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News Letter dell'ordine

di Rossella Gemma

"Non vogliamo più essere chiamati eroi: pretendiamo fatti concreti per tutelare la nostra salute”. È fermo il Presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, Filippo Anelli, nel chiedere a Governo e Regioni di proteggere i medici, nel giorno in cui sforano quota 300 i camici bianchi vittima del Covid. L’ultimo nome sul memoriale del sito - che comprende, oltre ai medici attivi, anche pensionati, alcuni dei quali tornati in servizio per l’emergenza Covid o che comunque svolgevano attività libero-professionale – è quello di Bartolo Tarsia, 69 anni, medico di medicina generale a Reggio Calabria. La notizia della sua morte è arrivata alla Fnomceo ieri sera, per voce del presidente dell’Ordine di Reggio Calabria, Pasquale Veneziano. Nel tardo pomeriggio era stata comunicata anche la scomparsa di Agostino Consolaro, medico in pensione di Gallarate (Varese), che continuava a visitare gratuitamente i bisognosi.   

Prima di loro, la Fnomceo ricorda Giuseppe Tortorella, pediatra di libera scelta di Grumo Appula (Bari), ora in pensione; di Leonardo Tarallo, medico di medicina generale, di Terrazzo (Verona) e di Federico Marzocchi, medico in pensione, già medico dipendente dell’AUSL di Bologna. 120, quasi la metà, sono scomparsi a partire dal 1° ottobre, travolti dalla seconda ondata.

300 medici deceduti per il Covid, mentre esercitavano la loro professione: un numero veramente spropositato, una vera e propria strage in questa pandemia, un prezzo altissimo che la professione medica e odontoiatrica ha pagato per garantire la salute di tutti – non si capacita Anelli -. Avevamo pensato che, nella prima fase della pandemia, la loro morte fosse legata alla carenza dei dispositivi, alla mancata applicazione o attuazione dei protocolli di sicurezza; ma la strage è continuata anche nella seconda fase, anche in questi ultimi giorni”.

 “E allora credo che sia necessario quanto prima che tutti i medici siano vaccinati: consideriamo il vaccino il miglior dispositivo di sicurezza – esorta il Presidente Fnomceo - Ogni medico iscritto all'Albo professionale ha il diritto e il dovere di vaccinarsi per proteggere se stesso e i suoi assistiti”.

Eppure, sono, ad oggi, solamente 790.251 le dosi di vaccino somministrate agli operatori sanitari, su un totale di 1.312.275. Ben 397.583 sono state invece iniettate a personale non sanitario e non appartenente alle altre aree a rischio, quelle degli ospiti delle Rsa e degli over 80.

È inaccettabile vedere persone che non svolgono un'attività così rischiosa essere sottoposte al vaccino e osservare una larga parte della professione medica non ancora vaccinata” constata Anelli.

Il personale medico non è solo quello del Servizio sanitario nazionale, che pure è duramente colpito: solo tra le denunce all’Inail, il 68,8%, e il 25% dei decessi, è nel comparto sanità. E, per i medici, tali denunce riguardano esclusivamente i dipendenti (di ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili). Ai quali, per avere un quadro della situazione, vanno sommati i medici di medicina generale, che costituiscono oltre la metà dei caduti nella seconda fase della pandemia. Ci sono poi i liberi professionisti, tra i quali gli Odontoiatri, che, per la peculiarità degli interventi che svolgono, sono particolarmente esposti al rischio d’infezione; ci sono i colleghi che operano nelle strutture private accreditate: questi professionisti, in molte Regioni, non sono ancora stati ricompresi nella campagna vaccinale – continua -. Come si fa a escludere una parte così importante della professione dalla possibilità di proteggersi? A tutti i medici va garantita la vaccinazione, senza distinguo inutili e ingiusti”.

L'invito e l'appello al Governo, agli amministratori regionali, è quello di rispettare i medici – conclude Anelli -. Di avere rispetto per tutti coloro che sono deceduti oggi per salvaguardare i cittadini”.

