Comunicati

News Letter dell'ordine

di Rossella Gemma

Sono 369mila i nuovi casi di tumore in Italia stimati nel 2017 (192.000 fra i maschi e 177.000 fra le femmine), nel 2016 erano 365.800. È un vero e proprio boom di diagnosi di cancro del polmone fra le donne: 13.600 nel 2017 (+49% in 10 anni), dovuto alla forte diffusione del fumo fra le italiane. Crescono in entrambi i sessi anche quelli del pancreas, della tiroide e il melanoma; in calo, invece, le neoplasie allo stomaco e al colon-retto, grazie anche alla maggiore estensione dei programmi di screening. E oggi oltre 3 milioni e trecentomila cittadini (3.304.648) vivono dopo la diagnosi, addirittura il 24% in più rispetto al 2010. Poi, una conferma: il cancro colpisce più al Nord della Penisola, ma al Sud si sopravvive di meno. È questo il censimento ufficiale, giunto alla settima edizione, che fotografa l’universo cancro in tempo reale grazie al lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), dell’Associazione Italiana Registri Tumori (Airtum) e della Fondazione Aiom, raccolto nel volume "I numeri del cancro in Italia 2017" presentato oggi all’Auditorium del Ministero della Salute in un convegno nazionale. «L’incidenza è in netto calo negli uomini (-1.8% per anno nel periodo 2003-2017), legata principalmente alla riduzione dei tumori del polmone e della prostata, ed è stabile nelle donne, ma si deve fare di più per ridurre l’impatto di questa malattia, perché oltre il 40% dei casi è evitabile - afferma Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom - Ormai è scientificamente provato che il cancro è la patologia cronica che risente più fortemente delle misure di prevenzione. Oggi abbiamo a disposizione armi efficaci per combatterlo, come l`immunoterapia e le terapie target che si aggiungono alla chemioterapia, chirurgia e radioterapia. Tutto questo - spiega Pinto - unito alle campagne di prevenzione promosse con forza anche da Aiom, si traduce nel costante incremento dei cittadini vivi dopo la diagnosi. Lo scorso anno si temeva che il nostro sistema sanitario non riuscisse a reggere le conseguenze economiche dovute all’arrivo dei nuovi trattamenti. Siamo riusciti ad evitare questo rischio grazie al Fondo di 500 milioni di euro destinato ai farmaci oncologici innovativi che ci ha permesso di garantire a tutti i pazienti le migliori cure disponibili. Per questo rilanciamo anche per il 2018 la richiesta di proroga del Fondo con risorse dedicate». Al Nord ci si ammala di più di tumore, ma al Sud si sopravvive di meno. Il tasso d'incidenza tra gli uomini è più basso dell'8% al Centro e del 17% al Sud/Isole rispetto al Nord e per le donne del 5% e del 18%. «Alla base di queste differenze - precisano dall’Aiom - vi sono fattori protettivi che ancora persistono al Sud, ma anche una minore esposizione a fattori cancerogeni. Per contro, al Sud si sopravvive di meno: nelle regioni meridionali, dove gli screening oncologici sono ancora poco diffusi, non si è osservata la riduzione della mortalità e dell'incidenza dei tumori della mammella, colon-retto e cervice uterina. «La conoscenza dei dati presentati in questo volume – ha spiegato il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nella prefazione - potrà rendere più facile e incisiva l’azione di miglioramento del livello delle prestazioni e dei servizi, in particolare per lo sviluppo dei percorsi e delle reti oncologiche, garanzia di uguale accesso, tempestività, qualità e appropriatezza sia negli iter diagnostici che nelle cure per tutti i cittadini in tutte le Regioni. Ricerca clinica e traslazionale, umanizzazione, rapporto medico-paziente, informazione e prevenzione sono alcune tra le parole chiave da conoscere ed implementare per chi ha compiti di responsabilità nei confronti dei cittadini ammalati di tumore».

