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News Letter dell'ordine

Dimostrazioni dal vivo delle più recenti tecniche di endoscopia digestiva diagnostica e terapeutica, letture magistrali di relatori tra i più qualificati nell'ambito delle patologie gastrointestinali e bilio-pancreatiche, un mini-simposio dal titolo "Management of Pancreatic Collections". All'approfondimento di queste tematiche e degli argomenti più rilevanti dell'endoscopia digestiva è dedicato il congresso internazionale "EndoLive Roma 2013" (www.endoliveroma.it) promosso dall'Unità Operativa di Endoscopia Digestiva Chirurgica del Policlinico universitario Agostino Gemelli, diretta dal prof. Guido Costamagna, che si svolgerà a Roma oggi e domani, giovedì 9 e venerdì 10 maggio, presso l'Auditorium dell'Università Cattolica. "Le due giornate di congresso internazionale rappresentano un appuntamento con i massimi esperti di tutte quelle discipline che ruotano attorno all'endoscopia digestiva - spiega il professor Guido Costamagna, promotore del meeting scientifico e direttore dell'European Endoscopy training Center del Policlinico Gemelli - con lo scopo di creare un focus di discussione multidisciplinare fra gastroenterologi, endoscopisti, chirurghi e medici di medicina generale". "In particolare - anticipa Costamagna, - le dimostrazioni in diretta riguarderanno la colangio-pancreatografia per via endoscopia, la colangioscopia e pancreatoscopia per via orale, la gestione del sanguinamento gastrointestinale, la mucosectomia e dissezione sottomucosa del tratto digestivo superiore ed inferiore, il trattamento dell'esofago di Barrett, la miotomia endoscopica perorale per il trattamento dell'acalasia, la miotomia cricofaringea endoscopica per il trattamento del diverticolo di Zenker, l'enteroscopia, l'endo-microscopia confocale, l'ecoendoscopia diagnostica e terapeutica, l'endoscopia con video capsula". Il congresso avrà anche un simposio satellite dedicato agli infermieri, che oggi sempre maggiormente svolgono un ruolo fondamentale nella gestione e nel successo delle procedure endoscopiche più complesse.

