Comunicati

News Letter dell'ordine

di Rossella Gemma

Le malattie cardiovascolari (MCV) rappresentano laprincipale causa di morbilità e mortalità fra i diabetici: in questi pazienti, rispetto alla popolazione sana, il rischio di morte per MCV aumenta di oltre 2 volte, quello di infarto e ictus cresce fino a 4 volte. Le complicanze macrovascolari rappresentano anche la maggior voce di spesa: solo quella ospedaliera e farmacologica, imputabile a tali complicanze, ammonta a 2,6 miliardi di euro all’anno, circa un terzo (29,8%) dei costi diretti della patologia diabetica. I principali Trials Clinici di Outcome Cardiovascolare (CVOTs) sugli inibitori del co-trasportatore di sodio glucosio 2 (SGLT2i) e gli agonisti recettoriali del glucagon-like peptide (GLP-1 RA) documentano, per alcune molecole, una riduzione degli eventi e della mortalità cardiovascolari. La nuova monografia degli Annali AMD “Diabete, obesità e malattia cardiovascolare: lo scenario italiano”, realizzata con il contributo non condizionante di Novo Nordisk, ha quantificato i pazienti italiani che potrebbero essere trattati con SGLT2i e GLP1 RA, le percentuali di quelli già in terapia, e il potenziale impatto derivante dall’utilizzo di questi farmaci in tutti i soggetti eleggibili.

 “La nostra analisi ha evidenziato come, su un totale di 468.940 pazienti registrati nel database degli Annali, 41.715 sono risultati eleggibili allo studio EMPA-REG OUTCOME[1] (quindi all’impiego di empagliflozin) e, di questi, solo 2.161 (5%) erano effettivamente trattati con SGLT2i nell’anno 2016; 139.637 soggetti, invece, sono risultati potenzialmente eleggibili allo studio LEADER[2] (quindi all’utilizzo di liraglutide), ma di questi appena 4.823 (3,5%) risultavano trattati con GLP-1 RA”,illustra Domenico Mannino, Presidente AMD. “Se tutti i pazienti eleggibili per gli studi EMPA-REG OUTCOME e LEADER fossero trattati rispettivamente con SGLT2i e GLP-1 RA, applicando al real-world il tasso di eventi evidenziato nei trial, il beneficio cardiovascolare imputabile ai farmaci in studio si tradurrebbe in un numero consistente di eventi evitati. Nello specifico, con gli SGLT2i verrebberoscongiurate annualmente 363 morti per tutte le cause (di cui 307 per cause cardiovascolari) e 201 ospedalizzazioni per scompenso, con i GLP-1 RA, 539 morti e 404 ospedalizzazioni”.

 Alla luce del pesante impatto delle MCV nel diabete, i risultati dei trial di safety cardiovascolare riguardanti gli SGLT2i e i GLP1 RA suggeriscono un cambio di paradigma, passando dalla riduzione della sola emoglobina glicata (HbA1c) a un focus più ampio sulla riduzione del rischio cardiovascolare. L’analisi condotta dall’Associazione Medici Diabetologi, grazie alla disponibilità del database degli Annali, rappresentativo di ciò che avviene in “real-world” nei centri diabetologici del nostro Paese, ha permesso di quantificare l’impatto nel mondo reale di questi trial e l’applicabilità dei loro risultati a una vasta popolazione in condizioni di normale pratica clinica. Con l’obiettivo di rendere i diabetologi italiani sempre più “abili” nell’impiego appropriato di queste nuove classi di antidiabetici, AMD ha anche avviato il nuovo progetto formativo “Dai CVOT ai PDTA. La traduzione in pratica clinica delle linee guida cardiometaboliche”.

