccezionali per la lotta al Coronavirus e già in settimana potrebbe arrivare una delibera ad hoc in Consiglio dei ministri, accompagnata anche da un decreto legge utile per fare ordine fra le varie scadenze fissate nel corso di questi mesi. In concreto, quindi, si posticipano le aperture di discoteche, fiere e congressi e si continuano a sospendere eventi che implichino assembramenti in spazi chiusi o all'aperto quando non è possibile assicurare il rispetto delle condizioni di sicurezza. Anche nei luoghi di culto si devono continuare ad adottare misure tali da evitare assembramenti. Cinema, teatri e auditorium continueranno ad avere posti a sedere preassegnati e distanziati, rispettando la distanza di almeno un metro (ad eccezione dei conviventi) e con un massimo di mille spettatori per spettacoli all'aperto e 200 in luoghi chiusi. Sempre fino al 31 luglio resteranno in vigore i protocolli di sicurezza come condizione di apertura delle attività produttive e commerciali, assicurando che la distanza interpersonale di almeno un metro sia rispettata, che gli ingressi avvengano in modo dilazionato e che venga impedito di sostare nei locali più del tempo necessario all'acquisto dei beni. Prosegue anche l'obbligo in tutta Italia di indossare la mascherina nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, compresi i mezzi di trasporto e in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza. Resta valide, inoltre, l'applicazione della sanzione penale per chi viola la quarantena obbligatoria. Una misura, questa, giudicata dal ministero indispensabile in questa fase di aumento dei contagi da importazione. Bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie, infine, possono continuare a esercitare le loro attività a condizione che le regioni e le province autonome di riferimento ne abbiano accertato la compatibilità con l'andamento della situazione epidemiologica.

09/07/2020 - ATTIVO DA QUESTA SERA PER LE NUOVE ISCRIZIONI!

- ISTANZE DI ISCRIZIONE - A PARTIRE DA QUESTA SERA, GIOVEDì 09 LUGLIO 2020, DALLE ORE 19,00, ENTRANDO NELLA SEZIONE "MODULISTICA", NELLA PAGINA DEDICATA ALLE "PRIME ISCRIZIONI" O AI "TRASFERIMENTI" (A SECONDA DEL CASO), TROVERETE:

1) IL MODULO DI DOMANDA DA INOLTRARE PER PEC ALL'ORDINE;

2) IN RISPOSTA ALLA VOSTRA PEC, RICEVERETE, NEL GIRO DI 24 ORE, LA LISTA DEI PAGAMENTI, CON DATA DI SCADENZA E

3) L'APPUNTAMENTO PER CONSEGNARE PRESSO LA SEDE: LA DOMANDA CARTACEA IN BOLLO, LE RICEVUTE, LE FOTO PER I TESSERINI.

PROSSIMO CONSIGLIO UTILE ALLE ISCRIZIONI: FINE MESE DI LUGLIO-INIZI MESE DI AGOSTO! Ultimo consiglio tenuto: 29 giugno.

 

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DAL 1° LUGLIO ENTRA IN FUNZIONE LA MODALITA' DI PAGAMENTO TRACCIATO VERSO LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI, DENOMINATA "PAGO - PA".

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di Rossella Gemma

Produrre sul nostro territorio nazionale una parte ingente del candidato vaccino europeo anti-Covid. L'annuncio arriva da Walter Ricciardi, membro del comitato esecutivo dell'Organizzazione mondiale della sanita' e Consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza. Ed anche se i tempi restano ancora incerti, l'obiettivo e' di avere le prime dosi disponibili per il prossimo inverno. 

Rispetto a un vaccino contro il nuovo coronavirus, "l'Europa e' molto piu' avanti degli Stati Uniti e ci stiamo organizzando affinche' una parte sostanziale venga prodotto in Italia. Quindi - ha spiegato Ricciardi - ci stiamo organizzando per essere tra i paesi leader". Ed ancora: "Devo dire con piacere - ha aggiunto - che in questo caso l'Europa e' avanti rispetto agli Stati Uniti", perche' il vaccino che si sta sviluppando, quello che vede unita l'Universita' di Oxford in collaborazione con l'azienda Irbm di Pomezia e la multinazionale AstraZeneca, "e' in una fase di sviluppo piu' avanzata rispetto all'altro".