E' la Finlandia il miglior paese al mondo per madri e figli, mentre la Repubblica democratica del Congo è il peggiore e l'Italia risulta in 17esima posizione. E' quanto emerge dal 14esimo Rapporto di Save the Children sullo Stato delle Madri nel Mondo, redatto dopo aver analizzato le condizioni di mamme e bambini in 176 paesi. Finlandia, Svezia e Norvegia sono ai primi posti nella classifica dei paesi dove lo stato di salute della madre, il livello di istruzione, le condizioni economiche, politiche e sociali garantiscono il benessere alle mamme e ai loro figli. Al contrario, i 10 paesi, tutti dell`Africa sub-sahariana, che si collocano in fondo alla graduatoria, chiusa dalla Repubblica Democratica del Congo, ottengono punteggi molto scarsi per ognuno dei 5 indicatori su cui si è basato il rapporto: salute materna e rischio di morte per parto, benessere dei bambini e tasso di mortalità  entro i 5 anni, grado di istruzione, condizioni economiche e Pil procapite, partecipazione politica delle donne al governo. Il rapporto colloca l’Italia al 17esimo posto: secondo i dati, le condizioni di salute delle mamme e dei bambini raggiungono livelli alti (il tasso di mortalità femminile per cause legate a gravidanze e parto è pari a 1 ogni 20.300, quello di mortalità  infantile è di 3,7 ogni 1000 nati vivi), come abbastanza alto è il livello di istruzione delle donne, pari a 16 anni di formazione scolastica. Sebbene la scarsa percentuale media di partecipazione politica delle donne fotografata dal rapporto (20,6%) abbia subito un deciso incremento in occasione delle ultime elezioni (con il 28,6% al Senato e 31,3% alla Camera), siamo però ancora distanti perfino da paesi come Angola (38%), Afganistan (27%) e Mozambico (39%). Ampio spazio quest’anno viene dedicato al focus tematico “Sopravvivere al Primo Giorno”, come riportato nel titolo del Rapporto, con la creazione di un indice relativo alle morti precocissime dei neonati, quelle cioè che avvengono nelle prime 24 ore dalla nascita. Ben un milione di bambini ogni anno non sopravvive al primo giorno: la frequenza più alta si registra in Somalia (18 bambini morti su 1000 nati), Mali, Sierra Leone, Repubblcia democratica del Congo (17), Repubblica Centrafricana (16), Ciad, Costa d`Avorio, Angola (15). A livello numerico, invece, l`Asia del Sud, la regione dove risiede il 24% della popolazione mondiale, quella in cui si verifica ben il 40% delle morti durante il primo giorno di vita (420.000 bambini ogni anno). Nonostante l`incredibile crescita economica degli ultimi anni, l’India guida questa triste classifica con 309.300 bambini morti nel primo giorno, pari al 29% del totale mondiale, ed è in questo paese che si conta il maggior numero di mamme che muoiono per gravidanza o parto. La quasi totalità delle morti di neonati e delle loro mamme (rispettivamente il 98 e il 99%) si verifica nei paesi in via di sviluppo, dove è fatale la mancanza di servizi sanitari di base e di assistenza prima, durante e dopo il parto. Tra i paesi industrializzati, gli Stati Uniti addirittura guidano la triste classifica per mortalità  dei neonati: ogni anno più di 11.000 bambini americani muoiono durante il loro primo giorno di vita. Nonostante le condizioni dell`istruzione ed economiche siano soddisfacenti, collocandosi tra i 10 migliori paesi, altrettanto non emerge per quanto riguarda la salute delle madri, del benessere dei bambini (rispettivamente al 46esimo e al 41esimo posto) e per la partecipazione politica (89esimo). Save the Children ha quindi sottolineato la necessità  di investire in formazione e aggiornamento di operatori sanitari, soprattutto quelli che operano sul campo: si stima che, oltre a strutture, strumentazioni e trattamenti a basso costo per prevenire complicazioni e morti premature, occorrano almeno 5 milioni di specialisti per rispondere alle esigenze delle comunità . Terapie per prevenire e curare infezioni durante la gravidanza, l`uso di sistemi di intubazione per aiutare i bambini a respirare, disinfettanti per la pulizia del cordone ombelicale, l`immediato trattamento delle infezioni neonatali e operatori in grado di fornire alle madri informazioni di base sull`importanza dell`igiene, dell`accoglienza del neonato e dell`allattamento al seno sono accorgimenti che se incrementati potrebbero prevenire la morte di oltre tre neonati su quattro. Save the Children, alla vigilia della Festa della Mamma 2013, lancia un appello perché questa diventi un’occasione per sostenere gli interventi per la salute materno-infantile dell`organizzazione nei paesi maggiormente in difficoltà.

