Comunicati

News Letter dell'ordine

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

“Prendiamo atto, dal Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri, che il Governo ha inserito nella Legge di bilancio approvata ieri sera l’abolizione del numero chiuso nelle Facoltà di Medicina. Ci aspettiamo che il Governo chiarisca subito e nel dettaglio tempi e modalità del provvedimento, che, letto sic et simpliciter, appare una misura che rischia di penalizzare fortemente i giovani, illudendoli e infrangendo poi le loro speranze contro la parete di cristallo dell’incapacità dello Stato di programmare.  È un paese triste quello che vive in un eterno presente, è una politica miope quella che non riesce e non vuole costruire un futuro per le nuove generazioni”.

Non usa mezzi termini il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, per commentare il provvedimento dirompente, inserito un po’ a sorpresa nella Legge di Bilancio, e liquidato in un paio di righe lapidarie del Comunicato stampa: “Si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di poter accedere agli studi”.

“Bene, permettiamo a tutti di poter accedere agli studi, ma, allo stesso modo, garantiamo a chi arriva a laurearsi di poter completare il suo percorso formativo, accedendo in automatico alla specializzazione – aggiunge ancora Anelli -. E tutto questo non potrà essere fatto in un giorno: ricordiamoci che ci sono già oggi   quindicimila medici laureati e abilitati ma privi della possibilità di specializzarsi o formarsi nella Medicina Generale in maniera da poter poi entrare, con le adeguate competenze, nel Servizio Sanitario Nazionale, e che chiedono risposte precise alla loro condizione di precarietà”.

Di poco fa, il Comunicato di Palazzo Chigi, che precisa che precisa che “si tratta di un obiettivo politico di medio periodo per il quale si avvierà un confronto tecnico con i ministeri competenti e la Crui, che potrà prevedere un percorso graduale di aumento dei posti disponibili, fino al superamento del numero chiuso". Ma per la Fnomceo potrebbe non bastare.

“Per noi il percorso è unico, parte dall’accesso e finisce con l’acquisizione del titolo specialistico o di Medico di Medicina Generale – ribadisce il presidente Fnomceo -. Cui prodest sfornare migliaia di medici laureati ma ancora privi di tutte quelle competenze necessarie a entrare a pieno titolo nel nostro Servizio Sanitario Nazionale e lasciarli poi intrappolati in un limbo dal quale sempre più difficilmente potranno affrancarsi, a meno di non fuggire all’estero per specializzarsi e poi lavorare, con conseguente perdita di risorse umane e finanziarie? O vogliamo formare medici di serie A e di serie B, in una guerra tra poveri che non potrà che umiliare professionisti di grande valore, e livellare verso il basso le competenze?”.

“La Fnomceo c’è – conclude Anelli -. È pronta a sedersi a un Tavolo e a proporre soluzioni, che garantiscano ai giovani una formazione concreta ed efficace e ai cittadini professionisti e cure di qualità. Chiama sin da ora a raccolta i giovani colleghi, in una grande Conferenza che aprirà il percorso degli Stati Generali del 2019”.    

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di Rossella Gemma

Rinnovi contrattuali, sblocco del turnover, nuovi Lea, eliminazione superticket e borse di studio per specializzandi. Il fondo sanitario nazionale richiederebbe complessivamente un aumento di 4 miliardi di euro, di cui al momento è confermato solo il miliardo assegnato dalla precedente legislatura. E' la valutazione della Fondazione Gimbe secondo la quale, alla vigilia della discussione sulla Legge di Bilancio 2019, "numerose legittime richieste degli 'attori' della sanità rischiano di rimanere disattese". Al momento, infatti, "le risorse necessarie sembrano - si legge in una nota - ben lontane da quelle che il nuovo esecutivo potrà assicurare alla sanità pubblica per la quale, dopo anni di cocenti delusioni, sono progressivamente maturate grandi aspettative visto che il 'Contratto per il Governo del cambiamento' mette nero su bianco il sospirato rilancio del Servizio sanitario nazionale". "Anche se tutte le istanze di Regioni, professionisti sanitari, organizzazioni civiche e industria - afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - mirano a soddisfare inderogabili necessità per il Ssn, s'impone una dose di sano realismo perché al momento manca un'adeguata copertura finanziaria. Infatti, nonostante l'ardita scelta del Governo di fissare il deficit al 2,4% del Pil, dall'entusiasmo dei due vice-premier non è 'trasudata' alcuna liquidità aggiuntiva per la sanità, per la quale è stata esclusa solo l'ipotesi di nuovi tagli". Per facilitare il confronto tra Governo e Regioni sulle priorità che possono essere realmente finanziate dalla Legge di Bilancio 2019, la Fondazione Gimbe ha messo ordine tra le cifre in ballo, a volte sovrastimate in maniera opportunistica dai singoli stakeholder, a volte divenute oggetto di strumentalizzazione politica. Per quanto riguarda il fondo sanitario nazionale 2019, analizza la Fondazione Gimbe, "rimane quello fissato dalla Legge di Bilancio 2017 così come rideterminato dal Decreto 5 giugno 2017, ovvero a 114,396 miliardi di euro. In altri termini, l'attuale Governo al momento non ha previsto alcun aumento del fondo sanitario nazionale, visto che il miliardo di euro in più rispetto al 2018 era già stato definito dal precedente esecutivo". 

