di Rossella Gemma

"Nei prossimi 5 anni mancheranno 45 mila medici di base, ma chi va più dal medico di base, senza offesa  per i professionisti qui presenti? Nel mio piccolo paese vanno a farsi fare la ricetta medica, ma chi ha almeno 50 anni va su Internet e cerca lo specialista. Il mondo in cui ci si fidava del medico è finito". Spara a zero sulla categoria, Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, nel suo intervento al Meeting di Rimini per l'incontro 'Intergruppo sussidarietà: le riforme istituzionali', suscitando le reazioni dei  sindacati di categoria, della Federazione degli Ordini dei medici e dagli addetti ai lavori.
 
In un passaggio sulla sanità pubblica, l'esponente della Lega ha risposto a Roberto Speranza, segretario di Articolo Uno, che nel suo intervento aveva sottolineato la necessità di mettere più fondi nella sanità pubblica perché "nei prossimi anni andranno in pensione 45 mila medici di medicina generale. Se non mettiamo soldi nella sanità  pubblica, chi ha i soldi potrà curarsi e chi non ce li ha avrà un sanità sempre decadente".
 
Secca la replica a Giorgetti da parte del ministro della Salute, Giulia Grillo. "Ogni giorno 2 milioni di cittadini si recano nella rete capillare di ambulatori presenti su tutto il territorio nazionale. Dobbiamo essere orgogliosi di avere il diritto e il privilegio di poter liberamente scegliere il medico di famiglia di nostra fiducia senza pagare costose assicurazioni. I medici di medicina generale sono il primo presidio di salute per i cittadini, la base e la garanzia di un sistema sanitario pubblico in grado di assistere tutti in base alle personali necessità".
 
"Per guarire non basta un click - precisa il ministro - Il medico che abbiamo scelto ci conosce, ci segue negli anni, è in grado di aiutarci a fare prevenzione, ascolta i nostri dubbi e ci guida indicando i più corretti percorsi terapeutici. Un professionista spesso parte della famiglia, interprete e garante dei nostri bisogni di salute. Questa relazione umana, fiduciaria, di reciproco rispetto e responsabilità non può essere sostituita dalle informazioni su Internet: la letteratura scientifica ci ha già mostrato cosa accade quando questo rapporto umano viene eroso. Un incremento vertiginoso degli accessi impropri ai pronto soccorso, ricoveri potenzialmente evitabili, incremento dell'ansia e dell'incertezza ed estenuante ricerca di qualcuno di cui potersi fidare".
 
"Se è vero com'è vero - aggiunge Grillo - che abbiamo bisogno di rinnovare la nostra medicina territoriale mettendola nelle condizioni di essere più dinamica ed efficace, magari con team multi-professionali, con l'infermiere di famiglia ma anche con importanti investimenti tecnologici e informativi, non dobbiamo scordarci che qualunque riordino non potrà che orbitare attorno al fulcro della relazione di cura, un valore da rafforzare e potenziare. Nessun sito web può sostituirsi all'opera preziosa di chi dedica ogni giorno la propria vita alla cura degli altri con professionalità,
empatia ed entusiasmo", ammonisce il ministro.
 
"Io - conclude - sarò sempre al fianco dei nostri medici e di tutti i professionisti sanitari che compongono quella che per me è la più grande opera pubblica del nostro paese: il Servizio sanitario nazionale".
 
Altrettanto decisa è la replica della Fimmg. “Nessuno va più dal medico di famiglia? Non so quale realtà parallela descriva il sottosegretario Giancarlo Giorgetti. I numeri dicono che ogni giorno negli studi dei medici di famiglia del nostro Paese passano 2 milioni di italiani". A dirlo è il segretario generale della Federazione nazionale dei medici di medicina generale (Fimmg), Silvestro Scotti, che dall'AdnKonos Salute risponde al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Giorgetti. "Senza calcolare i contatti telefonici o informatici - aggiunge Scotti - possiamo dire che in un mese il numero dei pazienti che vediamo è pari a quello dell'intera popolazione italiana. E se il sottosegretario conoscesse meglio il Paese reale, saprebbe che ci sono sempre più italiani che faticano a curarsi per problemi economici. Per queste persone anche il ticket è un problema. Noi restiamo l'unico riferimento di assistenza aperta e gratuita. Altro che visita dallo specialista cercato su Internet: con l'aumento del ticket sulla specialistica, sono i nostri studi ad accogliere chi fa fatica a sostenere i costi".
 
Per Scotti "la crisi di governo deve aver mandato in confusione il sottosegretario della Lega che evidentemente non riesce più a leggere in modo chiaro i sondaggi. Altrimenti ci spieghi come mai da un lato si richiama la sovranità popolare e poi, dall'altro, non si considerano i sondaggi che vedono i medici di famiglia a più dell'80% di gradimento da parte degli italiani, primi tra tutte le figure del sistema sanitario nazionale".