Comunicati

News Letter dell'ordine

di Rossella Gemma

L'American College of Cardiology, l'American Heart Association e la Heart Rhythm Society hanno pubblicato una linea guida per la valutazione e il trattamento di pazienti con bradicardia e disturbi della conduzione cardiaca sul Journal of American College of Cardiology, Circulation, Journal of American Heart Association e HeartRhythm. Queste raccomandazioni, pensate per delineare la presentazione e l'approccio alla valutazione clinica dei pazienti, presentano tra gli altri argomenti la selezione e la tempistica degli strumenti di test diagnostici, inclusi i dispositivi di monitoraggio e i test elettrofisiologici, nonché le opzioni di trattamento disponibili come interventi sullo stile di vita, terapia farmacologica e dispositivi esterni e impiantati, in particolare dispositivi di stimolazione. Gli autori affrontano anche considerazioni particolari per diverse popolazioni in base all'età, alle comorbilità o ad altri fattori rilevanti. La linea guida include per esempio raccomandazioni sulla sorveglianza post-procedura e sull'impianto di pacemaker in individui con anomalie di conduzione successive alla sostituzione transcatetere della valvola aortica (TAVR). Il documento affronta anche le modalità di approccio alla cessazione della terapia con pacemaker e propone diverse considerazioni sul fine vita. I membri del comitato di scrittura sottolineano l'importanza di un processo decisionale condiviso tra il paziente e i medici, così come dell'assistenza incentrata sul paziente. 

«Le decisioni terapeutiche si basano non solo sulle migliori prove disponibili, ma anche sugli obiettivi di cura e sulle preferenze del paziente» afferma Fred Kusumoto, della Mayo Clinic Florida di Jacksonville, che ha presieduto il gruppo di lavoro. «I pazienti dovrebbero essere indirizzati verso materiale informativo affidabile per aiutarli nella comprensione e nella consapevolezza delle conseguenze e dei rischi di ogni azione proposta» prosegue. Tuttavia, secondo gli autori, ci sono ancora lacune nella conoscenza di come gestire la bradicardia, in particolare per quanto riguarda il ruolo in evoluzione delle tecnologie di pacing emergenti. Gli esperti prevedono che per il prossimo futuro la terapia di stimolazione richiederà l'impianto di un dispositivo, e che saranno necessari ulteriori studi per comprendere meglio le implicazioni a lungo termine associate a una terapia che dura per tutta la vita.

J Am Coll Cardiol. 2018. doi: 10.1016/j.jacc.2018.10.043
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30412710

