Comunicati

News Letter dell'ordine

di Rossella Gemma

"L'approvazione da parte della Conferenza Stato-Regioni del nuovo Accordo che disciplina la formazione continua in medicina e' un'ottima notizia per tutti i professionisti sanitari". L'annuncio arriva dal Direttore Generale di Agenas, Francesco Bevere. "Per migliorare le performance del nostro servizio sanitario - prosegue Bevere - dobbiamo garantire una costante crescita culturale di ogni risorsa impegnata nel sistema salute. Oggi la formazione e' l'arma migliore a nostra disposizione per affrontare con successo le sfide del futuro prossimo. Il nuovo Accordo nasce dall'esigenza di dare organicita' alle disposizioni del sistema ECM, puntando ad elevare il livello della qualita' della formazione erogata. Vengono chiarite ulteriormente le competenze tra Stato e Regioni, assegnando allo Stato la definizione degli standard minimi omogenei su tutto il territorio nazionale e alle Regioni l'individuazione dei requisiti ulteriori di qualita', con l'obiettivo di stimolare la competizione tra i diversi sistemi per il raggiungimento di livelli di eccellenza". L'Accordo che disciplina "La formazione continua nel settore salute" e' frutto del lavoro portato avanti nell'ultimo anno dalla CNFC (Commissione nazionale per la formazione continua) con il supporto di Agenas. Le linee guida sono state la semplificazione del sistema con meno burocrazia per i professionisti e i provider e un Ecm piu' agile per la scelta dei singoli. In questa prospettiva, il nuovo testo composto di 97 articoli, raccoglie e rende organiche tutte le regole contenute nei precedenti Accordi in materia di formazione continua. Per i professionisti sanitari, inoltre, il disegno del nuovo Accordo prevede un capovolgimento di prospettiva in attuazione dell'art. 14 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea del 2000, con il passaggio da una visione fondata esclusivamente sull' "obbligo formativo" verso un sistema che tenga in conto i "diritti" del professionista. L'obiettivo e' quello di "rimuovere gli ostacoli di ordine economico, sociale e geografico che limitano di fatto l'accesso alla formazione continua". Ulteriori novita' inserite sono le previsioni in tema di conflitto di interessi - definito come "ogni situazione nella quale un interesse secondario interferisce o potrebbe interferire con l'interesse primario consistente nell'obiettivita', imparzialita', indipendenza della formazione professionale del settore della salute" - e le nuove indicazioni legislative in tema di trasparenza e prevenzione della corruzione. 