Quanto ai tempi, "se le cose vanno bene, in autunno-inverno potremmo avere le prime dosi e naturalmente anche quelle per gli italiani". Italia in prima linea dunque, anche se la produzione di uno o più candidati vaccini implica comunque degli aspetti problematici e non scontati, sottolinea all'Ansa il presidente di Farmindustria  Massimo Scaccabarozzi. Le aziende farmaceutiche italiane che hanno le tecnologie per i vaccini, ha spiegato, "sono pronte a produrre il vaccino anti-Covid 'europeo'; sul territorio nazionale abbiamo infatti vari hub e poli industriali specializzati, come quello toscano". Tuttavia, ha precisato, "va detto che molto dipendera' da quale tipo di vaccino arrivera' alla fine a superare la fase 3 di sperimentazione e si dimostrera' quindi quello giusto. Infatti, i candidati vaccini non sono tutti uguali e ciascuno di quelli in sperimentazione implica differenti procedure di produzione. Non e' pertanto scontato che tutte le nostre aziende possano produrre qualunque tipo di vaccino". Al momento, rileva Scaccabarozzi, "secondo i dati dell'Oms, ci sono 136 candidati vaccini allo studio dei quali 8 sono in fase di sperimentazione 2 o 3. La nostra speranza, naturalmente, e' che al traguardo possano arrivare piu' vaccini".

In questo senso, Scaccabarozzi giudica "fondamentale" l'azione portata avanti dal ministro Speranza che, insieme a Francia, Olanda e Germania, "ha lanciato una alleanza ed un accordo per il vaccino, la 'Inclusive vaccine Alliance'". L'obiettivo, conclude, e' appunto "garantire la copertura e la disponibilita' del futuro vaccino anti-Covid a tutti i Paesi europei. Nessuno escluso".

di Rossella Gemma

Gli estrogeni, ormoni prettamente femminili, potrebbero avere un effetto protettivo contro l’infezione da coronavirus in termini di riduzione del tasso di mortalità. È quanto emerso da un’analisi appena pubblicata sull’“American Journal of Obstetrics and Gynecology”, che ha riesaminato i dati epidemiologici raccolti nei primi mesi della pandemia. Primo firmatario dello studio italiano il Professor Angelo Cagnacci, Direttore Istituto di Clinica Ostetrica e Ginecologica all’IRCCS-Ospedale San Martino di Genova, nonché Presidente della Società Italiana per la Menopausa e Vice presidente della Società Italiana della Contraccezione.

I dati epidemiologici hanno dimostrato come l’infezione da Covid-19 abbia determinato esiti più gravi e mortali negli uomini rispetto alle donne, con un rapporto di 4:1 nelle fasce d’età fino a 50 anni (Fonte: Report ISS, periodo 22 febbraio - 19 aprile 2020). Sebbene non ci sia una spiegazione scientifica riconosciuta, tale differenza può dipendere da alcuni fattori di rischio come età, genetica, stile di vita e fumo. Non sono però state formulate ipotesi del perché la differenza del tasso di mortalità tra i sessi sia cambiata bruscamente e costantemente a partire dalla fascia 50/59: nonostante la mortalità per Covid-19 rimanga inferiore nelle donne rispetto agli uomini in tutte le fasce d’età, è stato infatti rilevato come negli over 50 il rapporto di mortalità uomo-donna sia passato a 4:2. In particolare, considerando il tasso di mortalità maschile pari al 100%, il tasso di mortalità delle donne è risultato il 27,8% di questo tra i 20 ei 59 anni e il 50,6% tra i 60 e gli 89 anni. Nel solo campione femminile, quindi, il tasso di mortalità è sostanzialmente raddoppiato.

“Finora, l'evidenza epidemiologica non ha chiarito se la mortalità degli individui infetti da Covid-19 cambia in modo diverso tra i sessi con l'età. Per questo abbiamo voluto esaminare da un’altra angolazione il report dell’ISS. Sicuramente saranno necessarie ulteriori indagini, ma possiamo intanto formulare l’ipotesi che questa variazione specifica nelle donne over 50 - quindi in età post menopausale, senza ormoni circolanti - dipenda da un possibile effetto protettivo degli estrogeni in età fertile perché, non solo il tasso di mortalità per Covid-19 è inferiore nelle donne rispetto agli uomini, ma le più giovani hanno meno probabilità di aggravarsi in caso di infezione”, commenta il Professor Angelo Cagnacci, primo firmatario dello studio.

“In questa analisi sono escluse le donne in gravidanza, periodo caratterizzato da un’elevata presenza di estrogeni. Vediamo che in Italia non ci sono dati rilevanti di mortalità, il che potrebbe rappresentare una riconferma alla nostra ipotesi: ossia che la presenza di estrogeni, anche in eccesso, protegga dall’infezione rispetto all’assenza di ormoni”, spiega Cagnacci.