di Rossella Gemma

L'emicrania è una malattia che "predilige nettamente il sesso femminile" con un rapporto donna-uomo di tre a uno e per questo va inquadrata come una "patologia di genere" ancora considerata però come "malattia invisibile". Per questo è "fondamentale creare una cultura dell'emicrania, una consapevolezza sociale che consenta di abbattere lo stigma che grava su chi ne soffre, e consenta di far emergere le diverse problematiche in un'ottica di genere". E' quanto riporta il 'Libro bianco Emicrania: una malattia di genere (Impatto socio-economico in Italia)' curato dall'Istituto superiore di sanità e presentato oggi a Roma. Secondo gli esperti, è "necessario individuare delle strategie che possano migliorare la qualità di vita dei pazienti" partendo anche "dalla formazione e dall'informazione di medici di medicina generale". "Purtroppo esiste ancora oggi un vuoto normativo per il quale le forme più severe di emicrania non sono contemplate nei Lea, livelli essenziali di assistenza, nonostante le pressioni e le evidenze fornite dalle società scientifiche e dalle associazioni di pazienti; i benefici dell'invalidità sono riconosciuti per le forme più severe in due sole regioni, Lombardia e Veneto", evidenzia il documento. "L'emicrania ha una prevalenza di circa il 27% nelle donne nel periodo compreso tra pubertà e menopausa, raggiungendo il massimo della sua prevalenza nella quarta e quinta decade di vita, quindi nel periodo di maggiore produttività lavorativa e sociale - evidenzia il Libro bianco - Studi condotti sulla popolazione italiana hanno dimostrato percentuali superiori alle medie individuate a livello mondiale, e preoccupanti". "L'emicrania può durare nel suo complesso fino a 5-6 giorni per ogni attacco- ricordano gli esperti nel report - è un processo multifasico sequenziale che può comparire già 24 ore prima del dolore con sintomi vaghi quali stanchezza, irritabilità, depressione, sbadiglio, particolare appetito per dolci (e tra questi il cioccolato), per poi sfociare nell'attacco vero e proprio che dura dalle 4 alle 72 ore. In questa fase si sommano un dolore severo, riguardante tipicamente una metà del capo, e numerosi sintomi quali la nausea, spesso molto intensa, e il vomito, caratterizzato talora da conati ripetuti". La donna emicranica presenta in genere un maggiore numero complessivo di comorbilità quali disturbi dello spettro affettivo, epilessia, sindromi dolorose croniche, allergie, asma e patologie circolatorie , queste ultime legate anche all'uso di contraccettivi ormonali. "La scarsa attenzione sociale al problema dell'emicrania comporta una percezione della malattia come stigma da parte del 32,9% dei pazienti che, pertanto, è riluttante a rivelare il proprio problema agli altri- evidenzia il report - Inoltre, il 10% di tali pazienti non si sente compreso rispetto alla propria patologia da parenti e amici e il 12% dai colleghi in ambito lavorativo. Il paziente ritiene l'emicrania responsabile in qualche maniera di una compromissione della carriera scolastica nell'11,8% dei casi, di ridotti guadagni nel 5,9% e di sofferenze in ambito lavorativo nel 7,4%". "In Italia più di un paziente su quattro presenta una frequenza di emicrania superiore ai 5 giorni al mese, unanimemente considerato valore soglia per l'adozione di una terapia preventiva - scrivono nel documento gli esperti dell'Iss - Ciononostante, questa viene adottata solo dall'1,6% dei soggetti eleggibili. I pazienti si sottopongono ad accertamenti diagnostici impropri o inutili (il 48,5%), con costi considerevoli a carico del Ssn (80% delle procedure eseguite impropriamente). Gli emicranici non sanno di potersi rivolgere ad uno specialista: solo il 52,6% ne ha consultato uno nella propria vita, rivolgendosi nel 19,6% dei casi a specialisti non idonei, e coloro che hanno pensato di sentire un parere specialistico si sono rivolti in media a 7 diversi specialisti". 

di Rossella Gemma

Da sabato 27 ottobre a martedì 30 ottobre l’avveniristico Centro Congressi de La Nuvola di Roma ospiterà il 49° Congresso Nazionale della Società Italiana di Neurologia che coinvolgerà circa 2.500 neurologi provenienti da tutta Italia e non solo. Una location d’eccezione proprio a voler sottolineare il carattere innovativo ed internazionale che contraddistingue la visione della Società Italiana di Neurologia.

“La Neurologia Italiana ha raggiunto ormai una posizione di prestigio e di riconoscimento a livello internazionale - afferma il Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente SIN e Direttore della Clinica Neurologica di Genova – e si attesta tra le più importanti al mondo in termini di produzione scientifica. Questo è stato possibile grazie al costante impegno di clinici e ricercatori che lavorano quotidianamente con l’obiettivo di raggiungere nuovi traguardi per la diagnosi e la cura delle patologie neurologiche. Per il futuro la sfida è impegnativa e richiederà uno sforzo comune per mantenere e migliorare i livelli scientifici e assistenziali in ambito neurologico”.