GLI OPERATORI SANITARI CHE INTENDONO SOTTOPORSI ALLA VACCINAZIONE ANTICOVID APPENA SARA' RESA DISPONIBILE, DURANTE LA PRIMA CAMPAGNA VACCINALE CHE SI TERRA' PRESSO I PRESIDI ASL DELLA PROVINCIA, DOVRANNO PRENOTARSI ATTRAVERSO IL MODULO MESSO A DISPOSIZIONE E PRESENTE IN ALLEGATO.

Allegati:
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Scarica questo file (Modulo adesione vaccinazione antiCovid(2).doc)Modulo adesione vaccinazione antiCovid(2).doc[MODULO PRENOTAZIONE DA INVIARE ALLA ASL]198 kB

di Rossella Gemma

Negli ultimi giorni sono stati pubblicati alcuni articoli su quotidiani nazionali in cui si dà adito a resistenze che AIFA avrebbe opposto all’utilizzo in Italia di un farmaco, l’anticorpo monoclonale Bamlanivimab, prodotto dall’azienda farmaceutica Eli Lilly sul territorio nazionale, e che la stessa azienda avrebbe offerto gratuitamente senza ottenere riscontro. Si tratta di affermazioni fuorvianti e prive di fondamento.

Nel merito, si precisa quanto segue:

1.     AIFA non ha mai ricevuto alcuna proposta di cessione gratuita, uso compassionevole né fornitura per studi clinici dell’anticorpo monoclonale Bamlanivimab da parte dell’azienda Eli Lilly.

2.     L’azienda ha avanzato all’inizio di ottobre una generica disponibilità a cooperare con le autorità per individuare modalità d’impiego del farmaco in Italia, senza mai offrire partite gratuite di prodotto. Ciò anche dopo esplicita richiesta avanzata da parte dei rappresentanti dell’AIFA in un incontro tenutosi il 29 ottobre con la partecipazione della Commissione Tecnico-Scientifica dell’Agenzia, convocata appositamente a dimostrazione della piena disponibilità ad approfondire ogni sostenibile possibilità di accesso a nuovi trattamenti.

3.     In data 20 novembre l’azienda Eli Lilly ha presentato all’AIFA una offerta per l’acquisto del farmaco da parte del SSN, consegnando un’ipotesi di contratto alla Struttura Commissariale all’emergenza COVID-19 il giorno 25 novembre.

4.     Gli anticorpi monoclonali necessitano di un’approvazione europea, mentre l’azienda Eli Lilly ha proposto una procedura di approvazione del farmaco in deroga a tali procedure. EMA ha espresso un giudizio assai cauto sulle possibilità di approvare il Bamlanivimab sulla base dello studio di fase 2 che evidenziava benefici moderati e ha richiesto ulteriori dati a supporto.

5.     La richiesta di approvazione del farmaco ai sensi di una disposizione speciale della disciplina farmaceutica (l’art. 5 comma 2 della dir. 83/2001, come recepita in Italia dal D. Lgs. 219/2006) non risulta accettabile a fronte di un’epidemia in cui tutti gli Stati dell’UE condividono il medesimo problema e in cui ci aspetta pertanto uno sforzo comune europeo per superarlo, come ben mostrato dalla recente approvazione EMA dei vaccini anti-COVID-19. Per questo AIFA ha espressamente suggerito all’azienda l’opportunità di presentare una richiesta di autorizzazione all’EMA.

Si specifica che la autorizzazione emergenziale concessa negli USA dalla FDA prevede un livello di evidenze scientifiche inferiore rispetto all’approvazione (completa o condizionata) effettuata da EMA.

