Comunicati

News Letter dell'ordine

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

Ambiente e salute, un legame indissolubile, considerando la stretta correlazione tra l'uomo e lo spazio che lo circonda. È ormai noto come l'inquinamento di acqua, aria e terra abbia ricadute negative sul nostro benessere e rappresenti un fattore determinante nello sviluppo di malattie a carico dell'apparato respiratorio e cardiovascolare e di patologie oncologiche. Di questo tema se ne discute oggi a Roma in occasione del convegno "Emergenza cancro - Fattori ambientali modificabili e stili di vita non corretti", organizzato dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), in collaborazione con Confassociazioni Ambiente ed al quale partecipano, tra gli altri, Massimo Inguscio, presidente CNR, Angelo Lino Del Favero, direttore generale dell'Istituto Superiore di Sanità, Giovanni Malagò, presidente CONI, Antonio Felice Uricchio, rettore dell'Università di Bari ed Elio Franzini, rettore dell'Università di Milano. Nel 2016 il Ministero della salute ha diffuso una mappa delle aree più contaminate presenti nel nostro Paese, associata all'eventuale rischio di sviluppare malattie oncologiche. I dati hanno evidenziato un incremento anche del 90% in soli 10 anni: cancro alla tiroide, alla mammella e il mesotelioma i tumori più diffusi nelle zone prese in esame, causati dall'esposizione a sostanze tossiche, quali diossina, amianto, petrolio, policlorobifenili e mercurio. L'Italia detiene la maglia nera in Europa per quanto riguarda l'incidenza di malattie oncologiche in età pediatrica, secondo quanto emerge da uno studio condotto in 62 Paesi dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), in collaborazione con l'Associazione Internazionale dei Registri del Cancro e pubblicato nel 2017 su "Lancet Oncology". La maggiore incidenza di tumori si registra nei bambini tra 0 e 14 anni e negli adolescenti tra i 15 e i 19 anni nell'area del Sud Europa che comprende, oltre all'Italia, Cipro, Malta, Croazia, Spagna e Portogallo. 

Anche l'ultimo rapporto Sentieri (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) a cura dell'Istituito Superiore di Sanità rileva un'"emergenza cancro" tra i più giovani. I dati raccolti nel periodo 2006-2013 in 28 dei 45 siti italiani maggiormente inquinati hanno infatti sottolineato un incremento di tumori maligni del 9% nei soggetti tra 0 e 24 anni, registrando picchi del 50% per i linfomi Non-Hodgkin, del 62% per i sarcomi dei tessuti molli e del 66% per le leucemie mieloidi acute. "Generalmente si pensa al cancro come a una malattia della terza età e si sostiene che il trend continuo di incremento di tumori nel corso del XX secolo in tutti i Paesi industrializzati possa essere spiegato mediante la teoria dell'accumulo progressivo di lesioni genetiche stocastiche e il miglioramento continuo delle nostre capacità diagnostiche", esordisce Ernesto Burgio, membro dell'European Cancer and Environment Research Institute (ECERI) di Bruxelles. "In genere si afferma che i tumori infantili sono una patologia rara. È opportuno però ricordare come, in termini assoluti, uno su 5-600 nuovi nati si ammalerà di cancro prima del compimento del quindicesimo anno d'età; come, nonostante i significativi miglioramenti prognostici degli ultimi decenni, il cancro rappresenti la prima causa di morte per malattia nei bambini che hanno superato l'anno d'età; come anche in questa fascia d'età, a partire dagli anni 1980-90, si sia assistito a un aumento significativo della patologia tumorale".