Nel corso della quattro giorni di lavori si farà il punto sulle più recenti innovazioni in campo diagnostico e terapeutico nel trattamento delle principali malattie del sistema nervoso, in costante aumento a causa del progressivo invecchiamento della popolazione a cui si assiste nel nostro Paese. Si parlerà di patologie come Parkinson e Alzheimer, Sclerosi Multipla e Ictus, cefalee e disturbi del sonno, epilessia e malattie rare.

Corsi di aggiornamento, sessioni plenarie, workshops e comunicazioni libere al centro del programma scientifico per favorire l’aggiornamento dei partecipanti ed essere un valido strumento di approfondimento per i ricercatori.

“Quest’anno il Congresso Nazionale offrirà ampio spazio ai giovani neurologici – dichiara il Prof. Alfredo Berardelli, Presidente del Congresso e Direttore del Dipartimento di Neuroscienze Umane presso La Sapienza Università di Roma -  che avranno l’opportunità di presentare le proprie attività di ricerca in un contesto così importante. Inoltre, puntiamo a sviluppare tavoli di discussione su problematiche e percorsi assistenziali che la Neurologia si troverà ad affrontare nei prossimi anni, sia per ciò che riguarda le malattie acute, sia per le malattie croniche con l’obiettivo di favorire una maggior collaborazione tra Università, Ospedali e rete territoriale”.

Nel nostro Paese i numeri delle patologie neurologiche sono impressionanti: 5 milioni le persone che soffrono di emicrania, in particolare donne, con un impatto forte sulla qualità della loro vita; 800.000 coloro che sono colpiti da una forma ancora più invalidante, l'emicrania cronica, con dolori costanti per più di 15 giorni al mese; 120.000 le persone che oggi vivono con la sclerosi multipla, una malattia che induce disabilità progressiva e che necessita di servizi sanitari e assistenziali continui; 150.000 i casi di Ictus con circa 800.000 persone che sono sopravvissute allo stroke ma che portano i segni di invalidità causati dalla malattia; 300.000 i pazienti con Malattia di Parkinson; 1 milione le persone affette da decadimento mentale.

 

di Rossella Gemma

E’ stata pubblicata oggi sul Burl ed entrerà in vigore da domani la Legge n° 7 che all’Art. 68 riporta disposizioni sulle semplificazioni sulle certificazioni sanitarie in ambito scolastico. A partire da domani, come già avviene in alcune regioni italiane, anche nella Regione Lazio non sarà più necessario per le famiglie portare il certificato medico per le assenze per malattia che sono superiori ai cinque giorni.

”Un’ importante semplificazione che porta meno burocrazia per le famiglie e gli istituti scolastici - ha spiegato l’Assessore alla Sanità e l’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio, Alessio D’Amato – Una scelta che riduce la burocrazia senza abbassare i livelli della prevenzione in una Regione come il Lazio che è leader in Italia per quanto riguarda le coperture vaccinali e che ha esteso la continuità assistenziale pediatrica anche al sabato, la domenica e nei festivi”.

L’Unico caso in cui è esclusa l’abolizione del certificato scolastico riguarda i casi in cui sia richiesta la certificazione per misure di profilassi previste a livello nazionale e internazionale per esigenze di sanità pubblica.

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

“Prendiamo atto, dal Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri, che il Governo ha inserito nella Legge di bilancio approvata ieri sera l’abolizione del numero chiuso nelle Facoltà di Medicina. Ci aspettiamo che il Governo chiarisca subito e nel dettaglio tempi e modalità del provvedimento, che, letto sic et simpliciter, appare una misura che rischia di penalizzare fortemente i giovani, illudendoli e infrangendo poi le loro speranze contro la parete di cristallo dell’incapacità dello Stato di programmare.  È un paese triste quello che vive in un eterno presente, è una politica miope quella che non riesce e non vuole costruire un futuro per le nuove generazioni”.