di Rossella Gemma

Gravidanze nelle donne over 35 in aumento, investimento su pochi figli e desiderio di sottoporsi ad indagini non invasive, sono i motivi del successo globale dei test definiti NIPT, acronimo di Non Invasive Prenatal Testing, gli screening per le mutazioni cromosomiche che indagano il rischio a partire da un semplice prelievo di sangue dalla decima settimana di gestazione. Un mercato che ha chiuso a 613 milioni di dollari nel 2015 e che spicchera' il volo nei prossimi anni sino a raggiungere oltre 2 miliardi di dollari tra soli 6 anni, nel 2022 e arrivare a 5,5 miliardi entro il 2025. Dati diffusi nel report 'NIPT: crescita del mercato, prospettive future e analisi competitive 2016-2022' realizzato dall'Istituto americano Credence Research, che ha evidenziato come il mercato abbia accolto con sincero entusiasmo questa metodica. Attraverso un semplice campione di sangue materno infatti e' possibile individuare tracce del DNA circolante del feto che puo' essere amplificato tramite moderne tecniche di sequenziamento NGS (Next Generation Sequencing) e analizzato alla ricerca di anomalie. "La ricerca sulle malattie e le malformazioni del feto durante la gravidanza e' stata sempre di grande interesse per i ricercatori, per i genetisti e per i medici. Si e' partiti, negli anni Settanta, con le indagini ecografiche, poi si e' proceduti con indagini invasive cioe' prelievo di tessuti del feto: liquido amniotico e villi coriali", ha detto all'agenzia Dire Giuseppe Novelli, genetista e rettore dell'Universita' Tor Vergata. "Tra l'altro la tecnica di analisi dei villi coriali e' stata scoperta e studiata in Italia- ha aggiunto Novelli- Per molti anni noi siamo andati avanti con questi metodi, poi c'e' stata un'evoluzione perche' ovviamente metodi invasivi comportano oggettivamente un rischio di interruzione della gravidanza dovuto all'invasivita' stessa del metodo. Si e' proceduto nel cercare marcatori, markers come li chiamiamo noi, all'interno del sangue materno per studiare cosa accadeva nel metabolismo del feto. Si e' cominciato a studiare la biochimica di cio' che accadeva nel sangue con quelli che chiamiamo il famoso 'tritest', che non dava una diagnosi, ma una probabilita' che, nel feto, ci fosse una possibile alterazione, quindi si rimandava poi al test invasivo. Questo e' andato avanti per molti anni, qual e' stata l'evoluzione recente? È semplice: la tecnologia del DNA straordinaria che consente di recuperare micro tracce di Dna del feto circolante nel sangue della madre, permette oggi una valutazione accurata delle principali anomalie, che sono le anomalie cromosomiche, la sindrome di Down ad esempio e' visibile studiando il DNA del feto nel sangue della madre in modo non invasivo". Il tutto avviene all'interno del territorio italiano, con maggior tutela per la tracciabilita' e stabilita' del campione di sangue prelevato. Infatti, il campione non viaggia per il mondo rischiando di deteriorarsi a causa di ritardi dovuti a controlli doganali sempre piu' rigidi, ma viene analizzato a Roma o Milano, refertato in italiano e inviato al ginecologo che ne discute i risultati con la coppia. "Ci sono oggi delle piattaforme tecnologiche molto avanzate- continua il professor Novelli- le company inizialmente erano localizzate negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Cina, mentre adesso la tecnologia e anche le autorizzazioni che abbiamo ottenuto da queste societa' consentono anche a noi in Italia di fare questo test. Ad esempio noi lo abbiamo fatto attraverso la realizzazione di uno spin off, cioe' una societa' che lavora di intesa con l'universita' per sviluppare tecnologie e quindi fornire agli ospedali una informazione utile ai fini diagnostici". Ma quali sono i vantaggi per una donna? "Innanzitutto la semplicita' dell'esame, perche' la donna in gravidanza va dal ginecologo e puo' fare subito questo esame inviando il campione di sangue nel centro specializzato e ricevere un'informazione che il ginecologo puo' compensare con le visite, con l'ecografia e con altre analisi strumentali. Il consulente genetista poi decide se approfondire o meno determinate analisi, naturalmente chi lo deve fare questo test? Chi e' considerata a rischio a priori: l'eta' materna o altre considerazioni che vanno sempre fatte in sede di consulenza genetica", ha concluso il rettore dell'Universita' di Tor Vergata.

di Rossella Gemma

Dopo l’aggiornamento dei Lea arriva anche il via libera all'unanimità della Conferenza delle Regioni, al Piano nazionale vaccini 2017-19, che nel pomeriggio approderà in Stato-Regioni per l'ok definitivo. <<Oggi è una giornata importante per l'affermazione della politica di prevenzione nel nostro Paese>>, ha dichiarato il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini. <<Il tema vaccinazioni - ha aggiunto Bonaccini - è fondamentale per un approccio serio in termini di prevenzione sia rispetto al riaffacciarsi di patologie che credevamo ormai definitivamente superate, sia rispetto alle coperture necessarie per altre gravi malattie e per le fasce più deboli della popolazione. Abbiamo dato l'intesa al piano vaccini, sul quale in realtà ci eravamo già espressi positivamente a novembre 2015, con un duplice obiettivo. Da un lato mantenere l'attuale copertura rispetto alla polio, cercare di sconfiggere definitivamente morbillo e rosolia>>. <<Dall'altro, allargare le vaccinazioni - ha concluso Bonaccini - per alcune fasce della popolazione, penso a pneumococco e zoster per gli anziani e anti meningococco negli adolescenti, rotavirus e varicella per i bambini>>. Antonio Saitta, coordinatore della commissione Salute per la Conferenza delle Regioni ha spiegato che <<al via libera all''intesa>> si accompagna una <<richiesta da sottoporre al Governo>>. <<Chiediamo - ha detto Saitta - che quando saranno ripartite delle risorse di cui alla Legge di Bilancio, sia definita con puntualità la tempistica del calendario vaccinale. Fra gli obiettivi del Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale 2017-2019 oltre al mantenimento dello stato polio-free, l'esigenza di raggiungere in tempi rapidi gli stati morbillo-free e rosolia-free, ricordati da Bonaccini, c'è l'anti Papillomavirus anche per gli adolescenti maschi, la necessità migliorare l'approvvigionamento e la logistica del sistema vaccinale>>‎. Bisogna poi per Saitta, perseguire una maggiore consapevolezza della popolazione rispetto alle vaccinazioni anche attraverso specifiche campagne, <<andare avanti sulla strada dell'informatizzazione delle anagrafi vaccinali, e coinvolgere - ha concluso - in modo ancora più stringente i professionisti sanitari nella cultura delle vaccinazioni>>.