 “Molti soggetti con diabete di tipo 2 – conclude Mannino – potrebbero beneficiare di trattamenti che nei trial clinici hanno documentato effetti positivi sugli eventi cardiovascolari. Oggi solo una minima quota di tali pazienti risulta effettivamente in trattamento, mentre un uso diffuso di queste molecole porterebbe a evitare ogni anno un numero sostanziale di decessi e di ospedalizzazioni per scompenso cardiaco. È auspicabile che nel prossimo futuro l’uso appropriato di SGLT2i e GLP1 RA, in accordo con le più recenti linee guida italiane e internazionali, possa allargarsi a tutti i pazienti potenzialmente eleggibili, contribuendo a ridurre l’impatto clinico, sociale ed economico delle malattie cardiovascolari nelle persone con diabete di tipo 2”.

Si rende noto che gli uffici dell'Ordine rimarranno chiusi mercoledì 19 dicembre 2018, per motivi di aggiornamento formativo del personale.

La segreteria riaprirà giovedì 20 dicembre, alle ore 09,00.

Nell'occasione si comunica anche che gli uffici rimarranno chiusi nei giorni di lunedì 24 dicembre e di lunedì 31 dicembre 2018.

 

di Rossella Gemma

Il caso della dottoressa di Crotone brutalmente aggredita a colpi di cacciavite dovrebbe essere un episodio eclatante, e invece è solo l’ennesimo caso di cronaca dell’inarrestabile scia di violenze nei confronti degli operatori sanitari. Sono migliaia ogni anno i medici che vengono insultati e aggrediti dai pazienti o dai loro familiari, ma è difficile quantificare con precisione l’entità del fenomeno: secondo dati FIASO (Federazione di Asl e Ospedali) in 2 casi su 3 non viene presentata alcuna denuncia. Spesso per paura di ritorsioni, ma anche a causa del senso di sfiducia e rassegnazione ormai generalizzato negli operatori sanitari costretti a lavorare praticamente in trincea.

«Gli ospedali italiani sono ormai un vero e proprio Far West, i nostri medici non sono più al sicuro», così Massimo Tortorella, Presidente del Gruppo Consulcesi, network da oltre 20 anni a fianco dei medici, sul suo profilo LinkedIn. «Da mesi – spiega Tortorella – siamo impegnati in numerose campagne di sensibilizzazione e informazione per denunciare la gravità della situazione, attraverso statistiche, corsi di formazione e approfondimenti legali, rivolgendoci anche alle strutture sanitarie affinché si dotino delle adeguate misure per proteggere l’incolumità dei propri dipendenti». «La dottoressa di Crotone, come tanti suoi colleghi, non è stata vittima dell’imprevedibilità di uno scatto d’ira – continua Tortorella – ma di un desolante contesto dove i medici sono lasciati soli e inascoltati. Proprio per questo, abbiamo deciso di lanciare il ‘telefono rosso’, un pronto soccorso telefonico per la violenza in corsia. Chiamando gratuitamente il numero 800620525 attivo tutti i giorni, 24 ore su 24, i camici bianchi che si sentono in pericolo o hanno subìto aggressioni e minacce, anche tramite social network, potranno trovare supporto umano e legale, con la possibilità di rimanere del tutto anonimi. A fianco del Tribunale del Malato, - conclude Massimo Tortorella - è il momento di istituire un vero e proprio Tribunale del Medico perché le vittime delle inefficienze del Sistema Sanitario Nazionale non sono solo i pazienti, ma anche chi è costretto a lavorare in condizioni di disagio, sovraffollamento, mancanza di personale e senza le misure minime necessarie per la sicurezza».