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

I medicinali a base di cannabis alleviano i sintomi di diverse malattie, almeno nella percezione dei pazienti. Lo affermano due studi dell'università del New Mexico, uno pubblicato su Frontiers in Pharmacology e l'altro su Medicine, realizzati attraverso una app in cui chi usa queste medicine può inserire le proprie informazioni. La app (che si chiama 'Releaf' con un gioco di parole tra 'relief', 'sollievo', e 'leaf', 'foglia'), ha registrato circa 100mila sessioni degli utenti. Nel primo studio sono state analizzate le segnalazioni per 27 diverse patologie, dall'epilessia alla depressione, e i pazienti hanno riportato una riduzione dei sintomi di circa 4 punti su una scala da 1 a 10 utilizzando il principio attivo sotto varie forme.

Nel secondo invece i ricercatori si sono concentrati sull'utilizzo dei fiori contenenti il principio attivo contro l'insonnia, assunti in varie maniere, ottenendo lo stesso risultato. In tutti i casi sono stati segnalati effetti collaterali minimi. "Gli studi osservazionali come questo sono più appropriati degli esperimenti mirati per misurare come i pazienti scelgono di consumare la cannabis e gli effetti di queste scelte - afferma Jakob Vigil, uno degli autori -. Raccogliendo una grande quantità di segnalazioni nel 'mondo reale' possiamo misurare perché i pazienti usano la cannabis e con quali risultati".

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

E' allarme per la carenza infermieri: ne mancano oltre 50 mila. A lanciarlo è la Fnopi, la Federazione nazionale degli Ordini professioni infermieristiche. "C'è il rischio di un calo dei servizi e dell'aumento della mortalità.

E' urgente tavolo di confronto al ministro della Salute con le Regioni. Se ogni infermiere assistesse al massimo 6 pazienti, sarebbero evitabili almeno 3.500 morti l'anno", sottolinea in una nota la Fnopi che aggiunge "gli studi pubblicati su riviste internazionali (Jama e British Medical Journal) parlano chiaro: a un incremento del 10% di infermieri, corrisponde una diminuzione della mortalità del 7 per cento".

Secondo la Federazione "in Italia ogni infermiere assiste invece in media 11 pazienti, nelle Regioni migliori scendono a 8-9, ma nelle regioni più tartassate dai piani di rientro salgono fino a 17-18 con un rischio di mortalità in più quindi che raggiunge in media il 30-35% circa. Ciò - ricorda la Fnopi - nonostante questi numeri non si raggiungono perché gli infermieri da sempre si prodigano per garantire la maggiore sicurezza possibile anche nelle attuali condizioni di carenza".

"Sono i dati internazionali a parlare: ogni volta che si assegna 1 assistito in più a un infermiere (il rapporto ottimale sarebbe 1:6) aumenta del 23% l'indice di burnout, del 7% la mortalità dei pazienti, del 7% il rischio che l'infermiere non si renda conto delle complicanze a cui il paziente va incontro - suggerisce la Fnopi - Ipotizzando quindi che si riesca ad avere un rapporto di 1 infermiere per 6 pazienti e nello staff fosse presente almeno il 60% di infermieri, potrebbero essere evitate, appunto, 3.500 morti l'anno". 

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

“Consideriamo non giustificabile dal nostro punto di vista medico il rinvio dell’obbligo di presentare la certificazione dell’avvenuta vaccinazione per l’iscrizione all’anno scolastico 2018/2019”.

Sono nette le conclusioni dell’Audizione della Fnomceo presso le Commissioni riunite I (Affari Costituzionali) e V (Bilancio) della Camera dei Deputati, in merito all’articolo 6 del “Milleproroghe” che, se approvato in via definitiva,  dilazionerebbe di un anno l’applicazione del divieto di iscrizione alle scuole materne per i bambini non in regola con l’obbligo vaccinale. Una proroga che, a parere di molti, vanificherebbe di fatto l’introduzione dell’obbligo, tanto che alcuni Sindaci e Governatori sono scesi in campo, a colpi di ordinanze o di progetti di legge regionali, per difenderlo.

