Comunicati

News Letter dell'ordine

di Rossella Gemma

Le rappresentanze professionali di medici e odontoiatri, farmacisti e veterinari, che contano complessivamente oltre mezzo milione di iscritti, "confermano il giudizio negativo sul testo della riforma degli Ordini delle professioni sanitarie approvato dalla Camera". I Comitati Centrali di Fnomceo, Fofi e Fnovi, riuniti sabato a Roma, "dopo un'attenta analisi del testo che la Camera dei Deputati ha approvato rilevano, con particolare riguardo all'art. 4, relativo alla riforma degli Ordini, come le disposizioni introdotte dalla Camera dei Deputati abbiano stravolto il testo già approvato dal Senato". Fnomceo, Fofi e Fnovi "costituiscono pertanto un Comitato di coordinamento permanente, aperto a tutte le professioni sanitarie, e chiedono come primo atto un incontro urgente con il ministro della Salute". "La discussione - riporta una nota - ha fatto emergere tante e tali contraddizioni da rendere necessarie nuove proposte condivise. L'attuale testo, in ogni caso, non rappresenta lo strumento idoneo al rinnovamento delle professioni già ordinate e alla configurazione in Ordini di professioni sanitarie non ancora ordinate. Si tratta, infatti, di un impianto normativo che non affronta il cuore delle questioni, ma che interviene su specifici punti del testo del 1946 senza proporre per gli Ordini un ruolo che sia effettivamente nuovo e moderno. C'è piena consapevolezza che le professioni della Salute e l'organizzazione del lavoro sono profondamente mutate. Questo richiede una reale spinta innovativa capace di incidere in modo positivo sul sistema ordinistico, coerentemente con il mutato contesto politico, sociale ed economico".  "Si esprime - prosegue la nota - netta contrarietà a una legge che rinvia a regolamenti governativi e a un decreto del ministro della Salute la nuova disciplina delle nostre professioni, affidando di fatto ad atti di rango secondario l'adozione di norme,non solo di dettaglio, che incideranno in modo rilevante sull'attività degli Ordini, che, giova ricordare, sono posti a garanzia della qualità della prestazione professionale e a tutela della Salute collettiva. Nel testo licenziato, che incide negativamente sull'autonomia ordinistica, sembra prevalere la necessità di introdurre elementi innovativi sotto il profilo amministrativo e formale, senza entrare nel merito dei problemi reali delle professioni e del difficile equilibrio dei rapporti tra rappresentatività professionale e crescita delle competenze istituzionali". Soprattutto, denunciano i sindacati, "non si affrontano questioni di sostanziale importanza, quali i rapporti e il coordinamento con l'autorità giudiziaria nell'ambito disciplinare. Infine, è grave che il codice deontologico, posto a tutela dei cittadini, una volta approvato dal consiglio nazionale, possa successivamente non essere recepito da alcuni Ordini provinciali, minando l'uniformità dei comportamenti deontologici. Questa riforma, destinata a incidere sul futuro delle professioni sanitarie, anche quelle di nuova istituzione - conclude la nota - non ha visto il coinvolgimento dei professionisti, in ossequio a un malinteso primato della politica". 