Sul tema è intervenuto anche il Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, Filippo Anelli: «Chiediamo al Governo un atto concreto: trasmuti il Disegno di Legge sulla violenza contro gli operatori sanitari, attualmente incardinato in Commissione Igiene e Sanità del Senato, in un Decreto Legge, in modo da renderlo immediatamente esecutivo o, in alternativa, inserisca un emendamento sulla materia all’interno della Legge di Bilancio, prevedendo la procedibilità d’ufficio per gli aggressori, che scatterebbe in automatico se i medici fossero sempre considerati pubblici ufficiali».

di Rossella Gemma

Nasce all'ospedale Bambino Gesù di Roma l'Ambulatorio per la prevenzione e la diagnosi precoce delle allergie. E' rivolto ai neonati entro il 28esimo giorno di vita ad alto rischio allergico, vale a dire i bambini con almeno un parente di primo grado (mamma, papà o fratellino) affetti da allergia. La struttura è attiva presso la sede di San Paolo e svolge attività di prevenzione delle varie patologie allergiche (rinite, asma, dermatite atopica, allergia alimentare o ai farmaci) con interventi precoci sulla dieta e sugli stili di vita delle future mamme e dei nuovi nati. In Italia - sottolineano gli esperti - le varie forme di allergia colpiscono circa 25 bambini su 100. Possono comparire a ogni età, anche nel primo anno di vita, e sono influenzate dall'ambiente e dalla predisposizione genetica. Se mamma e papà non sono allergici, il rischio che un figlio sia allergico è del 10-15%. La percentuale sale al 30% se uno dei genitori è allergico; se lo sono entrambi si arriva anche all'80%. "E' scientificamente provato che interventi precoci sulla dieta e sulle abitudini di vita delle future mamme e dei bambini entro le prime 4 settimane dalla nascita riducono il rischio di sviluppare allergie nel corso della crescita", spiega Alessandro Fiocchi, responsabile Allergologia del Bambino Gesù. "Con l'attività di prevenzione del nuovo ambulatorio, stimiamo una diminuzione del 15% delle dermatiti atopiche che rappresentano la prima tappa della marcia allergica dei bambini", precisa lo specialista. Nel corso della visita in ambulatorio, la prima indicazione sarà l'allattamento al seno del neonato. Se il latte materno non è disponibile, verrà valutata la sostituzione con preparati ipoallergenici. L'appuntamento per il nascituro può essere pianificato anche prima del parto. Il colloquio telefonico sarà l'occasione per fornire un servizio di consulenza alle future mamme. Il team di allergologi darà indicazioni di base come lo stop al fumo di sigaretta e alle attività che causano stress, e sul fronte della dieta, oltre al consumo di fibre, frutta e verdura, potrà consigliare l'eventuale introduzione di antiossidanti, prebiotici e probiotici. Questi ultimi sono microrganismi vivi, presenti in molti alimenti comuni come yogurt o latte fermentato - ricorda una nota - che possono apportare benefici alla salute quando somministrati in quantità adeguate. In qualità di immuno-modulatori della risposta allergica, nelle linee guida della World Allergy Organization vengono raccomandati in determinate situazioni come terapia preventiva delle allergie, soprattutto l'eczema. 

di Rossella Gemma

L’importanza della diagnosi precoce per intervenire tempestivamente con una terapia mirata:questo il messaggio lanciato dalla Società Italiana di Neurologia in occasione della Giornata Nazionale della Malattia di Parkinson che si celebra il 24 novembre prossimo. Anche nel Parkinson, infatti, il fattore tempo risulta strategico, basti pensare che già al momento dell’esordio dei primi disturbi motori tipici della malattia, come lentezza dei movimenti e tremore di riposo, la Malattia di Parkinson è in una fase troppo avanzata per poter essere bloccata, poiché, in questo stadio, almeno il 60% delle cellule dopaminergiche delcervello sono già morte. “Iniziare il trattamento sintomatico o neuro-protettivo in una fase precoce di malattia o meglio ancora nella fase pre-motoria - dichiara il Prof. Roberto Eleopra, Vicepresidente della SIN e Direttore UOC Neurologia I - Parkinson e Disordini del Movimento presso Fondazione IRCCS Istituto Neurologico C. BESTA - permette di controllare bene i sintomi e rallentare l’evoluzione della malattia. In queste fasi, infatti, i farmaci dopaminergici o i farmaci neuroprotettivi potrebbero davvero modificare il decorso della malattia.”

