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News Letter dell'ordine

Le pubblicazioni riprenderanno il 3 settembre...

 

..Buone vacanze e buon riposo!!!!

di Rossella Gemma

"Un provvedimento irresponsabile, privo di razionale etico e scientifico, che pone a rischio per un anno di fatto la salute di migliaia di bambini. Di fatto non abbiamo ancora raggiunto quella soglia del 95% in tutte le regioni e in tutte le fasce di età che ci consente di essere tranquilli". Lo afferma a Radio Vaticana Italia, il presidente dell`Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi, commentando l`emendamento che fa slittare di un anno l'obbligo vaccinale per l'iscrizione a scuola. "L`obiettivo sarebbe, quello positivo, di elevare le coperture vaccinali - continua Ricciardi - C`è però una piccola minoranza di bambini, figli di genitori che si oppongono alle vaccinazioni, che dopo esser stati avvertiti e cercati di convincere per circa un anno non possono con la loro situazione partecipare all`attività scolastica perché mettono a rischio la salute degli altri bambini. Ricordo che ci sono migliaia di bambini che non si possono vaccinare perché hanno patologie che non lo consentono, e anche per loro c`è un diritto ad andare a scuola". Ricciardi fa notare che "sicuramente il morbillo continua il suo percorso epidemico. Abbiamo visto che continua ad aumentare la pertosse, e abbiamo visto delle meningiti da Haemophilus influenzae che non vedevamo da anni".

Vaccinare i bambini prima possibile, nonostante la proroga per la presentazione del certificato vaccinale a scuola. Va nella direzione della cautela anche l'invito di Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg), dopo il rinvio all'anno scolastico 2019/2020 del divieto di accesso agli asili nido e alle scuole dell'infanzia per i bambini non vaccinati. "Prendiamo atto - dice Cricelli - della decisione di prorogare di un anno l'obbligo di presentazione del certificato vaccinale per l'ammissione dei bambini a scuola. Chiediamo ai cittadini, al di là di quanto previsto da questo provvedimento, di vaccinare i figli quanto prima, di registrare l'atto di vaccinazione e di iscriverli a scuola dopo averli sottoposti a queste fondamentali misure di prevenzione".

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

Il sistema sangue regge di fronte all'epidemia di West Nile Virus che sta colpendo molte regioni del Nord Italia. Il virus del Nilo Occidentale che si trasmette attraverso la puntura di una zanzara di genere Culex, spesso non manifesta sintomi e solo in casi molto rari, in pazienti gia' indeboliti da altre patologie, puo' causare delle complicazioni che si rivelano letali come e' successo nei giorni scorsi in Emilia Romagna. In questa categoria potrebbero rientrare gli affetti da malattie croniche che richiedono il ricorso costante a terapie trasfusionali. Il Centro Nazionale Sangue, di concerto con le Regioni, ha quindi attivato gia' da giugno un piano per la sorveglianza e la prevenzione della trasmissione del virus attraverso la trasfusione di emocomponenti labili. Il piano prevede la diramazione di un alert immediato non appena il virus venga isolato in un pool di zanzare, in un esemplare di avifauna o in un equide. A seguito della segnalazione le strutture trasfusionali delle province interessate hanno l'obbligo di introdurre il test Nat per tutte le donazioni. Tale test, che va effettuato contestualmente alla donazione di sangue, permette di rilevare la presenza del Wnv e di evitare cosi' la trasmissione trasfusionale dell'infezione. Se il virus viene isolato in una zona che si trova nel raggio di cinque chilometri dal confine con un'altra Provincia allora l'alert viene diramato a tutte e due le Province interessate. Cosi' in un comunicato l'Iss. Il piano prevede poi che chiunque abbia soggiornato, anche solo per una notte, in una delle zone dove e' stato isolato il virus possa donare il sangue anche in un'altra provincia, ma solo se la struttura di riferimento si sara' dotata del kit per effettuare il test, altrimenti il donatore sara' sospeso per un periodo cautelativo di 28 giorni. Il monitoraggio del virus nei donatori di sangue da parte del Cns e' costante (sono gia' 13 le positivita' riscontrate tra i donatori) ed efficace, tanto che il primo caso umano, risalente allo scorso 8 luglio in Emilia Romagna, e' stato notificato 19 giorni dopo la circolare di alert con le misure di prevenzione emessa dal Cns per il territorio in questione. Aggiornamenti regolari vengono forniti tramite il sito web centronazionalesangue.it e i canali social del Centro. "Il piano di sorveglianza funziona e il sistema regge- ha affermato il direttore del Centro Nazionale Sangue, Giancarlo Maria Liumbruno- come ha retto l'anno scorso all'outbreak del virus Chikungunya che ha colpito la regione Lazio. Ma il dilagare del virus del West Nile, se sottovalutato, puo' aggravare le carenze di sangue che si registrano annualmente in estate, quando ondate di caldo e vacanze al mare spingono i donatori abituali a disertare l'appuntamento con i centri di raccolta. Ed e' qui che le Regioni possono intervenire, adottando ad esempio i test Nat anche nelle province non colpite dal virus per evitare di ricorrere alla sospensione sistematica dei donatori". 