di Rossella Gemma

Ricostruire un rapporto in crisi, restituendo centralità alla  relazione e alla fiducia reciproca, a partire dai diritti e doveri di ciascuno. Non è la storia di una coppia qualunque al centro della nuova campagna “cura di coppia” lanciata da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato presso la Fnomceo, ma quella rappresentata da medico e cittadino. La campagna è promossa in collaborazione con: associazioni di pazienti, esperti e oltre 20 tra organizzazioni di professionisti e strutture sanitarie, e prevede la realizzazione di un decalogo, un vademecum e la diffusione attraverso i canali digital. Questo impegno nasce dalle esigenze espresse sia dai cittadini che dai medici. Infatti, dai dati di Cittadinanzattiva emerge che la relazione tra medico e paziente è in difficoltà.  Da una parte, in circa 8 casi su 10, i cittadini segnalano poca sensibilità nell’ascolto o poca empatia. Una persona su 3 trova nel medico scarsa disponibilità a orientarla tra i servizi; una su 4 si confronta con un linguaggio troppo tecnico e poco comprensibile; una su 5 ha vissuto scarsa attenzione al dolore  D’altro canto, circa un medico su 3 ritiene insufficiente o inadeguato il tempo a disposizione per la cura; in ugual proporzione riscontra difficoltà per mancanza di personale e in un caso su 5 per cattiva organizzazione dei servizi. In aggiunta, non esiste ancora nel percorso di laurea del medico una formazione specifica sui temi della comunicazione e relazione. “Questo lavoro è il risultato di un percorso fatto insieme a molti compagni di viaggio. Mi riferisco soprattutto alla Federazione nazionale degli ordini dei medici perché i cambiamenti non si fanno solo a colpi di legge, ma si realizzano soprattutto con le azioni quotidiane e con le collaborazioni autentiche, come queste”, ha dichiarato Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. “Siamo partiti dalla necessità di agire su aspetti cruciali, generati in parte da comportamenti individuali, in parte da carenze organizzative o disposizioni cieche. Tutto ciò rischia di trasformarsi in conflitti e contenziosi evitabili e che danneggiano la relazione ed il successo delle cure. Per questo abbiamo realizzato un decalogo, cioè dieci consigli per essere consapevoli dei rispettivi diritti e doveri, indicati nella Carta europea dei diritti del malato e nel Codice deontologico dei medici. E’ questo il modo semplice e chiaro con il quale vogliamo aiutare medici e cittadini a mettere in pratica ogni giorno i propri diritti e doveri. ”Molti sono i fattori che stanno condizionando il  rapporto medico-paziente: una maggiore facilità di accesso alle informazioni, prima solo patrimonio dei medici, l’utilizzo di nuovi strumenti e tecnologie, la cosiddetta medicina “amministrata” e tanto altro. L’iniziativa, realizzata con il contributo non condizionato di AbbVie, intende contribuire a migliorare la relazione tra il medico e il paziente. Questo perché siamo consapevoli che il trattamento clinico corretto è una scelta importante da fare, che non può prescindere da  empatia, conoscenza e fiducia fra chi cura e chi è curato. L’obiettivo generale del progetto è dunque quello di creare consapevolezza relativa ai diritti e doveri che il medico ha nei confronti del paziente, nel pieno esercizio della propria missione di cura. Parallelamente, l’iniziativa focalizza le energie anche sui diritti e doveri del paziente affinché diventi sempre più cosciente del fatto che la propria partecipazione attiva e informata, oltre alla piena adesione al percorso di cura proposto, sono  fattori determinanti per il ripristino dei livelli di salute. “Il rapporto medico paziente è basato su fiducia e rispetto, per entrambi. Così si concludeva, per ambedue le parti, appunto, un decalogo sul rapporto medico-paziente che già nel settembre del 2008 l’Ordine dei Medici di Gorizia aveva stilato insieme al locale comitato di Cittadinanzattiva” ha ricordato Roberta Chersevani, presidente della Fnomceo che ha patrocinato la campagna. “Ora, a distanza di nove anni, arriva questa bella iniziativa nazionale, a confermare la validità di quell’intuizione e ad ampliarne la portata. Non cambia però la sostanza: tutti e due i decaloghi, quello di oggi e il suo predecessore, rimarcano l’importanza, nella relazione di cura, dell’accoglienza, dell’ascolto, della condivisione, dell’informazione, della comunicazione. Principi che sono stati fatti propri anche dal nostro Codice Deontologico quando, all’articolo 20, considera il tempo della comunicazione quale tempo di cura”. La campagna sarà diffusa online, sui principali social network, e offline, attraverso la distribuzione del materiale cartaceo di  vademecum e decalogo che saranno disponibili presso le sedi del Tribunale per i diritti del malato e delle associazioni di pazienti coinvolte nella campagna, oltre che nelle strutture sanitarie e negli  studi medici che aderiranno all’iniziativa. La campagna ha ricevuto il patrocinio della FnomCeo e i materiali sono stati realizzati grazie al fondamentale apporto del Tavolo di lavoro a cui hanno dato il loro contributo SIN- AIOP- ANTEA- FEDERAZIONE CURE PALLIATIVE – FIMMG- SIDERMAST- SUMAI- FNOMCEO - FAIS- SIMBA-PROF. SILVIO BRUSAFERRO- AIL- SIFO- FIMP- NADIR- FAND- FORUM TRAPIANTATI - ASS. RENI- ANMAR- AFADOC- AIPAS- ORDINE PSICOLOGI DEL LAZIO. 

 