Non usa mezzi termini il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, per commentare il provvedimento dirompente, inserito un po’ a sorpresa nella Legge di Bilancio, e liquidato in un paio di righe lapidarie del Comunicato stampa: “Si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di poter accedere agli studi”.

“Bene, permettiamo a tutti di poter accedere agli studi, ma, allo stesso modo, garantiamo a chi arriva a laurearsi di poter completare il suo percorso formativo, accedendo in automatico alla specializzazione – aggiunge ancora Anelli -. E tutto questo non potrà essere fatto in un giorno: ricordiamoci che ci sono già oggi   quindicimila medici laureati e abilitati ma privi della possibilità di specializzarsi o formarsi nella Medicina Generale in maniera da poter poi entrare, con le adeguate competenze, nel Servizio Sanitario Nazionale, e che chiedono risposte precise alla loro condizione di precarietà”.

Di poco fa, il Comunicato di Palazzo Chigi, che precisa che precisa che “si tratta di un obiettivo politico di medio periodo per il quale si avvierà un confronto tecnico con i ministeri competenti e la Crui, che potrà prevedere un percorso graduale di aumento dei posti disponibili, fino al superamento del numero chiuso". Ma per la Fnomceo potrebbe non bastare.

“Per noi il percorso è unico, parte dall’accesso e finisce con l’acquisizione del titolo specialistico o di Medico di Medicina Generale – ribadisce il presidente Fnomceo -. Cui prodest sfornare migliaia di medici laureati ma ancora privi di tutte quelle competenze necessarie a entrare a pieno titolo nel nostro Servizio Sanitario Nazionale e lasciarli poi intrappolati in un limbo dal quale sempre più difficilmente potranno affrancarsi, a meno di non fuggire all’estero per specializzarsi e poi lavorare, con conseguente perdita di risorse umane e finanziarie? O vogliamo formare medici di serie A e di serie B, in una guerra tra poveri che non potrà che umiliare professionisti di grande valore, e livellare verso il basso le competenze?”.

“La Fnomceo c’è – conclude Anelli -. È pronta a sedersi a un Tavolo e a proporre soluzioni, che garantiscano ai giovani una formazione concreta ed efficace e ai cittadini professionisti e cure di qualità. Chiama sin da ora a raccolta i giovani colleghi, in una grande Conferenza che aprirà il percorso degli Stati Generali del 2019”.    

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di Rossella Gemma

Rinnovi contrattuali, sblocco del turnover, nuovi Lea, eliminazione superticket e borse di studio per specializzandi. Il fondo sanitario nazionale richiederebbe complessivamente un aumento di 4 miliardi di euro, di cui al momento è confermato solo il miliardo assegnato dalla precedente legislatura. E' la valutazione della Fondazione Gimbe secondo la quale, alla vigilia della discussione sulla Legge di Bilancio 2019, "numerose legittime richieste degli 'attori' della sanità rischiano di rimanere disattese". Al momento, infatti, "le risorse necessarie sembrano - si legge in una nota - ben lontane da quelle che il nuovo esecutivo potrà assicurare alla sanità pubblica per la quale, dopo anni di cocenti delusioni, sono progressivamente maturate grandi aspettative visto che il 'Contratto per il Governo del cambiamento' mette nero su bianco il sospirato rilancio del Servizio sanitario nazionale". "Anche se tutte le istanze di Regioni, professionisti sanitari, organizzazioni civiche e industria - afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - mirano a soddisfare inderogabili necessità per il Ssn, s'impone una dose di sano realismo perché al momento manca un'adeguata copertura finanziaria. Infatti, nonostante l'ardita scelta del Governo di fissare il deficit al 2,4% del Pil, dall'entusiasmo dei due vice-premier non è 'trasudata' alcuna liquidità aggiuntiva per la sanità, per la quale è stata esclusa solo l'ipotesi di nuovi tagli". Per facilitare il confronto tra Governo e Regioni sulle priorità che possono essere realmente finanziate dalla Legge di Bilancio 2019, la Fondazione Gimbe ha messo ordine tra le cifre in ballo, a volte sovrastimate in maniera opportunistica dai singoli stakeholder, a volte divenute oggetto di strumentalizzazione politica. Per quanto riguarda il fondo sanitario nazionale 2019, analizza la Fondazione Gimbe, "rimane quello fissato dalla Legge di Bilancio 2017 così come rideterminato dal Decreto 5 giugno 2017, ovvero a 114,396 miliardi di euro. In altri termini, l'attuale Governo al momento non ha previsto alcun aumento del fondo sanitario nazionale, visto che il miliardo di euro in più rispetto al 2018 era già stato definito dal precedente esecutivo". 

