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di Alberto Volponi

Nell'ampia galleria dei Santi, uomini e donne che nella loro esistenza terrena hanno dimostrato di essere integerrimi testimoni delle virtù cristiane e della Fede fino, nel caso dei martiri, a prezzo della propria vita e come tali glorificati dalla Chiesa, un lungo tratto è occupato dai Santi taumaturgi. Sono Santi  a cui il popolo riconosce direttamente, senza l'intermediazione fra il fedele orante e Dio, come vorrebbe l'insegnamento teologico della Chiesa, il potere di risolvere problemi personali, per di più di salute. In relazione alla loro storia, alle vicende vissute, ai poteri loro attribuiti, i Santi si "specializzano." La salute della nostra gola è affidata a San Biagio per aver salvato un ragazzo che stava soffocando per una lisca di pesce inghiottita. San Biagio, vescovo armeno di Sebaste, Turchia, si festeggia il due febbraio, il giorno della Candelora, che secondo la tradizione popolare rappresenta la possibile fine dell'inverno. Ai fedeli in chiesa,o gnuno con una candela accesa,  quel giorno viene unta la gola con un batuffolo di ovatta imbevuto di olio benedetto. Contro le ustioni ci protegge San Lorenzo, martire nel 261, sotto l'imperatore Valeriano, arrostito su una graticola conservata e visibile presso la chiesa di San Lorenzo in Lucina, a Roma, a due passi da Montecitorio. Santa Lucia di Siracusa è la santa protettrice dalle malattie oculari e viene raffigurata con un piattino in mano con due occhi poggiati sopra a ricordo del suo martirio sotto Diocleziano. In verità ,secondo lo storico della medicina, Pazzini, non vi fu enucleazione dei bulbi oculari ma l'immagine, che procura una certa sensazione, ormai è quella. Il 13 dicembre, giorno del suo martirio, ritenuto, erroneamente, dalla credenza popolare il giorno più corto dell'anno, è festeggiato, fra l'altro, in tutti i reparti di oculistica, non si sa se con più fervore dai medici che si affidano alla Santa per evitare errori o dai pazienti che hanno sì fiducia nei medici ma... Prima della moderna chirurgia una patologia con gravi complicanze a esito fatale era rappresentata dall'ernia inguinale. Lo strozzamento dell'ernia  con necrosi dell'ansa intestinale erniata, occlusione, infezione peritoneale voleva dire morire con grandi sofferenze. Dai portatori di ernia, come Santo protettore, fu scelto San Cataldo, monaco di origine irlandese del VII secolo, vescovo di Taranto. Molto diffuso il suo culto nell'Italia centro-meridionale, in Sicilia una cittadina in provincia di Caltanissetta porta il suo nome. Anche un Dottore della Chiesa, Santo Alberto Magno, di origine tedesca, siamo all'inizio del 1200, Patrono degli Scienziati, filosofo, teologo, maestro di San Tommaso dei conti d'Aquino, definito, quest'ultimo, dai suoi contemporanei Doctor Angelicus, è annoverato fra i Santi taumaturgi, ovvero delle puerpere avendo eseguito i primi studi, ancorché monaco, di ostetricia e ginecologia. Era un tempo in cui si prestava molta attenzione e rispetto alle puerpere; in alcuni antichi statuti comunali di epoca medievale, periodo aureo  delle nostre città, è ordinato: "Parimenti stabiliamo che nessun fabbro o calderaio possa lavorare nella sua fucina per dieci giorni quando una donna a loro vicina avrà partorito..." Questo per evitare che i loro martellanti e rumorosi lavori disturbassero la quiete delle neo-mamme con quali danni economici si può immaginare, senza cassa integrazione né la possibilità di attivare lo smart working. Fra i Santi taumaturgi un posto in prima fila spetta di sicuro a San Rocco, la cui fama di Santo protettore e guaritore è legata alla peste e per questo venerato in tutta l'Europa, ciclicamente, nei secoli, devastata dalla diffusione dell'epidemia. San Rocco incontra per la prima volta la peste durante il suo pellegrinaggio dalla natia Montepellier a Roma, ad Acquapendente, nel viterbese, dove si ferma ad assistere