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

Sei pillole video da condividere sui social e un opuscolo da scaricare, stampare e conservare per ricordare a tutti i pazienti, in particolare a quelli che si accingono a partire per le ferie, che in estate e' necessario dedicare ancora maggiore attenzione alla conservazione, al trasporto e all'utilizzo dei farmaci. Il sole e le alte temperature mettono a rischio la conservazione dei medicinali; per non ridurne l'efficacia, la qualita' e la sicurezza basta seguire pochi semplici ma utili accorgimenti. E' il cuore della campagna dell'Agenzia del Farmaco per l'uso corretto dei farmaci in estate: le pillole video che Aifa diffondera' a partire da oggi attraverso i propri canali social e che possono essere anche scaricate dal sito dell'Agenzia, riproducono i messaggi chiave della campagna. - In estate e' preferibile usare formulazioni solide, meno suscettibili alle alte temperature. - I farmaci vanno conservati in luogo fresco e asciutto, ad una temperatura mai superiore a 25 gradi. - Alcuni farmaci possono indurre reazioni cutanee con l'esposizione al sole, e' utile informarsi con il proprio medico, evitare l'esposizione tra le 11 e le 16 e utilizzare sempre la protezione solare. - Ogni farmaco va tenuto nella sua confezione originale per sapere la data di scadenza e avere a disposizione il foglio illustrativo. - In auto i farmaci non vanno esposti al sole, e' importante usare un contenitore termico e non metterli nel bagagliaio ma nell'abitacolo. - Se si viaggia in aereo bisogna ricordarsi di mettere i farmaci nel bagaglio a mano e portare con se le prescrizioni, in particolare se si tratta di farmaci salvavita. Parallelamente Aifa ha realizzato anche un opuscolo disponibile online sul sito istituzionale in formato web e stampabile. "Aifa rilancia e rinnova la campagna Farmaci & Estate - sottolinea il direttore generale Mario Melazzini - per sensibilizzare i pazienti ad un uso corretto e sicuro dei medicinali durante la bella stagione. Le pillole video e l'opuscolo realizzati per l'occasione servono a ricordare a tutti che in estate occorre qualche accorgimento in piu' per conservare e trasportare i farmaci nella maniera piu' corretta. Oltre a questi consigli pratici e' importante leggere sempre con attenzione il foglio illustrativo e consultare il medico o il farmacista in caso di dubbi".

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

Minacce verbali, percosse, atti di vandalismo, violenza a mano armata. È questa l’inquietante casistica della violenza in corsia nel nostro Paese, di cui sono vittime 1.200 medici ogni anno, in media 3 al giorno, perlopiù donne (68% dei casi) e soprattutto guardie mediche. A lanciare l’allarme sono i dati Inail ma si teme che siano addirittura sottostimati, poiché considerano solo i casi denunciati, e che in realtà il fenomeno faccia registrare più di 3mila episodi l’anno.

Un problema che riguarda particolarmente da vicino le guardie mediche che garantiscono l’assistenza sanitaria in tutte le situazioni in cui i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta non sono disponibili come, ad esempio, nelle ore notturne o nei giorni festivi. La particolarità della loro attività aveva fatto sì che nel contratto (su base regionale) fosse inserita anche la cosiddetta indennità di rischio. Tale indennità avrebbe dovuto rifondere il medico per l’utilizzo del proprio veicolo nei vari spostamenti da una sede all’altra, per l’assistenza pediatrica (che comporta una serie di maggiori e più gravose responsabilità) ma soprattutto era connessa al potenziale rischio per l’incolumità dei medici che, soprattutto quando esercitano in sedi isolate o in zone molto critiche, potevano essere vittime di malviventi di ogni sorta.

