Comunicati

News Letter dell'ordine

di Rossella Gemma

Le cure domiciliari saranno disciplinate "in modo preciso e innovativo con il fine di migliorarne e potenziarne le capacita' assistenziali". L'obiettivo fissato dal decreto firmato dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, "e' infatti quello di garantire nel 2018 assistenza domiciliare integrata e qualificata a 30mila 500 soggetti oltre 65 anni, pari al 2.5% della popolazione interessata, incrementando di 11 mila anziani la platea di quelli che gia' usufruiscono del servizio. La popolazione oltre i 65 anni nel Lazio e' oltre un milione e 200mila persone. Gia' nel 2016 il numero degli anziani over 65 assistiti a domicilio ha fatto registrare un grado di copertura maggiore assicurando l'assistenza a 3.000 persone in piu' rispetto al 2015". E intanto, pur essendo l'alternativa piu' efficace ed economicamente sostenibile all'attuale modello che ruota attorno all'ospedale, l'assistenza domiciliare per la cura a lungo termine degli anziani fragili o con patologie croniche ad oggi e' pressoche' un privilegio: ne gode infatti solo il 2,7% degli ultrasessantacinquenni residenti in Italia (in alcuni Paesi del Nord Europa sono assistiti in casa il 20% degli anziani), e le prestazioni, le ore dedicate a ciascun assistito, la natura pubblica o privata degli operatori e il costo pro capite dei servizi sono i piu' differenti e variegati, a seconda delle aree del Paese. In particolare, sono assistiti a domicilio nel nostro Paese solo 370mila over 65, a fronte di circa 3 milioni di persone che risultano affette da disabilita' severe, dovute a malattie croniche, e che necessiterebbero di cure continuative. Lo rilevano i dati del Ministero della Salute e una survey effettuata da Italia Longeva, network scientifico dello stesso Ministero dedicato all'invecchiamento attivo e in buona salute. In particolare, i dati regionali sono di fonte ministeriale, mentre Italia Longeva ha sviluppato un'analisi di dettaglio volta a comprendere in concreto come siano organizzati i servizi di assistenza a domicilio in 12 Aziende Sanitarie presenti in 11 Regioni italiane: un campione distribuito in modo bilanciato tra nord e centro-sud, relativo ad Aziende che offrono servizi territoriali a 10,5 milioni di persone, ossia quasi un quinto della popolazione italiana. Tutti questi dati sono stati presentati oggi al Ministero della Salute nel corso della seconda edizione degli Stati Generali dell'assistenza a lungo termine (Long Term Care 2), organizzati da Italia Longeva. Quel che piu' sorprende e' che il nostro Paese- da anni alla ricerca di una vera alternativa al modello basato sulla centralita' dell'ospedale per la cura di pazienti anziani, cronici e fragili- dedichi all'assistenza domiciliare sforzi e risorse pressoche' risibili: basti pensare che dedichiamo in media, a ciascun paziente, 20 ore di assistenza domiciliare ogni anno, e che non mancano nazioni europee che garantiscono le stesse ore di assistenza in poco piu' di un mese. 

di Rossella Gemma

Una visita oncologica? Non puo' durare piu' di 20 minuti. Un'ecografia ostetrica o ginecologica? Altrettanto. Mezz'ora, invece, e' concessa per una gastroscopia, 35 minuti se occorre fare anche la "biopsia di una o piu' sedi di esofago, stomaco o duodeno". Sono solo alcuni esempi tratti da uno dei Tempari delle prestazioni specialistiche ambulatoriali che alcune Regioni hanno imposto per decreto, senza consultare i rappresentanti dei medici. Dura la reazione della Fnomceo, che in sede di Consiglio nazionale ha approvato ieri a Siena all'unanimita' una mozione per ribadire "che il rapporto numero di prestazioni/unita' di tempo, proprio dell'industria manifatturiera, non e' applicabile alla Medicina", denunciare il pericolo per la salute dei pazienti e lo svilimento della relazione di cura e chiedere "il ritiro delle disposizioni sui tempari nelle Regioni nelle quali sono stati approvati senza la consultazione della Professione". "Non voglio neppure pensare di non poter prolungare un'ecografia morfologica sino a che non ho la piena certezza che il feto sia sano, o di non potermi prendere tutto il tempo necessario per comunicare una diagnosi infausta, solo per rimanere nell'ambito della mia esperienza di radiologo. Il nostro Codice Deontologico ribadisce a chiare lettere che anche il tempo di comunicazione e' tempo di cura. Vogliamo un Codice fuorilegge? Una relazione di cura o a ore oppure clandestina? Vogliamo lesinare la quantita' di cura erogata ai nostri pazienti, misurandola col cronometro? La Fnomceo non puo' accettarlo", ha affermato il presidente della Fnomceo, Roberta Chersevani.