di Rossella Gemma

Pubblicato oggi, in Gazzetta Ufficiale, il nuovo Regolamento per l'accesso alle Scuole di Specializzazione di area sanitaria. Il Regolamento è stato rivisto quest'anno per rispondere alle molte sollecitazioni arrivate, tra gli altri, dalle associazioni delle specializzande e degli specializzandi, dalla Conferenza dei Rettori, dall'Osservatorio per le Scuole di Specializzazione, dal Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari. Le nuove regole puntano a rendere la selezione più qualificata, snella, semplificata. Con un'attenzione specifica alla questione logistica: le sedi d'esame, come anticipato negli scorsi mesi dal Ministero, saranno accorpate per area geografica e rese meno frammentate, anche per garantire un maggiore controllo durante lo svolgimento delle prove stesse. Il Regolamento ha ricevuto il parere positivo da parte del Consiglio di Stato il 27 luglio scorso, parere poi trasmesso al Miur il 3 agosto, e il riscontro della Presidenza del Consiglio dei Ministri il 9 agosto 2017. Il Regolamento è stato poi inviato al Ministero della Giustizia per il visto del Guardasigilli e per il successivo inoltro alla Corte dei Conti per la necessaria registrazione, avvenuta il 29 agosto. La pubblicazione in Gazzetta del Regolamento con le nuove modalità di concorso è un atto necessario per poter procedere con il bando di quest'anno. Bando che sarà emanato comunque in tempo utile per garantire, questo è l'obiettivo del Ministero, che il concorso si svolga nel 2017 e che sempre nel 2017 avvenga la presa di servizio. In contemporanea alla pubblicazione del Regolamento, infatti, si sta ultimando l'iter di accreditamento delle Scuole di specializzazione secondo i nuovi criteri previsti dal decreto congiunto dei Ministeri dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e della Salute entrato in vigore a giugno. Il nuovo accreditamento consentirà di innalzare in modo significativo la qualità del sistema formativo delle Scuole. Lo scorso 31 luglio l'Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica (organo istituito presso il Miur, con la partecipazione di rappresentanti della Salute e del mondo della medicina universitaria con il compito, fra l'altro, di determinare e verificare i requisiti di idoneità della rete formativa e delle singole strutture che la compongono) ha reso il proprio parere sulle richieste di accreditamento presentate da 1.433 Scuole. In questi giorni, l'Osservatorio sta portando avanti ulteriori approfondimenti sul lavoro svolto che si concluderanno, secondo le previsioni dell'organismo stesso, già questa settimana. Successivamente il compito di emanare i necessari decreti di accreditamento delle Scuole spetterà per legge al Ministero della Salute. A quel punto, com'è prassi, le Regioni e le Istituzioni private avranno conoscenza del riparto dei contratti nazionali, divisi per sede universitaria e per tipologia di scuola, e potranno comunicare a loro volta il numero di contratti aggiuntivi sui propri fondi che saranno poi assegnati definitivamente alle Scuole con il bando di concorso. Nei prossimi giorni il Miur terrà informati le e gli aspiranti specializzandi sui passaggi in atto. 