La Fondazione indica le priorità per la sanità nella legge di Bilancio 2019 a partire dai rinnovi contrattuali per i quali servono 1.000 milioni. Una stima, "riportata nel luglio 2018 dal presidente della Commissione salute alla Conferenza Stato Regioni Saitta in audizione presso la Commissione Igiene e Sanità, è inclusiva di quanto recentemente stimato dall'Aran per la dirigenza medica e veterinaria: 560 milioni, di cui 500 per l'aumento del 3,48% degli stipendi pubblici e 60 per garantire l'indennità di esclusività della massa salariale. Per i fondi contrattuali per il trattamento economico accessorio della dirigenza nel 2019 sono disponibili 30 milioni, dei 437 milioni totali stanziati dalla legge di Bilancio 2018 sino al 2026". Per lo sblocco turnover servono poi 1.100 milioni. E ancora: servono 40 milioni di euro per le borse di studio per il corso di formazione specifica in medicina generale. Soldi già assegnati dal fondo sanitario, secondo quanto dichiarato dalla ministra Giulia Grillo, per finanziare insieme alle Regioni 840 borse aggiuntive per un totale di 2.093. Per le borse di studio per le scuole di specializzazione, continua l'analisi della Fondazione Gimbe, occorrono 250-300 milioni. Mentre per i nuovi Lea sono necessari 800/1.600 milioni. "La prima stima - spiega la nota Gimbe - è della relazione tecnica che ha dato il via libera alla 'bollinatura del testo del Dpcm sui nuovi lea da parte della Ragioneria Generale dello Stato; la seconda è della Conferenza delle Regioni che ritiene insufficiente tale copertura perché contabilizza potenziali risparmi". Per l'elIminazione del superticket occorrono invece 350 milioni di euro. Secondo quanto riportato dalla Corte dei Conti nel Rapporto sul Coordinamento della Finanza Pubblica 2018, il superticket nel 2017 ha 'pesato' per 413,7 milioni di euro, da cui sono stati decurtati nella stima i 60 milioni di euro già stanziati dalla legge di Bilancio 2018, ma non ancora utilizzati per mancato accordo sulla bozza di decreto da parte della Conferenza delle Regioni e province autonome. Peraltro, la stima potrebbe essere sovrastimata perché alcune Regioni nel corso del 2018 hanno già deliberato la sua eliminazione parziale o totale.

