di Rossella Gemma

È possibile frenare la corsa del diabete, agendo sui fattori che contribuiscono all’espansione di questa malattia nella popolazione mondiale e che possono essere modificati: primo fra tutti l’obesità. È questo il messaggio, e al tempo stesso l’obiettivo dei promotori del programma Cities Changing Diabetes, iniziativa della quale si apre nel pomeriggio a Houston, in Texas, il secondo Summit internazionale. “Abbiamo lanciato Cities Changing Diabetes nel 2014, con la convinzione che la crescita del diabete non sia inevitabile né inarrestabile”, hanno dichiarato Allan Fluvbjerg, Ceo dello Steno Diabetes Center di Copenhagen, David Napier, Direttore Science, Medicine and Social Network dello University College London e Lars Fruergaard Jorgensen, Presidente e Ceo di Novo Nordisk  - le tre organizzazioni che hanno ideato, promosso e sostenuto il programma che, in questi primi 4 anni di vita, ha già coinvolto le Università, le amministrazioni pubbliche, il mondo della ricerca e accademico, la società civile di otto metropoli mondiali: Città del Messico, Copenhagen, Houston, Johannesburg, Shangai, Tianjin, Vancouver e, nel 2017, Roma. “Il diabete cresce a ritmo allarmante - spiega Francesco Dotta, Professore di endocrinologia all’Università di Siena e Coordinatore del Comitato Roma Cities Changing Diabetes Publication Planning. Secondo i dati dell’International Diabetes Federation, la percentuale di popolazione colpita dalla malattia - tecnicamente la prevalenza - nel mondo è quasi raddoppiata dall’inizio degli anni 2000, passando dal 4,6 per cento al 9 per cento del 2017, il che corrisponde a oltre 430 milioni di persone con diabete. L’Organizzazione mondiale della sanità mette in chiaro che il costo umano ed economico dell’avanzata della malattia e delle sue complicanze per gli individui, le loro famiglie e la comunità sono insostenibili.” “I fattori alla base di questa crescita sono stati chiaramente identificati - aggiunge Ketty Vaccaro, responsabile area welfare e salute del Censis. Tra questi annoveriamo l’invecchiamento della popolazione, l’urbanizzazione di quote crescenti di popolazione, le diete poco sane e la sempre più scarsa attività fisica. Su questi fattori di rischio, anche su quelli strutturali e di lunga deriva come invecchiamento ed urbanizzazione, esercitano un forte peso le differenze socio-economiche e culturali. Prendere in considerazione i determinanti sociali della salute ed agire sulle diseguaglianze è una precondizione essenziale per affrontare condizioni di rischio rilevanti come obesità e sovrappeso e per garantire l’efficacia delle strategie di prevenzione e di gestione del diabete”. Gli esperti messi all’opera da Cities Changing Diabetes hanno, infatti, individuato nell’obesità la causa più facilmente affrontabile e hanno messo a punto un modello matematico, basato sui dati esistenti nei database internazionali e in letteratura – il Diabetes Projection Model – che permette di analizzare l’andamento della prevalenza del diabete nel tempo e mostra come riducendo quella dell’obesità sia possibile diminuire il peso del diabete stesso sulla società, in termini di costi sociali ed economici. Il modello considera due possibili scenari: il primo stima ciò che succederebbe se la crescita dell’obesità continuasse con il trend attuale; il secondo con un intervento che riducesse l’obesità del 25 per cento entro il 2045. A livello mondiale, nel 2045, senza alcun intervento si avrebbe una prevalenza del diabete all’11,7 per cento, con un’impennata rispetto ad oggi di oltre il 25 per cento, che porterebbe a 736 milioni il totale di persone con diabete nel mondo e a quasi un miliardo e mezzo quelle obese. Invece, agendo sulla leva obesità, si produrrebbe la stabilizzazione al 10 per cento della popolazione con diabete, che limiterebbe la sua crescita a 625 milioni considerando l’incremento demografico mondiale. Inoltre, se cominciassimo oggi ad agire contro l’obesità infantile si potrebbe contestualmente ottenere l’inversione del trend, con una seppur lenta, ma continua diminuzione della prevalenza del diabete da qui alla fine del secolo XXI. Importante anche l’impatto economico. Il modello calcola che a livello mondiale, senza alcun intervento, i costi annuali del diabete salirebbero dai 775 miliardi di dollari attuali a oltre 1.000 miliardi nel 2045. Invece, limitando la prevalenza del diabete al 10 per cento, si otterrebbe un risparmio di 200 miliardi di dollari l’anno. “Questo obiettivo è pienamente raggiungibile - sostiene Napier. Avrebbe un impatto significativo sulla salute e il benessere di decine di milioni di persone, allo stesso tempo alleviando la pressione che grava su sistemi sanitari già ampiamente sotto stress.” Per raggiungerlo è però necessario che si uniscano le forze. “Nelle città in cui è attivo, Cities Changing Diabetes ha già dimostrato la forza dei progetti di collaborazione pubblico-privato, mobilitando per questa causa comune partner delle più diverse estrazioni” aggiunge Flyvbierg. “Sfide tanto importanti richiedono una vera e propria alleanza tra tutti gli interlocutori che possono e devono avere un ruolo: amministratori locali, organizzazioni civiche, soggetti del mondo delle istituzioni e della scienza. Passano, inoltre, attraverso un coinvolgimento attivo dei cittadini, un investimento sull’empowerment che porti a maggiore consapevolezza sui corretti stili di vita, che aiutano a prevenire e a gestire il diabete – commenta Antonio Gaudioso, Segretario generale di Cittadinanzattiva. Avere città ‘in salute’, dove i servizi sociali, sanitari, del trasporto pubblico, del tempo libero e dello sport siano pensati a ‘misura di cittadino’ è il miglior investimento che possiamo fare per la salute presente e futura.” Il Diabetes Projection Model, come altri strumenti di analisi e valutazione realizzati per il programma Cities Changing Diabetes, “sono a disposizione di ogni amministrazione cittadina voglia impegnarsi attivamente in questo sforzo con proprie iniziative e contribuire, tutti insieme, a frenare la corsa del diabete. La pandemia urbana del diabete pone una grande sfida alle città del mondo, che è possibile affrontare uniti, agendo sul più grande fattore di rischio modificabile per il diabete: l'obesità”, conclude Fruergaard Jorgensen.