Comunicati

News Letter dell'ordine

di Rossella Gemma

Nel 2016 le nascite sono stimate in 474mila unità, circa 12mila in meno rispetto all'anno precedente. La riduzione osservata, che a livello nazionale è pari al 2,4%, interessa tutto il territorio, con l'eccezione della Provincia di Bolzano che registra invece un incremento del 3,2%. Il numero medio di figli per donna, in calo per il sesto anno consecutivo, si assesta a 1,34. A scattare la fotografia è l'Istat che inoltre conferma la propensione delle donne ad avere figli in età matura. Rispetto all'anno precedente, i tassi di fecondità si riducono in tutte le classi di età della madre sotto i 30 anni mentre aumentano in quelle superiori. La riduzione più accentuata si riscontra nella classe di età 25-29 anni (-6 per mille), l'incremento più rilevante è, invece, nella classe 35-39 (+2 per mille). Nel complesso, a fronte di un'età media al parto che raggiunge i 31,7 anni, la fecondità cumulata da parte di donne di 32 anni compiuti e più è ormai prossima a raggiungere quella delle donne fino a 31 anni di età (0,67 figli contro 0,68 nel 2016). E sempre secondo l'Istat, nel 2016 il 19,4% dei bambini è nato da madre straniera, una quota identica a quella riscontrata nel 2015 mentre l'80,6% ha una madre italiana. In assoluto, i nati da cittadine straniere sono 92mila, il 2,2% in meno dell'anno prima. Di questi, 61mila sono quelli avuti con partner straniero, 31mila quelli con partner italiano. I nati da cittadine italiane sono 382mila, con una riduzione del 2,4% sul 2015. Le donne straniere in età feconda, che usualmente evidenziano un comportamento riproduttivo più accentuato e sono favorite da una struttura per età nettamente più giovane, hanno avuto in media 1,95 figli nel 2016 (contro 1,94 del 2015). Le italiane, dal canto loro, sono rimaste sul valore di 1,27 figli, esattamente come l'anno precedente. La contrazione delle nascite da parte di straniere e italiane, pertanto, non va ricondotta all'abbassamento delle rispettive propensioni di fecondità, quanto piuttosto alla riduzione delle donne in età feconda e al processo d'invecchiamento che interessano anche la componente straniera.

di Rossella Gemma

In Italia 126 bambini sotto i 15 anni si sono ammalati di tubercolosi nel 2013, erano 184 nel 2009. Una riduzione che si è osservata inizialmente anche nella popolazione generale: i nuovi casi in un quinquennio (2009-2013) sono passati da 4.300 a 3.153. Ma l'inversione di tendenza era evidente già nel 2014, quando i casi registrati sono stati 3.680 e nel 2015 circa 3.769, con un crescente aumento di circa il 20%. Il 60% delle notifiche riguarda cittadini stranieri. Sono i dati Oms. "In Europa, rispetto al resto del mondo, si registra una bassa mortalità pediatrica per questa malattia, pari al 2%, che arriva all`8% nei bambini con coinfezione tubercolosi/immuno-deficienza umana (HIV). Questo dato confortante è in relazione all`elevata percentuale dei pazienti pediatrici che ricevono un adeguato trattamento per la malattia e dei bambini sotto i 5 anni sottoposti a terapia preventiva quando entrano in contatto con persone infette - spiega Laura Lancella dell`Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, centro di riferimento per la cura di questa malattia -. I più piccoli presentano un`aumentata suscettibilità verso questa infezione in quanto il loro sistema immunitario non ha ancora completato il percorso maturativo. Il rischio di contrarre la tubercolosi per contatto con persone infette è del 43% nei bambini sotto i 12 mesi, del 24% nei bambini tra 1 e 5 anni e del 15% negli adolescenti". Nel mondo, i nuovi casi di tubercolosi sono stati 9,6 milioni nel 2014 e 10,4 milioni nel 2015, di questi ultimi 1,2 milioni erano bambini. Il 60% dei malati è rappresentato dalla popolazione di sei Paesi (India, Indonesia, Cina, Nigeria, Pakistan e Sud Africa). Secondo uno studio recentemente pubblicato su Lancet Infectious Diseases quando ancora non esistevano farmaci antitubercolari, la mortalità pediatrica era pari a circa il 22%: sotto i 5 anni raggiungeva il 44% rispetto al 15% nei bambini in età compresa tra 5 e 14 anni. L`analisi ha evidenziato una mortalità particolarmente elevata in caso di mancata diagnosi o di inadeguato trattamento dei piccoli, specialmente se residenti in aree endemiche per tubercolosi e HIV. "In presenza di altre infezioni come l`HIV, la mortalità è più elevata. È importante ricordare che il paziente pediatrico con tubercolosi è il cosiddetto `evento sentinella` - conclude Lancella - che induce i medici a ricercare l`infezione tra coloro che si prendono cura del bambino. Quest`ultimo, infatti, non è quasi mai contagioso, è l`adulto che diffonde la malattia".