Un allarme, quello della Fnomceo, che si focalizza soprattutto sul morbillo: sono stati 14451 i casi segnalati in Europa nel 2017, che hanno causato 30 decessi. Erano stati 4643 nel 2016. In questa classifica ben poco gloriosa, l’Italia è al secondo posto, con 5004 segnalazioni. Né va meglio nel 2018: in Italia, dal 1° gennaio al 30 giugno, sono stati 2029 i casi segnalati. Di questi, il 91,3% si è verificato in soggetti non vaccinati, il 5,4% in chi era stato sottoposto solo alla prima dose.

Le stime operate dai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità – si legge nell’Audizione - confermano come, in mancanza di un recupero degli adolescenti e dei giovani adulti non vaccinati, sia necessario mantenere per lungo tempo coperture vaccinali maggiori del 95% nei bambini, per poter raggiungere l’obiettivo dell’eliminazione del morbillo”.

L’obbligatorietà vaccinale – continua ancora il testo - dovrebbe essere valutata nel tempo, tenuto conto dell’andamento epidemiologico delle malattie e dell’entità della copertura vaccinale. Al momento attuale, in considerazione del dibattito in atto nel Paese, l’eliminazione dell’obbligo potrebbe essere interpretata come un atteggiamento antiscientifico”.

Auspichiamo comunque – conclude la Fnomceo -  un’offerta vaccinale attiva, in cui siano eliminate tutte le possibili barriere sia organizzative che economiche alla vaccinazione, con la possibilità - come già attuato in altri paesi industrializzati - di sistemi di incentivazione/disincentivazione che contribuiscano alla promozione della cultura della salute, anche nella prospettiva di una possibile abolizione della obbligatorietà delle vaccinazioni, nel caso in cui l’adesione spontanea della popolazione lo consentisse”.

 

 

Le pubblicazioni riprenderanno il 3 settembre...

 

..Buone vacanze e buon riposo!!!!

di Rossella Gemma

"Un provvedimento irresponsabile, privo di razionale etico e scientifico, che pone a rischio per un anno di fatto la salute di migliaia di bambini. Di fatto non abbiamo ancora raggiunto quella soglia del 95% in tutte le regioni e in tutte le fasce di età che ci consente di essere tranquilli". Lo afferma a Radio Vaticana Italia, il presidente dell`Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi, commentando l`emendamento che fa slittare di un anno l'obbligo vaccinale per l'iscrizione a scuola. "L`obiettivo sarebbe, quello positivo, di elevare le coperture vaccinali - continua Ricciardi - C`è però una piccola minoranza di bambini, figli di genitori che si oppongono alle vaccinazioni, che dopo esser stati avvertiti e cercati di convincere per circa un anno non possono con la loro situazione partecipare all`attività scolastica perché mettono a rischio la salute degli altri bambini. Ricordo che ci sono migliaia di bambini che non si possono vaccinare perché hanno patologie che non lo consentono, e anche per loro c`è un diritto ad andare a scuola". Ricciardi fa notare che "sicuramente il morbillo continua il suo percorso epidemico. Abbiamo visto che continua ad aumentare la pertosse, e abbiamo visto delle meningiti da Haemophilus influenzae che non vedevamo da anni".

Vaccinare i bambini prima possibile, nonostante la proroga per la presentazione del certificato vaccinale a scuola. Va nella direzione della cautela anche l'invito di Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg), dopo il rinvio all'anno scolastico 2019/2020 del divieto di accesso agli asili nido e alle scuole dell'infanzia per i bambini non vaccinati. "Prendiamo atto - dice Cricelli - della decisione di prorogare di un anno l'obbligo di presentazione del certificato vaccinale per l'ammissione dei bambini a scuola. Chiediamo ai cittadini, al di là di quanto previsto da questo provvedimento, di vaccinare i figli quanto prima, di registrare l'atto di vaccinazione e di iscriverli a scuola dopo averli sottoposti a queste fondamentali misure di prevenzione".