AIFA è impegnata a garantire - in modo chiaro e trasparente - l’accesso a tutti i farmaci di provata efficacia e sicurezza, sulla base delle migliori evidenze scientifiche, a tutela dei cittadini e pazienti e della sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale.

di Rossella Gemma

L'Europa parte con il vaccino anti Covid dopo il via libera dell'Agenza europea del farmaco (Ema) per quello Pfizer-BioNTech. In poche ore anche la commissione europea ha sciolto ogni riserva, aprendo potenzialmente i cancelli dello stabilimento di Puurs, in Belgio, l'unico della Pfizer fuori dagli Usa, da dove partiranno i Tir per raggiungere i punti di distribuzione in tutto il continente. "Oggi aggiungiamo un capitolo importante a una storia di successo europea. Abbiamo approvato il primo vaccino sicuro ed efficace contro il Covid-19. Presto arriveranno altri vaccini. Le dosi del vaccino approvato oggi saranno disponibili per tutti i paesi dell'Ue, contemporaneamente, alle stesse condizioni", ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

La vaccinazione iniziera', ha confermato, "il 27, 28 e 29 dicembre", anche se la Germania ha espresso la volonta' di anticipare al 26. "Una splendida notizia. Avevamo auspicato l'arrivo dei vaccini entro la fine dell'anno. Il 27 dicembre si parte", commenta il premier Giuseppe Conte in un tweet. Il vaccino e' stato quindi giudicato efficace e sicuro e non sara' compromesso dalla variante inglese. "Al momento - ha sottolineato l'Ema - non ci sono indicazioni che il vaccino non funzionera' contro la variante del Covid. Per costringerci ad aggiornare il vaccino con i nuovi ceppi il virus deve cambiare in modo sostanziale. Per ora non siamo preoccupati. Possiamo garantire ai cittadini dell'Ue - spiega l'Ente Europeo- la sicurezza e l'efficacia di questo vaccino che soddisfa gli standard di qualita' necessari" Ora "siamo pronti a consegnare le prime dosi di vaccino in Ue" assicura il fondatore di Biontech, Ugur Sahin. "Oggi e' un giorno particolarmente importante ed emozionante per noi di BioNTech - ha aggiunto il dirigente -. Essendo nel cuore dell'Unione europea, siamo entusiasti di essere un passo piu' vicini alla potenziale consegna del primo vaccino in Europa per contribuire a combattere questa devastante pandemia". Dello stesso tenore il commento di Albert Bourla, Presidente e Amministratore Delegato di Pfizer. "Siamo soddisfatti del forte segnale di fiducia del Comitato rispetto ai nostri dati", ha dichiarato.

Ad oggi, il vaccino e' stato autorizzato o approvato per l'uso di emergenza in piu' di 15 paesi. "Avere a disposizione un vaccino efficace e sicuro apre una fase nuova e ci da piu' forza e fiducia", ha detto il Ministro della Salute, Roberto Speranza che pero' ricorda anche che la battaglia e' ancora impegnativa e che non bisogna abbassate la guardia. In GB, intanto, la campagna vaccinale, la prima ad essere partita in Europa, ha gia' raggiunto mezzo milione di persone, ha riferito il premier britannico Boris Johnson. E mentre il vecchio continente aspetta di ricevere nei propri centri e ospedali le scatole con le fiale, negli Stati Uniti e' stata gia' somministrata la prima dose del vaccino Moderna, la cui autorizzazione Ema e' fissata per ora al 6 gennaio. La palla ora passa alla macchina organizzativa degli stati membri per riuscire a distribuire in modo efficace e veloce il siero. Domani tocchera' all'agenzia italiana del farmaco chiudere gli ultimi passaggi autorizzativi. Poi si partira' con la tabella di marcia indicata nel piano vaccini, partendo da personale sanitario e anziani delle Rsa, con l'auspicio di raggiungere il prima possibile una soglia di sicurezza per proteggere la popolazione. Ma sara', spiegano gli esperti, ancora questione di mesi. Intanto arriva un'ultima preoccupazione: quella dei possibili furti. "Il vaccino e' l'oro liquido del 2021, la cosa piu' preziosa da distribuire il prossimo anno e la mafia e le altre organizzazioni criminali sono gia' preparate. Con la diffusione dei vaccini la criminalita' aumentera' drasticamente": ha detto Juergen Stock, alla guida della Criminalpol. "Vedremo furti e furti in magazzini e attacchi alle spedizioni di vaccini; la corruzione sara' dilagante in molti luoghi per ottenere piu' velocemente questo bene prezioso".