di Rossella Gemma

Quasi un medico su tre ritiene di non aver tempo sufficiente da dedicare ai pazienti per assicurare l’aderenza alle terapie, solo la metà si accerta che il proprio assistito abbia compreso le indicazioni su terapie e percorso di cura e delle sue eventuali difficoltà economiche, più di uno su tre si dice oberato dal carico burocratico. Per un terzo invece non è prioritario informare su alternative terapeutiche o sull’esistenza di farmaci equivalenti o biosimilari. Fra i prescrittori di farmaci biologici e biosimilari, chi decide di cambiare la terapia al paziente lo fa, in un terzo dei casi, in libertà e autonomia e per rispondere meglio alle esigenze di cura e di successo delle terapie per il paziente; ma quasi uno su cinque (19%) dichiara di aver cambiato la terapia per rispondere ad esigenze di carattere amministrativo, principalmente per contribuire alla sostenibilità economica del SSN (39%), per rispettare limiti o obiettivi di budget fissati dalla Azienda ospedaliera o Asl (35%), ma solo l’8% dei professionisti è al corrente dell’esistenza di delibere della Regione o Asl che prevedono come saranno riutilizzati i risparmi derivati dalla prescrizione di farmaci a minor costo. Sono questi alcuni dei principali dati che emergono dalla “Indagine civica sull'esperienza dei medici in tema di aderenza alle terapie, con focus su farmaci biologici e biosimilari”, presentata oggi a Roma e realizzata da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato con il sostegno non condizionato di Assobiotec. Hanno partecipato all’iniziativa e contribuito fattivamente: AMICI, ANMAR, ASSOCIAZIONE MALATI DI RENI, AVDS CARD VENETO, DIABETE ITALIA, FAIS, FAND, FARE, FIMMG, FIMP, FNOMCeO, FORUM NAZIONALE DIALIZZATI E TRAPIANTATI, SID, SIDeMaST, SIF, SIFO, SIN, SIR. Lo strumento di indagine è stato realizzato inoltre con il coinvolgimento dell’Agenzia Italiana del Farmaco. L’indagine ha il doppio obiettivo di rilevare l’esperienza dei professionisti rispetto al tempo e alla relazione di cura con il paziente e approfondire gli ambiti relativi alla prescrizione e all’uso dei farmaci. Ciò al fine tanto di comprendere l’impatto delle disposizioni vigenti ai livelli nazionale e regionale sull’esercizio della pratica clinica, soprattutto in relazione al codice deontologico, quanto per analizzare gli strumenti a disposizione e le eventuali criticità incontrate, così da favorire l’aderenza alle terapie e una migliore relazione medico-paziente. La tutela della salute delle persone, l’accesso alle cure più appropriate rispetto alle esigenze cliniche, alle condizioni socio-economiche e al progetto di vita del paziente non devono essere sacrificate per arrivare al pareggio di Bilancio: lo dice anche la recente sentenza della Corte Costituzionale 275/2016 che afferma che è la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione. E invece l’indagine mostra che purtroppo in alcune occasioni ciò non accade. E’ necessario armonizzare ogni atto amministrativo o normativo nazionale, regionale e aziendale con due aspetti irrinunciabili: il rispetto dei principi che sono alla base della professione medica e quindi il codice deontologico, e quello dei diritti dei cittadini così come sancito dalla Carta Europea dei diritti del malato. Su questi aspetti vogliamo lavorare anche insieme agli Ordini dei medici”, queste le dichiarazioni di Tonino Aceti, Coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato e responsabile del Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici, Cittadinanzattiva. “Siamo ancora in tempo per invertire la rotta perché lo chiedono sia i medici che i pazienti e possiamo farlo subito. Ad esempio prevedendo nella messa a punto degli standard del personale, in via di definizione, la garanzia che il tempo dell’ascolto e della comunicazione siano veri e propri tempi per la cura della persona. E ancora investire di più nella formazione indipendente e di qualità da parte delle Istituzioni pubbliche. Inoltre, visto che siamo in attesa della pubblicazione del nuovo position paper di AIFA sui farmaci biologici e biosimilari, ci aspettiamo che preveda adeguata informazione e condivisione delle scelte con il paziente e gli riconosca un ruolo attivo nel percorso di cura; assicuri trasparenza e accesso a dati ed evidenze cliniche; garantisca continuità terapeutica e attenzione alla qualità della vita” .