La Fondazione indica le priorità per la sanità nella legge di Bilancio 2019 a partire dai rinnovi contrattuali per i quali servono 1.000 milioni. Una stima, "riportata nel luglio 2018 dal presidente della Commissione salute alla Conferenza Stato Regioni Saitta in audizione presso la Commissione Igiene e Sanità, è inclusiva di quanto recentemente stimato dall'Aran per la dirigenza medica e veterinaria: 560 milioni, di cui 500 per l'aumento del 3,48% degli stipendi pubblici e 60 per garantire l'indennità di esclusività della massa salariale. Per i fondi contrattuali per il trattamento economico accessorio della dirigenza nel 2019 sono disponibili 30 milioni, dei 437 milioni totali stanziati dalla legge di Bilancio 2018 sino al 2026". Per lo sblocco turnover servono poi 1.100 milioni. E ancora: servono 40 milioni di euro per le borse di studio per il corso di formazione specifica in medicina generale. Soldi già assegnati dal fondo sanitario, secondo quanto dichiarato dalla ministra Giulia Grillo, per finanziare insieme alle Regioni 840 borse aggiuntive per un totale di 2.093. Per le borse di studio per le scuole di specializzazione, continua l'analisi della Fondazione Gimbe, occorrono 250-300 milioni. Mentre per i nuovi Lea sono necessari 800/1.600 milioni. "La prima stima - spiega la nota Gimbe - è della relazione tecnica che ha dato il via libera alla 'bollinatura del testo del Dpcm sui nuovi lea da parte della Ragioneria Generale dello Stato; la seconda è della Conferenza delle Regioni che ritiene insufficiente tale copertura perché contabilizza potenziali risparmi". Per l'elIminazione del superticket occorrono invece 350 milioni di euro. Secondo quanto riportato dalla Corte dei Conti nel Rapporto sul Coordinamento della Finanza Pubblica 2018, il superticket nel 2017 ha 'pesato' per 413,7 milioni di euro, da cui sono stati decurtati nella stima i 60 milioni di euro già stanziati dalla legge di Bilancio 2018, ma non ancora utilizzati per mancato accordo sulla bozza di decreto da parte della Conferenza delle Regioni e province autonome. Peraltro, la stima potrebbe essere sovrastimata perché alcune Regioni nel corso del 2018 hanno già deliberato la sua eliminazione parziale o totale.

E ancora. La ristrutturazione edilizia e ammodernamento tecnologico necessita di 32.000 milioni. La stima complessiva è riportata dalla Corte dei Conti nella Deliberazione 9 marzo 2018 'L'attuazione del programma straordinario per la ristrutturazione edilizia l'ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario'. Per il residuo pay-back farmaceutico 2013-2016 servono circa 920 milioni. L'importo, quasi interamente contabilizzato come entrata nel bilancio dello Stato, è attualmente oggetto di contenzioso e potrebbe, seppur in parte, trasformarsi in una voce di passività per la finanza pubblica. Escludendo i potenziali effetti del contenzioso sul pay-back, oltre che ristrutturazione edilizia e ammodernamento tecnologico che richiedono un piano pluriennale di investimenti che non possono gravare sul fondo sanitario, e stimando realisticamente in 1.200 milioni l'impatto dei nuovi lea per sbloccare i nomenclatori tariffari, la cifra necessaria per il fondo sanitario 2019 raggiunge così i 4 miliardi. "Una simile disponibilità di risorse nel 2019 - commenta Cartabellotta - è assolutamente irrealistica nonostante l'impegno della ministra Grillo a reperire altri fondi, la sua determinazione a non farsi 'commissariare dal Mef' e la possibilità di recuperare ulteriori risorse dal disinvestimento da sprechi e inefficienze. Infatti la sanità, al momento, non rappresenta affatto una priorità per Di Maio e Salvini. Per verificare se il rilancio del Ssn è realmente una priorità politica del Governo per il cambiamento - conclude il presidente della Fondazione - due sono le cartine al tornasole: la legge di Bilancio 2019 dovrà comunque destinare per il triennio 2019-2021 le risorse necessarie alle priorità sopra riportate e alla nota di aggiornamento del Def 2018 (non ancora pervenuta) spetta sancire documentare l'inversione di tendenza del rapporto spesa sanitaria/Pil. Se così non fosse, il 23 dicembre invece di festeggiare il 40esimo compleanno del Ssn, prepariamoci serenamente a intonarne il requiem". 

