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del dott. Alberto Volponi

Nanny State ovvero lo Stato balia che, preoccupato per la salute dei propri cittadini, e soprattutto dei costi sociali ed economici riflessi, interferisce nei loro stili di vita. Lo Stato con una missione pedagogica, al limite dello Stato etico, missione che si sviluppa attraverso una serie di divieti e di proibizioni. Uno Stato di "lotta" al fumo, all'alcool, all'obesità, solo per citare i campi di maggiore impegno. Certamente gli abusi  di certe sostanze hanno rappresentato da sempre una minaccia per la salute dell'individuo ed è giusto limitarne il consumo che, tuttavia, rappresenta anche l'espressione di abitudini secolari difficili da sradicare. Il tabacco arriva in Europa con la scoperta dell'America, dove gli indigeni fumavano foglie essiccate e accartocciate, e comincia ad avere una sua diffusione dopo il 1560 quando l'ambasciatore portoghese in Francia, Nicot, da cui il nome del componente più importante, la nicotina, ne promuove la coltivazione come pianta medicinale. Da lì a poco il tabacco viene consumato sotto forma di sigaro, fumato con la pipa, masticato o  fiutato in particolare dagli strati sociali più elevati e nel mondo ecclesiastico, soprattutto nei conventi. Forse per questo gli autori della serie televisiva "I Borgia" compiono l'errore storico  di far fumare troppo presto un sigaro a Jeremy Irons, peraltro grande attore nell'interpretazione di Rodrigo Borgia, che diventò Papa Adriano VI proprio nel fatidico 1492, mentre si aggira  nelle stanze del Vaticano non ancora affrescate da Raffaello. Ma la vera esplosione nel consumo del tabacco vi sarà con la sigaretta inventata nel 1832 dai soldati ottomani durante l'assedio di San Giovanni d'Acri, in Palestina, e fatta conoscere  ai soldati francesi, inglesi e piemontesi, alleati contro la Russia zarista nella guerra di Crimea. Da allora si è pensato ai Turchi sempre come incalliti fumatori ("fumi come un turco") anche se nella speciale classifica mondiale la Turchia è solo al 29° posto, classifica guidata da Montenegro e Bielorussia, e chiusa  dai paesi del centro Africa, Ruanda e Uganda, dovecertamente  hanno altri problemi che fumare. L'Italia è al 34° posto ma la vera ciminiera è rappresentata dalla Cina dove fumano poco, singolarmente, ma in tanti, oltre 300 milioni. C'è attualmente una tendenza a ridurre il consumo di tabacco. Nel 2000, ci dice l'OMS, il 27% della popolazione mondiale fumava, nel 2016 il 20%. L'Italia sembra essere in controtendenza. L'Istituto Superiore di Sanità afferma che nel 2018 i fumatori sono diventati 12,2 milioni, un dato in lieve aumento rispetto agli anni precedenti cui si affianca il pesante fardello di 33.700 morti per cancro ai polmoni. Il fenomeno preoccupa in particolare per la diffusione fra i giovani. Fra i 14 e i 17 anni, 1 su 10 fuma abitualmente, 5 su 10 in maniera saltuaria. I danni maggiori sono a carico dell'apparato cardiovascolare per l'azione della nicotina, potente vasocostrittore, e dell’apparato respiratorio a causa dell'inalazione di sostanze cancerogene, formaldeide, benzene, nitrosamine, che si sviluppano con la combustione o si generano durante la lavorazione. Dopo anni di esaltazione, in particolare delle sigarette come oggetto di libertà ed emancipazione, tanto che qualcuno ha considerato il fumo "una sorta di danno collaterale del femminismo". Reale è il netto aumento delle fumatrici in Italia dopo il '68, e dopo anni di pubblicità sfrenata e invasiva, e di una filmografia i cui eroi hanno tutti la sigaretta tra le labbra, da Humphrey Bogart a James Dean, fino ai contemporanei Mel Gibson e Brad Pitt., Smitizzare il fumo non è semplicenonostante i continui richiami del mondo scientifico sui danni da fumo attivo e passivo, che hanno spingono il legislatore italiano a qualche timido tentativo. Non dobbiamo, infatti, dimenticare il regime di monopolio e gli incassi dello Stato dalla vendita di sigarette,14 miliardi di euro l'anno, anche se poi circa metà si spendono per curare i danni fisici provocati dal fumo. Non un grande affare!! È del 1962 un primo, facilmente aggirabile divieto di pubblicità del tabacco; nel '75 si approva la legge che vieta di fumare sui  mezzi di trasporto pubblico e al cinema dove finalmente si può vedere il film senza nuvole di fumo attraversate dal fascio