di Rossella Gemma

L'Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) e il Comitato Nazionale Aspiranti Specializzandi, assieme a numerosi gruppi autonomi di aspiranti specializzandi, scendono in campo per denunciare i gravi ritardi che stanno accompagnando da settimane l’uscita del bando recante il nuovo regolamento di concorso che includa l’attribuzione dei contratti alle scuole già pre-accreditate dall’Osservatorio Nazionale e denunci la mancanza di scadenze certe con riferimento alla data del concorso per l’accesso alle Scuole di Specializzazione a.a. 2016/2017, nonché della presa in servizio dei futuri vincitori di concorso. Le principali criticità, affrontate dal manifesto della manifestazione in programma a Piazza Montecitorio domani, martedì 5 settembre dalle ore 10.30 alle 14, sono da ricondursi dai ritardi nell’emanazione da parte del Ministero della Salute dei decreti di accreditamento delle strutture facenti capo alle nuove proposte di scuole di specializzazione - la cui valutazione tecnica, da parte dell’Osservatorio Nazionale sulla Formazione Medica Specialistica, è terminato a fine luglio – e alla non ancora avvenuta pubblicazione del bando di concorso basato sul nuovo regolamento della prova di accesso su scala nazionale SSM2017. La manifestazione si svolgerà in contemporanea ai lavori di una seduta straordinaria dell'Osservatorio Nazionale convocata per fornire risposte alle richieste di chiarimenti da parte del Ministero della Salute. <<Chiediamo ai Ministeri e alla politica che quella sede sia dirimente in via definitiva per procedere con l'accreditamento secondo il lavoro già completato a fine luglio dall’Osservatorio Nazionale nel rispetto di procedure ampiamente condivise e strumenti di valutazione oggettivi come richiesto dal DIM 402/2017>>. Passaggio importantissimo: a regime, difatti, sarebbero più di 22.000 gli specializzandi interessati dagli effetti della riforma sull’accreditamento delle scuole di specializzazione, non è possibile derogare. L'appello a partecipare è rivolto ai singoli aspiranti specializzandi, agli studenti di medicina, agli specializzandi e a tutti quelli che hanno a cuore la qualità della formazione medica. L’invito è a tutte le associazioni che esercitano una reale rappresentanza di studenti di medicina e specializzandi a unire le forze per garantire unità e compattezza della categoria. <<Invitiamo i colleghi, frastornati dal proliferare di notizie incontrollate su pagine social e articoli di giornale, a interrogarsi sugli interessi più o meno velati che si celano dietro il tentativo, avanzato da più parti, di mettere in discussione i risultati del lavoro svolto negli ultimi due anni dall'Osservatorio Nazionale che porterebbe ad avviare anche in Italia un monitoraggio continuo della qualità formativa delle Scuole. L’accreditamento è l’ultimo passaggio che separa gli aspiranti specializzandi dall’uscita del bando: il nuovo regolamento di concorso preparato dal MIUR, dopo i passaggi di rito al Consiglio di Stato e alla Corte dei conti, dovrebbe essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel primo giorno utile di questa settimana, probabilmente mercoledì 6 settembre>>. Si stima che siano tra 13.000 e 15.000 i concorrenti aspiranti specializzandi, che si contenderanno i circa 6100 contratti di formazione a finanziamento statale, ed i circa 600 (dato relativo al precedente anno accademico) possibili contratti aggiuntivi a finanziamento regionale e privato. <<Durante la manifestazione forte sarà l’appello anche alle singole Regioni, chiamate a breve a fornire la dotazione di contratti finanziabili dalle stesse a integrazione del contingente nazionale>>. Al fine di evitare una perdita di contratti, inoltre, la richiesta è che venga istituito un coordinamento tra il MIUR, il Ministero della Salute e le Regioni con l’obiettivo di gestire responsabilmente le graduatorie del concorso nazionale delle Scuole di Specializzazione e di quello dei concorsi di Medicina Generale in modo da ottimizzare la scelta dei vincitori ed idonei ed evitare dispersione di borse e contratti. Sarà possibile supportare la manifestazione dai social attraverso gli hashtag: #AccreditamentoSubito, #ConcorsoSubito, #NoiVogliamoSpecializzarci e #ConcorsoMedicinaGeneralevvv

di Rossella Gemma

Con 171 sì, 63 no e 19 astenuti l'Aula del Senato ha approvato la conversione in legge del decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, recante disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale. Ora il testo passa alla Camera dove e' prevista una riunione della capigruppo per calendarizzare il provvedimento. E' un testo profondamente modificato rispetto all'originale, presentato dal ministro della Salute Lorenzin, quello sull'obbligatorietà dei vaccini per l'iscrizione a scuola che esce dal Senato e va ora al vaglio della Camera. I vaccini obbligatori diventano 10 e non più i 12 inizialmente richiesti: contro polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, emofilo di tipo B, morbillo, parotite, rosolia e varicella. Altre quattro vaccinanzioni (anti-meningococco B e C, anti-pneumococco e anti-rotavirus) vengono attivamente consigliate dalle Asl. Previsto un periodo di tre anni per l'obbligatorietà, al termine dei quali, in base alla situazione sanitaria nazionale, le cose potranno essere riviste. Ridotte le sanzioni ai genitori che non vaccinano, che passano da un minimo di 100 a un massimo di 500 euro (contro i previsti 7.500 euro), a seconda della gravità dell'inadempimento. Via anche tutti i riferimenti alla perdita della patria potestà. Viene inoltre istituita una commissione tecnico-scientifica con il compito di monitorare il sistema di farmacovigilanza e gli eventi avversi per i quali è stata confermata un'associazione con la vaccinazione. Le vaccinazioni saranno richieste anche per operatori sanitari, sociosanitari e scolastici. Per un periodo sperimentale, inoltre, sarà possibile prenotare i vaccini in farmacia. Infine, un emendamento prevede la somministrazione e quindi la produzione di vaccini monovalenti da somministrare a chi è già stato immunizzato da malattia naturale per evitare di ripetere l'inoculazione del vaccino relativo. Con la clausola, però, "nei limiti delle disponibilità del Servizio sanitario nazionale".