E ancora. La ristrutturazione edilizia e ammodernamento tecnologico necessita di 32.000 milioni. La stima complessiva è riportata dalla Corte dei Conti nella Deliberazione 9 marzo 2018 'L'attuazione del programma straordinario per la ristrutturazione edilizia l'ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario'. Per il residuo pay-back farmaceutico 2013-2016 servono circa 920 milioni. L'importo, quasi interamente contabilizzato come entrata nel bilancio dello Stato, è attualmente oggetto di contenzioso e potrebbe, seppur in parte, trasformarsi in una voce di passività per la finanza pubblica. Escludendo i potenziali effetti del contenzioso sul pay-back, oltre che ristrutturazione edilizia e ammodernamento tecnologico che richiedono un piano pluriennale di investimenti che non possono gravare sul fondo sanitario, e stimando realisticamente in 1.200 milioni l'impatto dei nuovi lea per sbloccare i nomenclatori tariffari, la cifra necessaria per il fondo sanitario 2019 raggiunge così i 4 miliardi. "Una simile disponibilità di risorse nel 2019 - commenta Cartabellotta - è assolutamente irrealistica nonostante l'impegno della ministra Grillo a reperire altri fondi, la sua determinazione a non farsi 'commissariare dal Mef' e la possibilità di recuperare ulteriori risorse dal disinvestimento da sprechi e inefficienze. Infatti la sanità, al momento, non rappresenta affatto una priorità per Di Maio e Salvini. Per verificare se il rilancio del Ssn è realmente una priorità politica del Governo per il cambiamento - conclude il presidente della Fondazione - due sono le cartine al tornasole: la legge di Bilancio 2019 dovrà comunque destinare per il triennio 2019-2021 le risorse necessarie alle priorità sopra riportate e alla nota di aggiornamento del Def 2018 (non ancora pervenuta) spetta sancire documentare l'inversione di tendenza del rapporto spesa sanitaria/Pil. Se così non fosse, il 23 dicembre invece di festeggiare il 40esimo compleanno del Ssn, prepariamoci serenamente a intonarne il requiem". 

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

"In Italia è boom di malattie respiratorie che crescono tra i giovanissimi. L'asma colpisce ormai un bambino su dieci con più di 6 anni. Il 20% degli adolescenti e 4 bimbi su 10 soffrono invece di gravi forme di riniti allergiche. Sotto accusa sono i fattori ambientali, responsabili da soli di un terzo delle patologie infantili, ma anche gli stili di vita". Sono alcuni dei dati emersi dal 22.esimo congresso nazionale della Società italiana per le malattie respiratorie infantili (Simri), in corso fino a domani a Pisa. Il meeting vede la partecipazione di oltre 500 specialisti da tutta la Penisola e anche di alcuni relatori internazionali. Secondo gli esperti, la prevenzione passa attraverso "un ruolo sempre più importante l'alimentazione. Va consumata, fin dai primissimi anni di vita, una dieta sana ed equilibrata come quella mediterranea. E rimane fondamentale combattere il fumo, un'abitudine che ha oltre l'11% degli adolescenti italiani". "E' dimostrato che una nutrizione ricca di cibi antiossidanti può avere un effetto protettivo e contrastare l'insorgenza di disturbi gravi come allergie, asma o respiro sibilante - afferma Giorgio Piacentini, presidente nazionale Simri - Via libera quindi al consumo di pesce, soprattutto quello azzurro. Tra la frutta e la verdura sono da preferire quelle rosse come pomodori, carote e uva. Quest'ultima è molto ricca di resveratrolo, una sostanza che svolge una potentissima azione antiossidante". 

"I giovanissimi residenti nel nostro Paese però consumano sempre meno questo genere di alimenti - aggiunge Elisabetta Bignamini, vice presidente Simri - Infatti il 21% dei bambini tra i 6 e i 10 anni risulta in sovrappeso e ben il 9% addirittura obeso. E' dimostrato come l'asma presenta una maggiore incidenza tra chi soffre di gravi problemi di peso. Anche il controllo e il trattamento della malattia risultano più difficili rispetto ad un paziente normopeso. Per questo consigliamo agli italiani di ogni fascia d'età di consumare regolarmente la sana ed equilibrata dieta tipica del Mare Nostrum. Con il suo limitato apporto di cibi contenenti grassi saturi e colesterolo è la più indicata per la salvaguardia del benessere". Anche quest'anno la Simri, in occasione del suo congresso nazionale, promuove il progetto 'Dai un calcio al fumo'. Domani a Pisa si terrà un'evento al quale parteciperanno oltre 100 studenti e insegnanti dell'Istituto Comprensivo Statale 'Leonardo Fibonacci' di Pisa che presenteranno i loro elaborati (disegni, filmati) contro il tabagismo giovanile. A seguire gli alunni potranno prendere letteralmente a 'calci il fumo' abbattendo dei birilli a forma di sigarette, sistemati come barriera su mini aree di rigore.