di Rossella Gemma

“Il sistema regionale di trasmissione degli elettrocardiogrammi dall’ambulanza agli ospedali ha salvato in un mese e mezzo oltre 300 persone. Il primo report sulla funzionalità del nuovo sistema conferma la sua estrema utilità ed efficienza: entro due minuti e mezzo dalla presa in carico nell’ambulanza del 118 dal 13 dicembre 2016 al 31 gennaio 2017 sono stati tracciati 419 pazienti sottoposti ad esame elettrocardiografico: per 43 casi (pari al 10.26%) è stata posta diagnosi di ‘STEMI’ con invio del paziente direttamente all’Emodinamica disponibile più vicina al luogo del soccorso; 261 casi (pari al 62.29%) è stata posta diagnosi di “NO STEMI”, e sono stati inviati presso le strutture sanitarie dotate di Cardiologia; 111 casi (pari al 26.50%) è stata posta diagnosi di ‘ALTRO’, ovvero tutte le alterazioni del tracciato non previste nelle due categorie precedenti. Tali pazienti sono stati inviati presso le strutture sanitarie dotate di Cardiologia; 4 casi (pari al 0.95%) non si sono evidenziate alterazioni del tracciato (tale bassa percentuale di tracciati normali è dovuta alla selezione del paziente effettuata in fase di triage telefonico, infatti tutti i pazienti manifestano quale sintomatologia ‘dolore toracico’. Il tempo medio di refertazione, incluso le comunicazioni con l’equipaggio al fine di approfondire particolari sintomatologie, nel periodo in esame è stato di 2 minuti e 23 secondi. Per coordinare il sistema è stato istituito il Centro Regionale per la Refertazione - CRR, presso ARES 118, che referta centralmente, per tutto il territorio regionale, i tracciati elettrocardiografici eseguiti a bordo dell’ambulanza”.