di Rossella Gemma

Partiranno già da oggi le attività di bonifica del reparto di Medicina generale dell'ospedale San Paolo di Napoli e, a seguire, dell'intero nosocomio. Lo spiega all'Adnkronos il direttore sanitario dell'ospedale Vito Rago, all'indomani dello scandalo scatenato dalla diffusione della foto delle formiche sul letto di una paziente. "Abbiamo posto in essere tutte le procedure necessarie affinché un episodio del genere non si verifichi mai più", spiega Rago, da appena 20 giorni direttore sanitario dell'ospedale San Paolo. "Serve un intervento radicale e per questo - aggiunge - ho già incaricato una ditta affinché svolga le attività di bonifica prima nel reparto in questione, poi dell'intero nosocomio". Intanto, per il ministro della Salute, "Quello che è accaduto all'ospedale di Napoli è una cosa indegna. Come tutti abbiamo appreso la notizia dai siti e abbiamo immediatamente mandato i Nas. Oggi ho inviato anche una task force per appurare tutte le responsabilità e quindi fare un accertamento sulla direzione dell'ospedale e su quello che è accaduto nel reparto". "Dalle prime indagini - ha aggiunto il ministro - è emerso che c'erano dei lavori all'interno del reparto e poi hanno trovato le lenzuola infestate in un magazzino. Ovviamente - ha concluso - è stato bloccato l'accesso al reparto per altri pazienti". E si leva anche la voce dei sindacati.  "Tra vax e no vax, carestia di risorse finanziarie, umane, strutturali, latitanza di atti di indirizzo per contratti e convenzioni, manine che modificano testi legislativi nel percorso tra Palazzo Chigi e Poligrafico dello stato, la sanità pubblica si avvia a un'altra estate di passione". Lo afferma il segretario nazionale Anaao Assomed, Costantino Troise, che intervendo sul caso delle formiche nel letto di una paziente all'ospedale San Paolo di Napoli, sottolinea: "I malati hanno diritto alla dignità e alla cura". "La fotografia delle formiche ricoverate nello stesso letto di una paziente, stante la nota carenza e in attesa dei letti a castello già richiesti alla Consip, sta facendo il giro dei media - commenta Troise - ma, come altre dello stesso tenore, finirà bruciata nel giro di 48 ore. Domani il tran tran riprenderà come prima, nell'abulia generale dei politici, in tutte altre faccende affaccendati, nella stanchezza ripetitiva dei media, nel rito stanco delle task force ministeriali, esperte del dopo quanto ignare del prima".

di Rossella Gemma

Gli esecutivi nazionali delle tre organizzazioni sindacali più rappresentative dei medici del territorio (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale FIMMG; Federazione Italiana Medici Pediatri FIMP e Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell'Area Sanitaria SUMAI) incontreranno giovedì 6 luglio (alle 10 presso la Residenza di Ripetta in Roma) i rappresentanti dei cittadini e i riferimenti dei partiti sui temi della sanità e del sociale. Verranno affrontate in quella sede le determinazioni degli incontri delle Regioni in programma tra mercoledì 5 e giovedì 6 luglio riguardanti l’assistenza sanitaria territoriale e la sua riforma da attuare attraverso la ripresa dell'attività contrattuale. Silvestro Scotti (segretario nazionale FIMMG) Giampietro Chiamenti (presidente FIMP) e Antonio Magi(segretario SUMAI ASSOPROF) rappresentanti dei sindacati maggioritari delle tre aree (medicina generale, pediatria e specialistica), da tempo sostengono che la valorizzazione contrattuale dell’assistenza sanitaria territoriale debba passare attraverso un nuovo atto d’indirizzo da parte del comitato di settore Regioni-Sanità. “Abbiamo già registrato con soddisfazione l’impegno in tal senso dell’Assessore Antonino Saitta in sede di Commissione Salute della Conferenza delle Regioni - affermano Scotti, Chiamenti e Magi -. Siamo convinti che per un serio rilancio dell’assistenza territoriale, come minimum data set, si deve stabilire che il rinnovo contrattuale, in considerazione di quando disposto dall’ultima legge di stabilità, abbia un valore economico oltre che normativo. Non vorremmo che si stessero trovando distinguo legati più a schieramenti politici che alle reali necessità del Paese e del servizio sanitario nazionale (SSN). Ci aspettiamo che i Presidenti delle Regioni assumano finalmente una decisione chiara circa la volontà di ammodernare i loro servizi sanitari regionali e di conseguenza tutto il SSN, facendo delle cure primarie un progetto armonico, equamente diffuso e funzionante in tutta la nazione”. “Le sfide che si prospettano - aggiungono Scotti, Chiamenti e Magi - su temi come la prevenzione, con in testa quella vaccinale, la gestione della cronicità e della non autosufficienza, trovano soluzione tramite lo sviluppo della specialistica ambulatoriale convenzionata interna, della medicina generale e della pediatria di libera scelta attraverso una maggior disponibilità di personale di studio e di strumenti di diagnostica in una logica di medicina di prossimità, per una risposta più immediata e qualificata sia nella presa in carico delle patologie croniche che di quelle acute non complicate. Siamo già in ritardo, visto oltretutto l’evidente e preoccupante diminuzione dei medici dovuta a uno scarso ricambio generazionale. Incontriamo la politica e i cittadini per fare chiarezza sulle responsabilità di chi vuole marginalizzare il territorio per distruggere il SSN. Se non arrivassero risposte immediate dalla Conferenza delle Regioni, liberi da obiettivi negoziali, ci occuperemo di informare i cittadini attraverso campagne di comunicazione per smascherare i veri responsabili del soffocamento dell’assistenza territoriale, utilizzando anche gli strumenti più tipici dell’azione sindacale (stato di agitazione e sciopero) per mostrare al Paese il nostro profondo e radicale contrasto” concludono i rappresentati sindacali.

