di Rossella Gemma

Con la notizia del primo contagio a Hong Kong, l'allarme per il misterioso coronavirus partito dal mercato del pesce e degli animali di Wuhan a fine dicembre, si allarga. Ieri si è tenuta una seduta straordinaria dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e anche la task force operativa del ministero della Salute, mentre gli esperti di tutto il mondo si interrogano sul pericolo che il virus possa uscire dalla Cina. Per evitare lo 'sbarco' del nuovo coronavirus cinese in Italia "occorre predisporre sistemi di monitoraggio per i flussi di passeggeri che arrivano dalle aree geografiche potenzialmente a rischio, allertando la rete locale nazionale di centri di diagnosi precoce senza tuttavia generare ansia e preoccupazione presso la popolazione, soprattutto quella più esposta a fenomeni respiratori". E' il monito di Pierangelo Clerici, presidente dell'Associazione microbiologi clinici italiani (Amcli).

 E’ invece, il virologo Roberto Burioni sul suo sito 'Medical Facts', ad avere qualche perplessità sulla corretta gestione dell’epidemia da parte del regime cinese.  "Questa notte c'è stata una conferenza stampa da parte delle autorità cinesi, dove in mezzo a molte affermazioni autocelebrative saltano fuori alcuni numeri: il primo, 400 casi complessivi, lo trovo surreale. Non è un numero a mio giudizio minimamente credibile. Il secondo, nove morti, è invece molto preoccupante. Non sappiamo se i pazienti deceduti stavano già male o se erano persone sane. In ogni caso non è una bella notizia".  "Sarebbe importante capire se quello che stanno facendo le autorità cinesi è adeguato - avverte Burioni - ma dal trascritto della conferenza stampa si legge che in tutta la regione di Wuhan stanno usando - per undici milioni di persone - trentacinque termometri, che non mi pare particolarmente consolante. Spero di avere capito male o che la traduzione sia poco corretta, ma non sono in grado di approfondirlo".

 In merito al nuovo agente patogeno 2019-nCoV, "isolato in tempi rapidissimi grazie all'esperienza maturata durante le epidemie di Sars (sindrome respiratoria acuta grave), influenza aviaria e Mers (sindrome respiratoria mediorientale", si tratta di "un betacoronavirus molto simile a quello della Sars - precisano gli esperti - Per identificarlo sono stati utilizzati metodi vecchi e nuovi, e un team di scienziati cinesi, coadiuvato dall'Oms, ha isolato e coltivato il virus e ha ottenuto e messo a disposizione della comunità scientifica la sequenza dell'intero genoma. Grazie a un lavoro di squadra che ha coinvolto i maggiori esperti mondiali, è stato messo a punto un protocollo diagnostico specifico in real time Rt-Pcr, per il quale è in corso la validazione della metodica presso i laboratori internazionali di riferimento e che ha già permesso di evidenziare casi in anche fuori dal territorio cinese".