di Rossella Gemma

Dopo la firma apposta da parte del premier Gentiloni ai nuovi Lea, resta solo da capire con quali cifre verranno finanziate le nuove prestazione, fortemente volute dal ministro Lorenzin. Intanto, si chiariscono le novità introdotte. Tra queste ci sono tutte le prestazioni di procreazione medicalmente assistita (Pma), compresa l'eterologa, che già veniva passata da alcuni sistemi sanitari regionali ma non da tutti. Poi viene rivisto profondamente l'elenco delle prestazioni di genetica, è introdotta la consulenza genetica e sono inserite prestazioni di elevato contenuto tecnologico (come la adroterapia contro certi cancri) o di tecnologia recente, come la radioterapia stereotassica. Entra anche l'enteroscopia con microcamera ingeribile, ovvero la possibilità di effettuare una gastroscopia attraverso l'ingestione di una pillola contenente una microcamera. Ci sono poi novità per le protesi, come quelle per la comunicazione e le attrezzature domotiche, oltre a carrozzine speciali. Viene anche rivisto tutto il tema delle malattie rare: 110 di queste entrano nei Lea e dunque le famiglie dei malati vengono sollevate dalle spese per le relative prestazioni sanitarie. Tra le malattie croniche sono introdotte sei nuove patologie, ovvero la sindrome di talidomide, l'osteomelite cronica, le patologie renali croniche, il rene policistico autosomico dominante. Passano nei Lea l'endometriosi negli stadi clinici "moderato" e "grave" e la broncopneumopatia cronico ostruttiva negli stadi clinici "moderato", "grave" e "molto grave". Vengono inoltre spostate tra le malattie croniche alcune patologie già esentate come malattie rare, così la celiachia e la sindrome di Down. Agganciato ai Lea c'è anche il nuovo piano vaccini che introduce nei livelli essenziali di assistenza anche l'anti-papillomavirus per l'uomo, l'anti-pneumococco e l'anti-meningococco B. È prevista anche l'introduzione dello screening neonatale per la sordità congenita e la cataratta congenita. Infine, c'è capitolo dedicato ai disturbi dello spettro autistico, che prevede nel percorso di diagnosi, cura e trattamento, l'impiego di metodi e strumenti basate sulle più avanzate evidenze scientifiche disponibili. Infine la celiachia cambia classificazione e diventa una malattia cronica, non più una malattia rara. Per monitorare l'erogazione dei Lea, in condizioni di appropriatezza ed efficienza e compatibilmente con le risorse disponibili, presso il Ministero della salute è stato istituito il "Comitato permanente per la verifica dell'erogazione dei Livelli essenziali di assistenza". Ogni anno il Comitato predispone un questionario per la valutazione del raggiungimento degli adempimenti. È la cosiddetta Griglia Lea, basata su 31 indicatori (dall'assistenza ospedaliera alle liste di attesa, dal controllo della spesa farmaceutica ai dispositivi medici) raggruppati in tre grandi aree: assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro (vaccinazioni, screening, prevenzione nei luoghi di lavoro, tutela degli alimenti, sanità veterinaria, etc.); assistenza distrettuale (assistenza farmaceutica, specialistica e diagnostica ambulatoriale, servizi domiciliari ad anziani e malati gravi, consultori, strutture residenziali e semiresidenziali); assistenza ospedaliera, valutata in base al tasso di ricovero e sulla base di una serie di indicatori di appropriatezza. Quest'anno è stato aggiunto un nuovo indicatore sugli stili di vita (obesità, fumo etc).