di Rossella Gemma

È possibile frenare la corsa del diabete, agendo sui fattori che contribuiscono all’espansione di questa malattia nella popolazione mondiale e che possono essere modificati: primo fra tutti l’obesità. È questo il messaggio, e al tempo stesso l’obiettivo dei promotori del programma Cities Changing Diabetes, iniziativa della quale si apre nel pomeriggio a Houston, in Texas, il secondo Summit internazionale. “Abbiamo lanciato Cities Changing Diabetes nel 2014, con la convinzione che la crescita del diabete non sia inevitabile né inarrestabile”, hanno dichiarato Allan Fluvbjerg, Ceo dello Steno Diabetes Center di Copenhagen, David Napier, Direttore Science, Medicine and Social Network dello University College London e Lars Fruergaard Jorgensen, Presidente e Ceo di Novo Nordisk  - le tre organizzazioni che hanno ideato, promosso e sostenuto il programma che, in questi primi 4 anni di vita, ha già coinvolto le Università, le amministrazioni pubbliche, il mondo della ricerca e accademico, la società civile di otto metropoli mondiali: Città del Messico, Copenhagen, Houston, Johannesburg, Shangai, Tianjin, Vancouver e, nel 2017, Roma. “Il diabete cresce a ritmo allarmante - spiega Francesco Dotta, Professore di endocrinologia all’Università di Siena e Coordinatore del Comitato Roma Cities Changing Diabetes Publication Planning. Secondo i dati dell’International Diabetes Federation, la percentuale di popolazione colpita dalla malattia - tecnicamente la prevalenza - nel mondo è quasi raddoppiata dall’inizio degli anni 2000, passando dal 4,6 per cento al 9 per cento del 2017, il che corrisponde a oltre 430 milioni di persone con diabete. L’Organizzazione mondiale della sanità mette in chiaro che il costo umano ed economico dell’avanzata della malattia e delle sue complicanze per gli individui, le loro famiglie e la comunità sono insostenibili.” “I fattori alla base di questa crescita sono stati chiaramente identificati - aggiunge Ketty Vaccaro, responsabile area welfare e salute del Censis. Tra questi annoveriamo l’invecchiamento della popolazione, l’urbanizzazione di quote crescenti di popolazione, le diete poco sane e la sempre più scarsa attività fisica. Su questi fattori di rischio, anche su quelli strutturali e di lunga deriva come invecchiamento ed urbanizzazione, esercitano un forte peso le differenze socio-economiche e culturali. Prendere in considerazione i determinanti sociali della salute ed agire sulle diseguaglianze è una precondizione essenziale per affrontare condizioni di rischio rilevanti come obesità e sovrappeso e per garantire l’efficacia delle strategie di prevenzione e di gestione del diabete”. Gli esperti messi all’opera da Cities Changing Diabetes hanno, infatti, individuato nell’obesità la causa più facilmente affrontabile e hanno messo a punto un modello matematico, basato sui dati esistenti nei database internazionali e in letteratura – il Diabetes Projection Model – che permette di analizzare l’andamento della prevalenza del diabete nel tempo e mostra come riducendo quella dell’obesità sia possibile diminuire il peso del diabete stesso sulla società, in termini di costi sociali ed economici. Il modello considera due possibili scenari: il primo stima ciò che succederebbe se la crescita dell’obesità continuasse con il trend attuale; il secondo con un intervento che riducesse l’obesità del 25 per cento entro il 2045. A livello mondiale, nel 2045, senza alcun intervento si avrebbe una prevalenza del diabete all’11,7 per cento, con un’impennata rispetto ad oggi di oltre il 25 per cento, che porterebbe a 736 milioni il totale di persone con diabete nel mondo e a quasi un miliardo e mezzo quelle obese. Invece, agendo sulla leva obesità, si produrrebbe la stabilizzazione al 10 per cento della popolazione con diabete, che limiterebbe la sua crescita a 625 milioni considerando l’incremento demografico mondiale. Inoltre, se cominciassimo oggi ad agire contro l’obesità infantile si potrebbe contestualmente ottenere l’inversione del trend, con una seppur lenta, ma continua diminuzione della prevalenza del diabete da qui alla fine del secolo XXI. Importante anche l’impatto economico. Il modello calcola che a livello mondiale, senza alcun intervento, i costi annuali del diabete salirebbero dai 775 miliardi di dollari attuali a oltre 1.000 miliardi nel 2045. Invece, limitando la prevalenza del diabete al 10 per cento, si otterrebbe un risparmio di 200 miliardi di dollari l’anno. “Questo obiettivo è pienamente raggiungibile - sostiene Napier. Avrebbe un impatto significativo sulla salute e il benessere di decine di milioni di persone, allo stesso tempo alleviando la pressione che grava su sistemi sanitari già ampiamente sotto stress.” Per raggiungerlo è però necessario che si uniscano le forze. “Nelle città in cui è attivo, Cities Changing Diabetes ha già dimostrato la forza dei progetti di collaborazione pubblico-privato, mobilitando per questa causa comune partner delle più diverse estrazioni” aggiunge Flyvbierg. “Sfide tanto importanti richiedono una vera e propria alleanza tra tutti gli interlocutori che possono e devono avere un ruolo: amministratori locali, organizzazioni civiche, soggetti del mondo delle istituzioni e della scienza. Passano, inoltre, attraverso un coinvolgimento attivo dei cittadini, un investimento sull’empowerment che porti a maggiore consapevolezza sui corretti stili di vita, che aiutano a prevenire e a gestire il diabete – commenta Antonio Gaudioso, Segretario generale di Cittadinanzattiva. Avere città ‘in salute’, dove i servizi sociali, sanitari, del trasporto pubblico, del tempo libero e dello sport siano pensati a ‘misura di cittadino’ è il miglior investimento che possiamo fare per la salute presente e futura.” Il Diabetes Projection Model, come altri strumenti di analisi e valutazione realizzati per il programma Cities Changing Diabetes, “sono a disposizione di ogni amministrazione cittadina voglia impegnarsi attivamente in questo sforzo con proprie iniziative e contribuire, tutti insieme, a frenare la corsa del diabete. La pandemia urbana del diabete pone una grande sfida alle città del mondo, che è possibile affrontare uniti, agendo sul più grande fattore di rischio modificabile per il diabete: l'obesità”, conclude Fruergaard Jorgensen.