«Mentre i fatti di cronaca degli ultimi mesi confermano come le guardie mediche siano costantemente a rischio -  spiega Consulcesi & Partnersnetwork legale d’avanguardia nato sulla scia delle ventennali vittorie di Consulcesi nei Tribunali di tutta Italia al fianco dei medici - le amministrazioni di alcune regioni, al momento Abruzzo, Campania, Basilicata e Sardegna, paradossalmente bloccano le indennità di rischio sugli stipendi e, addirittura, in taluni casi richiedono il rimborso di quelle già erogate in precedenza, anche alla luce del fatto che la Corte dei Conti ha ritenuto illegittime tali indennità, potendosi configurare un potenziale danno all’erario».

Tali provvedimenti vengono assunti dalle Aziende sanitarie in attuazione di delibere regionali che, al fine di contenere i costi della medicina convenzionata, hanno disposto il blocco di alcune voci retributive. Si tratta di atti adottati unilateralmente dalle Aziende sanitarie che modificano le clausole del Contratto integrativo regionale, che ha riconosciuto un compenso aggiuntivo di 4 euro l’ora quale indennità per i rischi legati alla tipologia dell’incarico.

«I medici possono però richiedere la declaratoria di illegittimità, con conseguente disapplicazione dei provvedimenti assunti dalle Asl con cui è stata sospesa l’erogazione dell’indennità di rischio ai medici di continuità assistenziale», sottolinea Consulcesi & Partners.

Alcune pronunce giurisprudenziali, intervenute sulla questione, hanno per l’appunto affermato che i provvedimenti delle Aziende sanitarie non potevano essere adottati autoritativamente dall’Amministrazione perché - per individuare concretamente le modalità di contenimento della spesa da attuare – l’Azienda avrebbe dovuto attivare la “concertazione” e cioè il confronto con la Regione e le organizzazioni sindacali (v. da ultimo Trib. di Teramo 13.06.2017 ed inoltre, Corte di Appello di L'Aquila n. 595/2013; Tribunale di Chieti n. 473/2012; Tribunale dell'Aquila n. 361 e n. 362/2011).

 «È legittimo il potere discrezionale della Pubblica Amministrazione di fissare un limite di spesa a prescindere da qualsiasi contrattazione collettiva con le strutture sanitarie, - spiega Consulcesi & Partners  - ma non può dirsi altrettanto delle concrete modalità con cui il rispetto di tali limiti viene perseguito, laddove queste comportino modifiche ed integrazioni agli Accordi collettivi regionali che non possono essere derogati unilateralmente dall’Amministrazione, vincolata al loro rispetto».

«Lodevole il recentissimo tentativo della Regione Abruzzo di “risolvere” la problematica, - sottolinea Consulcesi & Partners - adottando un provvedimento normativo che, ribadendo la validità degli accordi integrativi regionali, ha di fatto riconosciuto il diritto pregresso all’indennità fino all’approvazione della delibera di sospensione della stessa, intendendo così salvaguardare gli emolumenti già percepiti dai medici beneficiari. Ripetiamo, - conclude il network legale - lodevole l’iniziativa ma ancora tutta da verificare nella sua concreta applicazione».

 

Malpratice medica, responsabilità erariale, lavoro, amministrativo, questioni assicurative, contratti, diritti reali, diatribe condominiali, problematiche legate alla tutela della privacy: ogni cliente, tanto il medico quanto il comune cittadino, può rivolgersi a Consulcesi & Partners attraverso gli oltre mille consulenti che rispondono al numero verde 800.122.777 o sul sito www.consulcesiandpartners.it.

 