di Rossella Gemma

Disco verde dell'Aula del Senato al ddl che riguarda la responsabilità del personale sanitario. Il testo, modificato a Palazzo Madama, torna alla Camera, in terza lettura. I voti favorevoli sono stati 168. "L'approvazione in seconda lettura del disegno di legge sulla responsabilità professionale del personale sanitario da parte dell'Aula del Senato è un ulteriore importante passo in avanti che ci avvicina ad una riforma storica per l'intero sistema sanitario. Ora resta solo l'ultimo passaggio alla Camera per l'approvazione definitiva che avverrà entro la fine di febbraio". Il responsabile sanità del Pd, Federico Gelli, promotore del ddl sulla responsabilità professionale ed il rischio clinico, commenta così l'approvazione odierna del provvedimento da parte di Palazzo Madama. "Grazie a questa legge vengono implementati tutti quei meccanismi a garanzia del diritto al risarcimento ed alla trasparenza per i cittadini danneggiati da un errore sanitario e, al contempo, aumenteranno le tutele per i professionisti che potranno così tornare a svolgere con serenità il proprio lavoro, nell'esclusivo interesse dei pazienti, e senza dover ricorrere alla cosiddetta medicina difensiva per tutelarsi. In questo modo - conclude Gelli - si potranno risparmiare anche ingenti cifre per il Sistema sanitario nazionale". Di seguito le principali novità: 

SICUREZZA DELLE CURE PARTE DEL DIRITTO ALLA SALUTE La sicurezza delle cure diventa parte costitutiva del diritto alla salute. Alle attivita' di prevenzione del rischio messe in atto dalle strutture sanitarie e socio sanitarie, siano Asl o private, deve concorrere tutto il personale, anche i liberi professionisti che operano in convenzione con il servizio sanitario nazionale.

DIFENSORE CIVICO GARANTE PER IL DIRITTO ALLA SALUTE Le Regioni possono affidare all'ufficio del difensore civico la funzione di garante per il diritto alla salute dettando la disciplina organizzativa e stabilendo il supporto tecnico da destinare. Il difensore civico puo' essere interpellato da ogni paziente a titolo gratuito per segnalare le disfunzioni del sistema di assistenza sanitaria e socio sanitaria. A seguito della segnalazione, e previa verifica, il difensore interviene a tutela del diritto leso con i poteri e i modi stabiliti da legge regionale.

CENTRO PER LA SICUREZZA DEL PAZIENTE Il ddl stabilisce che in ogni Regione, senza oneri nuovi per la finanza pubblica, il centro per la sicurezza alla salute raccoglie i dati regionali sui rischi e sul contenzioso registrato. Ogni 6 mesi trasmette quanto raccolto all'osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanita'.

OSSERVATORIO NAZIONALE DELLE BUONE PRATICHE SULLA SICUREZZA NELLA SANITA' Con decreto del ministro della Salute, previa intesa con la conferenza Stato Regioni, viene istituito l'osservatorio nazionale delle buone pratiche presso l'agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Sulla base dei dati ricevuti, l'osservatorio individua le misure idonee per la prevenzione e la gestione del rischio sanitario e il monitoraggio delle buone pratiche per la sicurezza delle cure, per la formazione e l'aggiornamento del personale sanitario.

OBBLIGO DI TRASPARENZA DELLE STRUTTURE SANITARIE Le prestazioni sanitarie erogate in strutture pubbliche o private sono soggette all'obbligo di trasparenza, nel rispetto della privacy. Entro sette giorni dalla richiesta degli interessanti aventi diritto la struttura fornisce la documentazione sanitaria relativa al paziente. Sui siti internet di Asl e strutture sanitarie private devono essere disponibili i dati dei risarcimenti erogati negli ultimi 5 anni.

OMICIDIO COLPOSO, MEDICO NON PAGA SE HA SEGUITO REGOLE Si modifica il codice penale inserendo l'articolo 590: se l'omicidio colposo o le lesioni penali colpose (articoli 589 e 590 cp) sono commessi nell'esercizio della professione sanitaria si applicano le pene previste, salvo che: quando gli eventi si sono verificati per imperizia, la punibilita' e' esclusa se sono state rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida esistenti e, in assenza di queste, se sono state rispettate le buone pratiche clinico assistenziali.

RESPONSABILITA' DELLE STRUTTURE Le strutture sanitarie pubbliche o private rispondono per responsabilita' civile delle condotte dolose o colpose del personale sanitario non dipendente, anche se e' stato scelto dal paziente. Questo vale anche per le prestazioni di libera professione intramuraria negli ospedali e nell'ambito delle attivita' di sperimentazione e ricerca clinica.

OBBLIGO DI CONCILIAZIONE Prima di intentare causa civile per risarcimento da danno sanitario si fa obbligo di tentare la strada della conciliazione

AZIONE DI RIVALSA VERSO MEDICO SOLO SE DOLO O COLPA GRAVE L'azione di rivalsa verso il medico o chi esercita la professione sanitaria puo' essere esercitata solo se c'e' dolo o colpa grave.