di Rossella Gemma

Sono oltre 235.000 gli abitanti del Lazio affetti dalla psoriasi, che in un terzo dei casi evolve e diventa di grado severo. Chi ne e' affetto, pero', spesso non ne conosce i sintomi e non si reca tempestivamente dallo specialista, con conseguente ritardo nella diagnosi e nell'inizio del percorso terapeutico che potrebbe rallentare l'evoluzione della malattia. Per informare e sensibilizzare i cittadini, per far luce sulle varie forme di psoriasi e sulle terapie, in occasione della Giornata mondiale della Psoriasi, il 28 ottobre presso l'Uoc Dermatologia-Ospedale Fiorini di Terracina sara' possibile usufruire di consulenze e visite gratuite dalle 10 alle 12.30 mentre a Roma gli appuntamenti sono due: il 28 ottobre, l'Ambulatorio Dermatologia dell'ospedale Cristo Re sara' aperto al pubblico dalle 9 alle 13, mentre il 29 ottobre gazebo informativi saranno presenti in piazza del Popolo. Gli specialisti saranno a disposizione del pubblico e risponderanno alle domande di chi vorra' saperne di piu' sulla malattia, che non e' di un solo tipo. La piu' diffusa e' quella 'a placche' (80-90% dei casi), ma esistono anche altre forme piu' rare, poco conosciute e per questo sottostimate. Una di queste e' la 'psoriasi invertita', caratterizzata da chiazze rosse non desquamate sotto le ascelle, sui genitali e sull'addome di chi e' in sovrappeso, fino al solco sottomammario. La forma piu' frequente tra gli adolescenti invece e' la 'psoriasi guttata', caratterizzata da piccole chiazze desquamate su tronco, braccia, gambe e cuoio capelluto. Esistono poi la 'psoriasi pustolosa' e quella 'eritrodermica': la prima e' caratterizzata da pustole anche molto localizzate, mentre nella seconda la pelle appare infiammata e arrossata, provoca prurito o bruciore ed e' tra le forme piu' gravi. Su queste l'attenzione e' ancora poca. La maggior parte dei pazienti in cerca di risposte raramente si rivolge ai centri di riferimento (ex Psocare) dove, oltre a ricevere diagnosi tempestive, potrebbero essere presi in carico e seguiti a 360 gradi con terapie personalizzate, anche in considerazione delle frequenti comorbidita', come artrite, depressione, obesita', diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari che fanno della psoriasi una malattia sistemica. Per non parlare del supporto psicologico, fondamentale nel caso dei pazienti psoriasici, perche' non si scoraggino e non abbandonino le cure. "Il presente ed il futuro dei pazienti affetti da psoriasi in placche, nella forma moderata-grave, dei pazienti affetti da artrite psoriasica, e dei pazienti con importanti comorbidita', offrono importanti novita'- spiega Luca Bianchi, direttore U.O.C. Dermatologia al Policlinico Tor Vergata, che fa una panoramica sulle novita' nelle cure- Si e' ormai consolidata positivamente l'esperienza decennale con i primi farmaci biologici disponibili dall'inizio degli anni 2000 e, per alcuni di questi, sono e saranno commerciati i cosiddetti 'biosimilari', che hanno la stessa funzione, ma meno onerosi economicamente, quindi piu' pazienti potranno accedere alle cure. Inoltre saranno a breve disponibili nuovi farmaci biologici che, dagli studi registrativi, sembrano essere caratterizzati da una piu' rapida ed efficace risposta terapeutica, quasi il 100% di risposta in una buona percentuale di casi. È in commercio da quest'anno anche un nuovo farmaco indicato ora per l'artrite psoriasica ma a breve anche per la psoriasi in placche, in pillole, quindi somministrato per via orale e non iniettiva, utile anche in pazienti con importanti comorbidita' sia infettive che neoplastiche, condizioni queste che spesso precludono l'uso di altri farmaci biologici. Sara' a breve in commercio in Italia un farmaco assunto per via orale, da tempo impiegato in Germania, che rientrera' nella categoria dei farmaci cosiddetti tradizionali, alla stregua della ciclosporina e metotressato. La psoriasi e' una malattia cronica, a forte impronta genetica, il valore delle terapie e' quindi fortemente condizionato dall'aderenza del paziente alla terapia, intesa come attiva e fattiva collaborazione tra paziente e dermatologo nell'informazione e nella comprensione della cura proposta".