di Rossella Gemma

Bambini e ragazzi lontani, da troppi mesi, da palestre e da piscine, ma anche da cortili e piazze, passando sempre più tempo davanti ad uno schermo, non solo per la didattica a distanza. La pandemia, che ha costretto a modificare il nostro stile di vita, rischia di avere conseguenze indirette molto importanti soprattutto per la salute di bambini e adolescenti, costretti in questi mesi a diminuire significativamente le interazioni sociali, la vita all’aria aperta, e l’attività fisica. È l’allarme lanciato dalla Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia – SIOT, che invita le famiglie a sfruttare le imminenti vacanze natalizie per riportare i ragazzi all’aria aperta, allo sport, ma anche al semplice gioco e divertimento, per contrastare i possibili effetti negativi dovuti all’eccessiva sedentarietà, causata dalla pandemia e dalle restrizioni.

 “Se è vero che, fortunatamente, i bambini sembrano più resistenti al virus degli adulti con un indice di letalità ben inferiore all’1 % ed i sintomi nei più piccoli siano spesso assenti o lievi - spiega il prof. Paolo Tranquilli Leali, presidente della SIOT - non possiamo trascurare gli effetti indiretti che la pandemia ha sulla popolazione più giovane: bambini ed i ragazzi possono essere affetti da  problematiche comportamentali,  più o meno evidenti, in particolare irritabilità, disturbi del sonno e  disturbi d’ansia.

 I ragazzi delle superiori, in particolare, svolgono le loro lezioni in DAD rimanendo spesso collegati ore ed ore, anche per svago, rischiando lo sviluppo della sindrome da dipendenza da schermo, con conseguenze note, come aumento del peso, cefalea, ma anche perdita di peso, insonnia, problemi alla vista, instabilità emotiva, desocializzazione.

Mentre i più piccoli, pur continuando ad andare a scuola, hanno dovuto fare a meno delle preziose ore di educazione fisica e sport, aumentando anche loro la sedentarietà e, molto spesso, a mantenere a scuola posizioni scorrette e scomposte per seguire le lezioni.

 Cambiate poi le abitudini alimentari, che mentre nel caso dei più piccoli si auspica ci sia un attento controllo dei genitori, per i più grandi lo sfogo da ‘merendina’ rischia di divenire un’abitudine che, associata ad una quotidianità senza movimento, porta a malnutrizione, perdita di tono muscolare e di coordinamento motorio.

Non potendo praticare gli sport abituali (basket, nuoto, ecc.), è fondamentale che i bambini sfruttino le imminenti vacanze facendo esercizio quotidiano, anche semplicemente trascorrendo molto più tempo all’aria aperta, non necessariamente per praticare uno sport ma anche per dedicarsi al gioco e al semplice movimento.

“Andare a spasso con i figli, sempre nel rispetto del distanziamento sociale, fare camminate, andare in bicicletta, ballare, giocare, fare giardinaggio e lavori in casa. È così che i genitori possono contribuire a scaricare le tensioni ed aumentare le energie e lo stato di benessere generale dei propri figli - ribadisce il Prof. Paolo Tranquilli Leali, presidente della SIOT – le vacanze di Natale siano un vero ‘Natale con i tuoi’, quindi, un’occasione per recuperare uno stile sano, con giornate all’aria aperta, condite da gioco, movimento e, nella misura in cui è possibile, anche sport”. 