OBBLIGO DI ASSICURAZIONE tutte le strutture sanitarie e sociosanitarie devono avere copertura assicurativa o simili per misurare la responsabilita' civile verso terzi e per i prestatori d'opera anche per danni commessi a qualunque titolo operante presso le suddette strutture, compresi coloro che svolgono attivita' di formazione, aggiornamento, sperimentazione e ricerca clinica.

FONDO GARANZIA E' istituito il fondo di garanzia per i danni che derivano da responsabilita' sanitaria, nello stato di previsione del ministero della salute. Il fondo e' alimentato da un versamento annuale di un contributo. Questo e' dovuto dalle imprese autorizzate ad assicurare per responsablita' civile in caso di danni legati a prestazioni sanitarie.

di Rossella Gemma

"A noi preoccupa di piu' l'insorgenze di fiammate epidemiche di morbillo, malattia diffusa e di cui si continua a morire pur essendo possibile la vaccinazione, poiche' quest'ultima e' bersaglio di una disaffezione generalizzata". Cosi', in merito ai recenti casi di meningite verificatisi in Italia, Ranieri Guerra, direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, nel corso di un'intervista a SkyTg24. Rispetto alla meningite, precisa l'esperto, "abbiamo un'esposizione diversa a seconda dalle regioni" ma "questo e' dovuto a una scarsa copertura vaccinale che si riscontra in alcune di esse. Comunque anche in queste regioni i casi riportati annualmente sono limitatissimi". Quanto alla gravita' dei casi registratati e della capacita' del nostro Paese di farvi fronte, rassicura: "la letalita' dei casi di meningite in Italia e' inferiore a altri paesi europei. Questo indica che il servizio funzione bene e tempestivamente". Infine, conclude Guerra, quanto ai vaccini contro la meningite, "e' opportuno specificare che essersi vaccinati contro la meningite da meningococco C non impedisce che si possa contrarre quella provocata da meningo B o da pneumococco". Intanto, dalla Regione Lazio si fa sapere che  "come gia' confermato dalle associazioni dei Medici, non esiste alcun allarme, infatti nel 2016 non sussistono incrementi di casi di meningite rispetto al periodo precedente (2001-2015), ma anzi rispetto al 2015 sono diminuiti passando dai 25 casi del 2015 ai 19 casi di meningite meningococcica del 2016 segnalati in tutta la regione (pari a 3,2 casi per milione di abitanti). L'incidenza di questo tipo di meningite e' sostanzialmente sovrapponibile a quello dell'intero Paese (dati Istituto Superiore di Sanita')" spiega ancora la nota della Regione Lazio. "La Rete sanitaria regionale, anche a fronte dell'incremento esponenziale delle richieste che risultano quintuplicate negli ultimi giorni - aggiunge la nota - e' pienamente operativa e sta rispondendo al meglio alle esigenze dei cittadini che chiedono di essere vaccinati. Al momento nelle Asl della Regione Lazio vi sono oltre 15 mila dosi di vaccini disponibili a cui si aggiungeranno entro martedi' ulteriori 8 mila dosi".