Per diagnosticare la Malattia di Parkinson nella fase pre-motoria bisogna prestare attenzione a sintomi non specifici, la cui presenza aiuta ad identificare i soggetti a rischio di sviluppare la malattia. I sintomi pre-motori più importanti sono il deficit olfattivo (ipo o anosmia), la depressione, dolori nelle grandi articolazioni, l’ipotensione ortostatica e, soprattutto, il disturbo comportamentale in sonno REM (Rapid eye movement Behavioural Disorder, RBD), caratterizzato da comportamenti anche violenti durante il sonno, quali urlare, scalciare, tirare pugni. L’RBD rappresenta, al momento, il marcatore predittivo più importante della malattia di Parkinson: circa il 60% dei pazienti con disturbo comportamentale in sonno REM, infatti, sviluppa la malattia di Parkinson entro 10-12 anni. La diagnosi della malattia è essenzialmente clinica e si basa sui sintomi. Gli esami strumentali come la RMN encefalo e gli esami ematochimici possono contribuire a escludere quelle malattie che hanno sintomi analoghi al Parkinson. La conferma della diagnosi può arrivare da esami specifici come SPECT e PET.

 La Malattia di Parkinson è un disturbo neurodegenerativo che colpisce oggi 5 milioni di persone nel mondo, di cui oltre300.000 solo in Italia, e che si manifesta in media intorno ai 60 anni di età. Si stima che questo numero sia destinato ad aumentare nel nostro Paese e che nei prossimi 15 anni saranno 6.000 i nuovi casi ogni anno, di cui la metà colpiti in età lavorativa. La Società Italiana di Neurologia conta tra i suoi soci circa 3000 specialisti neurologi ed ha lo scopo istituzionale di promuovere in Italia gli studi neurologici, finalizzati allo sviluppo della ricerca scientifica, alla formazione, all’aggiornamento degli specialisti e al miglioramento della qualità professionale nell’assistenza alle persone con malattie del sistema nervoso.

 

di Rossella Gemma

L'American College of Cardiology, l'American Heart Association e la Heart Rhythm Society hanno pubblicato una linea guida per la valutazione e il trattamento di pazienti con bradicardia e disturbi della conduzione cardiaca sul Journal of American College of Cardiology, Circulation, Journal of American Heart Association e HeartRhythm. Queste raccomandazioni, pensate per delineare la presentazione e l'approccio alla valutazione clinica dei pazienti, presentano tra gli altri argomenti la selezione e la tempistica degli strumenti di test diagnostici, inclusi i dispositivi di monitoraggio e i test elettrofisiologici, nonché le opzioni di trattamento disponibili come interventi sullo stile di vita, terapia farmacologica e dispositivi esterni e impiantati, in particolare dispositivi di stimolazione. Gli autori affrontano anche considerazioni particolari per diverse popolazioni in base all'età, alle comorbilità o ad altri fattori rilevanti. La linea guida include per esempio raccomandazioni sulla sorveglianza post-procedura e sull'impianto di pacemaker in individui con anomalie di conduzione successive alla sostituzione transcatetere della valvola aortica (TAVR). Il documento affronta anche le modalità di approccio alla cessazione della terapia con pacemaker e propone diverse considerazioni sul fine vita. I membri del comitato di scrittura sottolineano l'importanza di un processo decisionale condiviso tra il paziente e i medici, così come dell'assistenza incentrata sul paziente. 

«Le decisioni terapeutiche si basano non solo sulle migliori prove disponibili, ma anche sugli obiettivi di cura e sulle preferenze del paziente» afferma Fred Kusumoto, della Mayo Clinic Florida di Jacksonville, che ha presieduto il gruppo di lavoro. «I pazienti dovrebbero essere indirizzati verso materiale informativo affidabile per aiutarli nella comprensione e nella consapevolezza delle conseguenze e dei rischi di ogni azione proposta» prosegue. Tuttavia, secondo gli autori, ci sono ancora lacune nella conoscenza di come gestire la bradicardia, in particolare per quanto riguarda il ruolo in evoluzione delle tecnologie di pacing emergenti. Gli esperti prevedono che per il prossimo futuro la terapia di stimolazione richiederà l'impianto di un dispositivo, e che saranno necessari ulteriori studi per comprendere meglio le implicazioni a lungo termine associate a una terapia che dura per tutta la vita.