L'ambiente endocrino è diverso tra uomini e donne. Nelle donne, gli ormoni ovarici influenzano l'infiammazione, l'immunità e anche l'espressione dell'enzima di conversione ACE2 che sembra avere un ruolo nel determinare la progressione della malattia COVID-19: effetti che si perdono dopo la menopausa.

“In questo momento storico un consiglio ricorrente del medico è quello di far sospendere la terapia ormonale sostitutiva in menopausa o la pillola contraccettiva. Questo perché erroneamente si pensa che sospendere qualsiasi cosa la donna stia assumendo, soprattutto ormoni, porti un beneficio in situazioni critiche, non conoscendo tuttavia i meccanismi attraverso cui si sviluppa la malattia. Non ci sono evidenze scientifiche a sostegno dell’interruzione della terapia ormonale o della pillola contraccettiva, come anche sottolineato nelle recenti Raccomandazioni della Società Italiana della Contraccezione e della Società Italiana della Menopausa, ed anzi i dati ci dicono che la continuazione dell’assunzione ormonale sia da perseguire per cercare di non aggravare il decorso della malattia”, conclude Cagnacci.

di Rossella Gemma

Si è appena conclusa alla presenza dell'assessore alla Sanità e l’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio Alessio D’Amato l’odierna videoconferenza della task-force regionale per il COVID-19 con i direttori generali delle Asl e Aziende ospedaliere e Policlinici universitari e ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

“Oggi registriamo un dato di 25 casi positivi nelle ultime 24h è il dato più basso dal lockdown e un trend al 0,3%. Proseguono i controlli sulle RSA e le strutture socio-assistenziali private accreditate. Sono ad oggi 691 le strutture per anziani ispezionate su tutto il territorio.

Sono partiti questa mattina i 300 mila test sierologici su tutti gli operatori sanitari (al via i primi 5 mila), compresi i medici di medicina generale, pediatri e farmacisti e le Forze dell’Ordine. Con il Presidente Nicola Zingaretti questa mattina siamo stati al Comando Generale della Guardia di Finanza per l’avvio dei test. Saranno importanti e ci aiuteranno a capire la circolazione del virus. Sui primi 250 test effettuati questa mattina si sono registrati due casi di sieroprevalenza (0.8%) e sono stati sottoposti subito a tampone.

Da domani mattina sarà attivo il primo modulo da 12 posti letto della RSA di Albano. Una struttura molto importante che a regime avrà 50 posti letto.

Trend stabilmente in discesa nelle province dove complessivamente si registrano zero casi nelle ultime 24h e zero decessi.

Nelle ultime 24 ore i decessi sono stati 5, mentre continuano a crescere i guariti che sono arrivati a 2.334 totali e i tamponi totali eseguiti sono stati quasi 182 mila” commenta l’Assessore D’Amato.

San Camillo: da domani attivo il servizio di consulenza telefonica ‘San Camillo Risponde’ per pazienti che hanno necessità di un contatto diretto con uno specialista. Il servizio sarà attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle ore 17 al numero 06.58703019

La nuova app della Regione ‘LazioDrCovid’ realizzata in collaborazione con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, ha registrato oltre 93 mila utenti che hanno scaricato l’applicazione e 2.600 medici di famiglia e 340 pediatri di libera scelta collegati. Per quanto riguarda infine i DPI – dispositivi di protezione individuale oggi sono in distribuzione presso le strutture sanitarie: 30.700 mascherine chirurgiche, 16.100 maschere FFP2, 1.400 maschere FFP3, 3.150 tute idrorepellenti, 1.900 camici impermeabili, 32.700 guanti.

La situazione nelle Asl e A.O:                        

Asl Roma 1 – 8 nuovi casi positivi. Deceduta una donna di 92 anni. 23 le persone che sono uscite dalla sorveglianza domiciliare. Da giovedì 14 maggio operative le 2 postazioni per tamponi drive in. In settimana parte il test di sieroprevalenza sulle 9.000 unità di personale sanitario;

Asl Roma 2 – 4 nuovi casi positivi. Deceduta una donna di 96 anni. 53 le persone che sono uscite dalla sorveglianza domiciliare. Da giovedì 14 maggio operative le 2 postazioni per tamponi drive in;

Asl Roma 3 – non si registrano nuovi casi positivi. Deceduta una donna di 86 anni. 10 le persone che sono uscite dalla sorveglianza domiciliare. Da giovedì 14 maggio operative le 2 postazioni per tamponi drive in;