di Rossella Gemma

"L'approvazione da parte della Conferenza Stato-Regioni del nuovo Accordo che disciplina la formazione continua in medicina e' un'ottima notizia per tutti i professionisti sanitari". L'annuncio arriva dal Direttore Generale di Agenas, Francesco Bevere. "Per migliorare le performance del nostro servizio sanitario - prosegue Bevere - dobbiamo garantire una costante crescita culturale di ogni risorsa impegnata nel sistema salute. Oggi la formazione e' l'arma migliore a nostra disposizione per affrontare con successo le sfide del futuro prossimo. Il nuovo Accordo nasce dall'esigenza di dare organicita' alle disposizioni del sistema ECM, puntando ad elevare il livello della qualita' della formazione erogata. Vengono chiarite ulteriormente le competenze tra Stato e Regioni, assegnando allo Stato la definizione degli standard minimi omogenei su tutto il territorio nazionale e alle Regioni l'individuazione dei requisiti ulteriori di qualita', con l'obiettivo di stimolare la competizione tra i diversi sistemi per il raggiungimento di livelli di eccellenza". L'Accordo che disciplina "La formazione continua nel settore salute" e' frutto del lavoro portato avanti nell'ultimo anno dalla CNFC (Commissione nazionale per la formazione continua) con il supporto di Agenas. Le linee guida sono state la semplificazione del sistema con meno burocrazia per i professionisti e i provider e un Ecm piu' agile per la scelta dei singoli. In questa prospettiva, il nuovo testo composto di 97 articoli, raccoglie e rende organiche tutte le regole contenute nei precedenti Accordi in materia di formazione continua. Per i professionisti sanitari, inoltre, il disegno del nuovo Accordo prevede un capovolgimento di prospettiva in attuazione dell'art. 14 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea del 2000, con il passaggio da una visione fondata esclusivamente sull' "obbligo formativo" verso un sistema che tenga in conto i "diritti" del professionista. L'obiettivo e' quello di "rimuovere gli ostacoli di ordine economico, sociale e geografico che limitano di fatto l'accesso alla formazione continua". Ulteriori novita' inserite sono le previsioni in tema di conflitto di interessi - definito come "ogni situazione nella quale un interesse secondario interferisce o potrebbe interferire con l'interesse primario consistente nell'obiettivita', imparzialita', indipendenza della formazione professionale del settore della salute" - e le nuove indicazioni legislative in tema di trasparenza e prevenzione della corruzione. 

di Rossella Gemma

Gravidanze nelle donne over 35 in aumento, investimento su pochi figli e desiderio di sottoporsi ad indagini non invasive, sono i motivi del successo globale dei test definiti NIPT, acronimo di Non Invasive Prenatal Testing, gli screening per le mutazioni cromosomiche che indagano il rischio a partire da un semplice prelievo di sangue dalla decima settimana di gestazione. Un mercato che ha chiuso a 613 milioni di dollari nel 2015 e che spicchera' il volo nei prossimi anni sino a raggiungere oltre 2 miliardi di dollari tra soli 6 anni, nel 2022 e arrivare a 5,5 miliardi entro il 2025. Dati diffusi nel report 'NIPT: crescita del mercato, prospettive future e analisi competitive 2016-2022' realizzato dall'Istituto americano Credence Research, che ha evidenziato come il mercato abbia accolto con sincero entusiasmo questa metodica. Attraverso un semplice campione di sangue materno infatti e' possibile individuare tracce del DNA circolante del feto che puo' essere amplificato tramite moderne tecniche di sequenziamento NGS (Next Generation Sequencing) e analizzato alla ricerca di anomalie. "La ricerca sulle malattie e le malformazioni del feto durante la gravidanza e' stata sempre di grande interesse per i ricercatori, per i genetisti e per i medici. Si e' partiti, negli anni Settanta, con le indagini ecografiche, poi si e' proceduti con indagini invasive cioe' prelievo di tessuti del feto: liquido amniotico e villi coriali", ha detto all'agenzia Dire Giuseppe Novelli, genetista e rettore dell'Universita' Tor Vergata. "Tra l'altro la tecnica di analisi dei villi coriali e' stata scoperta e studiata in Italia- ha aggiunto Novelli- Per molti anni noi siamo andati avanti con questi metodi, poi c'e' stata un'evoluzione perche' ovviamente metodi invasivi comportano oggettivamente un rischio di interruzione della gravidanza dovuto all'invasivita' stessa del metodo. Si e' proceduto nel cercare marcatori, markers come li chiamiamo noi, all'interno del sangue materno per studiare cosa accadeva nel metabolismo del feto. Si e' cominciato a studiare la biochimica di cio' che accadeva nel sangue con quelli che chiamiamo il famoso 'tritest', che non dava una diagnosi, ma una probabilita' che, nel feto, ci fosse una possibile alterazione, quindi si rimandava poi al test invasivo. Questo e' andato avanti per molti anni, qual e' stata l'evoluzione recente? È semplice: la tecnologia del DNA straordinaria che consente di recuperare micro tracce di Dna del feto circolante nel sangue della madre, permette oggi una valutazione accurata delle principali anomalie, che sono le anomalie cromosomiche, la sindrome di Down ad esempio e' visibile studiando il DNA del feto nel sangue della madre in modo non invasivo". Il tutto avviene all'interno del territorio italiano, con maggior tutela per la tracciabilita' e stabilita' del campione di sangue prelevato. Infatti, il campione non viaggia per il mondo rischiando di deteriorarsi a causa di ritardi dovuti a controlli doganali sempre piu' rigidi, ma viene analizzato a Roma o Milano, refertato in italiano e inviato al ginecologo che ne discute i risultati con la coppia. "Ci sono oggi delle piattaforme tecnologiche molto avanzate- continua il professor Novelli- le company inizialmente erano localizzate negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Cina, mentre adesso la tecnologia e anche le autorizzazioni che abbiamo ottenuto da queste societa' consentono anche a noi in Italia di fare questo test. Ad esempio noi lo abbiamo fatto attraverso la realizzazione di uno spin off, cioe' una societa' che lavora di intesa con l'universita' per sviluppare tecnologie e quindi fornire agli ospedali una informazione utile ai fini diagnostici". Ma quali sono i vantaggi per una donna? "Innanzitutto la semplicita' dell'esame, perche' la donna in gravidanza va dal ginecologo e puo' fare subito questo esame inviando il campione di sangue nel centro specializzato e ricevere un'informazione che il ginecologo puo' compensare con le visite, con l'ecografia e con altre analisi strumentali. Il consulente genetista poi decide se approfondire o meno determinate analisi, naturalmente chi lo deve fare questo test? Chi e' considerata a rischio a priori: l'eta' materna o altre considerazioni che vanno sempre fatte in sede di consulenza genetica", ha concluso il rettore dell'Universita' di Tor Vergata.