gli appestati. Successivamente accorre a Piacenza, dove anche qui  era scoppiata la peste, ma  questa volta ne rimane contagiato. Si ritira in isolamento, ora si chiama lockdown, in una capanna della campagna piacentina e, secondo la tradizione, un cane provvede a portargli del cibo. Per questo il Santo è raffigurato, avvolto in un cencioso mantello, pieno di piaghe, con un cane che lo guarda con una ciambella in bocca. Della grande fede per il Santo ne è testimonianza una suggestiva rappresentazione pittorica del Tintoretto che si può ammirare nella Scuola Grande di San Rocco a Venezia. A tenere viva la memoria del Santo sono le numerose chiese e chiesette, costruite quasi sempre all'ingresso dei Paesi, proprio a significare per gli abitanti il ruolo protettivo e quindi salvifico di San Rocco nei confronti della peste, nonché le tradizionali feste del 16 agosto. Intorno alla statua del Santo portata in processione i fedeli depongono le famose ciambelle, un omaggio anche al fedele cane che lo salvò dalla fame. Una tradizione simile è rispettata, in particolar modo in Sicilia, per San Calogero. Un monaco che durante un'epidemia di peste passava per il paese a chiedere cibo per gli appestati allontanati fuori le mura della città. Per il timore di contagio nessuno gli si avvicinava ma dalle finestre venivano lanciati dei pani che il Monaco raccoglieva. è Camilleri, nel suo racconto: "Le scarpe nuove" a ricordarci l'evento che si ripete ogni anno alla processione di San Calò nella sua immaginaria Vigata: "Quanno passava strate strate la statua del santo, la genti dai balconi gli ghittasse pagnotte di pani particolari fatto fari apposta". I Santi taumaturgi sono stati sempre dai fedeli, dal popolo, trattati con una certa confidenza, in collegamento diretto, con una libertà qualche volta eccessiva. Illuminante, in questo senso, l'esilarante sketch del trio napoletano La Smorfia, con Troisi e Lello Arena che pregano con petulante insistenza San Gennaro cercando di convincerlo a intercedere per una vincita a lotto: un ambo sulla ruota di Napoli con Troisi che insiste per il 5-25 e Arena, che cerca di accattivarsi le simpatie del Santo assicurando quattro candele nuove ogni lunedì, con il 15-58. Il loro vociare fa accorrere il sacerdote, Enzo De Caro, che caccia i due questuanti. Rimasto solo volge gli occhi a San Gennaro: "Mi raccomando, San Genna', 6 e 21!" Ma al di là della narrazione di queste forme a volte semplici, talora folcloristiche di ricerca di un aiuto soprannaturale non possiamo eludere il fenomeno di improvvise guarigione da gravi patologie che non trovano una spiegazione razionale, scientifica e per questo continuiamo a chiamarle miracoli. La chiave interpretativa va cercata nella nostra mente, nella capacità di attivare meccanismi bio-chimici e ormonali, arrivando a modificare e annullare lo stato morboso, dalla forza di credere, dal potere della fede "che smuove le montagne"! Chissà quale aiuto ci potrebbe dare un qualche Santo al tempo del Covid. In verità non abbiamo alcun Santo a cui votarci complici anche le chiese chiuse, chiusa anche Lourdes, niente processioni. Abbiamo, ormai da tempo, imparato la lezione manzoniana che descrive gli incontrollabili effetti moltiplicatori del contagio della peste imputabile alla processione della reliquia di San Carlo Borromeo dell'11 giugno 1630 a Milano a cui parteciparono migliaia di persone. Rimane la speranza, che è pur sempre una virtù teologale, nel vaccino, che tutti invochiamo, quasi un santo vaccino! Anche in questo caso avremo molti che non ci crederanno, che avranno timore di complicanze  e di effetti collaterali, che sospetteranno l'interesse inconfessabile dei soliti Soros e delle multinazionali del farmaco. Ci vorrebbe, allora, un altro vaccino: contro la cretineria umana per eliminare tutti i cretini. "Programma troppo ambizioso" avrebbe ammesso De Gaulle.

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