di Rossella Gemma

La gravità e il tasso di letalità del coronavirus sono ampiamente sovrastimati perché i casi non identificati sono nettamente superiori a quelli dichiarati.
Questo solo uno degli aspetti emersi dalle analisi indipendenti realizzate dalla Fondazione Gimbe sull'epidemia in Italia da Covid-19. A poco più di 3 settimane dal primo caso di Codogno, Gimbe risponde con i dati ai quesiti più frequenti e rilevanti di cittadini, decisori, professionisti sanitari e media. Il presidente della Fondazione Nino Cartabellotta evidenzia che l'assenza di un piano pandemico unico in Europa, dove i singoli Paesi stanno adottando differenti modalità di gestione dell'epidemia, «rischia di vanificare le misure draconiane messe in atto da alcuni paesi (in primis l'Italia), a causa degli inevitabili "casi di rientro"; in secondo luogo, i picchi dell'epidemia avverranno in tempi diversi tra i vari paesi e le conseguenze saranno legate all'efficacia dei vari sistemi sanitari; infine, sarà molto più difficile predisporre misure straordinarie per fronteggiare la recessione economica se i paesi del G7 e del G20 si troveranno disallineati nella gestione dell'epidemia e delle sue conseguenze sui mercati finanziari».

I dati ufficiali spaventano gli italiani. L'aggiornamento del 16 marzo (che non include i dati della Puglia e della Prov. Aut. di Trento), riporta 27.980 casi: 1.851 (6,6%) pazienti in terapia intensiva; 11.025 (39,4%) ricoverati con sintomi; 10.197 (36,4%) in isolamento domiciliare; 2.749 (9,8%) dimessi guariti; 2.158 i decessi (7,7%). «Questa distribuzione di gravità della malattia - spiega il Presidente - appare molto più severa di quella cinese».
Considerato che in Italia i tamponi vengono effettuati prevalentemente sui soggetti sintomatici, la gravità di Covid-19 è ampiamente sovrastimata. «Assumendo una distribuzione di gravità della malattia sovrapponibile a quella delle coorte cinese - spiega Cartabellotta - si può ipotizzare che la parte sommersa dell'iceberg contenga oltre 70.000 casi lievi/asintomatici non identificati».
Oltre che dall'esecuzione dei tamponi prevalentemente ai soggetti sintomatici, viene anche sovrastimato dai soggetti positivi deceduti per altre cause, per i quali si deve attendere la conferma della causa di morte dall'Iss. Al di là dei numeri assoluti dei contagi, bisogna tenere d'occhio l'incremento percentuale dei nuovi casi che nelle ultime 2 settimane si è attestato intorno al 20-25%. Tuttavia, le modalità di diffusione dell'epidemia in Italia permettono di identificare 4 "contenitori" con dinamiche differenti: Lombardia; Emilia Romagna e Veneto; Regioni confinanti; tutte le altre Regioni. I 4 "contenitori" hanno un'impennata della curva molto simile, ma ritardata di 4-5 giorni l'uno rispetto all'altro.
«Se da un lato - spiega il Presidente - il numero di casi limitati nelle "altre Regioni", prevalentemente del centro-sud, genera un pericoloso senso di tranquillità, dall'altro rappresenta un grande vantaggio per ridurre la circolazione del virus grazie alle misure di distanziamento sociale che in quelle regioni sarebbero molto più tempestive».

La recente crescita dei casi in Spagna, Francia, Germania, dimostra che per tutti i paesi europei la battaglia è analoga a quella italiana, con un ritardo di 7-9 giorni. «Tutti i paesi hanno avuto la possibilità di giocare d'anticipo - spiega Cartabellotta - avendo già visto il film italiano, ma hanno perseguito politiche attendiste contro un virus che si diffonde alla velocità della luce, e da cui si ritenevano immuni». È il caso della Gran Bretagna, dove il premier Boris Johnson ha sostenuto a lungo l'idea dell'immunità di gregge. Solamente ora che i casi sono arrivati ad oltre 1500, si è deciso di attuare misure drastiche. È stato imposto uno stop a viaggi e spostamenti non indispensabili e a «contatti sociali non essenziali». Johnson non decreta per il momento bandi o divieti formali, almeno in attesa del varo in Parlamento di una legislazione di emergenza ad hoc questa settimana. Ma dà indicazioni draconiane valide per tutti, «senza eccezioni», per adeguare anche il suo Paese a quel «distanziamento sociale» che l'Oms predica.
Intanto, nel corso della videoconferenza tra i Paesi del G7 la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, ha dichiarato che proporrà ai nostri partner «di introdurre una restrizione temporanea ai viaggi non essenziali verso l'Ue». Restrizioni che dureranno inizialmente per «un periodo di trenta giorni per non diffondere ulteriormente il virus, sia arrivando nell'Ue che lasciandola», ha spiegato von der Leyen.