di Rossella Gemma

Dopo l’aggiornamento dei Lea arriva anche il via libera all'unanimità della Conferenza delle Regioni, al Piano nazionale vaccini 2017-19, che nel pomeriggio approderà in Stato-Regioni per l'ok definitivo. <<Oggi è una giornata importante per l'affermazione della politica di prevenzione nel nostro Paese>>, ha dichiarato il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini. <<Il tema vaccinazioni - ha aggiunto Bonaccini - è fondamentale per un approccio serio in termini di prevenzione sia rispetto al riaffacciarsi di patologie che credevamo ormai definitivamente superate, sia rispetto alle coperture necessarie per altre gravi malattie e per le fasce più deboli della popolazione. Abbiamo dato l'intesa al piano vaccini, sul quale in realtà ci eravamo già espressi positivamente a novembre 2015, con un duplice obiettivo. Da un lato mantenere l'attuale copertura rispetto alla polio, cercare di sconfiggere definitivamente morbillo e rosolia>>. <<Dall'altro, allargare le vaccinazioni - ha concluso Bonaccini - per alcune fasce della popolazione, penso a pneumococco e zoster per gli anziani e anti meningococco negli adolescenti, rotavirus e varicella per i bambini>>. Antonio Saitta, coordinatore della commissione Salute per la Conferenza delle Regioni ha spiegato che <<al via libera all''intesa>> si accompagna una <<richiesta da sottoporre al Governo>>. <<Chiediamo - ha detto Saitta - che quando saranno ripartite delle risorse di cui alla Legge di Bilancio, sia definita con puntualità la tempistica del calendario vaccinale. Fra gli obiettivi del Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale 2017-2019 oltre al mantenimento dello stato polio-free, l'esigenza di raggiungere in tempi rapidi gli stati morbillo-free e rosolia-free, ricordati da Bonaccini, c'è l'anti Papillomavirus anche per gli adolescenti maschi, la necessità migliorare l'approvvigionamento e la logistica del sistema vaccinale>>‎. Bisogna poi per Saitta, perseguire una maggiore consapevolezza della popolazione rispetto alle vaccinazioni anche attraverso specifiche campagne, <<andare avanti sulla strada dell'informatizzazione delle anagrafi vaccinali, e coinvolgere - ha concluso - in modo ancora più stringente i professionisti sanitari nella cultura delle vaccinazioni>>.