“Mi chiamano psicologo. Questo è un errore. Sono piuttosto realista in un senso più alto, cioè descrivo tutte le profondità dell'animo umano”. Già nella seconda metà del 1800, Dostoevskij aveva scritto nei “Saggi” della difficile relazione tra la psicologia e l’uomo. Una relazione che, ancora oggi, resta troppo complicata perché complicato è il percorso che avvicina l’uomo comune al riconoscimento del bisogno di aiuto. In un mondo in crisi, sono sempre più numerose le persone che manifestano un disagio psichico, spesso sottovalutato  per paura dell’emarginazione dai cosiddetti “sani”. E allora, di fronte a queste difficoltà, la psicologia studia strategie non tradizionali per promuovere il benessere. Gli psicologi del Mip sono stati tra i primi, in Italia, a muoversi in questa direzione, fornendo a tutti i cittadini, già dal 2008, la possibilità di avere accesso alla prevenzione psicologica. Anche quest’anno, per la sesta edizione, parte “Maggio di Informazione Psicologica”, la prima e unica campagna nazionale di prevenzione del disagio psichico. Gli psicologi Mip tornano a promuovere il benessere psicologico, in un'iniziativa che prevede, per l'intero mese di maggio in tutta Italia, più di mille appuntamenti aperti al pubblico tra incontri informativi e a tema, conferenze, seminari e gruppi esperienziali. Oltre alla possibilità di un colloquio psicologico gratuito (info su www.psicologimip.it e www.psicologimip.it). La manifestazione, il cui slogan è "Non c'è salute senza salute mentale", coinvolge oltre mille psicologi e psicoterapeuti, settanta province e numerosi comuni della penisola. Il Mip è organizzato da Psycommunity, la comunità  on line degli psicologi italiani che quest'anno festeggia i primi dieci anni di vita, conta più di 6700 membri e raccoglie tutti gli psicologi interessati a costituire una piattaforma virtuale su cui condividere i propri interessi. Tra gli obiettivi del Mip: diffondere un'adeguata cultura del benessere psicologico, sensibilizzare alla prevenzione del disagio psichico, facilitare l'incontro con lo psicologo e lo psicoterapeuta, divulgare corrette informazioni, sfatare pregiudizi sociali, incoraggiare e promuovere la cultura psicologica in Italia, far conoscere gli ambiti di applicazione della psicologia. "In Italia, i servizi territoriali per la salute mentale sono organizzati per intervenire per lo più sui disturbi di natura psicotica, che però colpiscono solo l'un per cento della popolazione", si legge in una nota diffusa dagli organizzatori dell'evento. E ormai evidente, come la risposta del sistema sanitario nazionale sia più orientata ad accogliere il solo disagio fisico e non fornisca, invece, un'adeguata risposta a quello di natura psicologica. La struttura di questo modello socio-sanitario è così radicata nel funzionamento della nostra società che il 70-90 per cento delle persone che si rivolge al medico di base soffre di disturbi depressivi o ansiosi, ma continua a chiedere aiuto solo per i sintomi fisici. La Oms stima che siano 10 milioni in Italia nella fascia d'età 18-65 anni gli individui che soffrono di disturbi di natura psicologica. Cinque milioni quelli affetti da depressione: il 15 per cento di tutte le donne e l'8 degli uomini; tra l'8 e il 10 per cento degli adolescenti tra i 14 e i 24 anni, e il 50 per cento dei pazienti affetti da cancro, ictus, Parkinson, diabete e, soprattutto, malattie cardiovascolari. Si aggira intorno al 75 per cento la percentuale di pazienti che si rivolge al medico di base per disturbi fisici che, in realtà, sono somatizzazioni ed espressione di una condizione di sofferenza psicologica.