di Rossella Gemma

Progressi incoraggianti nella qualità delle cure, grazie ad interventi mirati, che incidono sull’organizzazione dell’offerta sanitaria delle diverse strutture assistenziali, ma resta il divario fra regioni sugli standard quantitativi e qualitativi dell’assistenza ospedaliera. Sono i primi risultati del Programma Nazionale Esiti 2016 pubblicato sul sito di Agenas, l'Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali. Negli ultimi 5 anni - si legge - sono circa 80.000 i pazienti che hanno beneficiato di interventi tempestivi, di cui 28.000 nell’ultimo anno. Sono state più di 670.000 le giornate di degenza risparmiate, di cui 200.000 nel 2015. La proporzione di interventi entro i due giorni che nel 2010 si attestava al 31%, nel 2015 è passata al 55%, crescendo del 5% anche rispetto al 2014. Per questo indicatore il regolamento del Ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell’assistenza ospedaliera ha fissato, come valore di riferimento, lo standard minimo al 60%. A livello intra e interregionale si osserva una notevole variabilità, con valori per struttura ospedaliera che vanno da un minimo dell’1% ad un massimo del 97%. In ogni regione è presente almeno una struttura che rispetta lo standard, fatta eccezione per Campania, Molise e Calabria. E passando all’analisi degli indicatori di ospedalizzazione, utile anche come elemento di valutazione indiretta della qualità delle cure territoriali, il Pne individua le Aziende Sanitarie in cui viene effettuato un numero elevato di ospedalizzazioni potenzialmente evitabili in caso di una corretta presa in carico del paziente a livello territoriale. Nello specifico, si rileva che nel 2015 il numero di ricoveri di alcune tipologie a rischio di inappropriatezza risulta diminuito. Ad esempio, per le ospedalizzazioni di un intervento chirurgico ad elevato rischio di inappropriatezza, l’appendicectomia, il tasso di ospedalizzazione è diminuito progressivamente nel tempo, passando dal 1,25‰ del 2010 allo 0,73‰ del 2015, a fronte di un aumento dei ricoveri per appendicectomia laparoscopica che è passata dal 0,49‰ al 0,63‰. L’offerta di intervento di appendicectomia laparoscopica, è molto più alta nelle regioni del nord rispetto alle regioni del sud. In netta diminuzione, poi, i piccoli punti nascita in Italia, considerati più rischiosi sia per le mamme che per i nascituri. <<In tema di volumi di parti ed esiti di salute materno-infantile, le evidenze scientifiche evidenziano un’associazione tra bassi volumi ed esiti sfavorevoli>>, si legge nel Pne. Il regolamento del Ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell’assistenza ospedaliera, rimanda all’accordo Stato Regioni che, già nel 2010, prevedeva la chiusura delle maternità con meno di 500 parti. Escludendo le strutture con meno di 10 parti annui, nel 2015 in Italia le strutture ospedaliere con meno di 500 parti annui sono 118 (24%), in diminuzione rispetto al 2010 (155 maternità con meno di 500 parti annui). E miglioramenti si vedono anche sui parti cesarei che continuano a calare rispetto a quelli naturali. Negli ultimi 5 anni sono circa 45.000 le donne alle quali è stato risparmiato un taglio cesareo primario, di cui 12.000 nel 2015, anno in cui la percentuale vede i cesarei attestarsi al 25% del totale dei parti. I dati di questo anno indicano che la proporzione di parti cesarei primari continua a scendere progressivamente dal 29% del 2010 al 25% del 2015. Rimangono ancora significative le differenze tra le regioni del nord Italia e le regioni del sud, con valori medi rispettivamente inferiori e superiori al 20% e che, nel caso della Campania sono stabili al 50%. Fa eccezione la Liguria, con risultati analoghi a quelli delle regioni del Sud.

di Rossella Gemma

Scende il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza nel Lazio: nel 2015 sono state 9.617, mentre nel 2014 erano 10.415. La regione italiana in cui l'Ivg e' maggiormente praticata e' la Lombardia, con 14.304 aborti nel 2015 (numero comunque in calo dal 2014, quando erano 15.991), mentre quella in cui si pratica meno e' la Valle d'Aosta, con 184 Ivg lo scorso anno (erano state 208 nel 2014). In linea generale diminuisce in tutta Italia il numero degli aborti: al nord sono stati 39.728 nel 2015 (erano 43.916 nel 2014); al centro 18.770 (contro i 20.259 del 2014); al sud 20.746 nel 2015 (erano 23.564 nel 2014); infine nelle isole le Ivg sono state 8.395 nel 2015, mentre 8.839 nel 2014. I numeri sono contenuti nella relazione sulle Interruzioni volontarie di gravidanza trasmessa al Parlamento dal ministero della Salute. "Il drastico calo annuo delle Interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg) di circa il 10% segna un'inversione di tendenza di grande importanza per le donne italiane. Un decremento non casuale: la diminuzione maggiore delle Ivg è strettamente connessa con la vendita in farmacia del contraccettivo di emergenza senza ricetta a base di Ulipristal acetato, noto come 'pillola dei cinque giorni dopo'". E' il commento di Emilio Arisi, presidente della Società medicina italiana per la contraccezione (Smic), alla Relazione sull'attuazione della legge 194/78 stilata dal ministero della Salute, con i dati definitivi sulle interruzione volontarie di gravidanza (Ivg) 2014-2015. "La percentuale più alta di contrazione degli aborti rispetto all'anno precedente, come rileva il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin - evidenzia Arisi - è stata infatti osservata nel secondo e terzo trimestre del 2015. Proprio da quando il farmaco ellaOne* ha avuto il via libera dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) alla vendita senza obbligo di prescrizione medica". Il farmaco "già dalla sua immissione in commercio nel 2009 - aggiunge Arisi - è stato considerato dalla comunità scientifica il contraccettivo d'emergenza più efficace nel prevenire una gravidanza indesiderata; un farmaco sicuro per la salute delle donne che vogliono pianificare la loro vita familiare. I dati, a un anno dalla possibilità di acquistarlo senza ricetta, confermano non solo questa prerogativa, ma anche quanto questo farmaco possa contribuire ad arrestare in maniera importante il fenomeno dell'Ivg, particolarmente doloroso per le donne".

