di Rossella Gemma

Su 330.000 bambini a Napoli e provincia, da febbraio a novembre scorsi, 29.600 sono stati analizzati come casi sospetti di Covid-19, mentre 5.900 sono risultati positivi (il 19,9%) al tampone molecolare. E' quanto emerge dal primo studio sull'infezione da Sars-Cov-2 in età pediatrica su Napoli e provincia con una casistica così ampia, condotto dai circa 340 pediatri napoletani della Fimp (Federazione italiana medici pediatri), che hanno effettuato in 10 mesi 6.200 visite nei propri studi (2 al mese) solo per gestire l'ansia e l'angoscia di bambini costretti a casa per le misure anti-Covid. "Su una platea di 330.000 bambini, dunque - afferma Patrizia Gallo, coordinatrice del Centro studi scientifico Fimp Napoli, che ha analizzato i dati provenienti da decine e decine di pediatri di famiglia - la percentuale di casi positivi è stata pari all'1,7%. Ma è chiaro che una quota di casi del tutto asintomatici può essere sfuggita alla rete dei controlli". Dei 5.900 positivi, i piccoli pazienti gravi sono stati 60 (1,1%), indirizzati verso l'Unità Hub dell'Università Federico II e verso l'Unità Spoke dell'ospedale Santobono. I pazienti con sintomi moderati sono stati 940 (16 %) e quelli con sintomi lievi 3.112 (54%). Gli asintomatici sono risultati 1.750 (29,6%). Dallo studio emerge anche che i contatti negativi al test, ma ugualmente isolati e seguiti per 14 giorni, sono stati 23.900 (il 7,3% dell'intera popolazione pediatrica). Un "dato di rilievo perché legato alle sofferenze psicologiche dei piccoli pazienti e alle difficoltà pratiche delle famiglie", sottolinea Luigi Cioffi, componente del Centro studi scientifico Fimp Napoli. 

Durante il lockdown e nei mesi successivi, i bambini hanno vissuto l'ansia e l'angoscia di un periodo difficile, isolati tra le mura domestiche con genitori non abituati a gestirli 24 ore su 24. I pediatri evidenziano "un disagio psicologico spesso anche grave, di solito manifestato attraverso sintomi organici come dolori addominali, cefalea, stipsi; ma anche difficoltà ad addormentarsi e irritabilità e disturbi relazionali". "Noi pediatri di famiglia impegnati sul territorio - spiega il vice presidente nazionale Fimo, Antonio D'Avino - ci siamo confrontati con una realtà di difficile gestione, che da un lato ha previsto la messa in atto di una complessa attività di prevenzione e contenimento della diffusione della pandemia, dall'altro l'attenta osservazione di pazienti contatti familiari e scolastici di positivi e di pazienti positivi". "Non è stato facile aggiungere a tutta la routine il corredo di attività inerenti la pandemia - conclude D'Avino - Nei primi mesi siamo stati costretti a lavorare senza i dispositivi di protezione individuale, sono stati mesi accompagnati dall'ansia per la nostra stessa sopravvivenza e per quella dei nostri familiari. Durante questa fase, l'attività consueta del pediatra di famiglia non si è fermata, ma ciascuno è stato presente nel proprio studio per rispondere alle richieste di un territorio di volta in volta confuso, disorientato e spaventato, per dare normalità ad un periodo che, almeno per ora, di normale non ha ancora nulla".