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

Parla chiaro l'Ocse: "Gli italiani invecchiano e la domanda di assistenza sanitaria sale. La popolazione italiana e' una delle piu' vecchie al mondo: quasi il 20% supera i 65 anni di eta' e, secondo i dati Istat, nel 2050 circa l'8% degli italiani avra' piu' di 85 anni. Il sistema sanitario italiano, al momento, potrebbe non essere in grado di far fronte a questi cambiamenti, in particolare per quanto riguarda il rinnovo e l'assunzione del personale infermieristico. Si calcola che la carenza di infermieri, gia' importante soprattutto al Nord, aumenti ogni anno a causa dello squilibrio tra i pensionamenti (17 mila all'anno) e le nuove assunzioni (8 mila all'anno). Parla chiaro anche l'Oms che lo ha ribadito anche durante la sua 68esima Assemblea generale svolta dal 17 al 20 settembre a Roma: "L'Italia deve affrontare un quadro di malattie croniche - principalmente a causa dell'invecchiamento della popolazione, che ti chiedono una risposta assistenziale complessa, proattiva, personalizzata". Per farlo secondo l'Oms l'Italia deve rispondere ad alcune sfide tra cui oltre a difendere meglio l'accesso universale all'assistenza ("una parte della popolazione ha esigenze sanitarie che non ricevono assistenza" secondo l'Oms, specie in alcune Regioni creando diversita' e disuguaglianze), deve aumentare ancora una volta il numero di infermieri: "complessivamente il numero degli operatori del sistema sanitario e' cresciuto negli ultimi dieci anni ma il numero di infermieri rimane basso: 6.5 ogni 1000 abitanti, mentre la media UE e' di 8.4.". "Lavoriamo a provvedimenti concreti, per questo stiamo pensando di creare un gruppo tecnico stabile tra ministero, Fnopi e rappresentanze dei cittadini - ha dichiarato il ministro della Salute Giulia Grillo, garantendo il suo interessamento sia per la carenza, sia per la copertura del contratto appena chiuso, ma anche per le specializzazioni degli infermieri a una delegazione dei vertici Fnopi -. Quando parliamo di infermieri, parliamo di 440mila persone che lavorano tutti giorni, tutte le notti, Natale, Pasqua, Capodanno! Non abbiamo la bacchetta magica, ma abbiamo tanta buona volonta', e posso assicurare che il ministro e' al lavoro su tutti i dossier e anche su questo perche' dobbiamo dare risposte agli infermieri e a tutti coloro che garantiscono la salute dei nostri cittadini".

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

Ambiente e salute, un legame indissolubile, considerando la stretta correlazione tra l'uomo e lo spazio che lo circonda. È ormai noto come l'inquinamento di acqua, aria e terra abbia ricadute negative sul nostro benessere e rappresenti un fattore determinante nello sviluppo di malattie a carico dell'apparato respiratorio e cardiovascolare e di patologie oncologiche. Di questo tema se ne discute oggi a Roma in occasione del convegno "Emergenza cancro - Fattori ambientali modificabili e stili di vita non corretti", organizzato dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), in collaborazione con Confassociazioni Ambiente ed al quale partecipano, tra gli altri, Massimo Inguscio, presidente CNR, Angelo Lino Del Favero, direttore generale dell'Istituto Superiore di Sanità, Giovanni Malagò, presidente CONI, Antonio Felice Uricchio, rettore dell'Università di Bari ed Elio Franzini, rettore dell'Università di Milano. Nel 2016 il Ministero della salute ha diffuso una mappa delle aree più contaminate presenti nel nostro Paese, associata all'eventuale rischio di sviluppare malattie oncologiche. I dati hanno evidenziato un incremento anche del 90% in soli 10 anni: cancro alla tiroide, alla mammella e il mesotelioma i tumori più diffusi nelle zone prese in esame, causati dall'esposizione a sostanze tossiche, quali diossina, amianto, petrolio, policlorobifenili e mercurio. L'Italia detiene la maglia nera in Europa per quanto riguarda l'incidenza di malattie oncologiche in età pediatrica, secondo quanto emerge da uno studio condotto in 62 Paesi dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), in collaborazione con l'Associazione Internazionale dei Registri del Cancro e pubblicato nel 2017 su "Lancet Oncology". La maggiore incidenza di tumori si registra nei bambini tra 0 e 14 anni e negli adolescenti tra i 15 e i 19 anni nell'area del Sud Europa che comprende, oltre all'Italia, Cipro, Malta, Croazia, Spagna e Portogallo. 