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

Le cure per la salute come cartina di tornasole del disagio sociale ed economico dell'Italia. Sono oltre 20 milioni le persone in difficolta', tra chi rinuncia alle cure (12,2 milioni), chi si indebita per farlo (7 milioni) e chi vende casa per farlo (2,8 milioni). Mentre sono 11 milioni gli italiani che si sono assicurati per la copertura sanitaria. La salute diventa quindi un bene solo per chi puo' pagare. Lo afferma Confcooperative Sanita' che ha reso noto, durante l'assemblea annuale, i dati rielaborati su fonte Istat e Censis e ha indicato le cooperative come una terza via per affiancare il Ssn. "Questi numeri tracciano in modo drammatico la mappa della diseguaglianza del Paese", sottolinea Giuseppe Milanese confermato alla presidenza di Confcooperative Sanita'. Per Milanese il Ssn "sta vivendo una crisi senza precedenti. Il risultato - continua - e' l'intasamento delle strutture ospedaliere dove un ricovero costa non meno di 700-800 euro al giorno. Con gli stessi soldi si potrebbero assistere, quotidianamente, 10 persone fuori dall'ospedale", precisa il presidente di Confcooperative Sanita' ricordando che "e' sul territorio che va costruita la risposta: un sistema di assistenza primaria, una rete complessa e capillare in grado di prendere in carico direttamente nel cuore della comunita' il bisogno assistenziale dei cittadini, concentrando sull'ospedale solo cure e interventi piu' importanti". Nei prossimi anni, in considerazione dell'andamento demografico, "avremo - aggiunge Milanese - da un lato una crescente domanda di servizi, dall'altro un calo progressivo del numero di medici e infermieri impiegati nel Ssn. Solo nel 2015 si sono registrati 10 mila dipendenti in meno rispetto all'anno precedente. Tra il 2009 e il 2015 i posti persi sono stati complessivamente 40.364. Situazione destinata a peggiorare se si considera che l'eta' media e' salita nel 2015 oltre i 53 anni per i medici ed oltre i 47,4 per gli infermieri. Nei prossimi 5 anni assisteremo a un esodo di 30.000 medici che determineranno un calo del 30% delle attivita'. Gia' oggi la penuria di anestesisti (ne mancano 4.000) fa saltare 1 intervento su 3". Il problema sta nel fatto che alla drastica riduzione dei ricoveri e delle giornate di degenza ospedaliere "non e' corrisposto lo sviluppo di un sistema integrato di assistenza nel territorio. In questo modo si allungano le liste di attesa, che rappresentano il motivo principale per cui gli italiani si rivolgono a strutture private affrontando costi maggiori. Un esempio su tutti: per una mammografia l'attesa media e' di 122 giorni, che al Sud arrivano a 142", ha rimarcato. 

A fronte poi di 4,5 milioni di disabili (di cui oltre 2 milioni in condizioni di particolare gravita') il 30% di questi vive solo, con punte di oltre il 42% tra i disabili over 75. I posti letto per anziani non autosufficienti nelle strutture residenziali e semiresidenziali sono solo 250 mila, solo un terzo rispetto alla Francia e un quarto rispetto alla Germania. "Una situazione - afferma Milanese - che e' destinata a peggiorare nei prossimi anni con un ritmo stimato di 8.000 posti letto ogni anno. Stesse proporzioni allarmanti per i servizi sociosanitari: li ricevono solo 760 mila rispetto ai 2,7 milioni anziani che ne avrebbero diritto e bisogno". Appare profonda la spaccatura geografica del Paese: il 69% delle residenze sociosanitarie sono al Nord, solo il 7% al Sud, dove molti servizi di welfare vengono erogati direttamente dalle famiglie, "ma non basta a far fronte alla domanda". Occorre quindi riorganizzare i servizi in un Paese che invecchia. La spesa sanitaria a carico dei privati nell'ultimo anno ha raggiunto i 40 miliardi di euro (+10,3% tra 2012-2017). Quella pubblica, invece, rappresenta il 75% della spesa sanitaria corrente e negli stessi anni ha registrato una crescita media annua dello 0,5% rispetto a quella delle famiglie che e' aumentata mediamente del 2% annuo. Una situazione, precisa Milanese, che "grava maggiormente sulle famiglie a basso reddito: 7 su 10 dichiarano infatti che la spesa per la salute incide pesantemente sul bilancio familiare, mentre il 47% dichiara di tagliare altre spese per pagare la sanita'". Il problema pero', ha sottolineato il presidente di Confcooperative sanita', non e' la spesa in se'. "Non chiediamo di aumentarla ma di ottimizzarla - afferma -, considerando che su 26 miliardi di spesa per LTC, appena 588 milioni vanno in servizi e il resto in trasferimenti monetari. In secondo luogo chiediamo di riorganizzare i servizi in modo efficace, per rispondere ai bisogni di un Paese che cambia e invecchia sempre di piu'. In questo quadro crediamo che la cooperazione sanitaria sia la via per ripensare il sistema. Una terza via, tra Stato e mercato, che si sostanzia in un network multiprofessionale e integrato di cooperative di medici, di operatori sanitari, di farmacisti e di mutue, che si propongono di affiancare il Ssn in chiave sussidiaria, non semplici erogatrici di prestazioni, ma corresponsabili nella gestione dei servizi di fronte ai cittadini. Uno strumento prezioso - conclude Milanese - per ridurre le disuguaglienze e contrastare la privatizzazione strisciante del Ssn".