di Rossella Gemma

L’ipertensione arteriosa è un problema che interessa un adulto europeo su tre. E il numero degli ipertesi è destinato a crescere a causa dell’invecchiamento generale della popolazione. Anche se, almeno nelle fasi iniziali, non può essere considerata una vera malattia, l’ipertensione è il più frequente e principale fattore di rischio per le patologie cardiovascolari che rappresentano la prima causa di morte in tutto il Vecchio Continente. I medici hanno a disposizione farmaci efficaci e ben tollerati, ma purtroppo circa il 50% dei pazienti sospende la cura dopo un anno dalla prescrizione, rinunciando di fatto a un controllo appropriato e continuo della pressione. Sono questi alcuni dei dati che emergono dal 27° Congresso della Società Europea dell’Ipertensione (ESH) che si apre oggi a Milano e che vede la partecipazione di oltre 3.000 specialisti provenienti da 34 Paesi. “L’ipertensione arteriosa è la causa prima di mortalità in tutto il mondo - spiega il prof. Enrico Agabiti Rosei Presidente della ESH -. È il fattore di rischio più importante e come causa di eventi fatali e non fatali ha superato altri fattori di rischio, come il fumo di tabacco e l’inquinamento atmosferico. Ma è non di rado sottovalutata dai pazienti e, talvolta, anche dai medici. L’inizio del trattamento viene effettuato di solito quando ancora non sono presenti sintomi, e questo è uno dei possibili motivi della scarsa aderenza alla terapia. Inoltre molti pazienti ritengono erroneamente che una volta normalizzata la pressione si possa sospendere la cura. In Europa si spendono ogni anno circa 200 miliardi per il trattamento delle malattie cardiovascolari che in gran parte sono correlate all’ipertensione. Tutto questo sta avvenendo nonostante i grandi successi che sono stati ottenuti grazie alla ricerca medico-scientifica”. In Italia sappiamo quando vengono presi i medicinali contro l’ipertensione perché il farmacista deve registrare il farmaco che fornisce al paziente dietro prescrizione medica. Dai dati amministrativi della Regione Lombardia risulta che circa il 40% dei pazienti ipertesi dopo la diagnosi non ripete la prima somministrazione del farmaco. “Questo significa che o la diagnosi della malattia era errata oppure la terapia non viene regolarmente assunta - aggiunge il prof. Giuseppe Mancia Presidente dell’ESH Meeting di Milano -. Questo fenomeno provoca anche un grande spreco di denaro e risorse per l’intera collettività. È stato calcolato che solo in Lombardia 2 milioni e mezzo di euro l’anno potrebbero essere risparmiati. Inoltre la mancata aderenza comporta un incremento dell’incidenza delle patologie cardiovascolari e quindi anche maggiori ospedalizzazioni e conseguenti costi”. Al Congresso di Milano gli specialisti si confrontano su come incrementare l’aderenza alle cure da parte dei pazienti europei. “La semplificazione della terapia con l’impiego di associazioni di farmaci in un’unica pillola è un’ottima soluzione - aggiunge Agabiti Rosei -. L’ipertensione è un problema più frequente nella terza età e in Italia un paziente su due dopo i 65 anni è iperteso. Si tratta di malati spesso con altre patologie e che quindi sono costretti ad assumere più compresse contemporaneamente. Un ulteriore aiuto può arrivare dall’uso delle nuove tecnologie, dai dispositivi elettronici e dalla telemedicina, che possono aiutare a incentivare i pazienti ad assumere regolarmente la cura”. L’incidenza di ipertensione arteriosa è in aumento in tutta Europa (e anche nel nostro Paese). Interessa un cittadino su tre del Vecchio Continente e la prevalenza è destinata ad aumentare a causa dell’invecchiamento della popolazione. In Italia colpisce in media il 33% degli uomini e il 31% delle donne. “È un disturbo cardiovascolare fortemente eterogeneo e che può essere causato da diversi fattori - aggiunge la prof.ssa Dame Anna Dominiczak Past President dell’ESH -. Uno di questi è l’ereditarietà e infatti fino al 50% dei pazienti presenta almeno un parente con lo stesso problema. Sono allo studio test genetici e nuovi biomarcatori per diagnosi sempre più precoci per la prevenzione della malattia attiva e per trattamenti più personalizzati. Stiamo elaborando nuove Linee Guida che devono tenere conto sia della scarsa aderenza alla terapia da parte dei pazienti che della medicina cosiddetta di precisione”. “L’ESH è da anni impegnata non solo nella promozione di progetti di ricerca ma anche in iniziative rivolte alla popolazione e all’intera comunità medica - conclude il prof. Konstantinos Tsioufis Segretario dell’ESH -. Stiamo organizzando programmi per dare una nuova forma alla gestione dell’ipertensione. Interventi sullo stile di vita nei pazienti, campagne educazionali sullo stato del rischio cardiovascolare sono gli ‘strumenti di oggi’ e i medici dovrebbero essere aggiornati per poterli utilizzare e aprire la strada verso una globale riduzione dell’ipertensione”.