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

"In Italia è boom di malattie respiratorie che crescono tra i giovanissimi. L'asma colpisce ormai un bambino su dieci con più di 6 anni. Il 20% degli adolescenti e 4 bimbi su 10 soffrono invece di gravi forme di riniti allergiche. Sotto accusa sono i fattori ambientali, responsabili da soli di un terzo delle patologie infantili, ma anche gli stili di vita". Sono alcuni dei dati emersi dal 22.esimo congresso nazionale della Società italiana per le malattie respiratorie infantili (Simri), in corso fino a domani a Pisa. Il meeting vede la partecipazione di oltre 500 specialisti da tutta la Penisola e anche di alcuni relatori internazionali. Secondo gli esperti, la prevenzione passa attraverso "un ruolo sempre più importante l'alimentazione. Va consumata, fin dai primissimi anni di vita, una dieta sana ed equilibrata come quella mediterranea. E rimane fondamentale combattere il fumo, un'abitudine che ha oltre l'11% degli adolescenti italiani". "E' dimostrato che una nutrizione ricca di cibi antiossidanti può avere un effetto protettivo e contrastare l'insorgenza di disturbi gravi come allergie, asma o respiro sibilante - afferma Giorgio Piacentini, presidente nazionale Simri - Via libera quindi al consumo di pesce, soprattutto quello azzurro. Tra la frutta e la verdura sono da preferire quelle rosse come pomodori, carote e uva. Quest'ultima è molto ricca di resveratrolo, una sostanza che svolge una potentissima azione antiossidante". 

"I giovanissimi residenti nel nostro Paese però consumano sempre meno questo genere di alimenti - aggiunge Elisabetta Bignamini, vice presidente Simri - Infatti il 21% dei bambini tra i 6 e i 10 anni risulta in sovrappeso e ben il 9% addirittura obeso. E' dimostrato come l'asma presenta una maggiore incidenza tra chi soffre di gravi problemi di peso. Anche il controllo e il trattamento della malattia risultano più difficili rispetto ad un paziente normopeso. Per questo consigliamo agli italiani di ogni fascia d'età di consumare regolarmente la sana ed equilibrata dieta tipica del Mare Nostrum. Con il suo limitato apporto di cibi contenenti grassi saturi e colesterolo è la più indicata per la salvaguardia del benessere". Anche quest'anno la Simri, in occasione del suo congresso nazionale, promuove il progetto 'Dai un calcio al fumo'. Domani a Pisa si terrà un'evento al quale parteciperanno oltre 100 studenti e insegnanti dell'Istituto Comprensivo Statale 'Leonardo Fibonacci' di Pisa che presenteranno i loro elaborati (disegni, filmati) contro il tabagismo giovanile. A seguire gli alunni potranno prendere letteralmente a 'calci il fumo' abbattendo dei birilli a forma di sigarette, sistemati come barriera su mini aree di rigore.