di Rossella Gemma

Le cure domiciliari saranno disciplinate "in modo preciso e innovativo con il fine di migliorarne e potenziarne le capacita' assistenziali". L'obiettivo fissato dal decreto firmato dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, "e' infatti quello di garantire nel 2018 assistenza domiciliare integrata e qualificata a 30mila 500 soggetti oltre 65 anni, pari al 2.5% della popolazione interessata, incrementando di 11 mila anziani la platea di quelli che gia' usufruiscono del servizio. La popolazione oltre i 65 anni nel Lazio e' oltre un milione e 200mila persone. Gia' nel 2016 il numero degli anziani over 65 assistiti a domicilio ha fatto registrare un grado di copertura maggiore assicurando l'assistenza a 3.000 persone in piu' rispetto al 2015". E intanto, pur essendo l'alternativa piu' efficace ed economicamente sostenibile all'attuale modello che ruota attorno all'ospedale, l'assistenza domiciliare per la cura a lungo termine degli anziani fragili o con patologie croniche ad oggi e' pressoche' un privilegio: ne gode infatti solo il 2,7% degli ultrasessantacinquenni residenti in Italia (in alcuni Paesi del Nord Europa sono assistiti in casa il 20% degli anziani), e le prestazioni, le ore dedicate a ciascun assistito, la natura pubblica o privata degli operatori e il costo pro capite dei servizi sono i piu' differenti e variegati, a seconda delle aree del Paese. In particolare, sono assistiti a domicilio nel nostro Paese solo 370mila over 65, a fronte di circa 3 milioni di persone che risultano affette da disabilita' severe, dovute a malattie croniche, e che necessiterebbero di cure continuative. Lo rilevano i dati del Ministero della Salute e una survey effettuata da Italia Longeva, network scientifico dello stesso Ministero dedicato all'invecchiamento attivo e in buona salute. In particolare, i dati regionali sono di fonte ministeriale, mentre Italia Longeva ha sviluppato un'analisi di dettaglio volta a comprendere in concreto come siano organizzati i servizi di assistenza a domicilio in 12 Aziende Sanitarie presenti in 11 Regioni italiane: un campione distribuito in modo bilanciato tra nord e centro-sud, relativo ad Aziende che offrono servizi territoriali a 10,5 milioni di persone, ossia quasi un quinto della popolazione italiana. Tutti questi dati sono stati presentati oggi al Ministero della Salute nel corso della seconda edizione degli Stati Generali dell'assistenza a lungo termine (Long Term Care 2), organizzati da Italia Longeva. Quel che piu' sorprende e' che il nostro Paese- da anni alla ricerca di una vera alternativa al modello basato sulla centralita' dell'ospedale per la cura di pazienti anziani, cronici e fragili- dedichi all'assistenza domiciliare sforzi e risorse pressoche' risibili: basti pensare che dedichiamo in media, a ciascun paziente, 20 ore di assistenza domiciliare ogni anno, e che non mancano nazioni europee che garantiscono le stesse ore di assistenza in poco piu' di un mese. 