L’isolamento, la noia, la sedentarietà spingono a un maggior consumo di alimenti calorici, favorendo il sovrappeso e l’obesità, a cui contribuisce anche un aumento significativo del tempo trascorso davanti allo schermo, associato ad una drastica riduzione dell’attività fisica. Ecco allora che aumenta l’incidenza di dolori muscolo-scheletrici soprattutto a livello di ginocchia, schiena, gambe, anche e piedi.

Si è infine visto che i bambini obesi o in sovrappeso presentano un rischio 4-5 volte maggiore di andare incontro a fratture ossee. L’aumento della mineralizzazione ossea negli obesi non riesce infatti a compensare l’incremento dei carichi che vengono applicati sugli arti in occasione di una caduta.

 

di Rossella Gemma

La relazione pericolosa tra Covid e malattie neurologiche con particolare riferimento all’ictus cerebrale, l’impatto della pandemia sul sonno, le ultime scoperte sui fattori di rischio dell’Alzheimer in tema di diagnosi precoce e sulle terapie, la digitalizzazione della neurologia e le innovazioni nell’ambito della ricerca sui disturbi della coscienza sono tra i temi portanti della 51° edizione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Neurologia, dal 28 al 30 novembre in versione totalmente virtuale, con il coinvolgimento di circa 2.500 specialisti di tutta Italia.

Con l’arrivo del Coronavirus in Italia le patologie neurologiche hanno avuto un fatale incremento: sono oltre 1.200.000 le persone affette da demenza, di cui 720.000 quelle colpite da Alzheimer, alle quali il lockdown ha provocato un aggravamento dei sintomi comportamentali e un peggioramento del decadimento cognitivo; circa 800.000 sono i pazienti con conseguenze invalidanti dell’Ictus, patologia che ogni anno fa registrare 150.000 nuovi casi e che ha mostrato una maggiore incidenza e severità nei pazienti con Coronavirus; i  disturbi del sonno, che riguardano mediamente 12 milioni di italiani, durante la pandemia ne ha colpiti circa 24 milioni. Infine la cefalea, che interessa un individuo su 2, è stato identificato come sintomo del Covid.

“In considerazione di questi numeri, aggravati proprio dalla pandemia in corso – ha affermato il Prof. Gioacchino Tedeschi, Presidente SIN e Direttore Clinica Neurologica e Neurofisiopatologia, AOU Università della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli - la sfida della neurologia italiana per il futuro si presenta davvero impegnativa e sarà necessario uno sforzo comune per mantenerne i livelli scientifici e migliorarne quelli assistenziali. Il Congresso della SIN rappresenta proprio un importante momento di confronto costruttivo, sinergico e di contaminazione che vede coinvolte tutte le forze in campo”.

AGGIORNAMENTO DEL 30 OTTOBRE 2020:

I BOLLETTINI DI AVVISO PAGAMENTO PER L'ANNO 2020 SONO IN SPEDIZIONE E ARRIVERANNO PRESSO LE CASELLE DI PEC E EMAIL NEI PRIMI GIORNI DELLA PROSSIMA SETTIMANA. LE LETTERE, CONTENENTI LO STESSO AVVISO, ARRIVERANNO PRESSO I RELATIVI DOMICILI NEI GIORNI SEGUENTI.

LA SCADENZA DEL PAGAMENTO E' STATA FISSATA AL: 31 DICEMBRE 2020.

 

Comunico ai gentili colleghi che quest’anno, a causa dell’emergenza Covid-19, l’invio dei bollettini della tassa annuale è stato posticipato ad ottobre, con scadenza 30 novembre 2020.

Quest’anno i pagamenti verranno effettuati tramite Pago Pa, modalità della quale troverai altri dettagli all’interno della lettera che spediremo.

Voglio anche avvisarTi che l’ammontare della tassa annuale sarà differenziato in base all’età e alla posizione anagrafica. Infatti, gli iscritti ultraottantenni e i nuovi iscritti, nell’anno della loro prima iscrizione, pagheranno in misura ridotta e cioè: €10,00 anziché €140,00.                                                   Crediamo che questo sia un atto di riconoscenza nei confronti di chi per tanti anni ha contribuito alla crescita di questo Ente ma anche nei confronti dei più giovani, che si affacciano ora nel mondo della professione e che scelgono di iscriversi nell’Ordine di questa nostra Provincia anche come segno di rispetto verso il proprio Territorio.