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

Parla chiaro l'Ocse: "Gli italiani invecchiano e la domanda di assistenza sanitaria sale. La popolazione italiana e' una delle piu' vecchie al mondo: quasi il 20% supera i 65 anni di eta' e, secondo i dati Istat, nel 2050 circa l'8% degli italiani avra' piu' di 85 anni. Il sistema sanitario italiano, al momento, potrebbe non essere in grado di far fronte a questi cambiamenti, in particolare per quanto riguarda il rinnovo e l'assunzione del personale infermieristico. Si calcola che la carenza di infermieri, gia' importante soprattutto al Nord, aumenti ogni anno a causa dello squilibrio tra i pensionamenti (17 mila all'anno) e le nuove assunzioni (8 mila all'anno). Parla chiaro anche l'Oms che lo ha ribadito anche durante la sua 68esima Assemblea generale svolta dal 17 al 20 settembre a Roma: "L'Italia deve affrontare un quadro di malattie croniche - principalmente a causa dell'invecchiamento della popolazione, che ti chiedono una risposta assistenziale complessa, proattiva, personalizzata". Per farlo secondo l'Oms l'Italia deve rispondere ad alcune sfide tra cui oltre a difendere meglio l'accesso universale all'assistenza ("una parte della popolazione ha esigenze sanitarie che non ricevono assistenza" secondo l'Oms, specie in alcune Regioni creando diversita' e disuguaglianze), deve aumentare ancora una volta il numero di infermieri: "complessivamente il numero degli operatori del sistema sanitario e' cresciuto negli ultimi dieci anni ma il numero di infermieri rimane basso: 6.5 ogni 1000 abitanti, mentre la media UE e' di 8.4.". "Lavoriamo a provvedimenti concreti, per questo stiamo pensando di creare un gruppo tecnico stabile tra ministero, Fnopi e rappresentanze dei cittadini - ha dichiarato il ministro della Salute Giulia Grillo, garantendo il suo interessamento sia per la carenza, sia per la copertura del contratto appena chiuso, ma anche per le specializzazioni degli infermieri a una delegazione dei vertici Fnopi -. Quando parliamo di infermieri, parliamo di 440mila persone che lavorano tutti giorni, tutte le notti, Natale, Pasqua, Capodanno! Non abbiamo la bacchetta magica, ma abbiamo tanta buona volonta', e posso assicurare che il ministro e' al lavoro su tutti i dossier e anche su questo perche' dobbiamo dare risposte agli infermieri e a tutti coloro che garantiscono la salute dei nostri cittadini".

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

Ambiente e salute, un legame indissolubile, considerando la stretta correlazione tra l'uomo e lo spazio che lo circonda. È ormai noto come l'inquinamento di acqua, aria e terra abbia ricadute negative sul nostro benessere e rappresenti un fattore determinante nello sviluppo di malattie a carico dell'apparato respiratorio e cardiovascolare e di patologie oncologiche. Di questo tema se ne discute oggi a Roma in occasione del convegno "Emergenza cancro - Fattori ambientali modificabili e stili di vita non corretti", organizzato dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), in collaborazione con Confassociazioni Ambiente ed al quale partecipano, tra gli altri, Massimo Inguscio, presidente CNR, Angelo Lino Del Favero, direttore generale dell'Istituto Superiore di Sanità, Giovanni Malagò, presidente CONI, Antonio Felice Uricchio, rettore dell'Università di Bari ed Elio Franzini, rettore dell'Università di Milano. Nel 2016 il Ministero della salute ha diffuso una mappa delle aree più contaminate presenti nel nostro Paese, associata all'eventuale rischio di sviluppare malattie oncologiche. I dati hanno evidenziato un incremento anche del 90% in soli 10 anni: cancro alla tiroide, alla mammella e il mesotelioma i tumori più diffusi nelle zone prese in esame, causati dall'esposizione a sostanze tossiche, quali diossina, amianto, petrolio, policlorobifenili e mercurio. L'Italia detiene la maglia nera in Europa per quanto riguarda l'incidenza di malattie oncologiche in età pediatrica, secondo quanto emerge da uno studio condotto in 62 Paesi dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), in collaborazione con l'Associazione Internazionale dei Registri del Cancro e pubblicato nel 2017 su "Lancet Oncology". La maggiore incidenza di tumori si registra nei bambini tra 0 e 14 anni e negli adolescenti tra i 15 e i 19 anni nell'area del Sud Europa che comprende, oltre all'Italia, Cipro, Malta, Croazia, Spagna e Portogallo. 