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

I medicinali per il sistema cardiovascolari guidano la classifica dei consumi tra gli italiani, mentre antineoplastici e immunomodulatori sono al primo posto per impatto sulla spesa farmaceutica pubblica. Lo dice il Rapporto Osmed sull’uso dei farmaci in Italia presentato il 12 luglio a Roma dall’Aifa, che nel 2017 ha contato 1.708,2 dosi medicinali consumate ogni giorno ogni 1000 abitanti, il 66,2% a carico del Ssn, il 33,8% acquistato privatamente tra classe A e classe C con ricetta e automedicazione. In assistenza convenzionata si è registrato un consumo di 972,7 ddd/1000 abitanti die, in ambito ospedaliero di 158,7 ddd/1000 abitanti die.

I medicinali cardiovascolari, con 484,2 ddd/1000 abitanti die, sono i più utilizzati, a cominciare da ACE-inibitori, sartani, statine, calcio-antagonisti diidropiridinici e beta bloccanti selettivi. Al secondo posto troviamo invece i farmaci per apparato gastrointestinale e metabolismo, 183 ddd/1000 abitanti die, soprattutto inibitori della pompa protonica. Sul podio anche i  farmaci del sangue e organi emopoietici, con 125,4 ddd/1000 abitanti die, tra i quali i più utilizzati sono gli antiaggreganti piastrinici, eparina esclusa. Al quarto posto ci sono i farmaci del Sistema Nervoso Centrale, con 86 ddd/1000 abitanti die, soprattutto antidepressivi inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), al quinto i farmaci dell’apparato respiratorio, con 43,6 ddd/1000 abitanti die, in primis adrenergici e gli altri antiasmatici.

La categoria di farmaci che assorbe la quota maggiore di spesa farmaceutica pubblica è, invece, quella della antineoplastici e immunomodulatori, costati  5.063 milioni di euro nel 2017, con una spesa pro capite a carico del SSN pari a 83,57 euro. Nel 2017 è restata stabile la spesa per l’assistenza convenzionata (-0,2% rispetto al 2016), che ha riguardato soprattutto inibitori dell’aromatasi e della calcineurina. L’Aifa segnala, però, l’aumento del 12,9% della spesa da parte delle strutture sanitarie pubbliche, soprattutto per acquistare anticorpi monoclonali, seguiti da inibitori della proteina chinasi e da inibitori del fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-alfa).

 

 

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

"Ottimo avvio per il nuovo servizio di assistenza pediatrica previsto negli ambulatori aperti nel weekend e nei giorni festivi e prefestivi. Sono stati in tutto 692 i bambini assistiti nei cinque punti recentemente attivati dalla Regione Lazio nella Capitale in collaborazione con i Pediatri di libera scelta. In particolare nel primo week-end del 23 e 24 giugno sono stati 218 i bambini visitati, mentre nel fine settimana successivo, l'ultimo del mese di giugno, le prestazioni erogate sono più che raddoppiate e sono arrivate a 474 per un totale di 692 complessive a soli 15 giorni di avvio di un servizio pensato per andare incontro alle esigenze delle famiglie. Questi dati dimostrano che la continuità dell'assistenza pediatrica risulta dunque una prestazione particolarmente gradita ai cittadini, motivo per cui presto sarà disponibile anche per le altre province del Lazio. Un servizio di continuità che prima non c'era e oggi esiste". Così l'assessore alla Sanità e l'Integrazione Socio-sanitaria della Regione Lazio, Alessio D'Amato. Il servizio è stato attivato presso gli Ambulatori del weekend grazie alla collaborazione e all'accordo firmato dalla Regione Lazio con i Pediatri di Libera Scelta, attualmente è presente in 5 presidi della Capitale dalle ore 10 alle ore 19 del sabato, la domenica, nei festivi e prefestivi e presto si estenderà, su base volontaria, anche nei capoluogo di provincia. I cinque presidi aperti nei weekend e nei giorni festivi dove è possibile trovare l'assistenza pediatrica indipendentemente dalla Asl di residenza sono: la Casa della Salute di Prati-Trionfale in via Frà Albenzio (Asl Roma 1), il Poliambulatorio di via Lampedusa (Asl Roma 1), la Casa della Salute S.Caterina della Rosa in via Nicolò Forteguerri (Asl Roma 2), il poliambulatorio di via Camillo Sabatini (Asl Roma 2) e la Casa della Salute di Ostia sul Lungomare Paolo Toscanelli (Asl Roma 3).  