Grazie.

Il Presidente

Dr.Fabrizio Cristofari

di Rossella Gemma

La Commissione Europea e Gilead hanno firmato oggi un accordo (JPA) per la fornitura del farmaco remdesivir che permetterà ai Paesi membri di acquistare – coordinati dalla Commissione Europea - le quantità necessarie a far fronte ai bisogni attuali e futuri. Il contratto sarà valido per 6 mesi e potrà essere rinnovato per due successivi periodi di 6 mesi ciascuno. Remdesivir è indicato per il trattamento della malattia da coronavirus 2019 (COVID‑19) nei pazienti adulti e adolescenti con polmonite che necessitino ossigenoterapia supplementare.

La fornitura in ambito JPA sostituisce il contratto di fornitura di emergenza (Emergency Support Instrument - ESI) che ha permesso alla Commissione Europea di acquistare direttamente remdesivir in nome e per conto degli Stati Membri da agosto fino ad oggi. Entrambe queste forme contrattuali sospendono la procedura di contrattazione locale per il prezzo e la rimborsabilità del farmaco che segue normalmente l’approvazione da parte di EMA, e questo in considerazione dell’attuale strato di emergenza sanitaria.

Dall’inizio della pandemia Gilead lavora a stretto contatto con AIFA e il Ministero della Salute per rendere disponibile remdesivir ai pazienti che ne hanno necessità. Grazie a un forte impegno abbiamo ampliato la capacità produttiva, anche grazie a un network di produttori italiani - di ben 50 volte tra gennaio e ottobre, dimezzando i tempi di produzione per questo tipo di farmaco (da 1 anno siamo scesi a 6 mesi). Allo scoppio della pandemia l’azienda ha donato tutte le dosi necessarie (1,5 milioni) a coprire i fabbisogni di studi clinici, uso compassionevole e uso terapeutico per i pazienti di tutto il mondo.

Il 3 luglio scorso EMA ha concesso l’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata di remdesivir sulla base dei dati clinici dello studio randomizzato in doppio cieco verso placebo ACTT-1 che ha dimostrato efficacia e sicurezza di remdesivir nei pazienti affetti da COVID-19 con polmonite e che necessitino di ossigenoterapia supplementare. L’autorizzazione ha anche tenuto conto dei dati di 2 studi randomizzati che hanno dimostrato sicurezza ed efficacia di remdesivir sia per il trattamento della durata di 5 giorni che per quello della durata di 10.