J Am Coll Cardiol. 2018. doi: 10.1016/j.jacc.2018.10.043
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30412710

di Rossella Gemma

L'emicrania è una malattia che "predilige nettamente il sesso femminile" con un rapporto donna-uomo di tre a uno e per questo va inquadrata come una "patologia di genere" ancora considerata però come "malattia invisibile". Per questo è "fondamentale creare una cultura dell'emicrania, una consapevolezza sociale che consenta di abbattere lo stigma che grava su chi ne soffre, e consenta di far emergere le diverse problematiche in un'ottica di genere". E' quanto riporta il 'Libro bianco Emicrania: una malattia di genere (Impatto socio-economico in Italia)' curato dall'Istituto superiore di sanità e presentato oggi a Roma. Secondo gli esperti, è "necessario individuare delle strategie che possano migliorare la qualità di vita dei pazienti" partendo anche "dalla formazione e dall'informazione di medici di medicina generale". "Purtroppo esiste ancora oggi un vuoto normativo per il quale le forme più severe di emicrania non sono contemplate nei Lea, livelli essenziali di assistenza, nonostante le pressioni e le evidenze fornite dalle società scientifiche e dalle associazioni di pazienti; i benefici dell'invalidità sono riconosciuti per le forme più severe in due sole regioni, Lombardia e Veneto", evidenzia il documento. "L'emicrania ha una prevalenza di circa il 27% nelle donne nel periodo compreso tra pubertà e menopausa, raggiungendo il massimo della sua prevalenza nella quarta e quinta decade di vita, quindi nel periodo di maggiore produttività lavorativa e sociale - evidenzia il Libro bianco - Studi condotti sulla popolazione italiana hanno dimostrato percentuali superiori alle medie individuate a livello mondiale, e preoccupanti". "L'emicrania può durare nel suo complesso fino a 5-6 giorni per ogni attacco- ricordano gli esperti nel report - è un processo multifasico sequenziale che può comparire già 24 ore prima del dolore con sintomi vaghi quali stanchezza, irritabilità, depressione, sbadiglio, particolare appetito per dolci (e tra questi il cioccolato), per poi sfociare nell'attacco vero e proprio che dura dalle 4 alle 72 ore. In questa fase si sommano un dolore severo, riguardante tipicamente una metà del capo, e numerosi sintomi quali la nausea, spesso molto intensa, e il vomito, caratterizzato talora da conati ripetuti". La donna emicranica presenta in genere un maggiore numero complessivo di comorbilità quali disturbi dello spettro affettivo, epilessia, sindromi dolorose croniche, allergie, asma e patologie circolatorie , queste ultime legate anche all'uso di contraccettivi ormonali. "La scarsa attenzione sociale al problema dell'emicrania comporta una percezione della malattia come stigma da parte del 32,9% dei pazienti che, pertanto, è riluttante a rivelare il proprio problema agli altri- evidenzia il report - Inoltre, il 10% di tali pazienti non si sente compreso rispetto alla propria patologia da parenti e amici e il 12% dai colleghi in ambito lavorativo. Il paziente ritiene l'emicrania responsabile in qualche maniera di una compromissione della carriera scolastica nell'11,8% dei casi, di ridotti guadagni nel 5,9% e di sofferenze in ambito lavorativo nel 7,4%". "In Italia più di un paziente su quattro presenta una frequenza di emicrania superiore ai 5 giorni al mese, unanimemente considerato valore soglia per l'adozione di una terapia preventiva - scrivono nel documento gli esperti dell'Iss - Ciononostante, questa viene adottata solo dall'1,6% dei soggetti eleggibili. I pazienti si sottopongono ad accertamenti diagnostici impropri o inutili (il 48,5%), con costi considerevoli a carico del Ssn (80% delle procedure eseguite impropriamente). Gli emicranici non sanno di potersi rivolgere ad uno specialista: solo il 52,6% ne ha consultato uno nella propria vita, rivolgendosi nel 19,6% dei casi a specialisti non idonei, e coloro che hanno pensato di sentire un parere specialistico si sono rivolti in media a 7 diversi specialisti". 