di Rossella Gemma

Nel 2017 le donne che soffrono di malattie autoimmuni a manifestazione gastro-reumatologica come spondiloartriti, artrite reumatoide, malattie infiammatorie croniche intestinali, etc. possono finalmente avere un figlio, partorire e poi allattare, senza più specifiche controindicazioni. La gravidanza va però programmata con attenzione, scegliendo il momento in cui la malattia sia in uno stato stabile di quiescenza, apportando alcune modifiche alla terapia farmacologica assunta, in modo tale da non arrecare danni né alla madre né al feto ma soprattutto facendosi seguire, sin dalle prime fasi della gestazione, da un team medico multidisciplinare. Sono le rassicuranti indicazioni che emergono dalla due giorni di contributi scientifici e dibattiti in occasione del 4° Congresso Nazionale della Società Italiana di Gastro Reumatologia – SIGR a Roma il 6 e 7 ottobre e in cui è emerso come l’80% dei pazienti reumatologici si componga di giovani adulti dai 18 ai 65 anni attivi e con un’ampia rappresentanza di donne in età fertile che desidera avere figli. “La gravidanza certamente è una condizione fisiologica che tuttavia, in pazienti con malattie reumatiche autoimmuni, determina alcune problematiche” sottolinea il professor Bruno Laganà, presidente della Società Italiana di Gastro Reumatologia “Si è portati spesso a prescrivere una riduzione dei farmaci in corso di gravidanza, nella convinzione che soprattutto i farmaci reumatologici siano dannosi per il feto e per la madre. Oppure, si ritiene che alcune malattie come l’artrite reumatoide possano avere una remissione dovuta alla gravidanza e quindi permettere, secondo alcuni medici, la sospensione dei farmaci. Questo assunto è stato smentito dalle nuove ricerche scientifiche: per esempio, sappiamo che adesso è possibile somministrare anche in gravidanza farmaci in uso per la terapia dell’artrite reumatoide; ma anche che alcune molecole della famiglia di anti-TNF presenti nei farmaci biologici possono essere presi per tutti e nove i mesi”. In particolare, “le donne affette da spondiloartrite (SpA) o malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) possono avere gravidanze di successo se seguite da un team multidisciplinare (reumatologo, gastroenterologo, ginecologo-ostetrico, dermatologo, oculista, etc.) che attui un monitoraggio del benessere materno-fetale e imposti una terapia, compatibile con la gravidanza, mirata al mantenimento della remissione della malattia materna in accordo con il corretto sviluppo del feto” interviene la dr.ssaMicaela Fredi, U.O. Reumatologia e Immunologia Clinica agli Spedali Civili di Brescia in occasione del Congresso romano: “I controlli sia in senso reumatologico ma soprattutto ostetrico da effettuarsi  sono senz’altro più frequenti rispetto a quelli da farsi in corso di una gravidanza normale; peraltro, la probabilità di avere un bimbo con anomalie congenite non è specifica ma sovrapponibile a quella della popolazione generale”. “Ad oggi” continua la dottoressa Fredi “un numero sempre crescente di giovani donne in condizioni di SpA e MICI riceve terapia con farmaci biotecnologici. La posizione iniziale dei medici prevedeva il mantenimento della terapia con anti-TNFalfa fino al test di gravidanza positivo e poi una precauzionale sospensione di tale terapia. Tuttavia l’incremento dei dati a disposizione attualmente permette di continuare la terapia con anti-TNFalfa fino al terzo trimestre o per tutta la gravidanza (a seconda del farmaco utilizzato). È importante che i farmaci utilizzati in gravidanza siano compatibili anche con l'allattamento, pur se alcuni studi clinici hanno riportato basse concentrazioni di farmaco a livello del latte materno: gli anticorpi sono proteine di grosse dimensioni che passano dal tratto gastrointestinale e quindi subiscono un processo di digestione”. Ad una buona parte di pazienti, le terapie attuali garantiscono di mantenere una remissione prolungata. Il controllo degli indici d’infiammazione (ad esempio velocità di sedimentazione delle emazie, proteina C reattiva), insorgenza o peggioramento di anemia può portare ad individuare precocemente la riacutizzazione della malattia. “Le donne con malattia reumatica possono comunque presentare una riacutizzazione nei mesi successivi al parto, talvolta dopo poche settimane” avverte la dottoressa Fredi “Pertanto, uno stretto monitoraggio clinico e laboratoristico è raccomandabile a partire da 40-50 giorni dopo il parto e per almeno i successivi 6 mesi”. Infine, le malattie infiammatorie intestinali possono comportare la necessità di un parto cesareo, dovuto al rischio di emorragie col parto vaginale? A quest’ultimo quesito risponde ancora la dr.ssa Micaela Fredi, specificando che “l’indicazione alla modalità del parto, che sia vaginale o tramite cesareo deve essere discussa collegialmente. Ad esempio nelle pazienti con Spondiloartrite potrebbe essere necessario suggerire il taglio cesareo nel caso in cui gli esiti di malattia (soprattutto a livello del rachide e degli arti inferiori) rendessero meccanicamente difficoltoso un parto per via vaginale. Le pazienti con MICI invece hanno un elevato rischio di parti cesarei rispetto alla popolazione ostetrica generale; la modalità del parto è decisa dai colleghi ostetrici e basata sia su indicazioni di pertinenza ostetrica, sulla attività e localizzazione della malattia materna e sulla volontà della paziente”.