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

Il sistema sangue regge di fronte all'epidemia di West Nile Virus che sta colpendo molte regioni del Nord Italia. Il virus del Nilo Occidentale che si trasmette attraverso la puntura di una zanzara di genere Culex, spesso non manifesta sintomi e solo in casi molto rari, in pazienti gia' indeboliti da altre patologie, puo' causare delle complicazioni che si rivelano letali come e' successo nei giorni scorsi in Emilia Romagna. In questa categoria potrebbero rientrare gli affetti da malattie croniche che richiedono il ricorso costante a terapie trasfusionali. Il Centro Nazionale Sangue, di concerto con le Regioni, ha quindi attivato gia' da giugno un piano per la sorveglianza e la prevenzione della trasmissione del virus attraverso la trasfusione di emocomponenti labili. Il piano prevede la diramazione di un alert immediato non appena il virus venga isolato in un pool di zanzare, in un esemplare di avifauna o in un equide. A seguito della segnalazione le strutture trasfusionali delle province interessate hanno l'obbligo di introdurre il test Nat per tutte le donazioni. Tale test, che va effettuato contestualmente alla donazione di sangue, permette di rilevare la presenza del Wnv e di evitare cosi' la trasmissione trasfusionale dell'infezione. Se il virus viene isolato in una zona che si trova nel raggio di cinque chilometri dal confine con un'altra Provincia allora l'alert viene diramato a tutte e due le Province interessate. Cosi' in un comunicato l'Iss. Il piano prevede poi che chiunque abbia soggiornato, anche solo per una notte, in una delle zone dove e' stato isolato il virus possa donare il sangue anche in un'altra provincia, ma solo se la struttura di riferimento si sara' dotata del kit per effettuare il test, altrimenti il donatore sara' sospeso per un periodo cautelativo di 28 giorni. Il monitoraggio del virus nei donatori di sangue da parte del Cns e' costante (sono gia' 13 le positivita' riscontrate tra i donatori) ed efficace, tanto che il primo caso umano, risalente allo scorso 8 luglio in Emilia Romagna, e' stato notificato 19 giorni dopo la circolare di alert con le misure di prevenzione emessa dal Cns per il territorio in questione. Aggiornamenti regolari vengono forniti tramite il sito web centronazionalesangue.it e i canali social del Centro. "Il piano di sorveglianza funziona e il sistema regge- ha affermato il direttore del Centro Nazionale Sangue, Giancarlo Maria Liumbruno- come ha retto l'anno scorso all'outbreak del virus Chikungunya che ha colpito la regione Lazio. Ma il dilagare del virus del West Nile, se sottovalutato, puo' aggravare le carenze di sangue che si registrano annualmente in estate, quando ondate di caldo e vacanze al mare spingono i donatori abituali a disertare l'appuntamento con i centri di raccolta. Ed e' qui che le Regioni possono intervenire, adottando ad esempio i test Nat anche nelle province non colpite dal virus per evitare di ricorrere alla sospensione sistematica dei donatori". 