di Rossella Gemma

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto che reintroduce l'obbligatorietà vaccinale per l'iscrizione a scuola, varato dal governo nelle scorse settimane. Il decreto, fortemente voluto dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, reintroduce l'obbligo di copertura vaccinale per essere iscritti a scuola. Sin dalla materna. Dodici le vaccinazioni obbligatorie molte delle quali già figuravano nel calendario vaccinale come 'fortemente raccomandate". Previste sanzioni per chi non vaccina. Il ministero della Salute, intanto, ha riassunto in 10 punti tutte le novità introdotte dal testo, che entreranno in vigore dal prossimo anno scolastico ed ha anche annunciato una campagna straordinaria di sensibilizzazione al via in giugno. Per prima cosa, il ministero ha ricordato che vengono dichiarate obbligatorie per legge, secondo le indicazioni del calendario allegato al Piano nazionale di prevenzione vaccinale vigente (età 0-16 anni) e in riferimento alla coorte di appartenenza, le vaccinazioni di seguito indicate: anti-poliomelitica; anti-difterica; anti-tetanica; anti-epatite B; anti-pertosse; anti Haemophilusinfluenzae tipo B; anti-meningococcica B; anti-meningococcica C; anti-morbillo; anti-rosolia; anti-parotite; anti-varicella. 2) Tali vaccinazioni possono essere omesse o differite solo in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate e attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta. 3) In caso di violazione dell'obbligo vaccinale ai genitori esercenti la responsabilità genitoriale e ai tutori, è comminata la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 7.500 euro. Le sanzioni vengono irrogate dalle Aziende sanitarie. 4) Anche nella scuola dell'obbligo il dirigente scolastico è tenuto a segnalare alla Asl competente la presenza a scuola di minori non vaccinati. La mancata segnalazione può integrare il reato di omissione di atti d'ufficio punito dall'art. 328 c.p. 5) Il genitore o l'esercente la potestà genitoriale sul minore che violi l'obbligo di vaccinazione è segnalato dalla Asl al Tribunale dei minorenni per la sospensione della potestà genitoriale. 6) Non possono essere iscritti agli asili nido e alle scuole dell'infanzia, pubbliche e private, i minori che non abbiano fatto le vaccinazioni obbligatorie. In tal caso, il dirigente scolastico segnala, entro 5 giorni, all'Azienda sanitaria competente il nominativo del bambino affinché si adempia all'obbligo vaccinale. 7) Anche nella scuola dell'obbligo, i minori che non sono vaccinabili per ragioni di salute sono di norma inseriti dal dirigente scolastico in classi nelle quali non sono presenti altri minori non vaccinati o non immunizzati. 8) Se un bambino ha già avuto le patologie indicate, deve farsi attestare tale circostanza dal medico curante che potrà anche disporre le analisi del sangue per accertare che abbia sviluppato gli anticorpi. 9) A decorrere dal 1 giugno 2017, il ministero della Salute ha avviato una campagna straordinaria di sensibilizzazione per la popolazione sull'importanza delle vaccinazioni per la tutela della salute. Nell'ambito della campagna, il ministero della Salute e il ministero dell'Istruzione, dell'università e della ricerca promuovono, dall'anno scolastico 2017-2018, iniziative di formazione del personale docente ed educativo e di educazione delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti sui temi della prevenzione sanitaria e in particolare delle vaccinazioni, anche con il coinvolgimento delle associazioni dei genitori. 10) Le misure del decreto entrano in vigore dal prossimo anno scolastico. Il Codacons, intanto, ha già annunciato l'intenzione di impugnare il provvedimento firmato oggi dal Capo dello Stato affermando che il provvedimento «va contro i più basilari principi costituzionali».

 