Anche l'ultimo rapporto Sentieri (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) a cura dell'Istituito Superiore di Sanità rileva un'"emergenza cancro" tra i più giovani. I dati raccolti nel periodo 2006-2013 in 28 dei 45 siti italiani maggiormente inquinati hanno infatti sottolineato un incremento di tumori maligni del 9% nei soggetti tra 0 e 24 anni, registrando picchi del 50% per i linfomi Non-Hodgkin, del 62% per i sarcomi dei tessuti molli e del 66% per le leucemie mieloidi acute. "Generalmente si pensa al cancro come a una malattia della terza età e si sostiene che il trend continuo di incremento di tumori nel corso del XX secolo in tutti i Paesi industrializzati possa essere spiegato mediante la teoria dell'accumulo progressivo di lesioni genetiche stocastiche e il miglioramento continuo delle nostre capacità diagnostiche", esordisce Ernesto Burgio, membro dell'European Cancer and Environment Research Institute (ECERI) di Bruxelles. "In genere si afferma che i tumori infantili sono una patologia rara. È opportuno però ricordare come, in termini assoluti, uno su 5-600 nuovi nati si ammalerà di cancro prima del compimento del quindicesimo anno d'età; come, nonostante i significativi miglioramenti prognostici degli ultimi decenni, il cancro rappresenti la prima causa di morte per malattia nei bambini che hanno superato l'anno d'età; come anche in questa fascia d'età, a partire dagli anni 1980-90, si sia assistito a un aumento significativo della patologia tumorale".

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

I medicinali a base di cannabis alleviano i sintomi di diverse malattie, almeno nella percezione dei pazienti. Lo affermano due studi dell'università del New Mexico, uno pubblicato su Frontiers in Pharmacology e l'altro su Medicine, realizzati attraverso una app in cui chi usa queste medicine può inserire le proprie informazioni. La app (che si chiama 'Releaf' con un gioco di parole tra 'relief', 'sollievo', e 'leaf', 'foglia'), ha registrato circa 100mila sessioni degli utenti. Nel primo studio sono state analizzate le segnalazioni per 27 diverse patologie, dall'epilessia alla depressione, e i pazienti hanno riportato una riduzione dei sintomi di circa 4 punti su una scala da 1 a 10 utilizzando il principio attivo sotto varie forme.

Nel secondo invece i ricercatori si sono concentrati sull'utilizzo dei fiori contenenti il principio attivo contro l'insonnia, assunti in varie maniere, ottenendo lo stesso risultato. In tutti i casi sono stati segnalati effetti collaterali minimi. "Gli studi osservazionali come questo sono più appropriati degli esperimenti mirati per misurare come i pazienti scelgono di consumare la cannabis e gli effetti di queste scelte - afferma Jakob Vigil, uno degli autori -. Raccogliendo una grande quantità di segnalazioni nel 'mondo reale' possiamo misurare perché i pazienti usano la cannabis e con quali risultati".

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

E' allarme per la carenza infermieri: ne mancano oltre 50 mila. A lanciarlo è la Fnopi, la Federazione nazionale degli Ordini professioni infermieristiche. "C'è il rischio di un calo dei servizi e dell'aumento della mortalità.

E' urgente tavolo di confronto al ministro della Salute con le Regioni. Se ogni infermiere assistesse al massimo 6 pazienti, sarebbero evitabili almeno 3.500 morti l'anno", sottolinea in una nota la Fnopi che aggiunge "gli studi pubblicati su riviste internazionali (Jama e British Medical Journal) parlano chiaro: a un incremento del 10% di infermieri, corrisponde una diminuzione della mortalità del 7 per cento".

Secondo la Federazione "in Italia ogni infermiere assiste invece in media 11 pazienti, nelle Regioni migliori scendono a 8-9, ma nelle regioni più tartassate dai piani di rientro salgono fino a 17-18 con un rischio di mortalità in più quindi che raggiunge in media il 30-35% circa. Ciò - ricorda la Fnopi - nonostante questi numeri non si raggiungono perché gli infermieri da sempre si prodigano per garantire la maggiore sicurezza possibile anche nelle attuali condizioni di carenza".

"Sono i dati internazionali a parlare: ogni volta che si assegna 1 assistito in più a un infermiere (il rapporto ottimale sarebbe 1:6) aumenta del 23% l'indice di burnout, del 7% la mortalità dei pazienti, del 7% il rischio che l'infermiere non si renda conto delle complicanze a cui il paziente va incontro - suggerisce la Fnopi - Ipotizzando quindi che si riesca ad avere un rapporto di 1 infermiere per 6 pazienti e nello staff fosse presente almeno il 60% di infermieri, potrebbero essere evitate, appunto, 3.500 morti l'anno". 

float: right; margin: 15px;di Rossella Gemma

“Consideriamo non giustificabile dal nostro punto di vista medico il rinvio dell’obbligo di presentare la certificazione dell’avvenuta vaccinazione per l’iscrizione all’anno scolastico 2018/2019”.