Sono oltre 3 mila all'anno i casi di meningite in Italia. Oggi, 24 aprile, si celebra la Giornata mondiale per la lotta alla malattia e alla vigilia della ricorrenza, l'Amcli, Associazione microbiologi clinici italiani, richiama l'attenzione su quella che "ancora è un'emergenza sanitaria che richiede immediata assistenza, indirizzata soprattutto alla diagnosi e al tempestivo trattamento terapeutico". La meningite è una patologia infiammatoria delle membrane (le meningi) che avvolgono cervello e midollo spinale. Generalmente è di origine infettiva ed è caratterizzata da una sintomatologia specifica che include l'irrigidimento della parte posteriore del collo, febbre alta, mal di testa, vomito o nausea, alterazione del livello di coscienza e/o convulsioni. Le forme batteriche sono le più gravi e possono condurre a morte anche nel 10% dei casi. I maggiori responsabili di queste forme  sono il meningococco e lo pneumococco che infettano principalmente soggetti non vaccinati. In Italia l'incidenza della malattia invasiva da meningococco è maggiore (4,6 casi ogni 100 mila persone) in bambini al di sotto di 1 anno. Gli ultimi dati, però, mostrano una diminuzione dei casi e giustificano l'impegno dell'Italia nella ricerca scientifica indirizzata a prevenire e trattare adeguatamente le meningiti di tipo batterico, con l'introduzione di vaccini per il meningococco, pneumococco ed emofilo, efficaci già nel primo anno di vita. Nonostante i successi degli ultimi anni nel campo delle vaccinazioni, un bambino nel mondo ogni venti secondi muore per una malattia prevenibile come morbillo, polmonite, rotavirus o appunto meningite, e questo succede non solo nei paesi in via di sviluppo ma anche in quelli occidentali. E' questo uno dei messaggi con cui si aprirà, sempre oggi, il primo Global Vaccine Summit ad Abu Dhabi. Al centro, la strada percorsa fino ad ora, che registra già qualche successo a cominciare dalla quasi eliminazione della polio, e soprattutto su quella ancora da fare, tracciata dal 'piano di battaglia' (Global Vaccine Action Plan) su cui si sono impegnati 194 paesi lo scorso maggio. All'evento, organizzato in coincidenza con la settimana dell'immunizzazione proclamata dall'Oms, parteciperanno 300 delegati tra esperti, politici, filantropi e 'star' della vaccinazione. Sul tavolo dei lavori, il piano adottato dalla World Health Assembly, che prevede fra gli obiettivi da qui al 2020, l'eliminazione definitiva della polio, una copertura vaccinale minima del 90% per le principali malattie per i bambini di tutto il mondo e la messa a punto e l'introduzione di nuovi vaccini per aumentare il numero di patologie 'coperte'. Se si riuscirà nell'intento, hanno calcolato gli esperti, si potrebbero evitare entro il 2020 un miliardo di malattie e 20 milioni di morti, la maggior parte dei quali nei paesi in via di sviluppo. Anche gli sforzi economici, sottolineano i documenti preparatori del summit, sarebbero ampiamente ripagati con 12 miliardi di dollari di risparmi e 800 miliardi di vantaggi economici per i paesi grazie alle vite più lunghe e sane, e quindi più produttive, degli abitanti.

A ciascuno il suo: ogni persona con diabete è diversa, diversa quindi personalizzata, "su misura" dovrebbe essere la cura da seguire. Presentato in anteprima mondiale ieri a Roma il nuovo modello per il trattamento del diabete di tipo 2 messo a punto dall'International Diabetes Federation (Idf), che riprende il modello italiano sviluppato 2 anni fa dall'Associazione medici diabetologi (Amd) per curare 'su misura' i diversi profili di pazienti. Ogni persona con diabete è dunque diversa. Personalizzata dovrebbe allora essere la cura da seguire. Partendo da questa osservazione, Antonio Ceriello, vicepresidente dell'Amd - ricorda una nota - due anni fa mise a punto, insieme a un gruppo di colleghi italiani, un modello definito tecnicamente 'algoritmo terapeutico' che, basandosi sulle caratteristiche di età, durata della malattia, fattori di rischio e complicanze aveva identificato diversi profili di malattia, da sottoporre a schemi di cura personalizzati. In Italia è già stato sperimentato, validato e trasformato in un software disponibile per tutti i medici sul sito Amd. Due anni dopo, l'algoritmo italiano "ha ispirato e profondamente caratterizzato l'analogo strumento messo a punto da Idf, l'organizzazione internazionale che raccoglie le società scientifiche e le associazioni di volontariato attive nella lotta al diabete", spiega Ceriello, che è stato il coordinatore del gruppo di lavoro internazionale appositamente costituito da Idf. Il gruppo di lavoro era composto da una ventina di esperti e includeva altri due italiani, già membri del gruppo di esperti dell'algoritmo Amd: Alberto De Micheli e Marco Gallo. Il modello realizzato è stato presentato in anteprima mondiale a Roma, nel corso dell'incontro internazionale 'Personalizing treatment of type 2 diabetes in practise'. Ma non è tutto: infatti, questo approccio al problema ha risvegliato l'interesse dell'Unione Europea, alle prese con il problema di porre un argine al dilagare delle malattie croniche. Anche il diabete, riconosciuto come prototipo di malattia cronica, rappresenta un forte potenziale di rischio per l'nsorgere di altre patologie come quelle cardiovascolari e le neuropatie. Entrambe importanti per la salute generale del paziente.