di Rossella Gemma

Da sabato 27 ottobre a martedì 30 ottobre l’avveniristico Centro Congressi de La Nuvola di Roma ospiterà il 49° Congresso Nazionale della Società Italiana di Neurologia che coinvolgerà circa 2.500 neurologi provenienti da tutta Italia e non solo. Una location d’eccezione proprio a voler sottolineare il carattere innovativo ed internazionale che contraddistingue la visione della Società Italiana di Neurologia.

“La Neurologia Italiana ha raggiunto ormai una posizione di prestigio e di riconoscimento a livello internazionale - afferma il Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente SIN e Direttore della Clinica Neurologica di Genova – e si attesta tra le più importanti al mondo in termini di produzione scientifica. Questo è stato possibile grazie al costante impegno di clinici e ricercatori che lavorano quotidianamente con l’obiettivo di raggiungere nuovi traguardi per la diagnosi e la cura delle patologie neurologiche. Per il futuro la sfida è impegnativa e richiederà uno sforzo comune per mantenere e migliorare i livelli scientifici e assistenziali in ambito neurologico”.

Nel corso della quattro giorni di lavori si farà il punto sulle più recenti innovazioni in campo diagnostico e terapeutico nel trattamento delle principali malattie del sistema nervoso, in costante aumento a causa del progressivo invecchiamento della popolazione a cui si assiste nel nostro Paese. Si parlerà di patologie come Parkinson e Alzheimer, Sclerosi Multipla e Ictus, cefalee e disturbi del sonno, epilessia e malattie rare.

Corsi di aggiornamento, sessioni plenarie, workshops e comunicazioni libere al centro del programma scientifico per favorire l’aggiornamento dei partecipanti ed essere un valido strumento di approfondimento per i ricercatori.

“Quest’anno il Congresso Nazionale offrirà ampio spazio ai giovani neurologici – dichiara il Prof. Alfredo Berardelli, Presidente del Congresso e Direttore del Dipartimento di Neuroscienze Umane presso La Sapienza Università di Roma -  che avranno l’opportunità di presentare le proprie attività di ricerca in un contesto così importante. Inoltre, puntiamo a sviluppare tavoli di discussione su problematiche e percorsi assistenziali che la Neurologia si troverà ad affrontare nei prossimi anni, sia per ciò che riguarda le malattie acute, sia per le malattie croniche con l’obiettivo di favorire una maggior collaborazione tra Università, Ospedali e rete territoriale”.

Nel nostro Paese i numeri delle patologie neurologiche sono impressionanti: 5 milioni le persone che soffrono di emicrania, in particolare donne, con un impatto forte sulla qualità della loro vita; 800.000 coloro che sono colpiti da una forma ancora più invalidante, l'emicrania cronica, con dolori costanti per più di 15 giorni al mese; 120.000 le persone che oggi vivono con la sclerosi multipla, una malattia che induce disabilità progressiva e che necessita di servizi sanitari e assistenziali continui; 150.000 i casi di Ictus con circa 800.000 persone che sono sopravvissute allo stroke ma che portano i segni di invalidità causati dalla malattia; 300.000 i pazienti con Malattia di Parkinson; 1 milione le persone affette da decadimento mentale.