di Rossella Gemma

Votato ieri all'unanimità il mandato al Relatore per avviare lunedì prossimo in Aula la discussione del Ddl Lorenzin che contiene parti importanti sulla sperimentazione clinica, l'adeguamento istituzionale degli Ordini professionali, i percorsi e i riconoscimenti delle nuove professioni sanitarie, la dirigenza sanitaria del ministero della Salute, le sanzioni e la prevenzione dell'esercizio abusivo delle professioni sanitarie. Ma dopo lo strappo con la Fnomceo, che oggi ha dichiarato di voler abbandonare tutti i Tavoli istituzionali perché in disaccordo con alcuni passaggi del testo, è Mario Marazziti, Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati e relatore del Ddl a riportare chiarezza sull’argomento offrendo la via del dialogo alla Federazione. «Il Senato - ha detto Marazziti - avrà la possibilità in questa legislatura di approvare un provvedimento atteso da più di un milione di professionisti sociosanitari italiani. Ne sono fiero. Ma proprio oggi, con sorpresa, ho preso atto di un comunicato della Fnomceo che, in maniera imprecisa (fa riferimento all'articolo 3 bis, che riguarda l'Istituzione dell'area delle professioni sociosanitarie, che non insiste sulla riforma degli Ordini, forse quindi anche il testo cui fa riferimento il comunicato non è corrispondente) imputa al lavoro fatto l'introduzione di un primato della politica dei partiti sulle rappresentanze istituzionali della professione, accompagnato dall'uscita da tutti i Tavoli di trattativa in corso». Da qui la precisazione di Marazziti che dissente dalle valutazioni della Fnomceo. «Siamo stati aperti a ogni interlocuzione, con tutti, lungo tutto il corso del provvedimento, ma non ci è stato sollevato alcun problema nel corso dei lavori, né è pervenuta alcuna richiesta di incontro dalla Fnomceo, né c'è un Tavolo aperto con la nostra Commissione da lasciare. Ma, da parte mia e della Commissione – aggiunge Marazziti - questa apertura al dialogo rimane intatta e sarò ben lieto, se lo riterrà, di incontrare la Presidenza della Fnomceo anche in questa circostanza». Marazziti sottolinea come non ci sia nessun attentato della politica dei partiti all'autonomia professionale. «Posso imputare solo a equivoci l'impressione che l'Ordine dei medici possa ritenersi altra cosa dalla Repubblica, confondendo l'autonomia con la separatezza, fuori dalla responsabilità legislativa che il Parlamento ha verso tutti i cittadini italiani. Nel dialogo potranno essere individuate, se del caso, ulteriori soluzioni volte a superare e migliorare impostazioni legislative datate di quasi un secolo, a cui abbiamo messo mano. Come Presidente della Commissione Affari Sociali sono ovviamente disponibile a incontrare immediatamente la presidenza della Fnomceo, i medici, nella speranza di un contributo costruttivo. Un piacere in più, quello della buona politica e non della politica dei partiti o dei gruppi, che non mi appartiene».

 

di Rossella Gemma

Più di 700milioni di euro recuperati ogni anno se solo lo Stato alzasse di un euro il costo di ogni sigaretta. L’idea, venuta alla luce già lo scorso anno ma bocciata dal premier Matteo Renzi, torna oggi plausibile da inserire nella prossima Legge di stabilità che potrebbe prevedere novità sostanziali per i fumatori in Italia. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, non nasconde infatti il suo favore all’ipotesi avanzata da alcuni quotidiani: «la tassa sul fumo - dichiara - era una proposta che abbiamo fatto lo scorso anno, per avere risorse per le terapie contro il cancro, ma che rimane valida sempre». L’eventuale aumento, comporterebbe così una spesa maggiore di dieci centesimi per il pacco da dieci e di venti centesimi per quello da venti, per ogni consumatore che acquista le sigarette. Ma, l'aumento si potrebbe applicare anche su altri prodotti legati al fumo come sigari, tabacco e pipa. Soddisfatti dell’idea gli oncologi che fanno sapere come più di centomila casi di tumore ogni anno in Italia sono dovuti al fumo di sigaretta: l'85-90% dei tumori del polmone, il 75% di quelli del testa e collo e della vescica, il 25-30% di quelli del pancreas. «L'aumento del prezzo delle sigarette rappresenta una battaglia di civiltà ed è una strada già percorsa con successo da altri Paesi come l'Australia, la Norvegia e l'Irlanda», spiega Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica). «La nostra società scientifica - spiega aggiunge Pinto - più di un anno fa sostenne una campagna per l'istituzione di un Fondo Nazionale per l'Oncologia, da finanziare con le accise sul tabacco, 1 centesimo a sigaretta, per colpire uno dei principali fattori di rischio oncologico e garantire l'accesso a tutti i pazienti ai farmaci innovativi». Il governo italiano nell'ottobre 2016 istituì per la prima volta un Fondo di 500 milioni di euro da destinare alle nuove terapie anticancro. «Chiediamo - sottolinea ancora Pinto - che venga previsto anche per il 2018 un adeguato Fondo Nazionale per i farmaci innovativi in Oncologia e che questo Fondo sia destinato alla copertura dei costi non solo dei farmaci ma anche dei test richiesti dall'agenzia regolatoria per gli stessi farmaci. Uno strumento per garantire il Fondo anche nell'immediato futuro potrebbe essere proprio l'aumento del prezzo delle sigarette. Se non vengono individuate risorse aggiuntive, nel prossimo futuro si può concretizzare il rischio che i malati non siano curati con le terapie più efficaci». Aiom fa sapere poi che secondo l'American Cancer Society il consumo di tabacco è responsabile ogni anno di circa il 30% di tutte le morti. In Italia questa stima corrisponde a più di 180mila decessi annui evitabili, dovuti a tumori, malattie cardiovascolari e dell'apparato respiratorio e che smettere di fumare riduce, dopo 5 anni, del 50% il rischio di sviluppare tumori del cavo orale, dell'esofago e della vescica e, dopo 10 anni, si riduce la probabilità di avere una diagnosi di cancro del polmone.