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

Sei pillole video da condividere sui social e un opuscolo da scaricare, stampare e conservare per ricordare a tutti i pazienti, in particolare a quelli che si accingono a partire per le ferie, che in estate e' necessario dedicare ancora maggiore attenzione alla conservazione, al trasporto e all'utilizzo dei farmaci. Il sole e le alte temperature mettono a rischio la conservazione dei medicinali; per non ridurne l'efficacia, la qualita' e la sicurezza basta seguire pochi semplici ma utili accorgimenti. E' il cuore della campagna dell'Agenzia del Farmaco per l'uso corretto dei farmaci in estate: le pillole video che Aifa diffondera' a partire da oggi attraverso i propri canali social e che possono essere anche scaricate dal sito dell'Agenzia, riproducono i messaggi chiave della campagna. - In estate e' preferibile usare formulazioni solide, meno suscettibili alle alte temperature. - I farmaci vanno conservati in luogo fresco e asciutto, ad una temperatura mai superiore a 25 gradi. - Alcuni farmaci possono indurre reazioni cutanee con l'esposizione al sole, e' utile informarsi con il proprio medico, evitare l'esposizione tra le 11 e le 16 e utilizzare sempre la protezione solare. - Ogni farmaco va tenuto nella sua confezione originale per sapere la data di scadenza e avere a disposizione il foglio illustrativo. - In auto i farmaci non vanno esposti al sole, e' importante usare un contenitore termico e non metterli nel bagagliaio ma nell'abitacolo. - Se si viaggia in aereo bisogna ricordarsi di mettere i farmaci nel bagaglio a mano e portare con se le prescrizioni, in particolare se si tratta di farmaci salvavita. Parallelamente Aifa ha realizzato anche un opuscolo disponibile online sul sito istituzionale in formato web e stampabile. "Aifa rilancia e rinnova la campagna Farmaci & Estate - sottolinea il direttore generale Mario Melazzini - per sensibilizzare i pazienti ad un uso corretto e sicuro dei medicinali durante la bella stagione. Le pillole video e l'opuscolo realizzati per l'occasione servono a ricordare a tutti che in estate occorre qualche accorgimento in piu' per conservare e trasportare i farmaci nella maniera piu' corretta. Oltre a questi consigli pratici e' importante leggere sempre con attenzione il foglio illustrativo e consultare il medico o il farmacista in caso di dubbi".

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

Minacce verbali, percosse, atti di vandalismo, violenza a mano armata. È questa l’inquietante casistica della violenza in corsia nel nostro Paese, di cui sono vittime 1.200 medici ogni anno, in media 3 al giorno, perlopiù donne (68% dei casi) e soprattutto guardie mediche. A lanciare l’allarme sono i dati Inail ma si teme che siano addirittura sottostimati, poiché considerano solo i casi denunciati, e che in realtà il fenomeno faccia registrare più di 3mila episodi l’anno.

Un problema che riguarda particolarmente da vicino le guardie mediche che garantiscono l’assistenza sanitaria in tutte le situazioni in cui i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta non sono disponibili come, ad esempio, nelle ore notturne o nei giorni festivi. La particolarità della loro attività aveva fatto sì che nel contratto (su base regionale) fosse inserita anche la cosiddetta indennità di rischio. Tale indennità avrebbe dovuto rifondere il medico per l’utilizzo del proprio veicolo nei vari spostamenti da una sede all’altra, per l’assistenza pediatrica (che comporta una serie di maggiori e più gravose responsabilità) ma soprattutto era connessa al potenziale rischio per l’incolumità dei medici che, soprattutto quando esercitano in sedi isolate o in zone molto critiche, potevano essere vittime di malviventi di ogni sorta.

«Mentre i fatti di cronaca degli ultimi mesi confermano come le guardie mediche siano costantemente a rischio -  spiega Consulcesi & Partnersnetwork legale d’avanguardia nato sulla scia delle ventennali vittorie di Consulcesi nei Tribunali di tutta Italia al fianco dei medici - le amministrazioni di alcune regioni, al momento Abruzzo, Campania, Basilicata e Sardegna, paradossalmente bloccano le indennità di rischio sugli stipendi e, addirittura, in taluni casi richiedono il rimborso di quelle già erogate in precedenza, anche alla luce del fatto che la Corte dei Conti ha ritenuto illegittime tali indennità, potendosi configurare un potenziale danno all’erario».

Tali provvedimenti vengono assunti dalle Aziende sanitarie in attuazione di delibere regionali che, al fine di contenere i costi della medicina convenzionata, hanno disposto il blocco di alcune voci retributive. Si tratta di atti adottati unilateralmente dalle Aziende sanitarie che modificano le clausole del Contratto integrativo regionale, che ha riconosciuto un compenso aggiuntivo di 4 euro l’ora quale indennità per i rischi legati alla tipologia dell’incarico.