 

di Rossella Gemma

E’ stata pubblicata oggi sul Burl ed entrerà in vigore da domani la Legge n° 7 che all’Art. 68 riporta disposizioni sulle semplificazioni sulle certificazioni sanitarie in ambito scolastico. A partire da domani, come già avviene in alcune regioni italiane, anche nella Regione Lazio non sarà più necessario per le famiglie portare il certificato medico per le assenze per malattia che sono superiori ai cinque giorni.

”Un’ importante semplificazione che porta meno burocrazia per le famiglie e gli istituti scolastici - ha spiegato l’Assessore alla Sanità e l’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio, Alessio D’Amato – Una scelta che riduce la burocrazia senza abbassare i livelli della prevenzione in una Regione come il Lazio che è leader in Italia per quanto riguarda le coperture vaccinali e che ha esteso la continuità assistenziale pediatrica anche al sabato, la domenica e nei festivi”.

L’Unico caso in cui è esclusa l’abolizione del certificato scolastico riguarda i casi in cui sia richiesta la certificazione per misure di profilassi previste a livello nazionale e internazionale per esigenze di sanità pubblica.

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“Prendiamo atto, dal Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri, che il Governo ha inserito nella Legge di bilancio approvata ieri sera l’abolizione del numero chiuso nelle Facoltà di Medicina. Ci aspettiamo che il Governo chiarisca subito e nel dettaglio tempi e modalità del provvedimento, che, letto sic et simpliciter, appare una misura che rischia di penalizzare fortemente i giovani, illudendoli e infrangendo poi le loro speranze contro la parete di cristallo dell’incapacità dello Stato di programmare.  È un paese triste quello che vive in un eterno presente, è una politica miope quella che non riesce e non vuole costruire un futuro per le nuove generazioni”.

Non usa mezzi termini il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, per commentare il provvedimento dirompente, inserito un po’ a sorpresa nella Legge di Bilancio, e liquidato in un paio di righe lapidarie del Comunicato stampa: “Si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di poter accedere agli studi”.

“Bene, permettiamo a tutti di poter accedere agli studi, ma, allo stesso modo, garantiamo a chi arriva a laurearsi di poter completare il suo percorso formativo, accedendo in automatico alla specializzazione – aggiunge ancora Anelli -. E tutto questo non potrà essere fatto in un giorno: ricordiamoci che ci sono già oggi   quindicimila medici laureati e abilitati ma privi della possibilità di specializzarsi o formarsi nella Medicina Generale in maniera da poter poi entrare, con le adeguate competenze, nel Servizio Sanitario Nazionale, e che chiedono risposte precise alla loro condizione di precarietà”.

Di poco fa, il Comunicato di Palazzo Chigi, che precisa che precisa che “si tratta di un obiettivo politico di medio periodo per il quale si avvierà un confronto tecnico con i ministeri competenti e la Crui, che potrà prevedere un percorso graduale di aumento dei posti disponibili, fino al superamento del numero chiuso". Ma per la Fnomceo potrebbe non bastare.

“Per noi il percorso è unico, parte dall’accesso e finisce con l’acquisizione del titolo specialistico o di Medico di Medicina Generale – ribadisce il presidente Fnomceo -. Cui prodest sfornare migliaia di medici laureati ma ancora privi di tutte quelle competenze necessarie a entrare a pieno titolo nel nostro Servizio Sanitario Nazionale e lasciarli poi intrappolati in un limbo dal quale sempre più difficilmente potranno affrancarsi, a meno di non fuggire all’estero per specializzarsi e poi lavorare, con conseguente perdita di risorse umane e finanziarie? O vogliamo formare medici di serie A e di serie B, in una guerra tra poveri che non potrà che umiliare professionisti di grande valore, e livellare verso il basso le competenze?”.

“La Fnomceo c’è – conclude Anelli -. È pronta a sedersi a un Tavolo e a proporre soluzioni, che garantiscano ai giovani una formazione concreta ed efficace e ai cittadini professionisti e cure di qualità. Chiama sin da ora a raccolta i giovani colleghi, in una grande Conferenza che aprirà il percorso degli Stati Generali del 2019”.