Anche l'ultimo rapporto Sentieri (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) a cura dell'Istituito Superiore di Sanità rileva un'"emergenza cancro" tra i più giovani. I dati raccolti nel periodo 2006-2013 in 28 dei 45 siti italiani maggiormente inquinati hanno infatti sottolineato un incremento di tumori maligni del 9% nei soggetti tra 0 e 24 anni, registrando picchi del 50% per i linfomi Non-Hodgkin, del 62% per i sarcomi dei tessuti molli e del 66% per le leucemie mieloidi acute. "Generalmente si pensa al cancro come a una malattia della terza età e si sostiene che il trend continuo di incremento di tumori nel corso del XX secolo in tutti i Paesi industrializzati possa essere spiegato mediante la teoria dell'accumulo progressivo di lesioni genetiche stocastiche e il miglioramento continuo delle nostre capacità diagnostiche", esordisce Ernesto Burgio, membro dell'European Cancer and Environment Research Institute (ECERI) di Bruxelles. "In genere si afferma che i tumori infantili sono una patologia rara. È opportuno però ricordare come, in termini assoluti, uno su 5-600 nuovi nati si ammalerà di cancro prima del compimento del quindicesimo anno d'età; come, nonostante i significativi miglioramenti prognostici degli ultimi decenni, il cancro rappresenti la prima causa di morte per malattia nei bambini che hanno superato l'anno d'età; come anche in questa fascia d'età, a partire dagli anni 1980-90, si sia assistito a un aumento significativo della patologia tumorale".

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

I medicinali a base di cannabis alleviano i sintomi di diverse malattie, almeno nella percezione dei pazienti. Lo affermano due studi dell'università del New Mexico, uno pubblicato su Frontiers in Pharmacology e l'altro su Medicine, realizzati attraverso una app in cui chi usa queste medicine può inserire le proprie informazioni. La app (che si chiama 'Releaf' con un gioco di parole tra 'relief', 'sollievo', e 'leaf', 'foglia'), ha registrato circa 100mila sessioni degli utenti. Nel primo studio sono state analizzate le segnalazioni per 27 diverse patologie, dall'epilessia alla depressione, e i pazienti hanno riportato una riduzione dei sintomi di circa 4 punti su una scala da 1 a 10 utilizzando il principio attivo sotto varie forme.

Nel secondo invece i ricercatori si sono concentrati sull'utilizzo dei fiori contenenti il principio attivo contro l'insonnia, assunti in varie maniere, ottenendo lo stesso risultato. In tutti i casi sono stati segnalati effetti collaterali minimi. "Gli studi osservazionali come questo sono più appropriati degli esperimenti mirati per misurare come i pazienti scelgono di consumare la cannabis e gli effetti di queste scelte - afferma Jakob Vigil, uno degli autori -. Raccogliendo una grande quantità di segnalazioni nel 'mondo reale' possiamo misurare perché i pazienti usano la cannabis e con quali risultati".