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

Il diabete si sta rivelando la malattia più rilevante e potenzialmente pericolosa del nostro secolo per la crescita continua della sua prevalenza e per la mortalità e le complicanze invalidanti. In Italia, secondo ISTAT, le persone con diabete sono 3,27 milioni e il 52 per cento risiede nelle 14 Città metropolitane; studiare il legame fra diabete e città e promuovere iniziative per salvaguardare la salute e prevenire la malattia diventa sempre più importante. Questo è il tema al centro del 3rd Health City Forum in corso oggi a Roma, promosso da Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Health City Institute, Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, I-Com - Istituto per la Competitività e Cities Changing Diabetes, con il patrocinio di Roma e il contributo non condizionato di Novo Nordisk.

In Italia, secondo le elaborazioni di Health City Institute su dati ISTAT, il 36 per cento della popolazione risiede nelle 14 Città Metropolitane: Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Bari, Catania, Firenze, Bologna, Venezia, Genova, Messina, Reggio Calabria e Cagliari. I dati provenienti dalle metropoli più popolose indicano che la percentuale di cittadini con diabete segue un gradiente decrescente da Sud a Nord: a Napoli ci sono quasi 209 mila persone con diabete, ovvero il 6,7 degli abitanti; a Roma, la situazione migliora di poco, con il 6,6 per cento dei residenti nella città e nell’area metropolitana (oltre 286 mila persone) che dichiarano di avere il diabete. Un po’ meglio la situazione del Nord Italia, dove la città con la più alta percentuale di persone con diabete è Torino con oltre 120 mila persone con diabete, che rappresentano il 5,2 per cento dei residenti.

Nel Nord Italia, però, la città con il maggior numero di persone con diabete in termini assoluti è Milano: 144 mila persone, ovvero il 4,5 per cento dei residenti della città e dell’area metropolitana. Questo dato preoccupante ha spinto l’amministrazione comunale a candidare la città e l’area metropolitana al programma internazionale Cities Changing Diabetes, un progetto nato quattro anni fa in Danimarca e promosso dall’University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center, con il contributo dell’azienda farmaceutica Novo Nordisk, in collaborazione con istituzioni nazionali, amministrazioni locali, mondo accademico e terzo settore. “Nelle città aderenti al programma Cities Changing Diabetes i ricercatori si impegnano a individuare le aree di vulnerabilità, i bisogni insoddisfatti delle persone con diabete e identificare le politiche di prevenzione più adatte e come migliorare la rete di assistenza. Il tutto nella piena collaborazione tra le diverse parti coinvolte”, spiega Andrea Lenzi, Presidente del Comitato di Biosicurezza, Biotecnologie e Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Presidente dell’Health City Institute, organismo che coordina il progetto in Italia. “L’obiettivo del programma è quello di creare un movimento unitario in grado di stimolare, a livello internazionale e nazionale, i decisori politici a considerare prioritario l’urban diabetes, il fenomeno che vede le città protagoniste del crescente aumento del numero di persone con diabete e quindi in prima linea nella lotta alla malattia”.

“In questi ultimi 50 anni grandi masse di persone si concentrano nelle aree metropolitane, attratte dal miraggio del benessere, dell’occupazione e di una qualità di vita differente, e la popolazione urbana mondiale cresce anno dopo anno”, spiega Roberto Pella, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare sulla qualità della vita nelle città e Vicepresidente vicario ANCI. “Basti pensare che oggi oltre 3 miliardi di persone nel mondo vivono in città metropolitane e megalopoli: Tokyo ha 37 milioni di abitanti, Nuova Delhi 22 milioni, Città del Messico 20 milioni. 10 anni fa, per la prima volta nella storia dell’Umanità, la popolazione mondiale residente in aree urbane ha superato la soglia del 50 per cento e questa percentuale è in crescita, come indicano le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità. Questo crescente inurbamento rende necessario che le città stesse e il loro modello di sviluppo siano in prima linea nella lotta contro le criticità connesse e, ovviamente, la salute pubblica occupa fra queste un posto di primaria importanza. I sindaci sono interpellati, oggi più di altre figure politico-istituzionali, affinché questa necessaria pianificazione avvenga secondo un parametro di solidarietà e partecipazione”, aggiunge.

Per valorizzare le buone pratiche sull’Urban Health sono stati istituiti gli “Health City Awards”, assegnati durante questa edizione dell’Health City Forum da una giuria composta dai membri del Board of Directors dell’Health City Institute. Il premio è rivolto a Istituzioni, Enti di Ricerca, Università, Imprese e singole persone che si sono distinte nella promozione e studio della salute nelle città e nell’ambito urbano, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita, la salute e il benessere dei cittadini e delle generazioni future.

