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del dott. Alberto Volponi

Lombardia e Veneto, due regioni contigue ma così diversamente colpite dal Covid. Divise per molti chilometri solo da un corso dì’acqua. Di là del fiume... e tra gli alberi, aggiungerebbe subito l'appassionato lettore di Hemingway; un romanzo ambientato dallo  scrittore americano nel Veneto del '46. Il cinefilo ricorderà il protagonista, un colonnello, Richard Cantwell, che aveva combattuto nella prima guerra mondiale e ora tornava a rivedere, carico di ricordi, quei luoghi di aspri combattimenti e di morte. In verità il nostro riferimento a Hemingway è solo un richiamo letterario: il fiume di cui vogliamo parlare è il Mincio, l'ultimo affluente di sinistra del Po che nascendo dal Garda segna, per ampi tratti, il confine fra la Lombardia e il Veneto. Un fiume di appena 75 km ma spesso entrato nella storia. Virgilio, l'Omero dell'antica Roma, nato ad Andes, vicino Mantova - anche se sull'epigrafe mortuaria rivendicò natali mantovani: "Mantua me genuit." - amava il suo fiume, il suo placido scorrere, senza argini, citandolo in tutte le sue opere più famose e, nelle Georgiche lo definisce "ingens", immenso. Giuseppe Verdi, con Garibaldi, il personaggio più popolare e unificante dell'Italia risorgimentale, ambienta a Mantova il suo Rigoletto e tutto il terzo atto si svolge in una locanda sulle rive del Mincio. Per la sua posizione geografica, lungo le sue sponde, si sono combattute frequenti battaglie. Nel 1814 fra i franco-piemontesi e gli austriaci, quando ancora il "sole di Austerliz" splendeva alto prima di tramontare definitivamente, l'anno dopo, a Waterloo. Durante il Risorgimento storiche le battaglie di Custoza nel '48, sul ponte di Goito, dove si verificò il primo scontro della prima guerra di indipendenza fra piemontesi e austriaci e vide il battesimo di fuoco del corpo dei bersaglieri che, di corsa, ci accompagnerà per tutto il Risorgimento fino a Porta Pia e oltre. Nel '66 ancora Custoza ma, come nel '48 l'esercito piemontese fu sconfitto da quello austriaco. Grazie all'intesa con la Prussia, anch'essa in guerra con l'Austria, ma vincitrice, il regno sabaudo incassò il Veneto e parte del Friuli, subendo l'umiliazione di annettere i nuovi territori via Francia. Ma torniamo a noi. Da sempre il Mincio traccia, geograficamente e amministrativamente, il confine fra queste due regioni pressoché identiche dal punto di vista orografico, ambientale, socio-economico. Sono le regioni più ricche d'Italia; il loro Pil, sommato a quello dell'Emilia-Romagna, rappresenta il 50% di quello italiano. In Lombardia il reddito pro-capite è di 37.258€, superiore alla media europea, in Veneto 33.500. Anche la struttura demografica della popolazione è molto simile: l'età media in Veneto è di 45,1 anni, in Lombardia 44,7; l'indice di vecchiaia, ovvero il rapporto fra gli ultra sessantacinquenni  e i giovani fino ai quattordici anni è favorevole alla Lombardia,165,5 vs 172,1 del Veneto. Due Regioni, quindi, diverse tra di loro per storia, tradizioni, costumi, dialetti ma due Regioni che giustamente continuiamo ad assimilare nella definizione lombardo-veneto come un unicum. Tuttavia gli effetti devastanti della pandemia sono stati drammaticamente differenti. Il primo luglio si contano in Veneto 2.022 morti per Covid, in Lombardia 16.650. è vero che quest'ultima ha una popolazione, dieci milioni di abitanti, esattamente doppia rispetto al Veneto, ma il divario rimane ed è forte e non può non interrogarci. Abitare di là del nostro fiume ha rappresentato, per i cittadini delle due Regioni, una più elevata, e di molto, o più bassa, probabilità di ammalarsi e di morire! 75 metri, tale la larghezza media del Mincio, per una chance in più o in meno di vivere. Fra i fattori favorenti la diffusione del virus è stato individuato quello ambientale; ma nel nostro caso non esistono, sotto questo profilo, differenze proprio per le note caratteristiche che accomunano le due Regioni. Il Covid, altra considerazione, colpisce soprattutto gli anziani. Anche in questo caso  la struttura demografica delle due popolazioni sono simili, con indici migliori, se vogliamo, della Lombardia. L'organizzazione sanitaria presenta invece delle diversità. La Lombardia ha puntato molto sugli ospedali di eccellenza, su una parificazione completa pubblico-privato. Un'organizzazione che potrebbe avere, come ha avuto, difficoltà a rimodellarsi rapidamente e rispondere con efficacia difronte a una emergenza come quella vissuta con il Covid. Ma è pur sempre una sanità di qualità. Altrettanto si può definire la sanità del Veneto che ha, tuttavia, sviluppato il proprio sistema sanitario in maniera più equilibrata con una rete territoriale ben strutturata. In verità entrambi i sistemi non erano, né potevano essere pronti a risposte immediate ed efficienti di fronte alla violenza del virus, come non lo è stato nessun sistema sanitario al mondo. La differenza, allora, nel nostro caso l’hanno fatta, come spesso accade, le scelte strategiche dei decisori politici e tecnici. Il Veneto ha trovato nel Prof. Crisanti, microbiologo dell'Università di Padova, nemmeno virologo - figura così di moda oggigiorno - reimportato in Italia dopo una lunga esperienza all'Imperial College di Londra, il vero artefice della lotta al Covid vincendo le iniziali resistenze della dirigenza amministrativa, la famosa burocrazia, e politica della Regione. Ha intuito in tempo, il Prof. Crisanti, l'importanza dell'uso dei tamponi per individuare d isolare soggetti portatori e circoscrivere l'area del contagio, avendo, fra l'altro, avuto l'accortezza, interpretando meglio di altri ciò che stava avvenendo in Cina, di riempire il magazzino del laboratorio di reagenti a costi contenuti e ancora reperibili sul mercato. Per questo è stato formalmente diffidato e minacciato di procedimento per danno erariale dal direttore generale della sanità del Veneto! Affrontare poi, sul campo, l'emergenza è stato compito dei medici e degli infermieri, ma il numero più contenuto dei contagiati, meglio distribuiti, a seconda della gravità, fra assistenza ospedaliera e domiciliare, ha permesso loro di dare risposte più adeguate. Errori e disfunzioni ci sono stati anche in Veneto; basti pensare alla prima dotazione al personale di mascherine che sembravano di carta velina ma la strategia di fondo è risultata vincente. In Lombardia, purtroppo, le scelte sono state altre; alcune non esiteremmo a definire criminose come la gestione dei pazienti ricoverati nelle RSA. La drammatica conseguenza sta in due numeri. A oggi: 72.000 contagiati in Lombardia, 19.327 nel Veneto. I numeri sono questi e hanno una incontrovertibile valenza confermando un aforisma dello scrittore Robert Heinlein, ancorché famoso autore di libri di fantascienza "Se qualcosa non può essere espressa in numeri non è scienza: è un'opinione"

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