Arriva direttamente dal quinto congresso Sisqt (Società italiana per la sicurezza e qualità nei Trapianti), che si tiene fino a venerdì a Firenze,  la ricetta per garantire la sostenibilità dei trapianti e migliorare la sopravvivenza dei pazienti: giungere il prima possibile al trapianto (anticipare di 1-1,5 anni, rispetto a quando accade oggi), ottimizzare il funzionamento della rete trapiantologica, tenere una lista trapianti molto piccola (40-50 persone) per poter dare a questi pazienti una certezza di essere trapiantati. La sopravvivenza dell'organo e quella del paziente trapiantato, nel caso del trapianto di fegato, sono strettamente correlati al MELD del paziente nel momento in cui arriva al trapianto. Il MELD (Model for End stage Liver Disease), è un punteggio per definire la gravità di un'epatopatia in fase terminale, in vista della pianificazione di un trapianto di fegato; viene calcolato tenendo conto dei valori dell'INR (un esame della coagulazione), della bilirubina e di creatinina sieriche. Secondo un recente studio di Aberg, pubblicato su 'Liver trasplantation', un paziente che arriva al trapianto con un punteggio MELD compreso tra 15 e 25, a 5 anni dal trapianto avrà generato una spesa di circa 230mila euro, praticamente il doppio della spesa globale a 5 anni di un paziente trapiantato con un punteggio MELD inferiore a 15 (costi globali a 5 anni circa 170mila euro). Un paziente che arriva al trapianto con un MELD molto alto avrà inoltre dei tempi di ricovero, anche in terapia intensiva, molto più lunghi di un paziente con un MELD score inferiore a 15 e questo è naturalmente responsabile di costi peri-procedurali molto più elevati. E sul tema della tempestività dei trapianti, non solo quelli di fegato, è da rilevare come si raggiungano punte di eccellenza, proprio nella nostra Provincia, con l’equipe del Centro Trapianti guidato dal dott. Moreno Bartolomucci. Un servizio di espianto, per il quale l’Ordine dei Medici della Provincia di Frosinone va fiero, un servizio che funziona e che rientra nel circuito delle banche dati nazionali mettendo a disposizione dei pazienti in attesa di trapianto su tutto il territorio nazionale, l’organo espiantato al donatore.

Non è stato ancora dimostrato il nesso di causalità, tra aumento di tumori/malformazioni e la vicinanza della popolazione alle discariche, ma i tempi della scienza non possono diventare un alibi: la correlazione geografica può esistere. Ad esempio, a nord di Napoli e nella provincia di Caserta, dove per decenni sono stati interrati rifiuti tossici, l'eccesso di neoplasie, avvisa uno studio validato dall'Organizzazione mondiale della sanità, è stato del 12 per cento tra gli uomini e del 9 per cento tra le donne. Al di là degli allarmismi, come Ordine dei Medici della Provincia di Frosinone, abbiamo il dovere di lanciare un monito affinché le istituzioni e gli addetti ai lavori gestiscano la questione dell’impianto di trattamento di rifiuti nella zona di Colfelice, con senso di responsabilità e lungimiranza. Considerando che il territorio della provincia di Frosinone è stato, negli anni, già abbastanza deteriorato dall’inquinamento delle acque del fiume Sacco, sarebbe auspicabile che non si continuassero a sfruttare il suolo e l’aria già abbastanza messi a dura prova. In tema di monitoraggio bisognerebbe poi giungere, come del resto più volte auspicato, alla realizzazione di un vero e proprio ‘registro dei tumori’ dal momento che, ad oggi, i dati che affluiscono all'Istituto Superiore di Sanità dai ‘registri tumori accreditati’, non sono del tutto precisi e omogenei dalle varie Regioni. Oltre i dati statistici, questo Ordine fa affidamento sul buon senso degli amministratori locali e su quello delle istituzioni  nazionali, affinché si mantenga alta l’attenzione sulla salute di ogni singolo cittadino. Perché salute vuol dire benessere collettivo.