di Rossella Gemma

Su 374mila interventi eseguiti in Italia nel campo dell’ostetricia-ginecologia, urologia e chirurgia generale, ben il 61% viene fatto in laparotomia e solo la restante parte in laparoscopia. Ma l’utilizzo di questa tecnica, invece, comporterebbe meno fastidi per il paziente e un bel risparmio per il Servizio sanitario nazionale. Sono quasi 105 mila le giornate di degenza che il Ssn potrebbe risparmiare ogni anno se la diffusione della laparoscopia in Italia, pur limitandola solo ai due interventi più frequenti, fosse adottata in modo equo e appropriato. Ma la tecnica mininvasiva che 30 anni fa venne definita un'innovazione dirompente, ancora stenta a conquistare il nostro Paese, contando solo il 38,5% degli interventi. Maglia nera a Marche, Sicilia, Campania e Calabria, dove il livello di diffusione della laparoscopia risulta insufficiente rispetto alle performance decisamente ottimali di Veneto, Lombardia, Valle d'Aosta e Province autonome di Trento e Bolzano. Questi i risultati del primo Rapporto elaborato dall'Osservatorio PariSanità, presentato oggi a Roma e sviluppato da Crea Sanità - Università di Roma Tor Vergata e Centro studi Assobiomedica. Nonostante le evidenze scientifiche promuovano l'uso di questa tecnica chirurgica a fronte dei diversi benefici riscontrati sia per il paziente sia per l'organizzazione ospedaliera, la diffusione della laparoscopia «a macchia di leopardo, dipende non tanto da scelte basate su considerazioni medico-scientifiche, quanto da un problema di mancanza di equità di accesso», spiegano gli esperti. «Rilevare i processi di accesso alle prestazioni sanitarie e quelli di diffusione delle tecnologie innovative sul territorio nazionale - ha dichiarato il presidente di Crea Sanità, Federico Spandonaro - è l'obiettivo che ci siamo dati nel creare l'Osservatorio PariSanità: individuando eventuali disomogeneità regionali è possibile pianificare azioni correttive necessarie a riequilibrare l'offerta sanitaria del Ssn, contribuendo a migliorare il Sistema e la tutela della qualità della salute dei cittadini». «Abbiamo valutato la diffusione della tecnica mininvasiva laparoscopica per un insieme predefinito di procedure chirurgiche afferenti a diverse branche specialistiche: prendendo in esame i circa 374.000 interventi effettuati nel 2014 - considerando i primi 19, per i quali la laparoscopia è maggiormente utilizzata - solo in meno di 4 casi su 10 si ricorre a tale tecnica, con una disuguaglianza territoriale importante e preoccupante», prosegue Spandonaro. Per l'esperto, «l'utilizzo della laparoscopia avrebbe invece un ruolo molto importante in termini di recupero di efficienza organizzativa, senza dimenticare gli ormai noti benefici per il paziente. In quasi tutte le procedure prese in analisi, al ricorso alla laparoscopia è associata una riduzione della degenza media, sebbene di diversa entità: nel caso della colecistectomia questa raggiunge quasi il 70%». Per il presidente della Società italiana di chirurgia (Sic), Marco Montorsi, gli intralci alla diffusione della pratica laparoscopica sono da ricercare in più cause. «C’è sicuramente il tema della formazione da rivedere - avverte – anche se le scuole di formazione e le società scientifiche sono corse ai ripari negli anni creando percorsi specifici. Ma il successo di tali iniziative, è legato da un lato ad una forte collaborazione con gli enti istituzionali/decisori politici e dall’altro con le aziende biomedicali del settore», conclude Montorsi. La mancata diffusione di un'innovazione «che ormai dovrebbe essere adottata in modo consueto nei nostri ospedali - ha dichiarato il presidente di Assobiomedica, Luigi Boggio - è un fatto grave e purtroppo non rappresenta un caso unico. Sono troppe le tecnologie mediche innovative che non riescono a entrare nelle strutture sanitarie per problemi di natura economica, gestionale, di scarsa consapevolezza dei loro benefici sia da parte del personale medico-sanitario che dei pazienti. Si tratta di una questione che non va affatto sottovalutata. E' necessario adottare quanto prima nuovi modelli di valutazione e introduzione delle innovazioni tecnologiche a livello nazionale in modo omogeneo».

di Rossella Gemma

L’ipertensione come potenziale killer. Così come le malattie renali che sono a livello globale tra le cause più frequenti di morte e disabilità. Ma perché alcuni di noi sono più predisposti? Ci sono fattori di rischio che fin dalla gravidanza possono anticipare lo sviluppo nel bambino e nell’adulto di malattie renali e ipertensione: geni ereditati al concepimento, alimentazione in utero, esposizione a inquinanti, farmaci e infezioni in gravidanza, stato di salute della mamma. Se ne è discusso durante il XXII Congresso Nazionale della Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti (FADOI), a partire da un articolo pubblicato quest’anno da Lancet, una delle più prestigiose riviste scientifiche, che suggerisce inoltre alcune semplici raccomandazioni per prevenire malattie renali e ipertensione nell’età adulta. L’articolo è il risultato delle osservazioni e raccomandazioni di un gruppo di lavoro internazionale multidisciplinare di un gruppo di esperti di 9 Paesi, tra cuiGiuseppe Remuzzi (Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Bergamo) e Dario Manfellotto (Ospedale Fatebenefratelli-Isola Tiberina, Roma). “È la prima volta - afferma Remuzzi, Coordinatore delle ricerche dell’Istituto Mario Negri di Bergamo - che nefrologi pediatrici e dell’adulto, ostetrici, ginecologi e neonatologi di fama internazionale condividono la necessità di porre all’attenzione della comunità scientifica questi fattori di rischio. Geni ereditati al concepimento possono essere un fattore importante che contribuisce allo sviluppo di malattie renali dell’adulto. Un’altra influenza rilevante è data dalla vita fetale durante la gravidanza. La qualità e la quantità di nutrienti che il feto riceve nel grembo materno, l’esposizione a inquinanti, farmaci e infezioni durante la gravidanza, e la salute della mamma in gravidanza sono fattori che influenzano in modo determinante lo sviluppo delle unità elementari funzionali (i medici le chiamano nefroni) che costituiscono i reni”. In condizioni di gravidanza normale, il neonato nasce con circa 1 milione di nefroni. Non se ne formano altri durante tutta la vita. Se il neonato nasce con un basso peso (meno di 2.5 kg), o è piccolo in rapporto alla sua età gestazionale, è molto probabile che anche i reni siano meno sviluppati e contengano un numero inferiore di nefroni rispetto alla norma. “Il ridotto numero di nefroni alla nascita - continua Remuzzi - aumenta la suscettibilità alle malattie renali nel bambino e nell’adulto, in quanto i reni hanno una minor capacità di compensare eventuali danni di tipo tossico o di altra natura che si verificano nel corso della vita”. “Come si raccomanda nell’articolo di Lancet - aggiunge Dario Manfellotto, Direttore di Medicina Interna dell’Ospedale Fatebenefratelli-Isola Tiberina e Presidente Eletto FADOI - è importante che i futuri genitori adottino i giusti comportamenti sin dalle prime fasi del concepimento per lo sviluppo futuro del feto. L’alimentazione è fondamentale. Quando non è corretta o non equilibrata, o se la mamma fuma o abusa di alcool in gravidanza, si può compromettere lo sviluppo del feto e concorrere alla nascita prematura o sottopeso del bambino”. Per tutte le situazioni considerate più a rischio, il gruppo di lavoro ha definito le “buone pratiche” in termini di prevenzione. È importante favorire l’allattamento al seno nei primi sei mesi di vita del neonato, controllare la pressione arteriosa e l’esame delle urine fin da piccoli per cogliere con tempestività i segnali di un funzionamento non ottimale dei reni, ridurre l’uso dei farmaci potenzialmente tossici per i reni. I bambini nati sottopeso dovranno anche essere incoraggiati a sottoporsi a visite mediche periodiche durante l’età scolare e successivamente nell’età adulta, in ogni caso adottando corretti stili di vita. Seguire queste raccomandazioni durante la gravidanza e nel periodo neonatale si tradurrà in importanti benefici a lungo termine per quel che riguarda lo stato di salute futuro con conseguente risparmio dei costi enormi che i sistemi sanitari dei vari paesi del mondo devono oggi sostenere per far fronte al trattamento dei pazienti con malattie renali e ipertensione, annoverate globalmente tra le cause più frequenti di morte e disabilità. FADOI, Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti, è una società scientifica di Medicina Interna attiva da oltre 20 anni. Conta quasi 3000 iscritti e si caratterizza per un intenso impegno per la ricerca e la formazione.