di Rossella Gemma

Una visita oncologica? Non puo' durare piu' di 20 minuti. Un'ecografia ostetrica o ginecologica? Altrettanto. Mezz'ora, invece, e' concessa per una gastroscopia, 35 minuti se occorre fare anche la "biopsia di una o piu' sedi di esofago, stomaco o duodeno". Sono solo alcuni esempi tratti da uno dei Tempari delle prestazioni specialistiche ambulatoriali che alcune Regioni hanno imposto per decreto, senza consultare i rappresentanti dei medici. Dura la reazione della Fnomceo, che in sede di Consiglio nazionale ha approvato ieri a Siena all'unanimita' una mozione per ribadire "che il rapporto numero di prestazioni/unita' di tempo, proprio dell'industria manifatturiera, non e' applicabile alla Medicina", denunciare il pericolo per la salute dei pazienti e lo svilimento della relazione di cura e chiedere "il ritiro delle disposizioni sui tempari nelle Regioni nelle quali sono stati approvati senza la consultazione della Professione". "Non voglio neppure pensare di non poter prolungare un'ecografia morfologica sino a che non ho la piena certezza che il feto sia sano, o di non potermi prendere tutto il tempo necessario per comunicare una diagnosi infausta, solo per rimanere nell'ambito della mia esperienza di radiologo. Il nostro Codice Deontologico ribadisce a chiare lettere che anche il tempo di comunicazione e' tempo di cura. Vogliamo un Codice fuorilegge? Una relazione di cura o a ore oppure clandestina? Vogliamo lesinare la quantita' di cura erogata ai nostri pazienti, misurandola col cronometro? La Fnomceo non puo' accettarlo", ha affermato il presidente della Fnomceo, Roberta Chersevani.

di Rossella Gemma

Partiranno già da oggi le attività di bonifica del reparto di Medicina generale dell'ospedale San Paolo di Napoli e, a seguire, dell'intero nosocomio. Lo spiega all'Adnkronos il direttore sanitario dell'ospedale Vito Rago, all'indomani dello scandalo scatenato dalla diffusione della foto delle formiche sul letto di una paziente. "Abbiamo posto in essere tutte le procedure necessarie affinché un episodio del genere non si verifichi mai più", spiega Rago, da appena 20 giorni direttore sanitario dell'ospedale San Paolo. "Serve un intervento radicale e per questo - aggiunge - ho già incaricato una ditta affinché svolga le attività di bonifica prima nel reparto in questione, poi dell'intero nosocomio". Intanto, per il ministro della Salute, "Quello che è accaduto all'ospedale di Napoli è una cosa indegna. Come tutti abbiamo appreso la notizia dai siti e abbiamo immediatamente mandato i Nas. Oggi ho inviato anche una task force per appurare tutte le responsabilità e quindi fare un accertamento sulla direzione dell'ospedale e su quello che è accaduto nel reparto". "Dalle prime indagini - ha aggiunto il ministro - è emerso che c'erano dei lavori all'interno del reparto e poi hanno trovato le lenzuola infestate in un magazzino. Ovviamente - ha concluso - è stato bloccato l'accesso al reparto per altri pazienti". E si leva anche la voce dei sindacati.  "Tra vax e no vax, carestia di risorse finanziarie, umane, strutturali, latitanza di atti di indirizzo per contratti e convenzioni, manine che modificano testi legislativi nel percorso tra Palazzo Chigi e Poligrafico dello stato, la sanità pubblica si avvia a un'altra estate di passione". Lo afferma il segretario nazionale Anaao Assomed, Costantino Troise, che intervendo sul caso delle formiche nel letto di una paziente all'ospedale San Paolo di Napoli, sottolinea: "I malati hanno diritto alla dignità e alla cura". "La fotografia delle formiche ricoverate nello stesso letto di una paziente, stante la nota carenza e in attesa dei letti a castello già richiesti alla Consip, sta facendo il giro dei media - commenta Troise - ma, come altre dello stesso tenore, finirà bruciata nel giro di 48 ore. Domani il tran tran riprenderà come prima, nell'abulia generale dei politici, in tutte altre faccende affaccendati, nella stanchezza ripetitiva dei media, nel rito stanco delle task force ministeriali, esperte del dopo quanto ignare del prima".