di Rossella Gemma

Dopo la firma apposta da parte del premier Gentiloni ai nuovi Lea, resta solo da capire con quali cifre verranno finanziate le nuove prestazione, fortemente volute dal ministro Lorenzin. Intanto, si chiariscono le novità introdotte. Tra queste ci sono tutte le prestazioni di procreazione medicalmente assistita (Pma), compresa l'eterologa, che già veniva passata da alcuni sistemi sanitari regionali ma non da tutti. Poi viene rivisto profondamente l'elenco delle prestazioni di genetica, è introdotta la consulenza genetica e sono inserite prestazioni di elevato contenuto tecnologico (come la adroterapia contro certi cancri) o di tecnologia recente, come la radioterapia stereotassica. Entra anche l'enteroscopia con microcamera ingeribile, ovvero la possibilità di effettuare una gastroscopia attraverso l'ingestione di una pillola contenente una microcamera. Ci sono poi novità per le protesi, come quelle per la comunicazione e le attrezzature domotiche, oltre a carrozzine speciali. Viene anche rivisto tutto il tema delle malattie rare: 110 di queste entrano nei Lea e dunque le famiglie dei malati vengono sollevate dalle spese per le relative prestazioni sanitarie. Tra le malattie croniche sono introdotte sei nuove patologie, ovvero la sindrome di talidomide, l'osteomelite cronica, le patologie renali croniche, il rene policistico autosomico dominante. Passano nei Lea l'endometriosi negli stadi clinici "moderato" e "grave" e la broncopneumopatia cronico ostruttiva negli stadi clinici "moderato", "grave" e "molto grave". Vengono inoltre spostate tra le malattie croniche alcune patologie già esentate come malattie rare, così la celiachia e la sindrome di Down. Agganciato ai Lea c'è anche il nuovo piano vaccini che introduce nei livelli essenziali di assistenza anche l'anti-papillomavirus per l'uomo, l'anti-pneumococco e l'anti-meningococco B. È prevista anche l'introduzione dello screening neonatale per la sordità congenita e la cataratta congenita. Infine, c'è capitolo dedicato ai disturbi dello spettro autistico, che prevede nel percorso di diagnosi, cura e trattamento, l'impiego di metodi e strumenti basate sulle più avanzate evidenze scientifiche disponibili. Infine la celiachia cambia classificazione e diventa una malattia cronica, non più una malattia rara. Per monitorare l'erogazione dei Lea, in condizioni di appropriatezza ed efficienza e compatibilmente con le risorse disponibili, presso il Ministero della salute è stato istituito il "Comitato permanente per la verifica dell'erogazione dei Livelli essenziali di assistenza". Ogni anno il Comitato predispone un questionario per la valutazione del raggiungimento degli adempimenti. È la cosiddetta Griglia Lea, basata su 31 indicatori (dall'assistenza ospedaliera alle liste di attesa, dal controllo della spesa farmaceutica ai dispositivi medici) raggruppati in tre grandi aree: assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro (vaccinazioni, screening, prevenzione nei luoghi di lavoro, tutela degli alimenti, sanità veterinaria, etc.); assistenza distrettuale (assistenza farmaceutica, specialistica e diagnostica ambulatoriale, servizi domiciliari ad anziani e malati gravi, consultori, strutture residenziali e semiresidenziali); assistenza ospedaliera, valutata in base al tasso di ricovero e sulla base di una serie di indicatori di appropriatezza. Quest'anno è stato aggiunto un nuovo indicatore sugli stili di vita (obesità, fumo etc).

