di Rossella Gemma

Una visita oncologica? Non puo' durare piu' di 20 minuti. Un'ecografia ostetrica o ginecologica? Altrettanto. Mezz'ora, invece, e' concessa per una gastroscopia, 35 minuti se occorre fare anche la "biopsia di una o piu' sedi di esofago, stomaco o duodeno". Sono solo alcuni esempi tratti da uno dei Tempari delle prestazioni specialistiche ambulatoriali che alcune Regioni hanno imposto per decreto, senza consultare i rappresentanti dei medici. Dura la reazione della Fnomceo, che in sede di Consiglio nazionale ha approvato ieri a Siena all'unanimita' una mozione per ribadire "che il rapporto numero di prestazioni/unita' di tempo, proprio dell'industria manifatturiera, non e' applicabile alla Medicina", denunciare il pericolo per la salute dei pazienti e lo svilimento della relazione di cura e chiedere "il ritiro delle disposizioni sui tempari nelle Regioni nelle quali sono stati approvati senza la consultazione della Professione". "Non voglio neppure pensare di non poter prolungare un'ecografia morfologica sino a che non ho la piena certezza che il feto sia sano, o di non potermi prendere tutto il tempo necessario per comunicare una diagnosi infausta, solo per rimanere nell'ambito della mia esperienza di radiologo. Il nostro Codice Deontologico ribadisce a chiare lettere che anche il tempo di comunicazione e' tempo di cura. Vogliamo un Codice fuorilegge? Una relazione di cura o a ore oppure clandestina? Vogliamo lesinare la quantita' di cura erogata ai nostri pazienti, misurandola col cronometro? La Fnomceo non puo' accettarlo", ha affermato il presidente della Fnomceo, Roberta Chersevani.