di Rossella Gemma

Un esercito di quasi 40 mila camici rosa: sono questi i numeri dell’altra metà del cielo che lavora in corsia. Ma nonostante le donne medico stiano superando i loro colleghi uomini, questo sorpasso riguarda solo i numeri. Se sei donna, medico e con figli il percorso a ostacoli nella professione è assicurato. Se poi sei giovane le difficoltà aumentano fino al mobbing nel 60% dei casi. Aver scelto questa professione ha comportato per molte il divorzio, la scelta di rimanere single e comunque ha creato pesanti conflitti familiari (66%). Questo l’identikit delle donne medico oggi, emerso dai dati della survey elaborati dal settore Giovani dell’Anaao Assomed alla vigilia della II Conferenza Nazionale delle Donne Anaao Assomed che si svolgerà a Napoli mercoledì 14 dicembre. Dalle risposte degli oltre 1000 professionisti sono emersi dati preoccupanti. Il problema del calo della fertilità, affrontato male da una discutibile campagna ministeriale, è ben evidente tra i medici che, a causa dei carichi di lavoro, hanno meno figli di quanti ne desidererebbero o rinunciano del tutto a formare una famiglia. Tra chi ha figli, le difficoltà di gestione quotidiana sono evidenti: gli asili pubblici sono inadeguati per il lavoro articolato su tre turni, i nonni diventano risorse fondamentali, la figura paterna aiuta, ma potrebbe fare di più. Ma se il lavoro ha importanti ripercussioni sulle scelte di vita, l’avere figli influisce a sua volta sulla carriera, perché compromette l’accesso ai ruoli apicali, l’opportunità di aggiornarsi e, per i precari, la possibilità di ottenere il rinnovo contrattuale. L’essere donne, giovani e con figli sembra poi una miscela pericolosa: sono queste infatti le figure maggiormente oggetto di mobbing, avances, più penalizzate nei concorsi e nell’avanzamento di carriera. Il precariato, dilagante in questi anni, contribuisce pesantemente alla posizione di debolezza e ricattabilità delle giovani dottoresse. Il quadro peggiora ulteriormente se si considerano le donne impiegate nelle specialità chirurgiche, ove lo storico atteggiamento discriminatorio nei confronti del genere femminile non sembra ancora superato. Neppure il part-time sembra essere una soluzione percorribile per conciliare i tempi vita-lavoro: dall’indagine infatti è emerso che l’88,6% dei medici pur avendone necessità non ne ha fatto richiesta per paura di ripercussioni sulla carriera. Disaggregando i dati per fascia di età emerge che i soggetti nella fascia 41-50 anni hanno maggiore necessità di un impiego a tempo ridotto rispetto alla fascia 30-40 anni poichè all’aumentare dell'età, aumenta il carico familiare non solo legato ai figli, ma anche ai genitori. Alla blacklist dei problemi e delle inefficienze l’indagine contrappone la forte richiesta di politiche a tutela della famiglia, prima ancora che della donna. Fare figli, accudirli ed educarli, non è responsabilità esclusiva del genere femminile, ma di tutta la società, se vuole crescere e progredire. Ampliare l’accesso al part-time, sostituire le assenze per maternità, creare degli asili nido aziendali sono alcune tra le proposte concrete e fattibili che andrebbero recepite con urgenza. E’ giunto il momento che la sanità abbandoni un modello unicamente maschile e si avvii velocemente verso la declinazione di ritmi e organizzazione del lavoro che tenga conto della presenza delle donne.