di Rossella Gemma

Disco verde dell'Aula del Senato al ddl che riguarda la responsabilità del personale sanitario. Il testo, modificato a Palazzo Madama, torna alla Camera, in terza lettura. I voti favorevoli sono stati 168. "L'approvazione in seconda lettura del disegno di legge sulla responsabilità professionale del personale sanitario da parte dell'Aula del Senato è un ulteriore importante passo in avanti che ci avvicina ad una riforma storica per l'intero sistema sanitario. Ora resta solo l'ultimo passaggio alla Camera per l'approvazione definitiva che avverrà entro la fine di febbraio". Il responsabile sanità del Pd, Federico Gelli, promotore del ddl sulla responsabilità professionale ed il rischio clinico, commenta così l'approvazione odierna del provvedimento da parte di Palazzo Madama. "Grazie a questa legge vengono implementati tutti quei meccanismi a garanzia del diritto al risarcimento ed alla trasparenza per i cittadini danneggiati da un errore sanitario e, al contempo, aumenteranno le tutele per i professionisti che potranno così tornare a svolgere con serenità il proprio lavoro, nell'esclusivo interesse dei pazienti, e senza dover ricorrere alla cosiddetta medicina difensiva per tutelarsi. In questo modo - conclude Gelli - si potranno risparmiare anche ingenti cifre per il Sistema sanitario nazionale". Di seguito le principali novità: 

SICUREZZA DELLE CURE PARTE DEL DIRITTO ALLA SALUTE La sicurezza delle cure diventa parte costitutiva del diritto alla salute. Alle attivita' di prevenzione del rischio messe in atto dalle strutture sanitarie e socio sanitarie, siano Asl o private, deve concorrere tutto il personale, anche i liberi professionisti che operano in convenzione con il servizio sanitario nazionale.

DIFENSORE CIVICO GARANTE PER IL DIRITTO ALLA SALUTE Le Regioni possono affidare all'ufficio del difensore civico la funzione di garante per il diritto alla salute dettando la disciplina organizzativa e stabilendo il supporto tecnico da destinare. Il difensore civico puo' essere interpellato da ogni paziente a titolo gratuito per segnalare le disfunzioni del sistema di assistenza sanitaria e socio sanitaria. A seguito della segnalazione, e previa verifica, il difensore interviene a tutela del diritto leso con i poteri e i modi stabiliti da legge regionale.

CENTRO PER LA SICUREZZA DEL PAZIENTE Il ddl stabilisce che in ogni Regione, senza oneri nuovi per la finanza pubblica, il centro per la sicurezza alla salute raccoglie i dati regionali sui rischi e sul contenzioso registrato. Ogni 6 mesi trasmette quanto raccolto all'osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanita'.

OSSERVATORIO NAZIONALE DELLE BUONE PRATICHE SULLA SICUREZZA NELLA SANITA' Con decreto del ministro della Salute, previa intesa con la conferenza Stato Regioni, viene istituito l'osservatorio nazionale delle buone pratiche presso l'agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Sulla base dei dati ricevuti, l'osservatorio individua le misure idonee per la prevenzione e la gestione del rischio sanitario e il monitoraggio delle buone pratiche per la sicurezza delle cure, per la formazione e l'aggiornamento del personale sanitario.

OBBLIGO DI TRASPARENZA DELLE STRUTTURE SANITARIE Le prestazioni sanitarie erogate in strutture pubbliche o private sono soggette all'obbligo di trasparenza, nel rispetto della privacy. Entro sette giorni dalla richiesta degli interessanti aventi diritto la struttura fornisce la documentazione sanitaria relativa al paziente. Sui siti internet di Asl e strutture sanitarie private devono essere disponibili i dati dei risarcimenti erogati negli ultimi 5 anni.

OMICIDIO COLPOSO, MEDICO NON PAGA SE HA SEGUITO REGOLE Si modifica il codice penale inserendo l'articolo 590: se l'omicidio colposo o le lesioni penali colpose (articoli 589 e 590 cp) sono commessi nell'esercizio della professione sanitaria si applicano le pene previste, salvo che: quando gli eventi si sono verificati per imperizia, la punibilita' e' esclusa se sono state rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida esistenti e, in assenza di queste, se sono state rispettate le buone pratiche clinico assistenziali.