Asl Roma 4 – 1 nuovo caso positivo. 41 le persone che sono uscite dalla sorveglianza domiciliare. Da giovedì 14 maggio operative le 2 postazioni per tamponi drive in;

Asl Roma 5 – 5 nuovi casi positivi. 29 le persone che sono uscite dalla sorveglianza domiciliare. Da giovedì 14 maggio operative le 2 postazioni per tamponi drive in. Domani operativi 10 posti letto post Covid all’Ospedale di Palestrina;

Asl Roma 6 – 7 nuovi casi positivi. Deceduta una donna di 93 anni. 207 le persone che sono uscite dalla sorveglianza domiciliare.  In settimana parte il test di sieroprevalenza sulle 10.000 unità di personale sanitario. Domani operativo il primo modulo della RSA pubblica di Albano;

Asl di Latina - non si registrano nuovi casi positivi. 0 decessi. 47 le persone che sono uscite dalla sorveglianza domiciliare. Domani parte il test di sieroprevalenza sul personale sanitario. Da giovedì 14 maggio operative le 2 postazioni di tampone drive in;

Asl di Frosinone – non si registrano nuovi casi positivi. 0 decessi. 7 le persone che sono uscite dalla sorveglianza domiciliare. Parte il 14 maggio il test di sieroprevalenza su personale sanitario. Le 2 postazioni per tampone drive in dell’Ospedale di Frosinone e di Cassino già operative;

Asl di Viterbo - non si registrano nuovi casi positivi. 0 decessi. 6 le persone che sono uscite dalla sorveglianza domiciliare. Domani parte il test di sieroprevalenza sul personale sanitario. Da giovedì 14 maggio operativa la postazione di tampone drive in;

Asl di Rieti – non si registrano nuovi casi positivi. 0 decessi. 41 le persone che sono uscite dalla sorveglianza domiciliare. Partito venerdì 8 il test per la sieroprevalenza sul personale sanitario. Domani parte il test di sieroprevalenza sulle RSA e case di riposo del territorio;

Policlinico Umberto I – 78 pazienti ricoverati di cui 6 in terapia intensiva. 5 pazienti guariti. Domani parte il test di sieroprevalenza sulle 7.500 unità del personale sanitario;

Azienda ospedaliera San Camillo - Non si registrano nuovi casi positivi in accesso al pronto soccorso negli ultimi 6 giorni. Operativo il laboratorio per il test COVID H24. Oggi iniziato il test di sieroprevalenza sulle 3.700 unità del personale sanitario. Da giovedì operativa la postazione per tampone drive-in in collaborazione con la Asl Roma 3;

Azienda sanitaria Sant’Andrea - Oggi iniziato il test di sieroprevalenza sul personale sanitario. Non si registrano nuovi casi positivi in accesso al pronto soccorso negli ultimi 6 giorni. Operativo il laboratorio per il test COVID H24. Da giovedì operativa la postazione per tampone drive-in in collaborazione con la Asl Roma 1;

Azienda Ospedaliera San Giovanni - Non si registrano nuovi casi positivi in accesso al pronto soccorso. Operativo il laboratorio per il test COVID H24. Da giovedì operativa la postazione per tampone drive-in in collaborazione con la Asl Roma 1. Oggi iniziato il test di sieroprevalenza sulle 3.000 unità del personale sanitario;

Policlinico Gemelli - Da mercoledì parte il test di sieroprevalenza sulle 8.000 unità di personale sanitario. 4 pazienti sono guariti. Deceduto un uomo di 58 anni con precedenti patologie;

Policlinico Tor Vergata – 72 pazienti ricoverati di cui 4 in terapia intensiva. 5 pazienti sono guariti;

IFO - Operativo il laboratorio per il test sierologico e il laboratorio per il test COVID H24

Ares 118 - Operativo al numero verde 800.118.800 il servizio di assistenza psicologica per i cittadini;

Ospedale Pediatrico Bambino Gesù - i pazienti ricoverati al centro Covid di Palidoro restano  11: 9 bambini e 2 mamme.  Buone condizioni  generali per tutti i ricoverati. Ad oggi effettuati 221 teleconsulti pediatrici in collaborazione con i pediatri del territorio. Avviato il test sierologico sul personale sanitario;

Università Campus Bio-Medico – 31 pazienti ricoverati al Covid Center Campus Biomedico di cui 13 in terapia intensiva. Operativa la postazione per tampone drive-in in collaborazione con la Asl Roma 2. Avviato il test di sieroprevalenza sul personale sanitario: 1615 test già eseguiti.