di luce del proiettore, e tornare a casa senza doversi cambiare la giacca impregnata di cattivo odore. A tale proposito un aneddoto che arriva dall’Inghilterra sulla nascita dello smoking. In età vittoriana, a chi dopo la cena si recava in salotto a fumare, per ovviare all'inconveniente che tanto infastidiva le rispettive signore, il padrone di casa forniva una comoda giacca, una smoking jacket: indispensabile capo di abbigliamento delle serate mondane. In verità, in Italia, la lotta al fumo senza quartiere viene intrapresa dal ministro della sanità Sirchia le cui leggi hanno avuto il merito di ridurre almeno gli effetti del fumo passivo. Purtroppo però i fumatori più incalliti continuano a ignorare le scritta sui pacchetti di sigarette, preferendo magari il pacchetto dove si  paventa il cancro ai polmoni  rispetto a quello che minaccia l'impotenza! Al contrario della guerra al fumo quella all'alcool non è mai stata così sistematica se non in casi eccezionali, come durante il proibizionismo nell'America degli anni ‘20-30, che ha fatto danni incalcolabili, non ultimo la crescita esponenziale della criminalità con gli italiani-americani in prima linea. Del resto il vino ha una storia millenaria e a memoria d'uomo si è sempre coltivata la vite. Non è un caso che i romani si erano inventati addirittura un dio, Bacco. Il bere, in particolare i superalcolici, ha rappresentato, in epoche più recenti, quasi uno status simbol. Regnanti e grandi uomini politici, statisti, sono stati grandi bevitori; da Churchill a Eltsin ma anche la Regina Madre, vissuta ben 101 anni, era un'apprezzata esperta di gin. Una lunga fila di scrittori, specie anglo-americani, da Hemingway a Joyce, da Scott Fiztgeral, che ci ha fatto sognare con il suo "Il grande Gatsby" a Faulkner, premio Nobel nel '49, che assiomaticamente affermava: "La civilizzazione inizia dalla distillazione", a Truman Capote che ci ha regalato "Colazione da Tiffany" la cui versione cinematografica consacrò  la deliziosa Audrey Hepburn. Nelle giuste dosi gli effetti benefici del vino sono ben noti: migliora l'umore, favorisce la socializzazione, e ormai acclarate sono le sue virtù terapeutiche legate al tannino, sostanza appartenente alla famiglia dei polifenoli di cui si conoscono, a partire dal resveratrolo, le proprietà antiossidanti. L'abuso fino all'ubriachezza comporta invece alterazioni delle facoltà fisiche e mentali per effetto dell'etanolo, e un elevato consumo nel tempo danni devastanti soprattutto al fegato. Una ricerca Eurispes-ENPAM arriva a quantificare in 435 mila, negli ultimi dieci anni, 2008/2017, i morti per patologie alcool correlate, incidenti stradali, sul lavoro, omicidi legati allo stato di alterazione psichica. L'ultima frontiera è oggi la lotta all'obesità. L'obesità, figlia della società del benessere, della ricca ed eccessiva alimentazione e della sedentarietà, è semplicemente la conseguenza di uno squilibrio fra l'assunzione di cibo e il dispendio di energie ed è un fattore di rischio per molte patologie, da quelle cardiovascolari, al diabete, ad alcune forme di tumore. Per malattie legate all'obesità si calcolano 57mila morti l'anno in Italia. I dati epidemiologici non sono confortanti. Più del 35% degli adulti è in sovrappeso, quasi il 10% francamente obeso. Il dato ancora più allarmante riguarda i bambini: uno su tre è obeso, mentre fra gli adolescenti il rapporto scende a uno su quattro. Fondamentale è una educazione alimentare che favorisca il consumo di prodotti con limitato apporto calorico e incentivare l'attività fisica. Fra gli alimenti il grande nemico, e a ragione, è stato individuato nello zucchero. Da qui la decisione  già in 50 paesi di introdurre la sugar-tax che talora ha comportato anche veri e propri conflitti commerciali fra i vari paesi. L'Italia, per citarne uno, ha faticato non poco, al limite dell'incidente diplomatico, per superare i divieti del Cile all'importazione degli ovetti Kinder, molto apprezzati dai bambini cileni. Ora anche da noi, in Italia, sii parla di una sugar-tax, con l'inevitabile strascico di polemiche anche perché, a dire il vero, si ha l'impressione che, più che a proteggere la salute, punterebbe a raggranellare un paio di cento milioni per le esangui casse dello Stato. Poco l’intento pedagogico, ma forse è meglio così!

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