«I medici possono però richiedere la declaratoria di illegittimità, con conseguente disapplicazione dei provvedimenti assunti dalle Asl con cui è stata sospesa l’erogazione dell’indennità di rischio ai medici di continuità assistenziale», sottolinea Consulcesi & Partners.

Alcune pronunce giurisprudenziali, intervenute sulla questione, hanno per l’appunto affermato che i provvedimenti delle Aziende sanitarie non potevano essere adottati autoritativamente dall’Amministrazione perché - per individuare concretamente le modalità di contenimento della spesa da attuare – l’Azienda avrebbe dovuto attivare la “concertazione” e cioè il confronto con la Regione e le organizzazioni sindacali (v. da ultimo Trib. di Teramo 13.06.2017 ed inoltre, Corte di Appello di L'Aquila n. 595/2013; Tribunale di Chieti n. 473/2012; Tribunale dell'Aquila n. 361 e n. 362/2011).

 «È legittimo il potere discrezionale della Pubblica Amministrazione di fissare un limite di spesa a prescindere da qualsiasi contrattazione collettiva con le strutture sanitarie, - spiega Consulcesi & Partners  - ma non può dirsi altrettanto delle concrete modalità con cui il rispetto di tali limiti viene perseguito, laddove queste comportino modifiche ed integrazioni agli Accordi collettivi regionali che non possono essere derogati unilateralmente dall’Amministrazione, vincolata al loro rispetto».

«Lodevole il recentissimo tentativo della Regione Abruzzo di “risolvere” la problematica, - sottolinea Consulcesi & Partners - adottando un provvedimento normativo che, ribadendo la validità degli accordi integrativi regionali, ha di fatto riconosciuto il diritto pregresso all’indennità fino all’approvazione della delibera di sospensione della stessa, intendendo così salvaguardare gli emolumenti già percepiti dai medici beneficiari. Ripetiamo, - conclude il network legale - lodevole l’iniziativa ma ancora tutta da verificare nella sua concreta applicazione».

 

Malpratice medica, responsabilità erariale, lavoro, amministrativo, questioni assicurative, contratti, diritti reali, diatribe condominiali, problematiche legate alla tutela della privacy: ogni cliente, tanto il medico quanto il comune cittadino, può rivolgersi a Consulcesi & Partners attraverso gli oltre mille consulenti che rispondono al numero verde 800.122.777 o sul sito www.consulcesiandpartners.it.

 

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

Le cure per la salute come cartina di tornasole del disagio sociale ed economico dell'Italia. Sono oltre 20 milioni le persone in difficolta', tra chi rinuncia alle cure (12,2 milioni), chi si indebita per farlo (7 milioni) e chi vende casa per farlo (2,8 milioni). Mentre sono 11 milioni gli italiani che si sono assicurati per la copertura sanitaria. La salute diventa quindi un bene solo per chi puo' pagare. Lo afferma Confcooperative Sanita' che ha reso noto, durante l'assemblea annuale, i dati rielaborati su fonte Istat e Censis e ha indicato le cooperative come una terza via per affiancare il Ssn. "Questi numeri tracciano in modo drammatico la mappa della diseguaglianza del Paese", sottolinea Giuseppe Milanese confermato alla presidenza di Confcooperative Sanita'. Per Milanese il Ssn "sta vivendo una crisi senza precedenti. Il risultato - continua - e' l'intasamento delle strutture ospedaliere dove un ricovero costa non meno di 700-800 euro al giorno. Con gli stessi soldi si potrebbero assistere, quotidianamente, 10 persone fuori dall'ospedale", precisa il presidente di Confcooperative Sanita' ricordando che "e' sul territorio che va costruita la risposta: un sistema di assistenza primaria, una rete complessa e capillare in grado di prendere in carico direttamente nel cuore della comunita' il bisogno assistenziale dei cittadini, concentrando sull'ospedale solo cure e interventi piu' importanti". Nei prossimi anni, in considerazione dell'andamento demografico, "avremo - aggiunge Milanese - da un lato una crescente domanda di servizi, dall'altro un calo progressivo del numero di medici e infermieri impiegati nel Ssn. Solo nel 2015 si sono registrati 10 mila dipendenti in meno rispetto all'anno precedente. Tra il 2009 e il 2015 i posti persi sono stati complessivamente 40.364. Situazione destinata a peggiorare se si considera che l'eta' media e' salita nel 2015 oltre i 53 anni per i medici ed oltre i 47,4 per gli infermieri. Nei prossimi 5 anni assisteremo a un esodo di 30.000 medici che determineranno un calo del 30% delle attivita'. Gia' oggi la penuria di anestesisti (ne mancano 4.000) fa saltare 1 intervento su 3". Il problema sta nel fatto che alla drastica riduzione dei ricoveri e delle giornate di degenza ospedaliere "non e' corrisposto lo sviluppo di un sistema integrato di assistenza nel territorio. In questo modo si allungano le liste di attesa, che rappresentano il motivo principale per cui gli italiani si rivolgono a strutture private affrontando costi maggiori. Un esempio su tutti: per una mammografia l'attesa media e' di 122 giorni, che al Sud arrivano a 142", ha rimarcato. 