di Rossella Gemma

Gli esecutivi nazionali delle tre organizzazioni sindacali più rappresentative dei medici del territorio (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale FIMMG; Federazione Italiana Medici Pediatri FIMP e Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell'Area Sanitaria SUMAI) incontreranno giovedì 6 luglio (alle 10 presso la Residenza di Ripetta in Roma) i rappresentanti dei cittadini e i riferimenti dei partiti sui temi della sanità e del sociale. Verranno affrontate in quella sede le determinazioni degli incontri delle Regioni in programma tra mercoledì 5 e giovedì 6 luglio riguardanti l’assistenza sanitaria territoriale e la sua riforma da attuare attraverso la ripresa dell'attività contrattuale. Silvestro Scotti (segretario nazionale FIMMG) Giampietro Chiamenti (presidente FIMP) e Antonio Magi(segretario SUMAI ASSOPROF) rappresentanti dei sindacati maggioritari delle tre aree (medicina generale, pediatria e specialistica), da tempo sostengono che la valorizzazione contrattuale dell’assistenza sanitaria territoriale debba passare attraverso un nuovo atto d’indirizzo da parte del comitato di settore Regioni-Sanità. “Abbiamo già registrato con soddisfazione l’impegno in tal senso dell’Assessore Antonino Saitta in sede di Commissione Salute della Conferenza delle Regioni - affermano Scotti, Chiamenti e Magi -. Siamo convinti che per un serio rilancio dell’assistenza territoriale, come minimum data set, si deve stabilire che il rinnovo contrattuale, in considerazione di quando disposto dall’ultima legge di stabilità, abbia un valore economico oltre che normativo. Non vorremmo che si stessero trovando distinguo legati più a schieramenti politici che alle reali necessità del Paese e del servizio sanitario nazionale (SSN). Ci aspettiamo che i Presidenti delle Regioni assumano finalmente una decisione chiara circa la volontà di ammodernare i loro servizi sanitari regionali e di conseguenza tutto il SSN, facendo delle cure primarie un progetto armonico, equamente diffuso e funzionante in tutta la nazione”. “Le sfide che si prospettano - aggiungono Scotti, Chiamenti e Magi - su temi come la prevenzione, con in testa quella vaccinale, la gestione della cronicità e della non autosufficienza, trovano soluzione tramite lo sviluppo della specialistica ambulatoriale convenzionata interna, della medicina generale e della pediatria di libera scelta attraverso una maggior disponibilità di personale di studio e di strumenti di diagnostica in una logica di medicina di prossimità, per una risposta più immediata e qualificata sia nella presa in carico delle patologie croniche che di quelle acute non complicate. Siamo già in ritardo, visto oltretutto l’evidente e preoccupante diminuzione dei medici dovuta a uno scarso ricambio generazionale. Incontriamo la politica e i cittadini per fare chiarezza sulle responsabilità di chi vuole marginalizzare il territorio per distruggere il SSN. Se non arrivassero risposte immediate dalla Conferenza delle Regioni, liberi da obiettivi negoziali, ci occuperemo di informare i cittadini attraverso campagne di comunicazione per smascherare i veri responsabili del soffocamento dell’assistenza territoriale, utilizzando anche gli strumenti più tipici dell’azione sindacale (stato di agitazione e sciopero) per mostrare al Paese il nostro profondo e radicale contrasto” concludono i rappresentati sindacali.