di Rossella Gemma

C'e' il rischio concreto, numeri alla mano, che chi non rientra nel target prioritario per la vaccinazione antinfluenzale (anziani e persone con malattie croniche) non riuscira' a trovare il vaccino in farmacia, malgrado la circolare del ministero del 4 giugno lo raccomandi "per tutti i soggetti a partire dai 6 mesi di eta' che non hanno controindicazioni al vaccino", con offerta attiva e gratuita per alcune categorie di popolazione a rischio. Lo sottolinea la Fondazione Gimbe, che ha condotto un'analisi della situazione regione per regione in base ai dati disponibili. "La vaccinazione antinfluenzale - afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - oltre a ridurre le complicanze dell'influenza stagionale e contenere l'eccesso di mortalita', quest'anno ha un obiettivo strategico di salute pubblica: ridurre il numero di persone sintomatiche che rischiano di sovraccaricare i servizi sanitari territoriali e i pronto soccorso. Questo obiettivo, tuttavia, richiede una copertura vaccinale molto ampia anche nelle fasce non a rischio che, di fatto, includono la maggior parte dei lavoratori ai quali e' affidata la ripresa economica del Paese". A fronte delle preoccupazioni sull'indisponibilita' di vaccino antinfluenzale nelle farmacie, l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha rassicurato che oltre 17 milioni di dosi acquistate dalle Regioni rispondono ampiamente al fabbisogno, visto che nella stagione precedente ne sono state distribuite 12,5 milioni con una copertura del 54,6% negli over 65. "Se questo aumento delle scorte - spiega Cartabellotta - permettera' di estendere le coperture vaccinali nelle categorie a rischio, e' molto difficile stimare l'incremento di domanda della popolazione generale, maggiormente sensibilizzata alla vaccinazione anche dei datori di lavoro, preoccupati che lo sviluppo di sintomi influenzali da parte dei loro dipendenti possa paralizzare le attivita' produttive". Al momento le Regioni hanno ceduto alle farmacie l'1,5% delle dosi acquistate (circa 250.000), prevedendo di ampliare tale dotazione se nel corso della campagna dovessero rendersi disponibili altre dosi. Federfarma ha annunciato che nelle farmacie arriveranno dall'estero oltre un milione di dosi. "La Fondazione GIMBE - spiega Renata Gili, coordinatrice del progetto di monitoraggio dell'influenza stagionale - ha condotto un'analisi indipendente con l'obiettivo di mappare le scorte regionali di vaccino antinfluenzale, valutare la potenziale copertura per le categorie a rischio e stimare la disponibilita' di dosi per la popolazione generale".

In base al report, 7 Regioni e 2 Province autonome, con le scorte disponibili, possono raggiungere coperture inferiori al 75% della popolazione target per eta': Provincia autonoma di Trento (70,2%), Piemonte (67,9%), Lombardia (66,3%), Umbria (61,9%), Molise (57,1%), Valle d'Aosta (51,5%), Abruzzo (49%), Provincia autonoma di Bolzano (38,3%), Basilicata (29%). 12 Regioni si sono aggiudicate un quantitativo adeguato di dosi per raggiungere la copertura del 75% della popolazione target per eta'. Ma la disponibilita' di dosi residue per la popolazione non a rischio e' molto variabile: Puglia (1.084.634), Lazio (926.291), Sicilia (256.796), Toscana (225.661), Campania (217.252), Calabria (100.273), Sardegna (96.113), Veneto (49.712), Liguria (38.501), Emilia-Romagna (9.980), Friuli-Venezia Giulia (5.218), Marche (5.022). Considerato  che diverse Regioni si sono attivate per recuperare dosi ulteriori di vaccino non si puo' escludere che le disponibilita' possano aumentare in relazione a: applicazione del quinto d'obbligo con incremento sino al 20% del numero di dosi aggiudicate, procedure negoziate senza pubblicazione di bando o condotte in privativa (concluse o in corso), eventuali dosi approvvigionate e redistribuite dal Ministero della Salute. Inoltre, e' verosimile una sovrastima delle dosi residue perche' la copertura del 75% e' stata calcolata solo sul target anagrafico, vista l'impossibilita' di quantificare le altre categorie a rischio: persone di eta' (60 anni con patologie croniche, donne in gravidanza, operatori sanitari e altri lavoratori a rischio, etc. "L'esigua disponibilita' di vaccino antinfluenzale nelle farmacie - spiega il Presidente - e' riconducibile ad almeno tre determinanti. Innanzitutto, Ministero della Salute e la maggior parte delle Regioni non hanno previsto con largo anticipo la necessita' di aumentare le scorte per la popolazione non a rischio. In secondo luogo, l'aumentata domanda sui mercati internazionali, insieme al ritardo con cui sono stati indetti i bandi di gara, ha impedito ad alcune Regioni di aggiudicarsi il 100% delle dosi richieste. Infine, le farmacie non sono riuscite ad approvvigionarsi per mancata disponibilita' del vaccino sul mercato". "La nostra analisi - conclude Cartabellotta - quantifica le difficolta' di accesso per la popolazione generale al vaccino antinfluenzale. In molte Regioni, infatti, solo la decisione di escludere una o piu' categorie a rischio (es. bambini) dall'offerta attiva e gratuita o quella di accontentarsi di un target inferiore al 75%, permettera' di aumentare la disponibilita' di dosi nelle farmacie".