di Rossella Gemma

Si torna a parlare di vaccini ed è polemica nel governo riguardo all'opportunità di renderli obbligatori per l'accesso alla scuola dell'obbligo. Ma quali sono i vaccini previsti dal Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019?

PRIMO ANNO

Il primo anno di vita è di fondamentale importanza per immunizzare contro alcune delle più importanti malattie prevenibili, somministrando i cicli di base che richiederanno poi (nella maggior parte dei casi) una dose di richiamo nel corso del secondo anno.

Vaccino esavalente - L'immunizzazione nei confronti di difterite, tetano e pertosse, poliomielite, l'Haemophilus influenzae di tipo B e l'anti-epatite B, è normalmente effettuata utilizzando il vaccino esavalente. Il ciclo nel primo anno di vita consiste di due dosi al 3° e 5° mese di vita.

Vaccino pneumococcico coniugato - Simultaneamente alla vaccinazione con esavalente, ma in sede anatomica diversa (quadricipite femorale della coscia contro-laterale) è raccomandata la somministrazione del vaccino pneumococcico coniugato, garantendo la più ampia protezione possibile nei confronti dei sierotipi circolanti.

Vaccino anti-meningococco B - La somministrazione delle 3 dosi iniziali del vaccino anti-meningococco B (raccomandata per tutti i nuovi nati) deve essere effettuata nel primo anno di vita. Essendo l?incidenza massima delle malattie invasive causate da tale agente eziologico rilevata nei primi due anni di vita, è cruciale iniziare il più presto possibile il ciclo di somministrazioni. Dal momento che la somministrazione simultanea del vaccino meningococcico B con altri prodotti determina aumento della frequenza di febbre di grado moderato/ elevato, è opportuno evitare la co-somministrazione con altri vaccini previsti in calendario. Nel caso la vaccinazione fosse iniziata dopo il 6° mese, è possibile utilizzare un ciclo a sole 3 dosi, con le prime due raccomandate, rispettivamente, al 7° e al 9° mese di vita.

Vaccino contro i rotavirus - La vaccinazione contro i rotavirus, somministrata per via orale, è raccomandata universalmente a tutti i bambini a partire dalla 6° settimana di vita, consiste di 2 o 3 dosi (in funzione del vaccino utilizzato) ed è co-somministrabile con le altre vaccinazioni previste per l'età.

SECONDO ANNO

Il secondo anno di vita è l'epoca del completamento con le dosi di richiamo delle immunizzazioni contro le 6 malattie prevenute attraverso il vaccino esavalente (11°-13° mese di vita) e, simultaneamente, della dose di richiamo della vaccinazione pneumococcica coniugata, così come della quarta dose del vaccino contro il meningococco B (o terza dose, nel caso di schedula a 3 dosi).

Vaccini contro morbillo-parotite-rosolia e varicella - Raccomandate nel secondo anno di vita sono la vaccinazione contro morbillo-parotite-rosolia e contro la varicella (13°-15° mese), o somministrate mediante vaccino combinato quadrivalente MPRV, oppure tramite vaccino trivalente MPR e monovalente varicella in diversa sede anatomica.

Vaccino anti-meningococco C - Anche la vaccinazione contro il meningococco C è raccomandata tra 13° e 15° mese di vita. In alternativa al vaccino anti-meningococco C, potrebbe essere utilizzato il vaccino tetravalente A,C,Y,W135, allo scopo di offrire ai bambini una protezione più ampia per quei ceppi di meningococco che, pur ancora sporadici nel nostro Paese, mostrano una tendenza all?espansione, principalmente in conseguenza dei cambiamenti climatici, dei viaggi, e dei movimenti migratori.

L'INFANZIA (5-6 ANNI)

L'epoca dell'entrata nella scuola elementare è il momento per il richiamo delle vaccinazioni contro difterite, tetano, pertosse e poliomielite, che può essere effettuata preferenzialmente con vaccini combinati. Simultaneamente, è raccomandata la somministrazione del vaccino quadrivalente MPRV (Vaccino tetravalente per morbillo, parotite, rosolia e varicella), che consente la rivaccinazione in contemporanea a DTP-IPV con due sole iniezioni in sedi anatomiche diverse. La vaccinazione MPRV non è tecnicamente un richiamo ma piuttosto una rivaccinazione, che ha lo scopo di ottenere la risposta primaria nel circa 5% dei bambini che non avevano risposto alla prima immunizzazione tra 13° e 15° mese di vita.