RESPONSABILITA' DELLE STRUTTURE Le strutture sanitarie pubbliche o private rispondono per responsabilita' civile delle condotte dolose o colpose del personale sanitario non dipendente, anche se e' stato scelto dal paziente. Questo vale anche per le prestazioni di libera professione intramuraria negli ospedali e nell'ambito delle attivita' di sperimentazione e ricerca clinica.

OBBLIGO DI CONCILIAZIONE Prima di intentare causa civile per risarcimento da danno sanitario si fa obbligo di tentare la strada della conciliazione

AZIONE DI RIVALSA VERSO MEDICO SOLO SE DOLO O COLPA GRAVE L'azione di rivalsa verso il medico o chi esercita la professione sanitaria puo' essere esercitata solo se c'e' dolo o colpa grave.

OBBLIGO DI ASSICURAZIONE tutte le strutture sanitarie e sociosanitarie devono avere copertura assicurativa o simili per misurare la responsabilita' civile verso terzi e per i prestatori d'opera anche per danni commessi a qualunque titolo operante presso le suddette strutture, compresi coloro che svolgono attivita' di formazione, aggiornamento, sperimentazione e ricerca clinica.

FONDO GARANZIA E' istituito il fondo di garanzia per i danni che derivano da responsabilita' sanitaria, nello stato di previsione del ministero della salute. Il fondo e' alimentato da un versamento annuale di un contributo. Questo e' dovuto dalle imprese autorizzate ad assicurare per responsablita' civile in caso di danni legati a prestazioni sanitarie.

di Rossella Gemma

"A noi preoccupa di piu' l'insorgenze di fiammate epidemiche di morbillo, malattia diffusa e di cui si continua a morire pur essendo possibile la vaccinazione, poiche' quest'ultima e' bersaglio di una disaffezione generalizzata". Cosi', in merito ai recenti casi di meningite verificatisi in Italia, Ranieri Guerra, direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, nel corso di un'intervista a SkyTg24. Rispetto alla meningite, precisa l'esperto, "abbiamo un'esposizione diversa a seconda dalle regioni" ma "questo e' dovuto a una scarsa copertura vaccinale che si riscontra in alcune di esse. Comunque anche in queste regioni i casi riportati annualmente sono limitatissimi". Quanto alla gravita' dei casi registratati e della capacita' del nostro Paese di farvi fronte, rassicura: "la letalita' dei casi di meningite in Italia e' inferiore a altri paesi europei. Questo indica che il servizio funzione bene e tempestivamente". Infine, conclude Guerra, quanto ai vaccini contro la meningite, "e' opportuno specificare che essersi vaccinati contro la meningite da meningococco C non impedisce che si possa contrarre quella provocata da meningo B o da pneumococco". Intanto, dalla Regione Lazio si fa sapere che  "come gia' confermato dalle associazioni dei Medici, non esiste alcun allarme, infatti nel 2016 non sussistono incrementi di casi di meningite rispetto al periodo precedente (2001-2015), ma anzi rispetto al 2015 sono diminuiti passando dai 25 casi del 2015 ai 19 casi di meningite meningococcica del 2016 segnalati in tutta la regione (pari a 3,2 casi per milione di abitanti). L'incidenza di questo tipo di meningite e' sostanzialmente sovrapponibile a quello dell'intero Paese (dati Istituto Superiore di Sanita')" spiega ancora la nota della Regione Lazio. "La Rete sanitaria regionale, anche a fronte dell'incremento esponenziale delle richieste che risultano quintuplicate negli ultimi giorni - aggiunge la nota - e' pienamente operativa e sta rispondendo al meglio alle esigenze dei cittadini che chiedono di essere vaccinati. Al momento nelle Asl della Regione Lazio vi sono oltre 15 mila dosi di vaccini disponibili a cui si aggiungeranno entro martedi' ulteriori 8 mila dosi".