di Rossella Gemma

L’ipertensione arteriosa è un problema che interessa un adulto europeo su tre. E il numero degli ipertesi è destinato a crescere a causa dell’invecchiamento generale della popolazione. Anche se, almeno nelle fasi iniziali, non può essere considerata una vera malattia, l’ipertensione è il più frequente e principale fattore di rischio per le patologie cardiovascolari che rappresentano la prima causa di morte in tutto il Vecchio Continente. I medici hanno a disposizione farmaci efficaci e ben tollerati, ma purtroppo circa il 50% dei pazienti sospende la cura dopo un anno dalla prescrizione, rinunciando di fatto a un controllo appropriato e continuo della pressione. Sono questi alcuni dei dati che emergono dal 27° Congresso della Società Europea dell’Ipertensione (ESH) che si apre oggi a Milano e che vede la partecipazione di oltre 3.000 specialisti provenienti da 34 Paesi. “L’ipertensione arteriosa è la causa prima di mortalità in tutto il mondo - spiega il prof. Enrico Agabiti Rosei Presidente della ESH -. È il fattore di rischio più importante e come causa di eventi fatali e non fatali ha superato altri fattori di rischio, come il fumo di tabacco e l’inquinamento atmosferico. Ma è non di rado sottovalutata dai pazienti e, talvolta, anche dai medici. L’inizio del trattamento viene effettuato di solito quando ancora non sono presenti sintomi, e questo è uno dei possibili motivi della scarsa aderenza alla terapia. Inoltre molti pazienti ritengono erroneamente che una volta normalizzata la pressione si possa sospendere la cura. In Europa si spendono ogni anno circa 200 miliardi per il trattamento delle malattie cardiovascolari che in gran parte sono correlate all’ipertensione. Tutto questo sta avvenendo nonostante i grandi successi che sono stati ottenuti grazie alla ricerca medico-scientifica”. In Italia sappiamo quando vengono presi i medicinali contro l’ipertensione perché il farmacista deve registrare il farmaco che fornisce al paziente dietro prescrizione medica. Dai dati amministrativi della Regione Lombardia risulta che circa il 40% dei pazienti ipertesi dopo la diagnosi non ripete la prima somministrazione del farmaco. “Questo significa che o la diagnosi della malattia era errata oppure la terapia non viene regolarmente assunta - aggiunge il prof. Giuseppe Mancia Presidente dell’ESH Meeting di Milano -. Questo fenomeno provoca anche un grande spreco di denaro e risorse per l’intera collettività. È stato calcolato che solo in Lombardia 2 milioni e mezzo di euro l’anno potrebbero essere risparmiati. Inoltre la mancata aderenza comporta un incremento dell’incidenza delle patologie cardiovascolari e quindi anche maggiori ospedalizzazioni e conseguenti costi”. Al Congresso di Milano gli specialisti si confrontano su come incrementare l’aderenza alle cure da parte dei pazienti europei. “La semplificazione della terapia con l’impiego di associazioni di farmaci in un’unica pillola è un’ottima soluzione - aggiunge Agabiti Rosei -. L’ipertensione è un problema più frequente nella terza età e in Italia un paziente su due dopo i 65 anni è iperteso. Si tratta di malati spesso con altre patologie e che quindi sono costretti ad assumere più compresse contemporaneamente. Un ulteriore aiuto può arrivare dall’uso delle nuove tecnologie, dai dispositivi elettronici e dalla telemedicina, che possono aiutare a incentivare i pazienti ad assumere regolarmente la cura”. L’incidenza di ipertensione arteriosa è in aumento in tutta Europa (e anche nel nostro Paese). Interessa un cittadino su tre del Vecchio Continente e la prevalenza è destinata ad aumentare a causa dell’invecchiamento della popolazione. In Italia colpisce in media il 33% degli uomini e il 31% delle donne. “È un disturbo cardiovascolare fortemente eterogeneo e che può essere causato da diversi fattori - aggiunge la prof.ssa Dame Anna Dominiczak Past President dell’ESH -. Uno di questi è l’ereditarietà e infatti fino al 50% dei pazienti presenta almeno un parente con lo stesso problema. Sono allo studio test genetici e nuovi biomarcatori per diagnosi sempre più precoci per la prevenzione della malattia attiva e per trattamenti più personalizzati. Stiamo elaborando nuove Linee Guida che devono tenere conto sia della scarsa aderenza alla terapia da parte dei pazienti che della medicina cosiddetta di precisione”. “L’ESH è da anni impegnata non solo nella promozione di progetti di ricerca ma anche in iniziative rivolte alla popolazione e all’intera comunità medica - conclude il prof. Konstantinos Tsioufis Segretario dell’ESH -. Stiamo organizzando programmi per dare una nuova forma alla gestione dell’ipertensione. Interventi sullo stile di vita nei pazienti, campagne educazionali sullo stato del rischio cardiovascolare sono gli ‘strumenti di oggi’ e i medici dovrebbero essere aggiornati per poterli utilizzare e aprire la strada verso una globale riduzione dell’ipertensione”.