L'ADOLESCENZA (11-18 ANNI)

L'adolescenza è un momento molto importante sia per la somministrazione di richiami di vaccinazioni già effettuate nell'infanzia, sia per nuove vaccinazioni da effettuare elettivamente in questo periodo della vita. È raccomandata per tutti gli adolescenti l'immunizzazione contro difterite, tetano, pertosse e poliomielite utilizzando vaccini combinati con dosaggi antigenici previsti per l'adulto.

Vaccino anti-HPV - Il dodicesimo anno di vita è l'età preferibile per l'offerta attiva della vaccinazione anti-HPV a tutta la popolazione (femmine e maschi). In funzione dell'età e del vaccino utilizzato, la schedula vaccinale prevede la somministrazione di due dosi a 0 e 6 mesi (per soggetti fino a 13 o 14 anni), o tre dosi a 0, 1-2 e 6 mesi per i più grandi.

Vaccino anti-meningococcico quadrivalente ACYW135 - È inoltre molto importante che durante l'adolescenza sia raccomandata ed effettuata una dose di vaccino anti-meningococcico quadrivalente ACYW135, sia a chi non abbia mai effettuato, nell'infanzia la vaccinazione C o quadrivalente, sia a chi abbia già ricevuto una dose, in quanto la persistenza della protezione è legata a un elevato titolo anticorpale battericida, che tende a diminuire nel tempo.

L'ETÀ ADULTA (19-64 ANNI)

Vaccino contro difterite-tetano-pertosse - Nel corso dell'età adulta è opportuna la somministrazione periodica (ogni 10 anni) della vaccinazione difterite-tetano-pertosse con dosaggio per adulto.

Vaccino anti-influenzale - A partire dai 65 anni, la vaccinazione anti-influenzale è raccomandata a tutti i soggetti indipendentemente dalla sussistenza di particolari situazioni di rischio, con l'obiettivo finale nel tempo di estendere la raccomandazione della vaccinazione a tutti i soggetti al di sopra dei 50 anni.

Vaccino pneumococcico coniugato e vaccino pneumococcico polisaccaridico - Deve essere rammentata la vaccinazione contro epatite A e pneumococco per le situazioni di rischio. Per quest?ultima immunizzazione, andrà valutata la possibilità di somministrare una prima dose con vaccino coniugato, seguita ad almeno 2 mesi di distanza da una dose di vaccino polisaccaridico.

Vaccino contro Herpes zoster - E' indicata la vaccinazione contro Herpes zoster nei soggetti a rischio a partire dai 50 anni di età.