di Rossella Gemma

Verranno pubblicate su Burl di domani 28 settembre le date di inizio degli esami dei concorsi per la stabilizzazione dei precari medici e del comparto. Le prime prove scritte inizieranno lunedì 16 ottobre. I concorsi sono 145 e sono destinati alla stabilizzazione del personale operante nella sanità con contratti a tempo determinato e che rientra nel perimetro definito dal DPCM del 6 marzo 2015. E’ uno sforzo enorme mai fatto prima da parte della Regione Lazio. Il percorso è stato ratificato con un accordo firmato oggi da tutte le organizzazioni sindacali mediche e del comparto. I calendari delle prove saranno pubblicati sul Burl (Bollettino ufficiale Regione Lazio),  suddivisi  per profili e Aziende. La mancata presenza alle prove comporterà l’esclusione  dal percorso stabilito. Giorno e sede dell’esame sarà pubblicato sul sito di ciascuna Azienda sanitaria. “Quella ai nastri di partenza - commenta il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti - è la più rilevante operazione di  stabilizzazione  dei lavoratori impegnati nella sanità del Lazio con contratti a tempo determinato mai avviata e sana una situazione di precarietà che si trascinava da a lunghi anni restituendo certezze contrattuali e serenità ai migliaia di dipendenti e alle loro famiglie. Ringrazio le Aziende sanitarie per il grande sforzo organizzativo e per aver raccolto il mio appello anella certezza della tempistica”. L’obiettivo condiviso con le organizzazioni sindacali è di arrivare alla pubblicazione di tutte le graduatorie entro il 15 dicembre in un supplemento speciale del Burl.

di Rossella Gemma

Sono 369mila i nuovi casi di tumore in Italia stimati nel 2017 (192.000 fra i maschi e 177.000 fra le femmine), nel 2016 erano 365.800. È un vero e proprio boom di diagnosi di cancro del polmone fra le donne: 13.600 nel 2017 (+49% in 10 anni), dovuto alla forte diffusione del fumo fra le italiane. Crescono in entrambi i sessi anche quelli del pancreas, della tiroide e il melanoma; in calo, invece, le neoplasie allo stomaco e al colon-retto, grazie anche alla maggiore estensione dei programmi di screening. E oggi oltre 3 milioni e trecentomila cittadini (3.304.648) vivono dopo la diagnosi, addirittura il 24% in più rispetto al 2010. Poi, una conferma: il cancro colpisce più al Nord della Penisola, ma al Sud si sopravvive di meno. È questo il censimento ufficiale, giunto alla settima edizione, che fotografa l’universo cancro in tempo reale grazie al lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), dell’Associazione Italiana Registri Tumori (Airtum) e della Fondazione Aiom, raccolto nel volume "I numeri del cancro in Italia 2017" presentato oggi all’Auditorium del Ministero della Salute in un convegno nazionale. «L’incidenza è in netto calo negli uomini (-1.8% per anno nel periodo 2003-2017), legata principalmente alla riduzione dei tumori del polmone e della prostata, ed è stabile nelle donne, ma si deve fare di più per ridurre l’impatto di questa malattia, perché oltre il 40% dei casi è evitabile - afferma Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom - Ormai è scientificamente provato che il cancro è la patologia cronica che risente più fortemente delle misure di prevenzione. Oggi abbiamo a disposizione armi efficaci per combatterlo, come l`immunoterapia e le terapie target che si aggiungono alla chemioterapia, chirurgia e radioterapia. Tutto questo - spiega Pinto - unito alle campagne di prevenzione promosse con forza anche da Aiom, si traduce nel costante incremento dei cittadini vivi dopo la diagnosi. Lo scorso anno si temeva che il nostro sistema sanitario non riuscisse a reggere le conseguenze economiche dovute all’arrivo dei nuovi trattamenti. Siamo riusciti ad evitare questo rischio grazie al Fondo di 500 milioni di euro destinato ai farmaci oncologici innovativi che ci ha permesso di garantire a tutti i pazienti le migliori cure disponibili. Per questo rilanciamo anche per il 2018 la richiesta di proroga del Fondo con risorse dedicate». Al Nord ci si ammala di più di tumore, ma al Sud si sopravvive di meno. Il tasso d'incidenza tra gli uomini è più basso dell'8% al Centro e del 17% al Sud/Isole rispetto al Nord e per le donne del 5% e del 18%. «Alla base di queste differenze - precisano dall’Aiom - vi sono fattori protettivi che ancora persistono al Sud, ma anche una minore esposizione a fattori cancerogeni. Per contro, al Sud si sopravvive di meno: nelle regioni meridionali, dove gli screening oncologici sono ancora poco diffusi, non si è osservata la riduzione della mortalità e dell'incidenza dei tumori della mammella, colon-retto e cervice uterina. «La conoscenza dei dati presentati in questo volume – ha spiegato il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nella prefazione - potrà rendere più facile e incisiva l’azione di miglioramento del livello delle prestazioni e dei servizi, in particolare per lo sviluppo dei percorsi e delle reti oncologiche, garanzia di uguale accesso, tempestività, qualità e appropriatezza sia negli iter diagnostici che nelle cure per tutti i cittadini in tutte le Regioni. Ricerca clinica e traslazionale, umanizzazione, rapporto medico-paziente, informazione e prevenzione sono alcune tra le parole chiave da conoscere ed implementare per chi ha compiti di responsabilità nei confronti dei cittadini ammalati di tumore».