Tra i premiati: Istituto Superiore di Sanità, Istat, Aifa e i promotori del progetto Cities Changing Diabetes. Un Health City Award è andato anche al Comune di Roma, la prima metropoli italiana ad aver aderito al progetto Cities Changing Diabetes “per aver promosso tre accordi finalizzati all'attuazione del Piano di Azione per l'Energia Sostenibile e il Clima (PAESC) che Roma dovrà predisporre entro novembre 2019. Un patto a favore dei cittadini con il quale la Capitale si impegna a ridurre del 40 per cento le emissioni inquinanti entro il 2030”.

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

Sono undici le azioni di miglioramento che il Tribunale per i Diritti del Malato di Cittadinanzattiva ha presentato oggi alla FNOPI, con l’intento di rafforzare l’alleanza tra cittadini e infermieri e stimolare una migliore qualità dell’assistenza infermieristica. Proposte “strategiche” elaborate e discusse, a seguito dei risultati emersi dall’Osservatorio civico sulla Professione Infermieristica, tra tutti gli stakeholder: AISLEC - Associazione Infermieristica per lo Studio delle Lesioni Cutanee, ALICE ITALIA ONLUS - Associazione Italiana Lotta all’Ictus Cerebrale, AMRI - Associazione per le Malattie Reumatiche Infantili, ANIMO - Associazione Nazionale Infermieri Medicina Ospedaliera, ASBI - Associazione Spina Bifida Italia, ASSOCIAZIONE PAZIENTI BPCO, FNOPI - Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche, OPI Roma - Ordine Professioni Infermieristiche Roma, GFT - Gruppo Formazione Triage e UILDM - Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare.

“L’Osservatorio rappresenta un’inedita opportunità di coinvolgimento e partecipazione delle Organizzazioni dei cittadini nelle politiche della professione infermieristica. Una possibilità unica all’interno del mondo delle professioni sanitarie, resa possibile  grazie alla lungimiranza della FNOPI e alla sua volontà di mettere al centro delle proprie politiche professionali la tutela del diritto alla salute degli individui” ha dichiarato Tonino Aceti, Coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva. “Oggi – ha continuato Aceti - consegniamo alla Federazione nazionale le 11 proposte, condivise con tutti gli attori, per il miglioramento dell’assistenza e il rafforzamento dell’alleanza tra cittadini e infermieri. Avanti tutta sull’umanizzazione delle cure, a partire da una maggiore attenzione al dolore e alle sofferenze inutili, il contrasto al minutaggio e alla burocratizzazione dell’assistenza. Priorità alla prossimità delle cure attraverso un rilancio dell’azione politica sulle figure dell’infermiere di famiglia e in generale degli infermieri impegnati nell’assistenza territoriale. E ancora: fondamentale qualificare l’assistenza, garantendo continuità e innovazione dei percorsi attraverso una maggiore valorizzazione delle competenze della professione e maggiore investimenti nel capitale umano”.

“Quella dell’infermiere - commenta Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale delle professioni infermieristiche (FNOPI) - è tra le professioni sanitarie più vicine ai cittadini e nel processo di offerta e di garanzia di salute la professione infermieristica ha un ruolo essenziale. Nel futuro della sanità, a fronte dei bisogni di salute della popolazione e in particolare della domanda di cura delle fasce più fragili, gli infermieri avranno un ruolo sempre più incisivo, basato sulla collaborazione sinergica con tutte le altre professioni sanitarie.

La nostra professione ha come scopo il rapporto coi pazienti. È per noi un elemento valoriale importante sia professionalmente che per il ‘patto con i cittadini’ che da anni ci caratterizza: è essenziale avere una relazione privilegiata con loro, per comprendere come ci vedono e come soddisfare i loro bisogni di salute.

Il risultato dell’Osservatorio civico premia la professione per la stima dimostrata verso gli infermieri e per la consapevolezza che i cittadini hanno del nostro ruolo, ma fa anche da stimolo alla Federazione perché faccia di tutto perché sia potenziata l’offerta di prestazioni infermieristiche sul territorio attraverso i canali del Servizio sanitario con l’obiettivo di supportare i più fragili e le loro le famiglie.

Le proposte di Cittadinanzattiva - conclude Mangiacavalli - ricalcano il nostro programma per il prossimo triennio e molte necessità che l’Osservatorio ha sottolineato fanno parte delle richieste che pochi giorni fa abbiamo avanzato al nuovo Governo. Il nostro obiettivo è lavorare con e per i cittadini, Ordine per Ordine e come Federazione.  E a mettere in campo con associazioni di cittadini e pazienti tutti gli interventi per soddisfare i loro reali bisogni di salute”.