 

La crisi si sta facendo sentire anche sulla salute di bambini e adolescenti. L'ansia e la depressione dei genitori si riflettono, purtroppo, in un aumento dei problemi comportamentali e persino nel consumo di psicofarmaci in età giovanile, dei figli. La denuncia allarmante, arriva anche all'Ordine dei Medici della Provincia di Frosinone, dai lavori della scuola di formazione Capri Campus 2013, dove Giuseppe Mele, presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp), ha spiegato come, alla già disgregata struttura familiare si aggiungano, ora, i problemi di ansia e depressione dovuti al perdurare della crisi economica. Tutto si ripercuote sui bambini e sugli adolescenti, ed è proprio su questi ultimi che si registra un aumento dell'uso di psicofarmaci, particolarmente pericolosi per un corpo che si sta ancora formando.
Secondo i colleghi pediatri, sono in aumento anche altre patologie legate alla povertà, una su tutte l'obesità. Ma la depressione economica, che fa registrare in Italia 9 milioni di poveri, non provoca solamente disturbi comportamentali nei più piccoli, ma causa anche una diminuzione della capacità economica per le cure mediche. Sempre di più, si risparmia sulle visite specialistiche e persino sulle prestazioni ospedaliere, evitando così il pagamento del tiket. Ma bisogna ricordare che quando si comincia a risparmiare sulle cure e sulla salute in generale, si è solo all'inizio di un processo pericoloso. Il mantenimento di una buona salute pubblica è, infatti, la prima condizione per il benessere collettivo e per la solidità di una nazione.


 

I dati che arrivano all’Ordine dei Medici di Frosinone dai medici sentinella della rete Influnet, annunciano che in Italia "è terminato il periodo epidemico, avendo raggiunto il valore soglia di 2 casi per mille assistiti". Ciò significa che il contagio 'di massa' dei mesi invernali può considerarsi concluso, anche se i virus influenzali -aiutati dal meteo - continuano a colpire almeno 100 mila italiani alla settimana: 126 mila, per la precisione, nel periodo oggetto dell'ultimo bollettino (25-31 marzo). Complessivamente l'influenza 2012-2013 ha messo a letto finora quasi 6 milioni di connazionali (5 milioni e 879 mila), in linea con la previsione azzardata dagli esperti a inizio stagione. Ma bisogna anche considerare, che qualche caso in più in questo inverno si è registrato anche a seguito delle vicende legate alla discussa commercializzazione dei vaccini. Situazione che potrebbe cambiare il prossimo anno. Secondo l’Agenzia Europea per i farmaci, infatti, ci saranno in commercio due tipi di vaccini influenzali: uno trivalente e per la prima volta uno quadrivalente. I ceppi del vaccino trivalente saranno del tipo A-California (H1N1), A-Victoria (H3N2) e B-Massachusetts. Nel vaccino quadrivalente sarà presente anche il ceppo di tipo B, oltre agli altri tre quindi si avrà il B-Brisbane.

L’Ordine dei Medici della Provincia di Frosinone si rallegra per gli straordinari risultati raggiunti da una sua iscritta, la dottoressa Maria Concetta Fargnoli, che rappresenta un'eccellenza cassinate balzata agli occhi delle cronache mondiali degli ultimi giorni per un'importantissima ricerca scientifica sul meccanismo alla base dello sviluppo dei melanomi cutanei. Il gene Fto, precedentemente associato all'obesità, è stato identificato come determinante della suscettibilità genetica per questo tumore cutaneo. Il lavoro scientifico, pubblicato su Nature Genetics” la più importante rivista di genetica molecolare su scala mondiale, rappresenta un vero traguardo nel campo della ricerca e soprattutto della prevenzione. A curarlo sono state le professoresse Ketty Peris e Maria Concetta Fargnoli, entrambe dermatologhe convenzionate presso l'ospedale San Salvatore dell'Aquila, che hanno centrato il risultato assieme ai colleghi del Consorzio internazionale GenoMel, cui afferiscono studiosi europei, australiani e americani. Un successo per la medicina, ma soprattutto un successo che testimonia come credere nella ricerca sia l’unica strada percorribile in campo medico per assicurare la salute dei cittadini, potenziando la prevenzione senza dover arrivare alla cura.