di Rossella Gemma

In Italia nell'ultimo anno si sono registrati 1387 casi di morbillo. È il numero piu' alto in Europa, secondo solo al dato della Romania (2702 infezioni) e ben superiore a quello di altri paesi: 365 in Germania, 145 in Polonia, 126 in Francia, 105 in Svizzera, 92 in Belgio, 89 in Austria, solo per citare quelli con le maggiori incidenze. Sono solo alcuni dei piu' recenti dati che verranno diffusi in contemporanea con la Settimana Mondiale dell'Immunizzazione #VaccineWork, che l'Oms promuove fino al 30 aprile. Nel contesto di questi ultimi dati globali sull'incidenza delle principali malattie prevenibili dai vaccini nel periodo marzo 2016 - febbraio 2017, risulta allarmante il rapido trend di crescita dei casi italiani di morbillo: si passa dai 265 a gennaio 2017 ai 419 registrati a febbraio. A dicembre 2016 erano 90, a novembre 84, 76 a ottobre, 56 a settembre. Dei 6186 casi registrati in tutta la regione europea, quelli italiani rappresentano da soli oltre il 22% del totale. "Abbassare i livelli di copertura vaccinale- commenta Flavia Bustreo, Vice Direttore Generale, Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini dell'Organizzazione Mondiale della Sanita'- permettera' il ritorno di malattie mortali che avevamo debellato. Tra il 2000 e il 2015 il vaccino ha impedito 20,3 milioni di morti nel mondo, ma gli ultimi dati dimostrano che e' quanto mai urgente tornare a promuovere con efficacia, determinazione e, soprattutto, chiarezza i benefici della vaccinazione. Siamo incredibilmente fortunati a vivere in un'epoca che ha riconosciuto e sfruttato con successo il potere della vaccinazione, ma a causa della diffusione di bufale e falsi miti, spesso alimentati da ingiustificati allarmismi mediatici, stiamo rischiando di fare pericolosi passi indietro. I vaccini sono sicuri e vantaggiosi, non vi e' alcuna base scientifica che provi legame o correlazione tra questi e alcune patologie come, per esempio, l'autismo". A livello globale 19.4 milioni di bambini nel mondo non sono ancora pienamente protetti da malattie facilmente evitabili e prevenibili dai vaccini. Tra queste anche il morbillo. Nonostante infatti sia disponibile un vaccino sicuro ed efficace, il morbillo resta una delle principali cause di morte tra i bambini. Nel 2015 ci sono state nel mondo 134 200 morti a causa di questa malattia infettiva, nella maggior parte dei casi in bambini al di sotto dei 5 anni, circa 367 morti ogni giorno, 15 morti ogni ora. Tra il 2000 e il 2015 si stima che la vaccinazione ha prevenuto circa 20.3 milioni di morti, favorendo un calo dei decessi per morbillo del 79%. Nel 2015 circa l'85% dei bambini nel mondo ha ricevuto una dose di vaccino contro il morbillo entro il primo anno di vita, nel 2000 la copertura era del 73%. Ma nonostante i progressi, ogni anno 1,5 milioni di bambini muoiono ancora a causa di malattie prevenibili attraverso i vaccini. E nonostante sempre piu' bambini hanno accesso ai programmi di immunizzazione, dal 2010 a oggi l'aumento della copertura globale e' stata appena dell'1%. Un progresso molto lento che mette a repentaglio la salute dei piu' piccoli. Ci sono ancora oggi paesi del mondo dove la vaccinazione ancora stenta a superare la quota dell'80%, con un gap ancora forte rispetto al 95% necessario per assicurare protezione dalla malattia su larga scala. Dei 10,7 milioni neonati che nascono ogni anno in Europa, circa 650.000 non ricevono la serie completa delle tre dosi di vaccino contro difterite, tetano e pertosse nel primo anno; e le popolazioni vulnerabili esistono in tutte le nazioni. Paradossalmente, il fatto che l'immunizzazione ha reso rare o quasi sconosciute molte delle malattie infettive potrebbe far pensare a genitori e operatori sanitari che i vaccini non sono piu' necessari. I vaccini sono infatti stati talmente efficaci da cancellare la memoria rispetto agli effetti di alcune malattie ormai quasi totalmente debellate. Questo puo' rendere l'opinione pubblica sui vaccini suscettibile dell'influenza dei gruppi anti-vaccinazioni e dei siti internet che promuovono teorie- non basate su evidenze scientifiche- che mirano a ridurre la credibilita' dell'efficacia dei vaccini, continua l'Oms. "L'immunizzazione- continua Flavia Bustreo- e' uno degli strumenti piu' efficaci a disposizione della sanita' pubblica, in termini di capacita' di salvare vite umane, e piu' in generale avere enormi benefici anche economici sull'intera societa'. Secondo le nostre stime, ogni dollaro investito in immunizzazione restituisce 16 dollari in risparmi sanitari. È necessario mantenere un forte supporto da parte del mondo scientifico, ma anche politico e dell'opinione pubblica sull'importanza dell'immunizzazione o anche la regione europea rischia il riemergere di malattie altamente contagiose, che possono causare infermita', disabilita' e morte, creando un notevole onere per i sistemi sanitari e per le famiglie. L'immunizzazione salva milioni di vite ogni anno e questa storia di successo sulla salute pubblica deve essere sostenuta. I Paesi europei devono fornire urgentemente ai loro cittadini informazioni accurate, equilibrate e comprensibili sui rischi delle malattie e sui benefici dell'immunizzazione". In occasione della Settimana mondiale delle Vaccinazioni l'Oms focalizza l'attenzione su 5 aspetti chiave: 1. L'immunizzazione attraverso lo strumento dei vaccini e' il modo piu' sicuro per proteggerci dalle malattie; 2. Anche quando si crede che il rischio di infezioni sia basso, e' sempre meglio essere vaccinati; 3. I vaccini combinati sono sicuri e vantaggiosi; 4. Non c'e' nessuna correlazione tra vaccini e autismo; 5. Se smettiamo di vaccinarci, malattie mortali debellate ritorneranno, continua l'Oms. Il lavoro dell'Oms e dell'Europa nel campo di vaccini e immunizzazioni e' guidato dall'European Vaccine Action Plan, una tabella di marcia ambiziosa per garantire una protezione equa ed ottimale della popolazione europea dalle malattie prevenibili attraverso i vaccini. L'Oms lavora con i paesi europei per raggiungere i principali obiettivi del Piano, tra cui: il raggiungimento dei target di copertura vaccinale all'interno della Regione europea; il rafforzamento e il raggiungimento della sostenibilita' finanziaria dei programmi nazionali di immunizzazione; debellare morbillo e rosolia, e controllare diffusione dell'epatite B; impedire il ritorno della poliomelite nella Regione europea; prendere decisioni politiche sulla base di evidenze scientifiche in termini di introduzione di nuovi vaccini. Il 2017 segna il giro di boa nel Global Vaccine Action Plan (Gvap), il piano globale approvato dai 194 Stati membri dell'Assemblea Mondiale della Sanita' nel maggio 2012, che mira a prevenire milioni di morti attraverso un accesso piu' equo ai vaccini. Nonostante i miglioramenti nei singoli paesi e un forte tasso globale di introduzione di nuovi vaccini, gli obiettivi per l'eliminazione delle malattie, tra cui il morbillo, la rosolia, il tetano materno e prenatale, sono in ritardo. Affinche' tutti e ovunque possano sopravvivere e crescere in salute, i paesi devono compiere sforzi concertati per raggiungere gli obiettivi Gvap entro il 2020. Inoltre, i paesi che hanno raggiunto tali obiettivi, o hanno fatto progressi significativi verso il loro raggiungimento, dovranno lavorare per sostenere questi sforzi nel corso del tempo, conclude l'Oms.