di Rossella Gemma

Pubblicato oggi, in Gazzetta Ufficiale, il nuovo Regolamento per l'accesso alle Scuole di Specializzazione di area sanitaria. Il Regolamento è stato rivisto quest'anno per rispondere alle molte sollecitazioni arrivate, tra gli altri, dalle associazioni delle specializzande e degli specializzandi, dalla Conferenza dei Rettori, dall'Osservatorio per le Scuole di Specializzazione, dal Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari. Le nuove regole puntano a rendere la selezione più qualificata, snella, semplificata. Con un'attenzione specifica alla questione logistica: le sedi d'esame, come anticipato negli scorsi mesi dal Ministero, saranno accorpate per area geografica e rese meno frammentate, anche per garantire un maggiore controllo durante lo svolgimento delle prove stesse. Il Regolamento ha ricevuto il parere positivo da parte del Consiglio di Stato il 27 luglio scorso, parere poi trasmesso al Miur il 3 agosto, e il riscontro della Presidenza del Consiglio dei Ministri il 9 agosto 2017. Il Regolamento è stato poi inviato al Ministero della Giustizia per il visto del Guardasigilli e per il successivo inoltro alla Corte dei Conti per la necessaria registrazione, avvenuta il 29 agosto. La pubblicazione in Gazzetta del Regolamento con le nuove modalità di concorso è un atto necessario per poter procedere con il bando di quest'anno. Bando che sarà emanato comunque in tempo utile per garantire, questo è l'obiettivo del Ministero, che il concorso si svolga nel 2017 e che sempre nel 2017 avvenga la presa di servizio. In contemporanea alla pubblicazione del Regolamento, infatti, si sta ultimando l'iter di accreditamento delle Scuole di specializzazione secondo i nuovi criteri previsti dal decreto congiunto dei Ministeri dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e della Salute entrato in vigore a giugno. Il nuovo accreditamento consentirà di innalzare in modo significativo la qualità del sistema formativo delle Scuole. Lo scorso 31 luglio l'Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica (organo istituito presso il Miur, con la partecipazione di rappresentanti della Salute e del mondo della medicina universitaria con il compito, fra l'altro, di determinare e verificare i requisiti di idoneità della rete formativa e delle singole strutture che la compongono) ha reso il proprio parere sulle richieste di accreditamento presentate da 1.433 Scuole. In questi giorni, l'Osservatorio sta portando avanti ulteriori approfondimenti sul lavoro svolto che si concluderanno, secondo le previsioni dell'organismo stesso, già questa settimana. Successivamente il compito di emanare i necessari decreti di accreditamento delle Scuole spetterà per legge al Ministero della Salute. A quel punto, com'è prassi, le Regioni e le Istituzioni private avranno conoscenza del riparto dei contratti nazionali, divisi per sede universitaria e per tipologia di scuola, e potranno comunicare a loro volta il numero di contratti aggiuntivi sui propri fondi che saranno poi assegnati definitivamente alle Scuole con il bando di concorso. Nei prossimi giorni il Miur terrà informati le e gli aspiranti specializzandi sui passaggi in atto.