Sono nette le conclusioni dell’Audizione della Fnomceo presso le Commissioni riunite I (Affari Costituzionali) e V (Bilancio) della Camera dei Deputati, in merito all’articolo 6 del “Milleproroghe” che, se approvato in via definitiva,  dilazionerebbe di un anno l’applicazione del divieto di iscrizione alle scuole materne per i bambini non in regola con l’obbligo vaccinale. Una proroga che, a parere di molti, vanificherebbe di fatto l’introduzione dell’obbligo, tanto che alcuni Sindaci e Governatori sono scesi in campo, a colpi di ordinanze o di progetti di legge regionali, per difenderlo.

Un allarme, quello della Fnomceo, che si focalizza soprattutto sul morbillo: sono stati 14451 i casi segnalati in Europa nel 2017, che hanno causato 30 decessi. Erano stati 4643 nel 2016. In questa classifica ben poco gloriosa, l’Italia è al secondo posto, con 5004 segnalazioni. Né va meglio nel 2018: in Italia, dal 1° gennaio al 30 giugno, sono stati 2029 i casi segnalati. Di questi, il 91,3% si è verificato in soggetti non vaccinati, il 5,4% in chi era stato sottoposto solo alla prima dose.

Le stime operate dai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità – si legge nell’Audizione - confermano come, in mancanza di un recupero degli adolescenti e dei giovani adulti non vaccinati, sia necessario mantenere per lungo tempo coperture vaccinali maggiori del 95% nei bambini, per poter raggiungere l’obiettivo dell’eliminazione del morbillo”.

L’obbligatorietà vaccinale – continua ancora il testo - dovrebbe essere valutata nel tempo, tenuto conto dell’andamento epidemiologico delle malattie e dell’entità della copertura vaccinale. Al momento attuale, in considerazione del dibattito in atto nel Paese, l’eliminazione dell’obbligo potrebbe essere interpretata come un atteggiamento antiscientifico”.

Auspichiamo comunque – conclude la Fnomceo -  un’offerta vaccinale attiva, in cui siano eliminate tutte le possibili barriere sia organizzative che economiche alla vaccinazione, con la possibilità - come già attuato in altri paesi industrializzati - di sistemi di incentivazione/disincentivazione che contribuiscano alla promozione della cultura della salute, anche nella prospettiva di una possibile abolizione della obbligatorietà delle vaccinazioni, nel caso in cui l’adesione spontanea della popolazione lo consentisse”.

 

 

Le pubblicazioni riprenderanno il 3 settembre...

 

..Buone vacanze e buon riposo!!!!

di Rossella Gemma

"Un provvedimento irresponsabile, privo di razionale etico e scientifico, che pone a rischio per un anno di fatto la salute di migliaia di bambini. Di fatto non abbiamo ancora raggiunto quella soglia del 95% in tutte le regioni e in tutte le fasce di età che ci consente di essere tranquilli". Lo afferma a Radio Vaticana Italia, il presidente dell`Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi, commentando l`emendamento che fa slittare di un anno l'obbligo vaccinale per l'iscrizione a scuola. "L`obiettivo sarebbe, quello positivo, di elevare le coperture vaccinali - continua Ricciardi - C`è però una piccola minoranza di bambini, figli di genitori che si oppongono alle vaccinazioni, che dopo esser stati avvertiti e cercati di convincere per circa un anno non possono con la loro situazione partecipare all`attività scolastica perché mettono a rischio la salute degli altri bambini. Ricordo che ci sono migliaia di bambini che non si possono vaccinare perché hanno patologie che non lo consentono, e anche per loro c`è un diritto ad andare a scuola". Ricciardi fa notare che "sicuramente il morbillo continua il suo percorso epidemico. Abbiamo visto che continua ad aumentare la pertosse, e abbiamo visto delle meningiti da Haemophilus influenzae che non vedevamo da anni".

Vaccinare i bambini prima possibile, nonostante la proroga per la presentazione del certificato vaccinale a scuola. Va nella direzione della cautela anche l'invito di Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg), dopo il rinvio all'anno scolastico 2019/2020 del divieto di accesso agli asili nido e alle scuole dell'infanzia per i bambini non vaccinati. "Prendiamo atto - dice Cricelli - della decisione di prorogare di un anno l'obbligo di presentazione del certificato vaccinale per l'ammissione dei bambini a scuola. Chiediamo ai cittadini, al di là di quanto previsto da questo provvedimento, di vaccinare i figli quanto prima, di registrare l'atto di vaccinazione e di iscriverli a scuola dopo averli sottoposti a queste fondamentali misure di prevenzione".