di Rossella Gemma

Continua il fenomeno delle "culle vuote" con un calo delle nascite costante, aumenta il ricorso alla fecondazione assistita e il numero dei parti cesarei, seppure in lieve calo, resta comunque eccessivo. Questo il quadro delineato da Rapporto annuale sull'evento nascita in Italia, pubblicato dal ministero della Salute, sui dati rilevati per l'anno 2017 dal flusso informativo del Certificato di assistenza al parto (CeDap). Nel corso del 2017 - è il primo dato del Rapporto - prosegue il calo delle nascite, in tutte le aree del Paese. Nel 2017 sono stati 461.284 i bambini nati in Italia rispetto ai 474.925 dell'anno precedente. Il fenomeno è in larga misura- spiegano gli autori del report - l'effetto della modificazione della struttura per età della popolazione femminile e in parte dipende dalla diminuzione della propensione ad avere figli. Le cittadine straniere hanno finora compensato questo squilibrio strutturale, tuttavia negli ultimi anni si nota una diminuzione della fecondità delle donne straniere.

Il tasso di natalità varia da 6,1 nati per mille in Liguria e Sardegna a 10,2 nella Provincia autonoma di Bolzano rispetto a una media nazionale del 7,6 per mille. Le Regioni del Centro presentano tutte, tranne il Lazio, un tasso di natalità con valori inferiori alla media nazionale. Nelle Regioni del Sud, i tassi di natalità più elevati sono quelli di Campania, Calabria e Sicilia che presentano valori superiori alla media nazionale. Anche la fecondità mantiene l'andamento decrescente degli anni precedenti: nel 2017 il numero medio di figli per donna scende a 1,34 (rispetto a 1,46 del 2010). I dati per il 2017 danno livelli più elevati di fecondità al Nord nelle Province Autonome di Trento e Bolzano, in Friuli Venezia Giulia e nel Mezzogiorno in Campania e Sicilia. Le regioni in assoluto meno prolifiche sono invece Sardegna, Basilicata e Molise. Nel dettaglio, emerge che nel 2017, il 21% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana. Tale fenomeno è più diffuso nelle aree del Paese con maggiore presenza straniera, ovvero al Centro-Nord, dove oltre il 25% dei parti avviene da madri non italiane; in particolare, in Emilia Romagna e Lombardia (31%). L'età media della madre è di 32,9 anni per le italiane mentre scende a 30,4 anni per le straniere. L'età media al primo figlio è per le donne italiane, quasi in tutte le Regioni, superiore a 31 anni, con variazioni sensibili tra le regioni del Nord e quelle del Sud. Le donne straniere partoriscono il primo figlio in media a 28,5 anni. E ancora: il 54,7% delle madri lavora, il 29% è casalinga e il 14,3% disoccupata o in cerca di prima occupazione.
Il Report conferma anche il ricorso eccessivo al parto cesareo, con percentuali medie del 32,8% ma con notevoli differenze regionali che comunque evidenziano che in Italia vi è un ricorso eccessivo all'espletamento del parto per via chirurgica. Il cesareo è inoltre più frequente nelle donne con cittadinanza italiana rispetto alle donne straniere: si ricorre al taglio cesareo nel 27,6% dei parti di madri straniere e nel 34,3% dei parti di madri italiane. Infine, si è fatto ricorso a una tecnica di procreazione medicalmente assistita (Pma) in media per 2,12 gravidanze ogni 100, e per un totale complessivo nel 2017 di 9.641 gravidanze. La tecnica più utilizzata è stata la fecondazione in vitro con successivo trasferimento di embrioni nell'utero (Fivet), seguita dal metodo di fecondazione in vitro tramite iniezione di spermatozoo in citoplasma (Icsi).