A fronte poi di 4,5 milioni di disabili (di cui oltre 2 milioni in condizioni di particolare gravita') il 30% di questi vive solo, con punte di oltre il 42% tra i disabili over 75. I posti letto per anziani non autosufficienti nelle strutture residenziali e semiresidenziali sono solo 250 mila, solo un terzo rispetto alla Francia e un quarto rispetto alla Germania. "Una situazione - afferma Milanese - che e' destinata a peggiorare nei prossimi anni con un ritmo stimato di 8.000 posti letto ogni anno. Stesse proporzioni allarmanti per i servizi sociosanitari: li ricevono solo 760 mila rispetto ai 2,7 milioni anziani che ne avrebbero diritto e bisogno". Appare profonda la spaccatura geografica del Paese: il 69% delle residenze sociosanitarie sono al Nord, solo il 7% al Sud, dove molti servizi di welfare vengono erogati direttamente dalle famiglie, "ma non basta a far fronte alla domanda". Occorre quindi riorganizzare i servizi in un Paese che invecchia. La spesa sanitaria a carico dei privati nell'ultimo anno ha raggiunto i 40 miliardi di euro (+10,3% tra 2012-2017). Quella pubblica, invece, rappresenta il 75% della spesa sanitaria corrente e negli stessi anni ha registrato una crescita media annua dello 0,5% rispetto a quella delle famiglie che e' aumentata mediamente del 2% annuo. Una situazione, precisa Milanese, che "grava maggiormente sulle famiglie a basso reddito: 7 su 10 dichiarano infatti che la spesa per la salute incide pesantemente sul bilancio familiare, mentre il 47% dichiara di tagliare altre spese per pagare la sanita'". Il problema pero', ha sottolineato il presidente di Confcooperative sanita', non e' la spesa in se'. "Non chiediamo di aumentarla ma di ottimizzarla - afferma -, considerando che su 26 miliardi di spesa per LTC, appena 588 milioni vanno in servizi e il resto in trasferimenti monetari. In secondo luogo chiediamo di riorganizzare i servizi in modo efficace, per rispondere ai bisogni di un Paese che cambia e invecchia sempre di piu'. In questo quadro crediamo che la cooperazione sanitaria sia la via per ripensare il sistema. Una terza via, tra Stato e mercato, che si sostanzia in un network multiprofessionale e integrato di cooperative di medici, di operatori sanitari, di farmacisti e di mutue, che si propongono di affiancare il Ssn in chiave sussidiaria, non semplici erogatrici di prestazioni, ma corresponsabili nella gestione dei servizi di fronte ai cittadini. Uno strumento prezioso - conclude Milanese - per ridurre le disuguaglienze e contrastare la privatizzazione strisciante del Ssn".