di Rossella Gemma

I dati sulle coperture vaccinali nazionali a 24 mesi per l’anno 2015, relative ai bambini nati nell’anno 2013, recentemente pubblicati dal Ministero della Salute, hanno confermato che la tendenza alla diminuzione non si arresta. Per il secondo anno consecutivo il valore medio nazionale è stato inferiore alla soglia di sicurezza del 95%raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che è stata raggiunta nel 2015 solo da 6/21 Regioni P.A. per il vaccino esavalente, e da nessuna per il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia. Le coperture vaccinali in alcune zone sono ormai così basse da non garantire il mantenimento della immunità di gregge: si corre il rischio della ricomparsa di infezioni da anni debellate, e della ripresa di altre la cui incidenza si stava riducendo. Queste infezioni potrebbero colpire non solo coloro che per decisione propria o dei loro genitori non sono stati vaccinati, ma anche tutti quelli che non possono essere vaccinati per motivi medici, o perché troppo piccoli, o non hanno ancora completato il ciclo vaccinale, oppure non hanno risposto alla vaccinazione. Per contrastare questa tendenza, lo scorso 23 novembre la Regione Emilia Romagna ha approvato una legge sui "Servizi educativi per la prima infanzia”, con la quale ha stabilito che “al fine di preservare lo stato di salute sia del minore sia della collettività con cui il medesimo viene a contatto, costituisce requisito di accesso ai servizi educativi e ricreativi pubblici e privati, l’avere assolto da parte del minore gli obblighi vaccinali prescritti dalla normativa vigente”. Il che vuol dire che i bambini da 0 a 3 anni, per essere ammessi al nido, devono essere stati vaccinati contro la poliomielite, la difterite, il tetano e l’epatite B in quanto questi vaccini sono “obbligatori”.  “Ai fini dell’accesso, la vaccinazione deve essere omessa o differita solo in caso di accertati pericoli concreti per la salute del minore in relazione a specifiche condizioni cliniche”.  Dal 29 novembre 2016 Trieste è la prima città italiana a prevedere l'obbligo di vaccinazione antidifterica, antitetanica, antipolio e antiepatite B per i bimbi che frequentano i nidi (fascia di età 0-3 anni) e le scuole dell’infanzia (4-6 anni). I genitori che nel 2017 vorranno far frequentare ai figli queste scuole dovranno presentare un “autocertificato di vaccinazione”. In pari data la Regione Veneto, che nel 2008 aveva abolito l’obbligatorietà delle vaccinazioni, ha invece previsto delle misure straordinarie per il recupero delle coperture vaccinali senza reintrodurre l’obbligo. I genitori dovranno presentare un certificato vaccinale all’atto dell’iscrizione ai nidi ed alle scuole dell’infanzia: l’elenco degli iscritti con la documentazione vaccinale acquisita verrà trasmesso al Servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell’azienda Ulss di riferimento, che fornirà un parere sul rischio di ammissione del bambino non vaccinato in rapporto al tasso di copertura del territorio, alla situazione epidemiologica e anche della presenza nella comunità infantile di bambini che non possono essere vaccinati per specifiche condizioni di salute. “La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale - afferma Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS - segue con attenzione l’evolversi della situazione. Il calo delle coperture vaccinali è quanto mai pericoloso, richiede l’immediata applicazione di meccanismi atti ad invertire l’attuale tendenza ed a garantire in tempi rapidi l’innalzamento delle coperture vaccinali”. “In un paese come l’Italia, dove grazie ai vaccini molte malattie gravi prevenibili con le vaccinazioni sono quasi scomparse, un crescente numero di famiglie non ha più la percezione dei rischi che queste malattie comportano” - aggiunge Pier Carlo Salari, Coordinatore del Gruppo di lavoro per il sostegno alla genitorialità SIPPS. “Occorre dialogare con i genitori, ascoltandoli con attenzione, manifestando comprensione per i loro dubbi e le loro paure, illustrando con chiarezza i danni causati dalle malattie, i rischi derivanti dai vaccini, che molti pensano che siano tenuti nascosti, ed i vantaggi che le vaccinazioni assicurano ai loro figli”. “I genitori che contestano i vaccini - sottolinea Luciano Pinto, vice-Presidente SIPPS Campania - rivendicano il diritto ad una propria decisione autonoma, ma non possono ignorare il diritto degli altri, ed in particolare dei propri figli, di vivere in sicurezza. Bisogna ricordare alle famiglie che le vaccinazioni rientrano nella responsabilità genitoriale secondo il criterio dell’interesse superiore del fanciullo e del suo diritto ad essere vaccinato: la decisione dei genitori di non vaccinare un proprio figlio solo per una propria convinzione non può prevalere sul diritto di un bambino ad essere protetto mediante le vaccinazioni che, come è stato autorevolmente riconosciuto anche in una recentissima sentenza del Tribunale di Padova, rispondono all’interesse del minore”. “Ben vengano le misure che oggi le Regioni e le Città propongono, per garantire il diritto alla salute dei bambini e delle comunità in cui essi vivono: sono esempi da seguire su tutto il territorio nazionale” - conclude il Presidente SIPPS, Di Mauro.