Cosa dice l’indagine

Un cittadino su due reputa che il numero di infermieri sia insufficiente per garantire l’assistenza non solo in ospedale ma anche sul territorio: qui i cittadini chiedono soluzioni che promuovano la figura del professionista nella realtà quotidiana della persona, vorrebbero essere assistiti da un infermiere nella farmacia dei servizi (65,5%), poter disporre di un infermiere di famiglia/comunità (78,6%), avere la possibilità di consultare un infermiere esperto in trattamento di ferite/lesioni cutanee (86,1%) ma anche uno a disposizione nei plessi scolastici per i bambini e ragazzi che ne potrebbero avere bisogno (84,1%).

I cittadini reputano il lavoro degli infermieri positivo ma temono anche che il tempo dedicato all’assistenza venga meno a causa delle attività burocratiche (51,3%). Un paziente su quattro, infatti, segnala poca empatia e disponibilità all’ascolto e più di uno su tre vorrebbe maggiore integrazione con le altre figure sanitarie.

A partire da questi dati emersi dall’Osservatorio civico, le proposte puntano a rafforzare il ruolo degli infermieri sia all’interno delle equipe e nei confronti degli altri professionisti sanitari, incrementando la consapevolezza del ruolo e degli spazi di intervento autonomo dell’infermiere, sia nei confronti del cittadino, individuando modalità che permettano di farsi conoscere e riconoscere, contribuendo a delineare una figura professionale capace di dare al paziente le risposte necessarie a prendersi cura di sé.

Le proposte di Cittadinanzattiva

  1. Promuovere la cultura dell’integrazione tra più professioni sanitarie, investendo su modelli organizzativi idonei a rispondere al meglio ai bisogni di cura e di assistenza del paziente.
  2. Sfruttare appieno le opportunità della formazione professionale, spendendo in percorsi mirati (ma anche trasversali) che rendano l’infermiere"esperto“ e “specializzato”, in particolar modo dove l’ambito in cui opera lo richiede (es. cure primarie e servizi territoriali, area intensiva e dell’emergenza-urgenza, area medica, chirurgica, pediatrica e della salute mentale).
  3. Praticare soluzioni che promuovano la figura del professionista nella realtà quotidiana della persona: l’infermiere a domicilio, l’infermiere di famiglia/comunità, l’infermiere all’interno di plessi scolastici e nelle farmacie dei servizi.
  4. Riconoscere e valorizzare il ruolo dell’infermiere nell’ambito dell’uso delle tecnologie sanitarie sul territorio, riconoscendo allo stesso un ruolo attivo nell’erogazione di specifiche prestazioni (es. telemedicina, tele monitoraggio, teleconsulto) inserite nei percorsi assistenziali.
  5. Lavorare sul ruolo proattivo degli infermieri riguardo alle cronicità ed altre situazioni di fragilità, rendendoli anche un anello di integrazione dei percorsi tra ospedale e territorio.
  6. Laddove presente, superare la logica dei minutaggi assistenziali con un criterio già in uso in altri paesi europei e che definisce un rapporto numerico specifico tra paziente-infermiere (1:6, ovvero un infermiere ogni 6 pazienti)
  7. Realizzare corsi di formazione che qualifichino e incrementino il rapporto con la persona e che dedichino specifici moduli all’empowerment, all’umanizzazione delle cure, alla relazione e alla comunicazione e in particolar al tema del dolore (L.38/10) in collaborazione con le associazioni di cittadini e pazienti.
  8. Valorizzare la professione infermieristica riconoscendo le competenze professionali all’interno dell’organizzazione dei servizi sanitari, adeguandone il governo.
  9. Promuovere il co-design dei servizi sanitari insieme ai cittadini, aprendo una riflessione su come evitare gli “effetti collaterali” della tecnologiaapplicata al mondo della sanità.
  10. Pianificare un’operazione di comunicazione pubblica congiunta (es. campagne di informazione nelle piazze) tra Cittadinanzattiva, associazioni di pazienti e FNOPI, organizzando eventi di prossimità allo scopo di far conoscere al cittadino chi è l’infermiere e quando è possibile rivolgersi a lui, per comunicare il valore e le nuove opportunità che la professione offre.
  11. Prevedere giornate di studio o di approfondimento presso le sedi degli Ordini locali, alla presenza di associazioni di cittadini e pazienti, in modo da facilitare lo scambio di idee e proporre interventi per soddisfare i bisogni specifici delle persone.