di Rossella Gemma

Continua il fenomeno delle "culle vuote" con un calo delle nascite costante, aumenta il ricorso alla fecondazione assistita e il numero dei parti cesarei, seppure in lieve calo, resta comunque eccessivo. Questo il quadro delineato da Rapporto annuale sull'evento nascita in Italia, pubblicato dal ministero della Salute, sui dati rilevati per l'anno 2017 dal flusso informativo del Certificato di assistenza al parto (CeDap). Nel corso del 2017 - è il primo dato del Rapporto - prosegue il calo delle nascite, in tutte le aree del Paese. Nel 2017 sono stati 461.284 i bambini nati in Italia rispetto ai 474.925 dell'anno precedente. Il fenomeno è in larga misura- spiegano gli autori del report - l'effetto della modificazione della struttura per età della popolazione femminile e in parte dipende dalla diminuzione della propensione ad avere figli. Le cittadine straniere hanno finora compensato questo squilibrio strutturale, tuttavia negli ultimi anni si nota una diminuzione della fecondità delle donne straniere.

Il tasso di natalità varia da 6,1 nati per mille in Liguria e Sardegna a 10,2 nella Provincia autonoma di Bolzano rispetto a una media nazionale del 7,6 per mille. Le Regioni del Centro presentano tutte, tranne il Lazio, un tasso di natalità con valori inferiori alla media nazionale. Nelle Regioni del Sud, i tassi di natalità più elevati sono quelli di Campania, Calabria e Sicilia che presentano valori superiori alla media nazionale. Anche la fecondità mantiene l'andamento decrescente degli anni precedenti: nel 2017 il numero medio di figli per donna scende a 1,34 (rispetto a 1,46 del 2010). I dati per il 2017 danno livelli più elevati di fecondità al Nord nelle Province Autonome di Trento e Bolzano, in Friuli Venezia Giulia e nel Mezzogiorno in Campania e Sicilia. Le regioni in assoluto meno prolifiche sono invece Sardegna, Basilicata e Molise. Nel dettaglio, emerge che nel 2017, il 21% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana. Tale fenomeno è più diffuso nelle aree del Paese con maggiore presenza straniera, ovvero al Centro-Nord, dove oltre il 25% dei parti avviene da madri non italiane; in particolare, in Emilia Romagna e Lombardia (31%). L'età media della madre è di 32,9 anni per le italiane mentre scende a 30,4 anni per le straniere. L'età media al primo figlio è per le donne italiane, quasi in tutte le Regioni, superiore a 31 anni, con variazioni sensibili tra le regioni del Nord e quelle del Sud. Le donne straniere partoriscono il primo figlio in media a 28,5 anni. E ancora: il 54,7% delle madri lavora, il 29% è casalinga e il 14,3% disoccupata o in cerca di prima occupazione.
Il Report conferma anche il ricorso eccessivo al parto cesareo, con percentuali medie del 32,8% ma con notevoli differenze regionali che comunque evidenziano che in Italia vi è un ricorso eccessivo all'espletamento del parto per via chirurgica. Il cesareo è inoltre più frequente nelle donne con cittadinanza italiana rispetto alle donne straniere: si ricorre al taglio cesareo nel 27,6% dei parti di madri straniere e nel 34,3% dei parti di madri italiane. Infine, si è fatto ricorso a una tecnica di procreazione medicalmente assistita (Pma) in media per 2,12 gravidanze ogni 100, e per un totale complessivo nel 2017 di 9.641 gravidanze. La tecnica più utilizzata è stata la fecondazione in vitro con successivo trasferimento di embrioni nell'utero (Fivet), seguita dal metodo di fecondazione in vitro tramite iniezione di spermatozoo in citoplasma (Icsi).